Archivi del mese: ottobre 2009

Media ed Innovazione

E’ apparentemente paradossale che in un periodo quale quello attuale, in cui gli spunti e le possibilità offerte al giornalismo non sono forse mai stati così numerosi, si fatichi a trovare delle soluzioni condivise e condivisibili sul futuro dei media ed in particolare, per quanto di mio specifico interesse, su quale sarà il destino della carta stampata. Emblematico di questa situazione di frenesia e nevrosi l’HuffPost di ieri che chiede ai suoi lettori di votare per determinare chi sia “The ultimate game changer in media”.

Mi sembra assolutamente condivisibile rilevare come la complessità del problema e la relativa soluzione risiedano fondamentalmente sui modelli organizzativi ed industriali e nei risvolti politici dell’editoria tradizionale come ricorda al termine di un’ interessantissimo articolo Alberto D’ Ottavi.

Una accelerazione all’innovazione, almeno in termini di facilitatore strumentale , potrebbe venire da Managing News, la cui ultima versione, aggiornata al 21 ottobre scorso, consente di creare con semplicità ed efficacia al tempo stesso aggregazioni e conversazioni. La Knight Foundation fornisce più di cinquanta esempi di come questa soluzione, scaricata da oltre mille utenti nei primi cinque giorni dal momento in cui è stata resa disponibile, possa essere utilizzata.

Anche nel nostro paese si smuovono le acque e nascono iniziative che sicuramente tracciano la linea dell’orizzonte. Tra tutte quelle neonate e nascenti, di particolare interesse, a mio avviso, quella promossa dal duo GranieriMaistrello che nelle intenzioni va oltre la funzione di semplice aggregazione di contenuti rivolgendosi ad una fascia ampia di internauti con l’obiettivo di fornire loro servizio in termini di selezione e semplificazione. Iniziativa alla quale spero di poter fornire il mio contributo da giornalaio.

innovation

Vale la pena di ricordarsi, infine, come è stato sottolineato da Luca De Biase, che nel mondo dell’innovazione c’è solo un difetto peggiore che essere troppo in ritardo: essere troppo in anticipo.

L’innovazione non è una linea retta. Oscilla, rimbalza, sbanda e traballa” – John Naisbitt

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Chiusure Generali[ste]

Dopo 22 mesi di vita chiude Soitu, quotidiano generalista – in castellano – on line fondato da Gumersindo Lafuente, ex director di El Mundo [galassia RCS], e finanziato dalla BBVA.

Nell’annuncio di chiusura del direttore pubblicato ieri, si ricorda come il quotidiano abbia ottenuto numerosi riconoscimenti in meno di due anni, collezionando due premi della On Line Association, l’ingresso nel Museo delle Notizie di Washington e numerosi altri premi locali.

Emblematico il passaggio che riporto testualmente certo che sia comprensibile [*]: “Nosotros hemos buscado permanentemente otras rutas. Siempre utilizando de manera intensiva tecnología de diseño propio, creando productos innovadores que fuesen abriendo brecha en un océano de incertidumbres. Así nació soitu y todos sus hermanos. El Selector de noticias, los widgets, las herramientas para hacer gráficos o seleccionar tags de manera automática y, por último, utoi.es. Apenas con unas semanas de vida, utoi es nuestra manera de interpretar las redes sociales con enfoque periodístico. Estamos convencidos de que una parte importante del futuro de nuestro oficio está en la conversación con los lectores y utoi es nuestra vía de profundización en ese terreno”

Apparentemente, dunque, tutto corretto.

Sono tre gli insegnamenti che questa vicenda può apportare al dibattito attuale sul futuro delle notizie e del giornalismo, in sintesi:

  • La tecnologia è importante ma non è tutto, è solo un mezzo.
  • La convergenza editoriale è un obiettivo imprescindibile carta e on line [parlando di quotidiani] si sostengono reciprocamente lavorare solo su un versante porta al fallimento come già il caso del Seattle Post Intelligencer aveva dimostrato
  • I quotidiani generalisti vengono soppiantati, soprattutto se on line, dagli aggregatori. Il futuro è nella specializzazione.

cerrado lock

[*] Se proprio avete bisogno della traduzione del passaggio, “chiedete e vi sarà dato”. Qui una narrazione da una diversa prospettiva del fatto.

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Giornalismi drogati

Il quotidiano statunitense “Denver Westword News” ha pubblicato recentemente l’annuncio di ricerca di un critico, un giornalista, che si occupi di recensire i diversi negozi che vendono marijuana valutando i distinti prodotti offerti.

Il giornalista dovrà occuparsi in maniera specifica di visitare i numerosi negozi dove si vende la cannabis e tutti gli “accessori” connessi al suo consumo per analizzarne la qualità ed il livello di servizio offerto dai “Ganjapreneurs” nei numerosi esercizi commerciali esistenti.

Giornalismi Drogati

Secondo quanto riportato, sin ora, 120 persone hanno risposto all’annuncio per diventare il responsabile della rubrica settimanale del precitato quotidiano dal, suggestivo, titolo “Mile Highs and Lows”.

Nel momento in cui negli Stati Uniti ferve il dibattito relativamente all’opportunità di abolire completamente il consumo di questo tipo di droga, si resta in dubbio se si tratti di una strategia di marketing sulla falsariga della brillante operazione [in termini di risultati] condotta quest’estate per il miglior lavoro del mondo o meno.

Insomma, giornalisti contaminati o contaminanti?

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Twitter: 15 x 17

Jay Rosen, mindcaster e professore di giornalismo, segnala quelli che sono a suo avviso i top 15 da seguire su Twitter per chi si interessa, o è comunque coinvolto a vario titolo, al giornalismo ed al mondo dei media:

“If you’re among the 5 per cent of users who have ‘lists’ turned on, here’s my list of the top 15 journalism and new media linkers: @lavrusik, @journalismnews, @paulbradshaw, @ksablan, @romenesko, @cressman, @jeffsonderman, @macloo, @mediatwit, @dangillmor, @GregMitch, @BenLaMothe, @stevebuttry, @mathewi, @NiemanLab – Jay Rosen.”

Restando sempre nel mondo dei 140 caratteri, credo valga assolutamente il tempo investito una lettura di 17 modi per visualizzare l’universo di Twitter, suddivisi a loro volta in quattro categorie: network diagrams, maps, analytics, and abstract.

Confusion vs Information

Qualunque sia la fonte o la modalità di rappresentazione l’importante ovviamente è riuscire a dare un senso alle parole.

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Giornalismi & Gnu Media

Fumetti e giochi sono mezzi di comunicazione di grande efficacia ampiamente sottovalutati nel nostro paese.

Per quanto riguarda il panorama editoriale in senso stretto sono davvero rari gli esempi, che solitamente si limitano a pubblicazioni di nicchia, di prodotti che vengono realizzati in quest’area.

Troppo spesso ci si sofferma sul mezzo e non si analizza il messaggio, molto spesso mancano le competenze tecniche e/o culturali per comprendere e diffondere il messaggio che il fumetto propone.

Come è stato correttamente rilevato, in Italia i fumetti sono ritenuti una letteratura per ragazzi [nel genere avventuroso] o per adulti [nel porno]. Il fumetto d’arte è importato dall’estero, dai fumettisti americani soprattutto e quello d’attualità, ricco di contenuti umoristici, politici o culturale, come in altre nazioni, non c’è.

Un raro esempio di caso di successo è rappresentato da Joe Sacco, presente in Italia al recente Festival Internazionale di Ferrara al dibattito sul Graphic journalism coordinato da Luca Sofri, “giornalista a fumetti” che a breve pubblicherà l’ultimo suo lavoro.

Da due mesi di “full immersion” dell’autore in Palestina nasce Footnotes in Gaza esemplare realizzazione di giornalismo investigativo a fumetti.

Nell’intervista rilasciata a “El Pais”, l’autore ne anticipa i contenuti affermando tra l’altro che: “I fumetti hanno una forza che non possiede nessuna altra forma di giornalismo. Le immagini ripetute mettono a fuoco la realtà in maniera più lenta, a volte silenziosa, talvolta con degli assaggi che lavorano nella mente del lettore permettendogli di scegliere il ritmo narrativo”.

The screening

Il fumetto come medium di cultura impegnata e di narrazione moderna dell’attualità sfugge all’assetto editoriale italiano, che ha coltivato nel tempo un facilitatore di lettura destinato a gente di bocca buona. La stessa storia delle origini evidenzia la contiguità con il fotoromanzo, quando la televisione non c’era e il film popolare anticipava i formati stile Maria De Filippi.

Prima di parlare – e straparlare – di “gnu media” si prega, gentilmente, di [ri]considerare i prodotti esistenti sin ora mal utilizzati. Una partnership tra vecchi e nuovi media non solo è auspicabile ma anche possibile; voglio immaginare che anche questa ipotesi di lavoro faccia parte della fase di “ricostruzione” che ci dovrebbe consentire di reimpossessarci della “prospettiva”.

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E se provassimo a fare Marketing?

La distribuzione commerciale non ha mai brillato per la comunicazione ed il marketing limitandosi prevalentemente ad affidarsi alle politiche delle aziende fornitrici o, al massimo, puntando alla leva del prezzo per contrastare la concorrenza più diretta.

Le edicole, da un lato agevolate, e dall’altro costrette, nella morsa della parità di trattamento e dalla possibilità di rendere l’invenduto non fanno eccezione, anzi, se possibile, sono carenti di qualsiasi politica di canale come ho evidenziato a più riprese in questi spazi.

Oggi la situazione non è più sostenibile. Dalla prima, farsesca, liberalizzazione ad oggi oltre 6mila giornalai hanno già chiuso e moltissimi annaspano attualmente stretti nella morsa creditizia costretti a finanziare quotidianamente le necessità di cassa di una moltitudine di operatori non qualificati che affollano il canale.

Dopo i segnali e gli strumenti realizzati dal Sinagi, recentemente anche lo Snag ha proposto di affiggere una locandina i cui contenuti, come mostra l’immagine sottostante, sono identici nella sostanza all’iniziativa precedente.

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Che il problema sia effettivo e che penalizzi, ancor più in questo momento di grave crisi, i giornalai non vi è dubbio ed io stesso ho sostenuto questa campagna; non credo però che sia né l’atteggiamento corretto né tanto meno la soluzione ai problemi di questo canale e dei singoli punti vendita.

Ritengo che il cliente, l’individuo, che si reca in edicola sia poco interessato a sapere se la sua pubblicazione preferita è assente per colpa del suo edicolante o per responsabilità dell’editore. Penso che comunque l’immagine complessiva ne esca assolutamente sbiadita con il risultato di rendere il pubblico ancora meno affezionato all’editoria su carta ed al suo canale commerciale.

Voglio immaginare che si otterrebbero risultati di gran lunga migliori se le locandine che ci viene proposto di affiggere sulle porte dei nostri negozi parlassero di altri argomenti con altri linguaggi.

Perché non evidenziare la funzione di servizio pubblico assolta dalle edicole, la loro capillarità in termini di presenza sul territorio ed ancora il servizio offerto con orari di apertura vicini alle 24h/die.

Credo che positivizzare il messaggio sia una delle regole base della comunicazione e possa essere uno dei primi e più elementari principi che ci guidano nella relazione con la clientela.

Insomma, e se provassimo a fare Marketing?

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Informatizzazione dell’edicola

Se, da un lato coltivo l’idea di riuscire a dare forma ad alcuni progetti di censimento ed analisi del canale di vendita di riferimento attuale e futuro per l’editoria [al momento non posso specificare oltre per la fase assolutamente embrionale dei progetti], dall’altro ho iniziato a collaborare con uno dei sindacati dei giornalai per favorire lo sviluppo dell’informatizzazione delle edicole.

Non più tardi della settimana scorsa ho partecipato alla prima riunione nazionale del nascente gruppo di lavoro che si occuperà di come favorire il processo di alfabetizzazione informatica dei giornalai. Condizione e presupposto essenziale, a mio avviso, per la riqualificazione di questo canale di vendita.

Attualmente sono complessivamente circa 5mila le edicole che sono dotate di un software di gestione del punto vendita. Nel 2009, dunque, più dell’80% dei punti vendita non è dotato di questo strumento gestionale.

I due principali software utilizzati consentono di dialogare con il proprio distributore locale, verificando forniture e rese oltre a rendere più fluido il processo di comunicazione tra i punti vendita distribuiti sul territorio ed i loro primi fornitori.

Aware Resa

Igeriv è il primo nato dei due e risente sicuramente di una concezione datata che ne influenza negativamente le performance. La gestione delle vendite a banco è davvero limitata e l’aspetto di rilevamento e conoscenza dell’andamento del proprio punto vendita praticamente assente. Si tratta perciò più di uno strumento funzionale alla semplificazione della routine quotidiana del giornalaio che non di un gestionale vero e proprio. Punto di forza la possibilità di visualizzare le immagini dei prodotti richiamati in resa [aspetto non trascurabile quando nella bolla alla voce “supplemento bimestrale di diabete oggi” corrisponde, a seconda dei casi, l’ultimo calendario della subrette di turno discinta o il cd con le cover dei Pink Floyd].

Inforiv è l’altro software che gode di una discreta penetrazione – circa 2mila edicole – “sponsorizzato” dai principali attori della filiera è sicuramente di miglior realizzazione, permette anche la comunicazione tra distributori locali ed editori/distributori nazionali con evidente vantaggio di immediatezza in termini di monitoraggio dell’andamento delle pubblicazioni. Più tecnico, di maggior costo e senza immagini per i detrattori.

Poiché per il giornalaio è fondamentale nell’esercizio della propria attività la comunicazione con il primo anello, con il proprio primo fornitore, il sottoscritto è dotato obbligatoriamente del primo dei due strumenti informatici citati poiché è quello adottato dal proprio distributore locale. Il sindacato ed il gruppo di lavoro al quale sono stato invitato a far parte caldeggiano invece l’adozione dell’altra proposta.

Entrambi mi sembrano assolutamente inadeguati per il futuro delle edicole e strutturati in modo da non favorirne l’utilizzo nella pratica quotidiana di lavoro dei giornalai. Mi pare che in altri canali – alimentare, ristorazione, catering – si siano adottate già soluzioni di maggior praticità rispetto a quelle in uso nelle edicole.

Credo che siano gli strumenti informatici a doversi adattare al bisogno e non viceversa e sarà questo uno degli aspetti che cercherò sempre di tenere alto nel dialogo con i tecnici del gruppo di lavoro. Ovviamente le complessità sono molteplici e vanno oltre questo aspetto sia per gli aspetti economici che per le implicazioni “politiche” della vicenda.

Non mancherò di tenervi aggiornati al riguardo nei limiti della possibilità e della correttezza professionale. A presto.

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