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Nasce Newspeg: “il Pinterest delle Notizie”

Pinterest ha alcune utility per la condivisione di contenuti informativi, ma in realtà è più adatto per aggregare i preferiti e per la condivisione di foto, moda, design, ricette ed altri elementi.

Con una chiara ispirazione a Pinterest è stato lanciato in questi giorni Newspeg, piattaforma Web e mobile di social news che chiunque può utilizzare per raccogliere, curare e condividere le notizie con gli altri.

La sostanziale differenza rispetto ad altre piattaforme di content curation ed aggregazione è nel “fattore umano”, sono infatti gli individui, le persone che decideranno di utilizzare questa piattaforma a creare una collezione, una raccolta di ciò che gli appare interessante, contrariamente alle altre proposte che invece si basano fondamentalmente su algoritmi e/o aggregazione di contenuti da Twitter e Facebook, come il caso di Flipboard, Zite e Prismatic, per citare i più noti.

La condivisione avviene in maniera semplice, elementare, attraverso l’utilizzo di un “bottone” da inserire nel proprio browser. Su newspeg appare l’anteprima del contenuto che linka direttamente al contenuto originale; un elemento di correttezza nei confronti di chi produce i contenuti.

Naturalmente,   Newspeg  è integrato con  Twitter  e  Facebook , così le storie, le notizie raccolte possono essere ulteriormente amplificate.

Osservando l’home page di Newspeg è impossibile non rilevare una rappresentazione iconografica dell’informazione. Elemento che, se posso dirlo, mi conferma che con DataMediaHub siamo sulla strada giusta.

Newspeg

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Contributoria

Vede ufficialmente la luce  con l’inizio del 2014 «Contributoria» una piattaforma per i giornalisti, dei giornalisti.

«Contributoria» è una piattaforma collaborativa di scrittura “peer-to-peer”. Il progetto editoriale, vincitore nel 2012 dell’ International Press Institute’s News Innovation Contest,  permette ai giornalisti di collaborare su tutti gli aspetti del processo di scrittura, tra cui la vendita, l’editing e la pubblicazione.

Il progetto è supportato dal Guardian Media Group con cui collaborano, o hanno collaborato in passato, i tre soci fondatori.

Nell’editoriale di lancio dell’iniziativa si legge:

Volevamo fare qualcosa, non solo parlarne. Abbiamo pensato che fosse il momento di provare un approccio completamente diverso, una combinazione di nuove tecnologie, nuovi metodi di lavoro e nuovi modelli di finanziamento.

Ecco è probabilmente questo, a mio modo di vedere, lo spirito giusto per il 2014. Meno tavole rotonde, meno convegni e “chiacchiere” e più realizzazioni e sperimentazioni. Il 2014 deve essere l’anno del fare.

Contributoria

Per quanto riguarda l’Italia, mossi da questo spirito, il sottoscritto ed un gruppo di altri quattro professional, con competenze diverse e complementari, si apprestano a lanciare un progetto editoriale di iconografie e visualizzazioni [im]mediatiche che vedrà la luce entro il primo trimestre dell’anno con anteprime, per consentire a coloro che lo desidereranno di collavorare [ancora una volta non è un refuso] al progetto, già la entro fine di di questo mese.

Come si suol dire, stay tuned.

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Narrazioni Internazionali

Come certamente molti sapranno è in corso durante questo fine settimana Internazionale a Ferrara, weekend di incontri con giornalisti, scrittori e artisti provenienti da tutto il mondo.

Quest’anno il festival ha scelto di raccontarsi in maniera diversa dalle precedenti edizioni. In particolare è stato aperto un Tumblr “Talking Picture Project” che narra gli incontri, i momenti della tre giorni con delle infografiche in stile “fumettoso”, comics. Narrazione davvero interessante che sintetizza con chiarezza ciascun evento.

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Una sperimentazione comunicativa che si trasforma anche in un istant magazine che viene stampato e distribuito in città, con l’edizione “Carta Bianca” dedicata al panel “Il futuro del giornalismo è tutto da scrivere” con Anthony De Rosa, da poco approdato  a «Circa», un giornale che si legge solo su smartphone, e Farhad Manjoo del «The Wall Street Journal», ed una seconda edizione: “L’Arte di Predire Tutto” per l’intervista del Direttore de «La Stampa» a Nate Silver.

Narrazioni internazionali da osservare con attenzione e replicare.

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Un Innovativo Ecosistema per l’Informazione Digitale

E’ notizia di ieri che Flipboard ha raccolto altri 50 milioni di dollari per finanziare ulteriormente il suo sviluppo. Il nuovo finanziamento porta la valutazione della startup che fornisce il popolare servizio di “lettura sociale”, di aggregazione delle notizie, a ben 800 milioni di dollari, la metà della capitalizzazione di mercato del «The New York Times». Aspetto che fa riflettere su come la aggregazione di contenuti abbia attualmente per le persone, e per il mercato un valore superiore rispetto alla produzione di singole informazioni come dimostra la recente cessione a Jeff Bezos del «The Washington Post» per 250 milioni di dollari, poco più di un quarto del valore del più popolare degli aggregatori di notizie.

In questo quadro vede, finalmente, la luce Etalia, start-up fondata due anni fa dall’accelleratore d’impresa dell’Università della Svizzera Italiana, presentata in anteprima al Festival Internazionale del Giornalismo del 2012, che dopo un lungo periodo di raffinamento e beta test sarà lanciata il 7 Ottobre prossimo.

Anche se a prima vista Etalia potrebbe sembrare un altro aggregatore le differenze sono sostanziali sia in termini di logiche di aggregazione che di modello di business e, soprattutto, di revenue sharing

“Et alia”, “e altri” è una locuzione latina solitamente usata nelle citazioni, per indicare che oltre all’autore citato esistono anche altre fonti che trattano il medesimo argomento. Proprio quello che accade su Etalia, dove il punto di vista su una notizia non è mai unilaterale: su ciascun argomento il lettore può consultare una pluralità di fonti, confrontandole e contribuendo con un proprio contenuto, che potrà essere messo a disposizione degli altri utenti per arricchire il patrimonio di informazioni.

Etalia è una piattaforma per la diffusione di contenuti, che permette agli utenti di consultare e condividere notizie provenienti da molteplici fonti editoriali, aggiornate in tempo reale, costruire veri e propri giornali personalizzati e fondare nuove testate digitali. Il tutto incentivato da un innovativo modello di business.

Gli utenti di Etalia avranno a disposizione strumenti flessibili per la lettura e la produzione di news, in grado di ampliare le possibilità di accedere alle fonti di informazione con reciproci vantaggi per autori e lettori.

“I contenuti vengono importati sulle nostre macchine e sono indicizzati semanticamente, non ci limitiamo ad aggregarli”, ha spiegato Aldo Daghetta, CCO di Etalia e Country Manager di Etalia Italy, in una sua recente intervista sul «Corriere della Sera».

Per ogni articolo letto all’interno di Etalia, la piattaforma trattiene il 25 per cento della pubblicità mentre al sito consultato viene corrisposto il 75 per cento. A tutti, senza distinzione, dagli editori – che in molti casi hanno già sottoscritto accordi con la piattaforma – ai giornalisti freelance ed ai professionisti, ai blogger, Etalia offre un modello di business unico per monetizzare finalmente in misura adeguata il frutto della propria attività, introducendo un sistema di redistribuzione dei ricavi provenienti sia dalla vendita del contenuto sia dalla pubblicità associata, gestita da Adalia, una piattaforma prodotta internamente che venderà le inserzioni in base a un sistema d’asta in tempo reale.

I “journals” pubblicati su Etalia possono essere gestiti da una singola personaa opure, proprio come i giornali veri, da un gruppo di utenti, ciascuno con un suo ruolo e una sua prerogativa come avviene nelle redazioni.

Etalia è la nuova casa dell’informazione per andare oltre le singole fonti informative ed i tradizionali aggregatori di notizie, il primo information network su misura, totalmente personalizzato sulla base degli interessi dell’utente.

Etalia Locandina Presentazione

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Iconografia dell’Informazione

Siamo, da tempo, nella società della conoscenza, dell’informazione e della comunicazione iconica. Gli elementi visivi sono parte sempre più rilevante nella diffusione dei contenuti e delle informazioni, basti pensare alla diffusione, agli usi ed agli abusi delle infografiche.

Deve essere partendo da questa constatazione che ieri il «The Washington Post» ha lanciato “Topicly”, un nuovo modo di consumare l’informazione creato per gli utenti interessati a scoprire contenuti visivamente.

Topicly è alimentato da una tecnologia proprietaria per dare agli utenti notizie tempestive che gli editor del WashPost pensano possano essere d’interesse per i i lettori. Tutti i contenuti giornalistici [storie, blog, foto, video] vengono aggiornati ogni 15 minuti,  gli argomenti sono stabiliti in tempo reale in base al contenuto. Maggiori sono i contenuti  pubblicati su un determinato argomento più alto è il tema viene visualizzato sul display.

Topicly

Tramite la barra in alto a destra, gli utenti possono aprire un menu per visualizzare gli argomenti nella vista elenco. Vedranno un numero che indica quanti pezzi di contenuti sono stati pubblicati nelle ultime 72 ore su un determinato argomento.  E’ stato costruito come un prodotto “mobile-first” ma è possibile visualizzarlo anche da desktop, da PC.

Secondo quanto riportato da Adweek, cliccando su uno qualunque dei pezzi, degli articoli,  i lettori saranno comunque portati al sito del «The Washington Post , in modo che il giornale sarà ancora in grado di contarli come visite on-line ed eventualmente tentare di obbligarli a pagare se si imbattono contro nuovo paywall del Post nel processo.

Topicly ha un proprio formato di annunci, e, come con molti nuovi prodotti pubblicitari del quotidiano statunitense ed altri editori lanciati ultimamente, questo è  nativo per l’ambiente editoriale. Gli inserzionisti appaiono nello stesso formato come i temi informativi ed utilizzano lo stesso layout per condividere storie, immagini e contenuti sociali. Lo sponsor del lancio ufficiale è Land Rover [andatelo a guardare, vale la pena garantisco].

Evoluzione commerciale di quanto realizzato dal designer parigino Sylvain Boyer, segnalato in questi spazi a marzo, fortemente orientata ai click ed alle pagine viste, decisamente meno al coinvolgimento ed al tempo speso sul sito, confermerebbe l’ipotesi di lavoro di Mattew Ingram secondo il quale i giornali online non possono sopravvivere senza benefattori o le gif animate dei gatti [e tutte le possibili varianti sul tema].

Insomma, come si sarà capito, a mio avviso, se certamente ci sono dei concetti interessanti in Topicly mi pare che siano più gli svantaggi che i vantaggi apportati dalla realizzazione. Se sono questi i primi risultati dell’ingresso di Jeff Bezos il resto del cammino non lascia sperare molto di buono per l’informazione online.

Be significant

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Manifesto Digitale

«Il Manifesto» vuole rilanciare la propria strategia di contenuti e di sottoscrizione, allargando l’audience a più ampie fasce d’età e “nativi digitali” in Italia e soprattutto italiani all’estero. E’ un cambiamento in atto da circa due anni ed è favorito dall’introduzione di canali digital only, che consentano la sperimentazione e i test di nicchie di interesse difficilmente raggiungibili tramite la stampa e la distribuzione.

 Il 22 aprile scorso è stata lanciata l’app per iPad, la quale è basata interamente su tecnologie iOS native e contenuti HTML5 responsive.

Da qualche giorno è online la campagna di crowdfunding con con formule di microfinanziamento o di pre abbonamento – da 2 a 220 euro – che si pone l’obiettivo di raccogliere 40mila euro da qui alla fine di ottobre per rinnovare completamente il sito.

Il Manifesto Crowdfunding

Il cambiamento radicale consiste nella rimodulazione dell’offerta del giornale che metterà al centro le diverse audience sui diversi dispositivi e momenti di utilizzo. Una login unificata permetterà al lettore di scegliere il livello di partecipazione, non solo all’informazione pubblicata sull’edizione quotidiana, ma soprattutto alla community che sarà attivata sulla piattaforma web. La nuova presenza online del manifesto sarà infatti composta da edizioni quotidiane in digitale su Web e app native iOS e Android, ma soprattutto da una community di lettori e contributor a vario livello. Il sito ospiterà blog e iniziative editoriali indipendenti sulla scia delle ultime due edizioni di China Files, oltre che campagna di crowdfunding per supportare iniziative giornalistiche con distribuzione digitale.

Tra gli esperimenti già realizzati figurano le edizioni speciali prodotte da China Files, disponibili sull’App iPad, Kindle e Web. E’ stato pubblicato in formato Kindle un numero speciale di Alias relativo alla biennale di Venezia tradotto in inglese

Verranno rilanciati i blog ospitando guest writer, e collezioni tematiche prodotte da organizzazioni e autori diversi saranno confezionate in prodotti digitali su tablet, smartphone e ebook.

Il sito diventerà una community, dove i lettori potranno iscriversi e leggere i contenuti con una struttura paywall, effettuare sottoscrizioni di diverso livello che abiliteranno la lettura su web, smartphone, tutti i canali digitali o bundle digitale-carta. Nell’editoriale pubblicato a firma di Matteo Bartocci, membro del consiglio di amministrazione del quotidiano, viene dichiarata la volontà di sostenersi esclusivamente grazie al lettorato. Un sito senza pubblicità che “non sia per gli inserzionisti o per attirare «traffico» con filmati di gattini o l’ultimo gossip. Un sito di notizie e di «community» finanziato dai lettori”.

Gli utenti saranno inseriti in un unico database senza distinzione di modalità di abbonamento o di lettura, creando una login per ciascun abbonato, il quale potrà partecipare alla discussione, sostenere delle campagne mirate, stabilire le priorità di investimento del giornale fornendo il supporto morale od economico alle iniziative che preferisce. Si vuole far crescere la partecipazione e conoscere approfonditamente i gusti e le abitudini dell’audience. Anche le offerte commerciali saranno mirate e personalizzate sul singolo lettore. Un algoritmo calcolerà un ranking del lettore secondo diversi parametri, e fornirà contenuti mirati e offerte di sottoscrizione agevolate per aumentare la fidelizzazione.

Il progetto verrà implementato a step e si concluderà indicativamente a fine anno. Nel 2014 verranno rilasciati nuovi prodotti editoriali, coinvolgendo anche le edizioni Alias e Le Monde Diplomatique.

L’immagine sotto riportata mostra il cambiamento negli ultimi 18 mesi del quotidiano con il 95% delle entrate derivante da vendite e abbonamenti [nel 2011 era il 58%], il crollo della pubblicità dall’11 al 4% dei ricavi e l’assenza del finanziamento pubblico.

Il Manifesto Ricavi

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Integrazione Carta – Digitale

Il catalogo IKEA è la pubblicazione cartacea più diffusa al mondo con 212 milioni di copie stampate nel 2013.

Già  l’edizione  2013  comprendeva l’integrazione tra supporto cartaceo e digitale attraverso l’utilizzo  smartphone, ma solo i video e gallerie fotografiche potevano essere accessibili tramite un app per la scansione di pagine del catalogo stesso.

Adesso per l’edizione 2014, grazie alla nuova applicazione di realtà aumentata, è sufficiente posizionare il catalogo nel punto in cui si sta valutando l’aggiunta di un nuovo pezzo di arredamento, eseguire la scansione del catalogo con la app stesso sul proprio dispositivo mobile e selezionare la voce desiderata.

La funzionalità di realtà aumentata proietta quindi il pezzo di arredamento selezionato nella vostra casa attraverso la sovrapposizione, in tempo reale della vostra camera catturata attraverso la fotocamera del dispositivo. L’applicazione, disponibile anche in italiano, permette anche di sperimentare la scala degli oggetti in relazione al vostro spazio vivente, come mostra il video sotto riportato.

Per traslato, per quanto riguarda periodici e quotidiani, le opportunità sia dal punto di vista della comunicazione pubblicitaria che sotto il profilo giornalistico sono sempre più concrete inclusa quella di rendere i quotidiani “shoppable“.

I lettori, le persone desiderano interattività non offrirla sarebbe anche in questo caso davvero sintomo di colpevole miopia. L’integrazione carta – digitale è assolutamente possibile ed attuale, volendo.

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Live Blogging e Coinvolgimento

Il live blogging è la produzione di un articolo che copra un evento, normalmente in ordine cronologico contrario, dal più recente al più “vecchio”, con aggiornamenti regolari, solitamente con distanze temporali ridotte nell’ordine dei minuti, arricchendolo con elementi multimediali e richiami ad altre fonti sia interne che esterne.

Uno studio del dipartimento di giornalismo della City University of London analizzando la produzione, la forma e il contenuto di 146 liveblogs pubblicati tra l’aprile 2011 e il giugno 2011 sul sito del «The Guardian» ha dimostrato come questa modalità, questo format giornalistico, faccia registrare una gran quantità di accessi e lunghissimo tempo medio di permanenza in pagina.

E’ questo un chiaro indicatore di come il lettore abbia un elevato coinvolgimento attraverso questa modalità, che spesso ha anche caratteristiche di interattività con lo stesso vuoi attraverso box di chat realizzati ad hoc o con l’utilizzo di specifiche hashtag su Twitter, con ben il 35 percento degli intervistati che dichiara di essere stata incollata allo schermo del PC “per quasi tutto il tempo” in cui si è sviluppato il liveblog.

Le implicazioni sono sia economiche che giornalistiche. Da un lato infatti il tempo speso dai lettori sul sito di un quotidiano, di una fonte d’informazione sarà sempre più un parametro qualitativo che influenzerà direttamente il valore riconosciuto dagli investitori pubblicitari, dalle aziende, per gli spazi promo-pubblicitari. Dall’altro lato permette di invertire il processo attualmente in corso di primato delle notizie da parte di Twitter riposizionando i giornali online come prima fonte d’informazione com’è naturale che sia.

Sul tema è stato pubblicato a fine luglio “Real-Time Journalism. Il Futuro della Notizia tra liveblog e coinvolgimento” di Lillo Montalto Monella, definito il “deus ex machina” del liveblogging in Italia da Anna Masera, che dal maggio 2012 lavora con ScribbleLive, azienda che si occupa di distribuire strumenti multimediali per lo storytelling in tempo reale.

Il libro è un vero manuale, sicuramente il primo in lingua italiana, che fornisce al lettore una analitica panoramica dell’argomento, con numerose case histories sia internazionali che della realtà nazionale, analizzando le implicazioni ed il valore del live blogging sia in termini di engagement, di coinvolgimento del lettore, che di opportunità economica derivante. Un prezioso strumento per tutte le redazioni e i freelance che volessero approfondire la pratica del giornalismo in tempo reale.

Real Time Journalism

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Il Widget “Shoppable” del Mail Online

Il Mail Online, esempio di gossip massificato planetario che l’ha reso il sito web di una testata giornalistica più visitato al mondo e che, secondo il rapporto economico-finanziario di fine maggio di quest’anno, vede i propri introiti pubblicitari aumentare del 61%, ha trovato il modo di generare nuovi ricavi dall’online.

Mail Online Profits

Grazie ad un widget infatti da circa un mese le foto contengono un pop-up che dice al lettore da dove provengono, di che marca sono vestiti ed accessori dei personaggi celebri paparazzati e gli permette di acquistarli al miglior prezzo disponibile.

Secondo quanto riportato l’iniziativa sta riscuotendo un enorme successo con il 90% dei marchi che hanno aderito ed un numero di click trough estremamente rilevante.

Il gossip si fa “shoppable” e vince. C’è da rifletterci.

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Innovazione nei Periodici

Crowdstar, start-up di social e mobile gaming, già nota per la creazione di giochi fashion-oriented dedicati alle giovani donne, si appresta ad ampliare  la propria offerta ludica allontanandosi dal gaming puro con una nuova applicazione che è più simile a un catalogo di abbigliamento interattivo.

Covet Fashion, è come una rivista interattiva dove le donne possono abbigliare virtualmente strato dopo strato il personaggio scelto. Le persone possono prendere abbigliamento e accessori di stilisti come Rebecca Minkoff, Halston Heritage e Cynthia Rowley. Essi possono competere per vincere prodotti reali e vedere consigli di stile da stilisti come la stylist di personaggi famosi Rachel Zoe, che ha vestito attrici come Anne Hathaway e Jennifer Lawrence. Complessivamente si possono acquistare capi ed accessori di 60 marchi della moda e scegliere tra oltre 1000 varietà di vestiti e altro.

Se già alcune riviste hanno scelto di rendersi “shoppable“, integrando attraverso applicazioni di realtà aumentata la possibilità di effettuare degli acquisti direttamente dalla versione cartacea, il titolo di Crowdstar apre nuove possibilità di ricavo per gli editori che, volendo, potrebbero applicare logiche di game design, di gamification, alla versione digitale delle loro testate realizzando un e-commerce non convenzionale sicuramente più coinvolgente [e redditizio?].

Visto che la maggioranza dei periodici italiani non ha ancora realizzato la propria versione per tablet ci penserei seriamente allo spunto offerto da Covet Fashion.

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