Archivi del mese: ottobre 2010

Media: Fruizione & Disattenzione

Il grafico sottostante, pubblicato da business insiders qualche giorno fa, mostra i commenti su Facebook nei 15 minuti successivi alla realizzazione di un “home run” durante una partita di baseball negli Stati Uniti.

Se da un lato è la dimostrazione, o più banalmente la conferma, della fruizione di più media contemporaneamente, dall’altro lato pone seri interrogativi su quali siano i livelli di attenzione che l’utenza presta all’uno ed all’altro dei mezzi.

Per le imprese, per gli investitori pubblicitari, non è domanda di poco conto per poter decidere dove e come allocare i propri investimenti in comunicazione.

 

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Coinvolgimento Quotidiano [on line]

Anche in ambito editoriale coinvolgimento e ricavi sono aspetti distinti del comportamento dell’utenza.

L’autorevole Nieman Journalism Lab pubblica stamane una proposta di formula per la misurazione del coinvolgimento dell’utenza dei quotidiani on line.

Certamente perfettibile rappresenta una preziosa indicazione ed un pregevole tentativo per poter andare oltre il canonico parametro delle pagine viste.

Ci – Click Index: Le visite devono avere almeno 6 pagine viste escluse le foto.

Di – Duration Index: La permanenza sul sito, la durata delle visite, non deve essere inferiore a 5 minuti

Ri – Recency Index: Ritorno giornaliero dei vistatori

Li— Loyalty Index: Viste di utenti registrati o che visitano il sito almeno 3 volte alla settimana

Bi – Brand Index: Visite dirette al sito da favoriti o digitando direttamente l’indirizzo.

Ii – Interaction Index: Visite in cui c’è interazione: commenti, interventi sui forum…

Pi – Participation Index: Visite nella quali c’è un contributo attivo con il caricamento di contenuti [video, foto, storie..]

Il modello proposto può evidentemente rappresentare un riferimento concreto per la [ri]definizione dei livelli di pricing in ambiente digitale.

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Chist’è ‘o Paese d’ ‘o Sole

Google & Boston Consulting hanno rilasciato i risultati di uno studio centrato sulla Gran Bretagna dal quale emerge che internet nel suo complesso impiega 250mila persone ed ha un incidenza del 7,2% sull’economia britannica.

Nei parametri che lo studio ha selezionato per effettuare una comparazione a livello internazionale si ha la conferma del deludente stato della nostra nazione.

L’analisi paragona Enablement [infrastrutture ed accesso alla rete], Expenditure ovvero la spesa di utenti ed imprese ed Engagement, partecipazione ed attività da parte di imprese, governo ed utenti nell’economia digitale.

Dalle posizioni in cui si colloca l’Italia risulta evidente che siamo  rimasti ai tempi di “chist’è ‘o paese d’ ò sole”.

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La Storia di una Generazione

Il 26 ottobre del 1970 è stata pubblicata la prima strip di Doonesbury su un quotidiano, da allora sono state pubblicate 14mila strisce.

Molti dei personaggi che sono stati affiancati nel tempo al protagonista del fumetto sono relazionati con il mondo del giornalismo e della comunicazione.

Si tratta certamente di un’imponente rappresentazione di come [almeno] una generazione ha vissuto, si è sentita, in questi 40 anni.

La conferma di come il processo narrativo dell’attualità possa passare per mezzi e modalità non convenzionali.

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Dissenso Manifesto

“Il Manifesto” lancia una campagna pubblicitaria che probabilmente sarà di scarsissimo impatto.

Al tempo stesso annuncia che da domani non sarà più disponibile la consultazione degli articoli pubblicati 24 ore prima nella versione cartacea e sarà necessario pagare un euro per avere accesso all’edizione del giorno.

Sono iniziative che non combaciano assolutamente con quello che a mio avviso il quotidiano avrebbe dovuto fare.

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Metterci la Faccia

Le aziende che utilizzano i social media ci “mettono la faccia”e quelle che fanno comunicazione tradizionale no?

Questa la domanda che ad inizio settimana ho provocatoriamente lanciato [ora posso confessarlo] per confrontarmi su quale fosse l’essenza della presenza delle imprese sui social media. Tema che ,diffuso in un social network frequentato da molte persone che lavorano all’interno di quest’area della comunicazione, ha ottenuto adesione e riscontro.

L’estrema sintesi dell’elemento qualificante che è emerso dal dibattito è riassumibile in: “starci non significa esserci”.

Nelle parole di Giovanni Arata, “<<metterci la faccia>> sta per: raccontarti per come sei e non per come si vede in tv [e quindi] incassare con un sorriso le critiche quando colgono il segno. ma soprattutto, ascoltare in maniera metodica ogni possibile domanda e rispondere ad ognuna. in inglese sarebbe essere <<accountable>>, da noi la parola non esiste e forse non è un caso.”

Ripresa dal sottoscritto, al fine di <<condurre>> la discussione, con: “la gente, l’utenza di internet apprezza la presenza di un’impresa su twitter…etc a patto che diano risposte in tempi brevi, interagiscano..etc. Quello è starci – mettendoci la faccia – invece di esserci e non rispondere o, peggio, rispondere solo a complimenti.”

E’ esattamente quello che emerge dai dati pubblicati da eMarketer, secondo i quali gli elementi qualificanti sulla cui base l’utenza discrimina l’affidabilità e concede fiducia sono un’apertura al dialogo sia in caso di commenti negativi che positivi e la reattività, la capacità di risposta, dello “sponsor” [dell’impresa] o dell’autore.

L’utilizzo in chiave corporate dei social media non è necessariamente esclusivamente in termini di conversazione, ma certamente la comunicazione attiva, fatta di di emissione di messaggi ma anche, se non soprattutto, di ascolto, costituisce una discriminante essenziale tra esserci e starci.

Già il pubblicitario francese Marcel Bleustein-Blanchet ricordava che la comunicazione è come l’amore: bisogna essere in due e lo stupro non paga.

Non vi è dubbio che guadagnarsi la fiducia dell’utenza sia di gran lunga più faticoso rispetto a comprarla, ma non riuscire a farlo non sarà ancora a lungo un’opzione per le imprese che hanno a cuore il loro futuro, qualunque sia il settore-mercato in cui operano.

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Le Cifre dentro i Fatti

In 30 anni la Fiat ha avuto dallo Stato quasi 8 miliardi di euro.

L’ufficio studi della CGIA di Mestre ha calcolato che tra il 1977 e il 2009 la FIAT ha ricevuto contributi pubblici per un ammontare complessivo di 7 miliardi 994 milioni di euro.

5 miliardi e 100 milioni sono stati dati come contributi diretti, 1 miliardo 279 milioni sono stati erogati per la costruzione degli impianti di Melfi e Pratola Serra e per le ristrutturazioni di Melfi e Foggia.

Per incentivi alla rottamazione l’esborso è stato di oltre 465 milioni.

Agli ammortizzatori sociali è stato dato 1 miliardo e 150 milioni .

Peggiora la posizione del nostro paese nella classifica 2010 di Transparency International

L’organizzazione non governativa Transparency International ha pubblicato, ieri a Berlino, l’indice di percezione della corruzione, frutto della consueta indagine annuale presso manager, imprenditori, uomini d’affari e analisti politici.

L’Italia è scesa al 67° posto, dopo il Ruanda, allo stesso livello del Brasile e della Cina. Era al 64° l’anno scorso.

Dei 178 paesi considerati, 130 hanno avuto più o meno rilievi per il comportamento scorretto della pubblica amministrazione.

Estratto da: Iriospark

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