Archivi del mese: ottobre 2010

La FIEG Gioca l’Ultima Carta

Dopo il tentativo fallimentare dell’ultima campagna stampa a sostegno dell’utilizzo della carta stampata come veicolo pubblicitario, la FIEG e tutta la filiera della carta [incluse poste italiane] rilanciano con una nuova campagna pubblicitaria che si propone il medesimo obiettivo.

Si tratta di una campagna di comunicazione integrata sul perchè scegliere i mezzi stampati come veicolo promo-pubblicitario che oltre agli annunci sui quotidiani, on air da stamane, prevede anche la realizzazione di azioni di direct marketing e web marketing.

Questa volta il tentativo sembra meglio realizzato, sia la creatività che le argomentazioni sono meglio costruite indubbiamente.

Anche se le pagine pubblicitarie di questi tempi le omaggiano con un carnet di biglietti del tram , o poco più, resta il dubbio del senso di realizzare una campagna utilizzando mezzi di massa per comunicare ad una utenza ristretta [gli investitori pubblicitari]. Forse prima di esternare certi concetti bisognerebbe averli introiettati.

I sei soggetti della campagna stampa on air da oggi

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Informazione Pulita

Molto spesso il dibattito sull’informazione, sulla sua sostenibilità e sul suo futuro, sfocia in confronti sulla correttezza del finanziamento pubblico a giornali ed al sistema editoriale.

Personalmente condivido il principio dal quale nasce la legge sul finanziamento all’editoria ma non apprezzo assolutamente le storture che ha creato con le consuete astuzie dei furbetti del quartierino che sottraggono risorse agli onesti.

Su iniziativa di Antonella Beccaria e Bernardo Parrella nasce <<Informazione Pulita>>, una proposta che potrebbe finalmente mettere d’accordo le diverse posizioni favorendo una soluzione equilibrata ad un tema tanto complesso quanto delicato.

Informazione Pulita si basa su tre principi cardine:

– Finanziamenti alle imprese editoriali stabiliti dai cittadini in base a indicazioni espresse nella dichiarazione dei redditi con un meccanismo simile a quello del cinque per mille.

– Condizione di giornalista in termini di serio e vincolante impegno professionale che chiunque può’ contrarre liberamente, e non di appartenenza ad un gruppo chiuso e privilegiato.

– Le persone responsabili della produzione e del controllo dell’informazione pubblica siano espressione di un sistema democratico e non pedine sulla scacchiera del potere.

Sono criteri che mi sento assolutamente di condividere e che ho sottoscritto pubblicamente.

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Fonti d’Informazione & Convergenza Editoriale

Demos ha rilasciato stamane i risultati dell’indagine relativa al rapporto con l’informazione da parte degli italiani.

Dopo televisione e radio, internet è il terzo media in termini di utilizzo quotidiano con oltre un terzo della popolazione che afferma di utilizzarlo quotidianamente.

Viene dunque confermata la rilevanza di questo media [*] anche se, dopo il balzo tra 2007 e 2009, si tratta più di un consolidamento che di un ulteriore crescita.

Il mondo dei lettori di quotidiani sembra, attualmente, continuare a privilegiare la versione tradizionale cartacea e la penetrazione di coloro che leggono esclusivamente on line le notizie è di poco superiore al 10%

Non vi è dubbio che, in prospettiva, il futuro dei quotidiani si giocherà sulla capacità di realizzare sinergie, convergenza, tra le versioni digitali e quelle tradizionali, utilizzando ciascun mezzo, ciascuna versione a supporto dell’altra.

E’ una tesi che viene sostenuta da tempo in questi spazi.

[*] Nota: in una logica sociale internet più che un media dovrebbe più propriamente essere considerato un ambiente.

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Dati & Statistiche sulle Tendenze della Pubblicità Online

Alcuni dei grafici, dei dati, sono stati precedentemente riportati in questi spazi ma ho deciso di riprenderli, di ripubblicarli, con l’idea che aggregandoli questo possa contribuire a costruire una visione d’assieme  sul tema.

Evoluzione degli Investimenti Pubblicitari on line per Tipologia:

Impressions per Categoria:

Share della Pubblicità Online sul Totale Mercato:

Fiducia nelle Marche presenti nei Social Networks:

Ulteriori dati e statistiche sono reperibili sul sito della rivista del MIT: Technology Review.

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Modelli di Business & Aree di Espansione

L’interessantissimo Monday Note, già segnalato precedentemente, propone una mappa di quelli che vengono definiti i “media moderni” [definizione che mi appare maggiormente condivisibile rispetto all’obsolescenza del termine new media], degli attuali modelli di business prevalenti e delle possibili,o necessarie, aree di espansione per il recupero di redditività.

Nella mappa per ciascuna categoria sono inseriti esempi specifici e può essere strumento di riflessione rispetto al proprio posizionamento ed alle potenziali aree di allargamento. Non sono esclusi, ovviamente, i social media dalla mappatura.

Interessante rilevare come l’Huffington Post venga inserito nella categoria delle commodity news e quindi nell’area a minor valore aggiunto.

Da segnalare anche come l’ambito dell’ancillary publishing venga valutata come attualmente scoperta e perciò di sicuro interesse per chi volesse entrare oggi in ambito editoriale.  E’ una nicchia verso la quale anche nel nostro paese si nota interesse da parte di new comers.

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Silenzio Assordante

Apparentemente contraddittorio, il silenzio assordante è una sensazione che sono certo ciascuno di noi ha vissuto almeno una volta nella vita.

E’ esattamente questo stato d’animo che mi ha mosso ad approfondire il silenzio stampa, trasversale ad ogni orientamento politico, sulle gravi carenze, sulle limitazioni, che presenta l’informazione nel nostro paese.

In una nazione dove l’informazione è troppo spesso merce di scambio, che il silenzio dell’editoria nostrana potesse essere il prezzo del favore ricevuto amareggia ma non sorprende.

Decisamente più anomalo il silenzio sul web dove apparentemente nessuno sembrava interessato.

Tra i diversi quotidiani on line l’unico accenno viene fatto dal neo nato Lettera43 che tratta la notizia parlando della Francia senza riferimento alcuno alle dinamiche del nostro paese.

Le ricerche sia dei termini “libertà di stampa” che “classifica libertà di stampa” rilasciavano risultati prevalentemente datati alle indagini precedenti di RSF.

Anche l’unico quotidiano nazionale che tratta la notizia non compare nelle ricerche su google news neppure utilizzando le stesse parole [chiave di ricerca “rsf libertà di stampa”] che consentono di identificare l’articolo nel sito del giornale.

Torna in mente allora come, secondo quanto pubblicato da Google Trasparency, sia uno dei primi paesi per numero di richieste governative di rimozione dei dati al celebre motore di ricerca e che la nostra nazione abbia una classificazione di controllo sociale sul web “medio”.

Neppure casuale l’impennata di siti inaccessibili con un picco proprio il 20 Ottobre [giorno del rilascio del rapporto di RSF] che utilizzando herdict.org si ottiene, come testimonia il grafico sottostante che conferma la tendenza già evidenziata dall’analisi del traffico bloccato da fonti governative per quanto riguarda google news.it come illustra l’immagine soprarriferita.

Seppure sia allo stato attuale impossibile averne certezza, sulla base delle evidenze raccolte le probabilità che su questa vicenda vi sia stato un intervento governativo di censura, di addomesticamento di verità scomode in un momento già teso politicamente, sono estremamente elevate.

Diceva Albert Camus che l’assurdo nasce dal confronto tra la domanda dell’uomo e l’irragionevole silenzio del mondo, è certamente questo uno dei casi.

Ringrazio Giorgio Jannis, Gianluigi Cogo, Caterina Policaro, Luca Alagna e Gino Tocchetti per il supporto offerto nella ricerca di questo spicchio minimo di verità

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Silenzio Stampa

La nona edizione della classifica annuale sulla libertà di stampa vede l’Italia al 49° posto.

Come evidenziato in precedenza, è la condizione di un paese con serie problematiche per quanto riguarda la libertà d’espressione che viene paragonato, classificato pariteticamente, al Burkina Faso sotto questo profilo.

Il nostro paese deve la cattiva valutazione alle minacce mafiose, che una decina di giornalisti hanno avuto, alla presenza di un ordine professionale di settore, ai tentativi di legge bavaglio e alla presenza di  un primo ministro, tycoon dei media privati e forte nei pubblici.

La notizia della classifica del rapporto realizzato da Reporters sans Frontières ha ottenuto il giusto eco in ogni angolo del mondo ed i quotidiani della stragrande maggioranza dei paesi del pianeta hanno segnalato, con maggior o minor approfondimento, la notizia.

Anche nelle nazioni che escono male dal rapporto quali Francia e Spagna la copertura informativa è stata assolutamente adeguata.

Non è così in Italia dove, ad oggi, vige il silenzio stampa pressoché totale.

Diceva Michele Serra tempo fa nella sua rubrica quotidiana [“L’Amaca”]: “…….questo schifo non trova una definizione tecnica convincente nella parola “regime”. Si chiama conformismo, o servilismo, o pigrizia intellettuale, o docilità professionale, o zelo aziendalista, ed è molto peggio, perché affonda le sue radici non in regole liberticide o in censure conclamate, ma nella progressiva assuefazione di un paese intero……all’ incivile assetto dell’ informazione in Italia“.

Appunto!

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