Archivi del mese: settembre 2012

Huffington Post: Gamification e Reaction Bar

Parlando all’inizio di questo mese di cose che Buzzfeed, aggregatore virale di notizie, può insegnare ai giornali, segnalavo, tra l’altro, la “reaction bar”, una barra che permette al lettore di esprimere il proprio sentiment sia in positivo che in negativo, consigliandone l’utilizzo, adattandola al diverso contesto, per le altre testate, per gli altri giornali online.

«Huffington Post» è il primo giornale online, per quanto a me noto, a seguire l’indicazione, il suggerimento, ed infatti da qualche giorno ha introdotto per tutte le sue versioni, inclusa la neo nata in italiano, appunto, la precitata barra inserendola, esattamente come Buzzfeed, al fondo di ogni articolo, oltre ai consueti bottoni per la condivisione dei contenuti su principali social network.

Il tono è più serioso ma la sostanza non cambia, al lettore per ogni articolo è possibile esprime un giudizio sintetico cliccando su uno dei diversi bottoni disponibili ed esercitando opzioni che vanno da straordinario a bizzarro passando per divertente o preoccupante. Come dicevo, questo consente, da un lato, alle persone di esprimersi tanto sinteticamente quanto liberamente su quello che hanno letto e, dall’altro lato, permette un’immediata sentiment analysis della propria proposta editoriale. I vantaggi sono evidenti.

E’ sempre la testata diretta da Lucia Annunziata ad introdurre principi di gamification applicandoli all’informazione. E’ di ieri pomeriggio infatti un articolo pubblicato che invita il lettore, le persone, a giocare al quiz sui personaggi che vogliono un Monti bis o meno. Seppur la realizzazione sia in forma rozza, primordiale, è chiaro quali siano i principi ispiratori e quali i vantaggi in termini sia di coinvolgimento che di permanenza sul sito.

Insomma due belle operazioni di marketing che non si può che elogiare e dalle quali è opportuno trarre insegnamento. Ora non resta che mettere a budget qualche euro per la traduzione delle FAQ sulla moderazione dei commenti per arrivare alla quadratura del cerchio.

5 commenti

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi

L’Insostenibile Leggerezza dell’Audience Inesitabile

Il Mail Online, versione digitale del tabloid scandalistico «Daily Mail» continua la sua corsa. Secondo quanto riportato i ricavi pubblicitari della testata con il maggior numero di visitatori, di utenti, al mondo sono cresciuti del 72% negli ultimi 11 mesi.

Allargando la visione al bilancio pubblicato da Daily Mail & General Trust, società che pubblica anche «Metro» e, appunto, il «Daily Mail», i ricavi pubblicitari dell’area consumer del gruppo sono calati dell’1% nonostante una crescita del 7% a luglio e ad agosto grazie all’impulso fornito dai giochi olimpici di Londra 2012.

Se da un lato si tratta certamente del peso [circa il 15%] relativamente basso dei ricavi dal digitale sul totale, dall’altro lato è l’evidenza della bassa redditività di un pubblico poco fedele che arriva principalmente dai motori di ricerca al sensazionalismo del Mail Online.

E’ la certezza del principio della fine delle audience massificate inesitabili e della corsa ai milioni di utenti unici di basso valore. La morte annunciata dei CPM.

Sul tema, da leggere: “Why It’s Time to Really, Truly, Improve Online Advertising”

2 commenti

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

Informazione e Reti Sociali

Il «Financial Times» ha pubblicato due infografiche che sintetizzano l’utilizzo delle reti sociali da parte del celebre quotidiano economico-finanziario, risultato di un’indagine condotta tra giugno e luglio di quest’anno.

Emerge come il 20% del traffico all’edizione online del giornale, nonostante il robusto paywall, provenga dai social network ed un 91% dei suoi lettori utilizzi uno o più di questi.

Ben il 76% del pubblico del FT segue le notizie pubblicate dal giornale su una rete sociale; specificatamente è Twitter ad avere il maggior peso con il 39% del pubblico [2,2 milioni di followers] che utilizza la piattaforma di microblogging per avere le informazioni diffuse, segue Facebook con il 35% e Linkedin al 22%. A sorpresa, nonostante sia perlopiù ritenuta una “ghost town“, una città [virtuale] fantasma, sono ben 1,3 milioni gli utenti che seguono il quotidiano londinese su Google Plus.

Come per il resto della stampa, il traffico proveniente dalle reti sociali è in forte aumento e un 68% degli utenti legge il FT attraverso la distribuzione dei contenuti fatta dai propri contatti sui social network. Quasi la metà dell’audience [il 44%] condivide i contenuti nel proprio profilo.

I dati del «Financial Times» confermano il potere del flusso sociale nella definizione dell’agenda informativa del pubblico ed anche come l’audience si vada separando nelle diverse reti sociali con Facebook che assume il ruolo di diffusione di massa e Twitter sempre più concentrato sull’informazione.

Una realtà che viene ulteriormente confermata dall’indagine annuale di Ipsos Media: “2012 Ipsos Media Report”, che analizza il consumo mediatico della business elite nel mondo, che evidenzia come sia Twitter ad essere consultato più frequentemente dai top manager rispetto a testate quali «The Economist», il «The New York Times», il «The Wall Strret Journal» e lo stesso FT, come riassume la tabella sottostante.

Elemento che, guardando l’analisi sul livello di interazione su Twitter di «La Repubblica», «Il Corriere della Sera» e «La Stampa» condotta da tweetpolitico.it, pare non essere ancora chiaro ai quotidiani del nostro Paese che sono pressoché completamente assenti dall’ascolto e dalla conversazione con i propri followers continuando ad utilizzare la piattaforma di microblogging come mainstream media, come canale ad una via di comunicazione. Un’occasione, sin ora, sprecata.

2 commenti

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

Condivisioni delle Fonti d’Informazione

Human Highway, la società di ricerche di mercato che, tra l’altro,  ha realizzato UAC Meter, lo strumento di osservazione e analisi della diffusione dell’informazione online sui social networks, ha reso disponibili i dati relativi alle condivisioni sociali delle diverse fonti d’informazione nel mese di agosto.

Continuano a primeggiare «La Repubblica» ed «Il Corriere della Sera», che guarda caso da soli pesano quasi il 40% del totale degli utenti unici [insieme 2,4 mio a luglio 2012] di quotidiani online e testate all digital in Italia, seguite da «Il Fatto Quotidiano». La prima testata “pure player”, solo online, è Fanpage che ottiene una quota complessiva di condivisioni del 4,6%, più in basso scivolano «Linkiesta» [2,5%] e «Il Post» [1,7%] che comunque hanno un numero di condivisioni superiore a molte testate che hanno un corrispondente cartaceo come illustra la tavola di sintesi sottostante.

– Clicca per Ingrandire –

Complessivamente comunque le testate tradizionali, quelle che hanno anche una versione cartacea, ottengono un numero di condivisioni decisamente supoeriori rispetto, non si tratta soltanto di numero di testate o di accessi ed utenti unici come testimonia lo scarso livello di condivisioni ottenuto, ad esempio, da «Ansa» [418mila utenti unici a luglio 2012] e da «Libero/Affari Italiani», che, pur non avendo un suo distinguo dal portale generalista di cui fa parte nelle rilevazioni Audiweb, si aggira, pare, intorno ai 600mila utenti unici.

Il dettaglio per giorno di quali siano gli articoli maggiormente condivisi, sia per la versione online dei giornali cartacei che per le testate all digital, si può ottenere o previa registrazione su UAC Meter o consultando Youlike.it, sempre realizzato da Human Highway.

Ma qual’è il valore di queste condivisioni? Quale l’influenza?

A dare una risposta è Social Trends, progetto del gruppo Web Application for Future Internet dell’Istituto di Informatica e Telematica del CNR di Pisa, che nella sezione dedicata ai quotidiani, fornisce il dettaglio di 43 giornali in termini di popolarità, livello di attività [numero di post su Facebook, numero di tweet e numero di video caricati su YouTube] e, appunto, di influenza.

Se a livello di popolarità si conferma complessivamente il ranking stilato da Human Highway, la situazione si ribalta in termini di influenza con «Il Fatto Quotidiano» a primeggiare sia su Facebook che ancorpiù su YouTube [il dato di Twitter non è ancora disponibile ahimè].

Elementi che, congiuntamente ad i dati sul livello di attività di ciascuna testata, così come sopra definito, con «La Gazzetta del Sud» in cima per Facebook e «Il Secolo XIX» per Twitter, definisce come non sia tanto la quantità ma la qualità a determinare il valore.

Con buona pace di chi si preoccupa della deriva virale dell’informazione online ed il, possibile, crepuscolo della qualità, vale la pena di sottolineare che attualmente il concetto di “lettore medio” è sempre più desueto, archetipo sorpassato dall’esistenza di gruppi, più o meno ampi, di persone con una dieta multimediale e con interessi davvero diversi tra loro. La “dagospiazione dell’informazione” è un segmento ma, evidentemente, non rappresenta fortunatamente la totalità come conferma la massa intelligente del «The Economist».

E’ celebre la massima di David Ogilvy “Il consumatore non è uno sciocco. Il consumatore è tua moglie.”, forse è arrivato il momento di mutuarla trasformandola in “Il lettore non è uno sciocco. Il lettore è tua moglie”. Amen!

2 commenti

Archiviato in Comunicazione, Distribuzione Editoria, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

La Rivoluzione NON è Annunziata

Come previsto, pochi minuti dopo la mezzanotte è stato annunciato che «Huffington Post Italia» è online.

Stesso “family feeling”, stessa impostazione grafica delle altre versioni con lo splash fotografico della notizia principale a tutta pagina e la disposizione su tre colonne idealmente suddivise in informazioni/notizie, curiosità/gossip e blog, sono le caratteristiche del visual del sito anche per la versione in italiano dell’HuffPost.

Strutttura editoriale relativamente snella con una quindicina di giornalisti, oltre alla Direttrice Lucia Annunziata, e 189 blog/blog [anche se al momento della redazione di questo articolo sono attivi 17] “di fama” dall’ ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti a Maurizio Landini, Segretario Generale FIOM, passando per il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Antonio Catricalà e Lele Rizzo del movimento NOTAV e del centro sociale torinese Askatasuna.

Oltre alle considerazioni sull’eticità di intraprendere un’attività a fini di lucro basandosi ampiamente sul lavoro non retribuito, vi sono anche altri aspetti che, in riferimento alla versione italiana ed al panorama informativo del nostro Paese, mi pare opportuno considerare.

La versione Spagnola, l’ultima nata, dopo un mese, a fine luglio di quest’anno, secondo quanto dichiarato dalla Direttrice Montserrat Domínguez, avrebbe raggiunto 1,2 milioni di utenti unici e 10 milioni di pagine viste. Numeri che, in assenza di dati ufficiali [che non sono riuscito a trovare, sorry], vanno presi con le pinze poichè possono variare significativamente in funzione della fonte, che sicuramente beneficiano di visite dall’America Latina così come avviene per «El Pais», «El Mundo» e le altre testate online in castellano.

Anche la versione francese, realizzata in partecipazione con Le Monde e LNEI [Les Nouvelles Editions Indépendantes], anche se si posiziona al di sotto dei principali giornali online della Francia, ha numeri interessanti con quasi 7 milioni di utenti unici nel mese e 18,5 milioni di pagine viste. Ancora una volta una parte del traffico [ circa il 20% da febbraio, dalla nascita, ad agosto] arriva dall’estero, da altre nazioni in cui si parla francese presumibilmente, e non sono mancate le polemiche sui vantaggi ottenuti grazie al fatto di essere sorto sulle ceneri di «LePost» e sulla bassa capacità di attrazione che paiono avere gli articoli prodotti dai blogger d’oltralpe che generano solamente l’8% del totale delle visite mensili.

Secondo Riccardo Luna, «Huffington Post Italia» è un “game changer , ovvero un fatto destinato a cambiare le regole del gioco per quel che riguarda l’editoria”. Già dal titolo che ho dato all’articolo avrete capito che evidentemente non sono d’accordo con la sua visione.

Spiega bene Luca Sofri i motivi di successo del “modello HuffPost”, il problema è che questo modello in Italia già esiste ed è rappresentato dall’edizione online del  «Il Fatto Quotidiano» che ha già realizzato, più o meno esattamente, quello che la neonata testata all digital si propone di fare, dall’attenzione ai social network [803mila fans su Facebook e 387mila followers su Twitter al momento] ai numerossimi blog – gratuitamente – ospitati nella sua edizione online.

Modello che, secondo i dati Audiweb di Luglio, genera 251mila utenti unici e 952mila pagine viste. Numeri che, pur nella loro rilevanza nel panorama delle testate online, danno, anche, la dimensione delle differenze di potenzialità in Italia rispetto alle altre nazioni dove è stato applicato “il modello HuffPost” e che al tempo stesso costituiscono barriera per la versione italiana.

Elementi che nel loro insieme evidenziano come la rivoluzione non sia annunciata [o annunziata se si preferisce], anche perchè arruolare folle di blogger che scrivono gratuitamente e/o utilizzare social network e SEO alle porte del 2013 non può davvero considerarsi innovativo o “rivoluzionario”, e che determinano il perchè nel nostro Paese non sarà il successo di altre nazioni finendo probabilmente per minare la già precaria salute economica delle testate all digital italiane. Forse l’unico vero vantaggio sarà per il gruppo Espresso-Repubblica che potrà sperimentare cose che sulla corazzata, nell’edizione online di «Repubblica», non vuole/non può permettersi di fare.

Ciò detto, comunque, per principio, non posso che augurare la migliore sorte ad «Huffington Post Italia».

15 commenti

Archiviato in Distribuzione Editoria, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

La Rivoluzione del Video Giornalismo Partecipativo

Nella mia rubrica settimanale per l’European Journalism Observatory si parla di video citizen journalism.

Partendo dal rapporto “The Video Revolution”, pubblicato pochi giorni fa dal The Center for International Media Assistance, un’analisi dell’impatto su giornali e giornalisti di quest’area del giornalismo partecipativo, l’impatto sull’ecosistema dell’informazione, pro e contro nonchè aree di attenzione e raccomandazioni finali.

Buona lettura.

1 Commento

Archiviato in Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

Chi Ben Inizia è a Metà dell’Opera

Secondo quanto riporta «Lettera43», all’esordio, nella prima giornata di uscita, il 18 settembre, il neo nato quotidiano diretto da Luca Telese, avrebbe venduto circa 50mila copie.

Pur facendo le opportune tarature, si parla di un margine di errore del 10% e dell’effetto novità, che citavo nella recensione il giorno del debutto,  le vendite sarebbero ben distanti, positivamente, dalle 9mila copie attese come punto di pareggio.

Apprezzabile anche la risposta di Livia Iacolare, editor e online content manager [spero di poter dire, anche stimata amica] alle critiche sulla similitudine con logo e design tra «Pubblico» e «Liberation» che nei commenti parrebbe confermare quanto da me sostenuto sulla non casualità delle somiglianze nonchè, ma questo è evidentemente un giudizio personale che va al di là della valutazione editoriale, la prima pagina di ieri sui, dimenticati o rimossi, diritti civili delle unioni di fatto, da troppo lungamente assenti in  questo “belpaese” la cui definizione assomiglia, ahimè, sempre più al celebre formaggio e sempre meno a ciò che ne ha dato, a suo tempo, questa definizione.

In tempi nei quali nessuno scommetterebbe un centesimo sulla carta stampata, se è vero che chi ben inizia è a metà dell’opera, avanti così.

1 Commento

Archiviato in Nuovi Prodotti Editoriali, Passaggi & Paesaggi, Vendite Editoria