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Iconografia dell’Informazione

Siamo, da tempo, nella società della conoscenza, dell’informazione e della comunicazione iconica. Gli elementi visivi sono parte sempre più rilevante nella diffusione dei contenuti e delle informazioni, basti pensare alla diffusione, agli usi ed agli abusi delle infografiche.

Deve essere partendo da questa constatazione che ieri il «The Washington Post» ha lanciato “Topicly”, un nuovo modo di consumare l’informazione creato per gli utenti interessati a scoprire contenuti visivamente.

Topicly è alimentato da una tecnologia proprietaria per dare agli utenti notizie tempestive che gli editor del WashPost pensano possano essere d’interesse per i i lettori. Tutti i contenuti giornalistici [storie, blog, foto, video] vengono aggiornati ogni 15 minuti,  gli argomenti sono stabiliti in tempo reale in base al contenuto. Maggiori sono i contenuti  pubblicati su un determinato argomento più alto è il tema viene visualizzato sul display.

Topicly

Tramite la barra in alto a destra, gli utenti possono aprire un menu per visualizzare gli argomenti nella vista elenco. Vedranno un numero che indica quanti pezzi di contenuti sono stati pubblicati nelle ultime 72 ore su un determinato argomento.  E’ stato costruito come un prodotto “mobile-first” ma è possibile visualizzarlo anche da desktop, da PC.

Secondo quanto riportato da Adweek, cliccando su uno qualunque dei pezzi, degli articoli,  i lettori saranno comunque portati al sito del «The Washington Post , in modo che il giornale sarà ancora in grado di contarli come visite on-line ed eventualmente tentare di obbligarli a pagare se si imbattono contro nuovo paywall del Post nel processo.

Topicly ha un proprio formato di annunci, e, come con molti nuovi prodotti pubblicitari del quotidiano statunitense ed altri editori lanciati ultimamente, questo è  nativo per l’ambiente editoriale. Gli inserzionisti appaiono nello stesso formato come i temi informativi ed utilizzano lo stesso layout per condividere storie, immagini e contenuti sociali. Lo sponsor del lancio ufficiale è Land Rover [andatelo a guardare, vale la pena garantisco].

Evoluzione commerciale di quanto realizzato dal designer parigino Sylvain Boyer, segnalato in questi spazi a marzo, fortemente orientata ai click ed alle pagine viste, decisamente meno al coinvolgimento ed al tempo speso sul sito, confermerebbe l’ipotesi di lavoro di Mattew Ingram secondo il quale i giornali online non possono sopravvivere senza benefattori o le gif animate dei gatti [e tutte le possibili varianti sul tema].

Insomma, come si sarà capito, a mio avviso, se certamente ci sono dei concetti interessanti in Topicly mi pare che siano più gli svantaggi che i vantaggi apportati dalla realizzazione. Se sono questi i primi risultati dell’ingresso di Jeff Bezos il resto del cammino non lascia sperare molto di buono per l’informazione online.

Be significant

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Svalutation

Era il 1976 quando Adriano Celentano incise “Svalutation”, orecchiabile canzone sulla crisi italiana di quegli anni che ben sia adatta alla crisi dei giornali.

The Pew Research Center’s Project for Excellence in Journalism ha pubblicato una serie di dati sul mercato dei quotidiani statunitensi per aiutare a capire cosa c’è dietro la vendita del «The Washington Post», quale sia lo scenario di riferimento.

I ricavi pubblicitari del cartaceo sono il 39% di quello che erano nel 2005 – anno di maggiori ricavi nella serie storica – mentre le entrate pubblicitarie del digitale, dell’online, hanno tassi di crescita che PEW definisce “anemici” negli ultimi due anni [2012 +3.8%]. La crescita della pubblicità online, quindi, è ben lontana dal compensare le perdite della stampa. Infatti nel 2012, per ogni dollaro guadagnato dal digitale 15 dollari sono stati persi in stampa; in ulteriore peggioramento rispetto al rapporto nel 2011 di 10 dollari perduti dalla stampa per ogni dollaro guadagnato in pubblicità digitale.

ADV Revenues Giornali Statunitensi

Oltre ad una serie di dati specificatamente dedicati alle testate acquistate da Bezos, PEW ha realizzato un’infografica di sintesi delle principali cessioni ed acquisizioni di giornali negli Stati Uniti. Il valore delle testate è sceso nella migliore delle ipotesi, si fa per dire, dell’89%, per arrivare sino ad un calo del 95% per  «The Boston Globe» come segnalavo già ieri.

Attualmente lo scenario italiano, per quanto grave, non è così drammatico come quello di oltreoceano, meglio darsi da fare subito prima di dover dare ragione a Celentano che in uno dei passaggi  di “Svalutation” canta: “Mah, siamo in crisi ma senza andare in la’ l’America e’ qua”.

Infografica Vendite Giornali USA

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La Mia PropostaSciocc per i Quotidiani Online Italiani

Il tanto atteso discorso di Berlusconi ha sortito il suo effetto e la boutade sul rimborso dell’IMU ha tenuto banco per tutta la giornata di ieri ed è la notizia principale di apertura di tutti i quotidiani oggi in edicola.

Discorso che è stato accolto prevalentemente con amarezza ed ironia dalle persone su Twitter. Secondo Topsy, strumento tra i più affidabili tra quelli disponibili gratuitamente, l’hashtag #propostashock e stato twittato 20.578 volte sino alla mezzanotte di ieri con un picco di 3644 tweet alle 15:00 e la versione proposta dal PD #propostasciocc ha avuto 3.622 mention con un picco di 583 tweet alle 14:00. Per entrambe le tag uno dei “top tweet” è relativo ad un’immagine che mette assieme i titoli di diversi giornali sulle precedenti promesse, come noto non mantenute, di tagli fiscali da parte del Cavaliere, mentre per il solo #propostashock è l’affermazione di Cetty D., specializzata in satira, che ottiene 651 retweet e 169 favoriti.

Clicca per ingrandire ed accedere alla versione interattiva

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Nonostante, come mostra l’immagine sopra riportata, la tag più utilizzata sia stata quella del solo nome di “Mr.B”, i principali giornali online hanno ripreso la questione, ad esclusione di quelli apertamente schierati a favore delle “Berlustories”, neologismo che credo valga la pena di coniare ispirandosi al più famoso advertorials.

Se fortunatamente in questo caso, ad eccezione del «Messaggero» che cita solo i tweet ma non l’autore, viene risparmiato il tweet anonimo il trattamento delle due corazzate dell’informazione online italiana fa riflettere.

In entrambi i casi infatti sia «Il Corriere della Sera» che «la Repubblica» pubblicano una fotogallery di alcuni tweet da loro selezionati. Una scelta che evidentemente non può essere giustificata da difficoltà tecniche nell’embeddare, nell’inserire il tweet originale [e relativo link alla fonte] stante anche le recenti migliorie apportate da Twitter in tal senso create proprio allo scopo.

La fotogallery genera pagine viste, è dunque lampante l’obiettivo di entrambe le testate. Una scelta che non è rispettosa del lettore, degli autori dei tweet e neppure, a mio modo di vedere, degli inserzionisti.

Che sia possibile farlo lo dimostra, se necessario, «La Stampa» che invece, fortunatamente, sceglie una strada diversa pubblicando lo storify dei principali tweet dando un senso editoriale attraverso una selezione ragionata.

La mia “propostasciocc” è quella di adottare, ad esempio, il format realizzato recentemente dal «The Washington Post» in occasione del giuramento di Obama. Proposta di format che ha come sottoprodotto non trascurabile il riconoscimento, finalmente, del giusto credito alle persone  e che consente comunque di monetizzare presentando numerosi vantaggi rispetto alle fotogallery. Una base minima di rispetto che dovrebbe essere alla base di una qualsiasi relazione, e dunque anche in quella tra giornali e lettori, persone, dalla quale pare invece, ahimè, alcuni quotidiani italiani abbiano ancora molto da imparare.

“Bonus track” le word cloud, e relativo link al testo integrale, del discorso della discesa in campo e di quello di ieri. Altra informazione che mi pare non venga riportata integralmente dalle testate online. L’informazione credo sia sempre meglio fornirla completa altrimenti se non di parte resta certamente parziale.

Il discorso del 3 Febbraio 2013 alla Fiera di Milano

Il discorso del 3 Febbraio alla 2013 Fiera di Milano

Il discorso della discesa in campo "Per il mio paese"

Il discorso della discesa in campo “Per il mio paese”

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La Bocca della Verità in Tempo Reale

Al «The Washington Post» tira aria di cambiamento e innovazione. Dopo “Live Grid”, formato di live blogging multimediale, e “Post Pulse”, segnalati e commentati il 22 gennaio scorso, adesso viene lanciata la bocca della verità in tempo reale.

“Truth Teller”, ancora in fase di prototipo, è un’applicazione realizzata da quotidiano statunitense con il finanziamento della Knight Foundation che verifica le affermazioni dei politici in tempo reale.

[vimeo.com/58400613 w=500&h=280]

Secondo quanto spiega il giornale viene utilizzata la tecnologia di Microsoft Audio Video Indexing Service [MAVIS] per estrarre i file audio dai video dei discorsi dei politici e trasformarli in testo combinandoli al database di informazioni del quotidiano o a fonti esterne per il fact checking, la verifica delle affermazioni in tempo reale.

Guardando le prime realizzazioni pubblicate il risultato è davvero interessante. In un unico spazio vi è il video del discorso, la trascrizione dello stesso al cui interno sono evidenziate le porzioni di testo che sono state verificate alle quali si ha accesso come mostra lo screenshot sottostante.

Ottima iniziativa sia perchè riporta, finalmente, il giornalismo ed i giornali al loro ruolo di watchdog che per la pregevole realizzazione grafica, oltre che tecnologica, con lo splash a tutta pagina di grande impatto per la storia principale.

Truthteller

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Nuove Fonti di Ricavo per l’Industria dell’informazione

Alan Rusbridger, editor-in-chief del «The Guardian», durante l’open weekend promosso dal quotidiano anglosassosone a marzo dell’anno scorso, chiedeva cosa le persone fossero disposte a dare ai giornali in cambio delle notizie, elencando come scelte possibili: soldi, tempo e informazioni.

Dopo il lancio ad aprile di Google Customer Surveys, soluzione disponibile anche in Italia, soluzione alternativa concettualmente al paywall che propone un breve questionario al quale il lettore deve rispondere per poter avere accesso all’articolo completo, come segnalavo all’epoca dell’esordio, arrivano ora altre proposte e soluzioni in tal senso.

E’ infatti sempre sulla raccolta di dati, di informazioni, che si concentra la proposta di Enliken, disponibile a breve, che pensa di utilizzare le informazioni richieste agli utenti per meglio profilare la comunicazione pubblicitaria online utilizzando i loro dati come forma di micro pagamento per avere accesso a contenuti informativi premium e/o per avere accesso a promozioni particolari.

Ed è sempre di questi giorni l’annuncio del «The Washington Post» che ufficializza come il il gruppo di lavoro, lo staff interno al giornale, dedicato ai sondaggi che ora diventa un servizio che sarà realizzato non solo ad uso e consumo del giornale ma verrà offerto ai propri clienti, alle aziende, andando a costituire un’unità di business indipendente, una nuova fonte di ricavo per la testata statunitense.

Prove tecniche del passaggio dal piedistallo allo sgabello per chi ha la capacità di guardare oltre i soliti, obsoleti, modelli di business.

Giraffa

“Bonus track”: How publishers are finding new ways to feature old content [QUI]

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Social Reader

Quando a Settembre 2011 la maggioranza dei quotidiani progressivamente produsse la propria versione dei social reader, la propria applicazione per la lettura delle notizie di ciascun quotidiano su Facebook, scrissi a chiare lettere che era un errore sia tattico che strategico. Diverse le motivazioni.

Come dicevo allora, non è solo l’idea che la ricerca di socialità della notizia e di nuovi spazi di espressione giornalistica, in cui sia possibile affermare ciò che si deve dire, non possa, non debba essere messa a rischio da regole e desideri arbitrari ai quali si è sottomessi in casa d’altri, in casa di Zuck, ma sono anche altri gli aspetti che mi fanno ritenere non idonee questo tipo di iniziative.

In primis ritengo che in questo modo si vada a replicare l’idea in salsa social dei portali di notizie, non vi è dunque innovazione ma solo camouflage.

Si tenta, in realtà, di costruire l’ennesimo walled garden rinchiudendosi all’interno del social network in questione che vive, e vivrà sempre più, di luce propria. E’ un errore sia tattico che strategico.

La socialità della notizia non è fatta, o quanto meno non è solo, di “like”. Se l’obiettivo fosse un effettivo processo di condivisione di conversazione con le persone senza bisogno di nuove applicazioni sarebbe sufficiente, banalmente, iniziare a rispondere finalmente ai commenti degli utenti all’interno delle pagine già esistenti su Facebook, cosa che a tutt’oggi rappresenta una rarità.

audience

A maggio di quest’anno quello che Frédéric Filloux sapientemente aveva definito “sharing mirage” aveva iniziato a mostrare segni di cedimento con il crollo dei social readers delle principali testate vuoi per l’ introduzione dei “trending articles” da parte di Facebook che forse ancor più in conseguenza dell’invasività delle applicazioni stesse.

Adesso sia il «The Guardian» che «The Washington Post», seppure con modalità distinte, contemporaneamente hanno deciso di eliminare le applicazioni, di chiudere quest’esperienza come dice Luca De Biase.

Se la scelta del «The Washington Post» nella sostanza cambia poco concentrandosi fondamentalmente in un miglioramento fuzionale per ridurre l’invasività dell’applicazione attraverso un nuovo social reader che consente alle persone di avere, finalmente, un maggior controllo della propria privacy, di tutt’altra portata è invece la decisione del «The Guardian».

Il quotidiano britannico infatti recupera sostanzialmente il controllo dei propri contenuti e, come spiega chiaramente nell’articolo in cui annunciava la propria decisione, riporta i lettori al proprio sito web rendendolo nuovamente centrale.

Una scelta che, seppure continuerà ad apportare benefici economici a Facebook, è di rispetto nei confronti dei lettori, delle persone, che finalmente potranno consapevolmente decidere quello che vogliono condividere e cosa invece no, e che, soprattutto, sposta il tempo speso online all’interno del sito web della testata invece che, come avviene in maniera crescente, all’interno dei diversi social network a cominciare da Facebook ovviamente che ormai è un ecosistema a parte, a se stante, consentendo di riflesso di monetizzare tale presenza.

Decisione coerente che perfettamente si integra con quella di creare delle community d’interesse nel proprio sito o comunque proprietarie che dimostra concretamente la sottile ma fondamentale differenza tra essere online ed essere parte della Rete e che chiarisce cosa sia la distinzione tra una visione strategica ed il procedere per tentativi.

«The Guardian», da un lato, prosegue con coerenza straordinaria, senza esitazioni, il proprio percorso di apertura e trasparenza nei confronti dei lettori  e, dall’altro lato, riporta all’edizione online, al sito web del quotidiano la centralità di “luogo” che favorisce il contatto e la relazione  con e tra le persone sulla base dei loro distinti interessi, dimostrandosi “SociAbile” e non predatorio come invece insistono ad essere la stragrande maggiornaza delle testate.

Come scriveva Sun-Tzu nel suo celeberrrimo “Arte della Guerra” la strategia senza tattica è la strada più lenta per la vittoria, la tattica senza strategia è rumore prima della sconfitta.

Social Business Gap VoidDella scelta del «The Guardian» scrivono anche gli amici Gigi Cogo e Marco Dal Pozzo.

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I Giornali Tornano agli Anni 50

Mark J. Perry, professore di economia e finanza alla School of Management dell’ University of Michigan, ha preso i dati della Newspaper Association of America degli investimenti pubblicitari sui quotidiani dal 1950 al 2011 ed i dati dei primi due trimestri di quest’anno.

La NAA dal 2003 fornisce anche il dettaglio della quota di adverting online per i giornali statunitensi. Se nel primo anno di rilevazione il peso degli investimenti pubblicitari online rispetto ai ricavi complessivi era del 2,6%, il 2011 si è chiuso con un’incidenza del 13,6%. Una tendenza che scaturisce da tassi di crescita a due cifre – ad esclusione del 2009 – per l’online ma soprattutto dal calo [- 54%] degli investimenti per la versione cartacea dei quotidiani. Trend che peggiora ulteriormente nei primi due trimestri del 2012 con l’online, che ora pesa il 14,7% del totale, che cresce solamente del 2% e la carta al – 6,5%.

Come mostra il grafico di sintesi realizzato da Perry, il livello della raccolta pubblicitaria complessivamente [carta + online] è inferiore a quanto erano i ricavi nel 1953.

Se questo avviene in un mercato dove il valore riconosciuto per CPM è di gran lunga superiore a quello nel nostro Paese e che vede la presenza di colossi dell’informazione che attirano milioni di utenti unici sui loro siti, quale uno per tutti il  «The New York Times», è evidente come, nonostante le differenze rispetto alla situazione italiana, sia assolutamente necessario ricercare nuove fonti di ricavo per l’industria dell’informazione.

Tema discusso recentemente da Clay Shirky, “guru” dei media e professore di interactive telecoms alla New York University, Andrea Stone dell’ «Huffington Post» e Paul Farhi, media reporter per «The Washington Post».

Su cause, concause e possibili soluzioni, assolutamente da leggere: “Beyond Print: From Newspapers to News Media” [H/T: Nico Biagianti] e le considerazioni di Martin Baron, «Boston Globe» editor, pubblicate da Romenesko, “Newspapers are badly bruised, but not beaten”.

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Il Washington Post Lancia una Piattaforma di Crowdsourcing per i Lettori

«The Washington Post» ha lanciato da ieri una piattaforma di crowdsourcing per i lettori.

Crowd Sourced, questo il nome dell’iniziativa del quotidiano statunitense, spiegano dalle colonne del giornale, fa interagire i giornalisti con i lettori sui temi proposti dai primi. I lettori saranno in grado, oltre che di fornire il loro contributo, di votare le migliore idee costruendo così un sistema premiante per le risposte, per i contributi di maggior valore.

Al momento sono due i temi proposti: uno relativo all’innovazione ed alla competitività del Paese, ed un altro sul ruolo dei social media nella comunicazione politica. Assicurano al giornale che altri temi verranno introdotti a breve. La tecnologia utilizzata per realizzazione della piattaforma è la stessa di Trove, l’aggregatore personalizzabile di notizie sempre del giornale.

L’iniziativa è sicuramente interessante, testimonia l’evoluzione dell’ecosistema dell’informazione e conferma la ricchezza di richieste di opinioni, consigli e la proposizione di tematiche incentivanti la partecipazione costruttiva del lettore sancita, anche, dalla desk research sulle capacità strategiche di relazione su Facebook dei principali giornali quotidiani in sei nazioni diverse che assegnava proprio al «The Washington Post» la palma d’oro per la miglior strategia di relazione.

Dimostra inoltre la necessità di stabilire una relazione, di coinvolgere le persone sul proprio sito e non altrove, a cominciare da Facebook, poichè attualmente è questo l’unico modo per monetizzare tale relazione.

Vi sono però una serie di aspetti, di dettagli non trascurabili, che, volendo essere costruttivo, sono da migliorare.

In primis, il processo continua ad essere “top down” con i giornalisti ed il giornale a definire l’agenda setting. Un processo di co-creazione e di coinvolgimento del pubblico di riferimento deve partire sin dalla prima fase, dalla definizione dei temi di interesse ai quali si intende partecipare, per essere realmente tale. Non è solo una questione di forma ma di sostanza, di efficacia nel processo di coinvolgimento delle persone. Non a caso, al momento della redazione di questo articolo, i due spunti forniti raccolgono complessivamente solamente sei commenti, tra l’altro di scarso valore a mio avviso.

L’altro aspetto che si continua ostinatamente a non considerare [pour cause?] è che alla co-creazione deve essere associata una forma di co-remunerazione, di revenue sharing. Se l’impresa trae profitto, direttamente o indirettamente, dai contributi forniti è giusto che riconosca una parte del valore creato a chi lo ha di fatto generato.

Infine si tratta di avere l’abilità di attrarre le persone più talentuose, più qualificate ed esperte sulle tematiche da sviluppare così da creare interesse e coinvolgimento da parte dei lettori. Senza questa capacità ed attenzione ogni iniziativa è destinata al fallimento.

Si sa che in uno scenario competitivo la differenza è fatta dai dettagli, mi è sembrato doverso ricordarli in sintesi.

 

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Mi Piaci, Ma Quanto Mi Piaci?

Innova et Bella, società di consulenza strategica, ha realizzato una desk research sulle capacità strategiche di relazione su Facebook dei principali giornali quotidiani in Italia, Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti. Per ogni nazione sono state poste sotto osservazione le strategie di relazione di 10 fra i quotidiani più diffusi, per un totale di 60 testate.

Per la valutazione delle strategie relazionali di ciascun ogni quotidiano sono stati valutati 12 indicatori delle [buone] pratiche di relazione:

1. Gestire una massa critica di portatori dʼinteresse.
2. Sviluppare la crescita partecipativa dei propri portatori dʼinteresse.
3. Coinvolgere tutti i principali portatori dʼinteresse lettori, giornalisti e dipendenti, imprese e istituzioni, nello sviluppo delle proprie strategie di relazione editoriale.
4. Sviluppare App per il social reading, dedicate a offrire ai lettori la possibilità di comporre il proprio quotidiano personale e di gruppo e di condividerlo in rete con i propri amici.
5. Offrire ai propri lettori lʼopportunità di una relazione diretta con i propri giornalisti [ad esempio lʼofferta di dialogo 1to1 con la propria firma preferita] sviluppando strategie di relazione personalizzate per ogni singolo giornalista.
6. Dedicare unʼattenzione crescente alla fase di “ascolto” dei propri lettori, allʼanalisi professionale dei loro dati di partecipazione e alla loro restituzione in rete.
7. Offrire al pubblico la partecipazione allʼagenda editoriale, considerando i comportamenti dei lettori più partecipativi.
8. Offrire contenuti iconografici, video e foto, con crescenti opportunità di dialogo e condivisione in rete con la redazione e con gli altri lettori.
9. Accrescere il valore aggiunto dei propri contatti, oltre il semplice “mi piace”, con lʼofferta di relazioni personalizzate di lungo periodo basate su interessi profondi.
10. Integrare le proprie strategie editoriali su più canali aperti: carta, online, app, blog, facebook, twitter, you tube, …
11. Sviluppare lʼofferta di contenuti in aree tematiche [quali salute, sport, finanza, etc.] proposte con strategie autonome di relazione su specifici target di clientela.
12. Valorizzare pubblicamente le relazioni sviluppate con i propri lettori [come ad esempio premiazioni e classifiche dei lettori a più alto tasso di partecipazione].

Sulla base di questi parametri e stata stilata una classifica globale ed una per ciascuna nazione con un rating in stile finanziario che parte dal massimo [tripla A], ottenuto solo da due giornali statunitensi, al minimo [C]. Classifica che vede al fondo, in 59esima e 60esima posizione, proprio due giornali del nostro Paese: «Il Resto del Carlino» ed  «Il Messaggero»

Secondo i risultati, liberamente scaricabili,  i tre giornali che adottano la miglior strategia di relazione sono «The Washington Post», «The New York Times» e «Bild». Nessun quotidiano italiano figura nella top ten della classifica.

Secondo quanto dichiarato dai redattori della ricerca, il primo premiato per le numerose possibilità di interazione, l’offerta di relazione dedicata ai giornalisti e ai reporter componenti lo Staff del giornale, la ricchezza di richieste di opinioni, consigli e la proposizione di tematiche incentivanti la partecipazione costruttiva del lettore. Di particolare rilievo l’App ‘Washington Post Social Reader’. Nel 2012 i likers di Washington Post salgono a quasi 400 mila, 172 mila nel 2011.

Al secondo posto, sempre con rating AAA, il NY Times. Il quotidiano che vanta il maggior numero di likers [2,2 milioni, erano 1,2 milioni nel 2011] è stato tra i primi ad utilizzare la nuova timeline in versione diario per raccontare la sua storia [nel 1959 la foto di un’inedita Marilyn Monroe tra i ritagli negli archivi del giornale]. Molto elevato il coinvolgimento dei suoi giornalisti nei dibattiti e nelle numerose tematiche di discussione.

Al terzo posto, con rating AA, il quotidiano tedesco Bild: elevata interattività, qualità estetica e dei contenuti caratterizzano la nuova veste della pagina social di Bild, che nel 2012 registra oltre 776 mila likers, erano 132 mila nel 2011.

Ai quotidiani italiani va il primato di crescita di “likers” e diventa la prima, allo stato attuale l’ unica, fra le sei nazioni prese in considerazione a presentare un numero di likers superiore alle copie diffuse, con «Il Fatto Quotidiano», primo tra i giornali del nostro Paese, che presenta un moltiplicatore eccezionale rispetto alle copie diffuse, pari a ben 10 likers per copia.

Insomma agli italiani i quotidiani piacciono, anche se non sono il media con il maggior numero di fans su Facebook, e sono 4 le testate che ottengo una A [#], ma, parafrasando una celebre campagna pubblicitaria di una compagnia telefonica che ossessionava con il ritornello: “mi ami, ma quanto mi ami?”, i responsabili dei giornali italiani dovrebbero chiedersi: mi piaci, ma quanto mi piaci? La risposta pare essere: non abbastanza da comprare il giornale. Vale la pena di rifletterci, ovviamente.

[#] Social Rating A: Un brand con social rating A sviluppa su Facebook superiori capacità relazionali. Le sue strategie e le sue pratiche di relazione sono valutabili come superiori alla media dei competitori del suo settore.

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Digital Publishing Guidelines

“The Washington Post” ha pubblicato all’inizio di questo mese le linee guida di riferimento per la pubblicazione di articoli ed informazioni nell’edizione digitale del quotidiano.

Obiettivo della pubblicazione è quello di creare un riferimento dinamico, in continua evoluzione e aggiornamento, dei criteri da seguire per la diffusione di informazioni da parte del WP.

Il documento analizza e definisce puntualmente tutti gli ambiti, tutte le aree relative alla divulgazione di notizie, dall’attribuzione delle fonti alla correzione e chiarificazione di errori ed omissioni, passando per i social media ed il tono, il “mood”, degli articoli.

 Iniziativa che gli altri quotidiani dovrebbero diffusamente replicare sia per il valore della proposta che per la scelta di condividerla con i propri lettori.

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