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Communities Sulla Carta

Johnston Press, una delle principali organizzazioni editoriali del Regno Unito con decine di testate locali in Inghilterra, Scozia ed Irlanda, ha presentato venerdì 1 novembre un’iniziativa interessante volta a rendere le comunità più coinvolte nel decidere ciò che viene pubblicato nell’edizione cartacea dei loro giornali locali.

Sulla prima pagina del «Bourne Local»  di venerdì vengono invitati i lettori a iscriversi per essere una parte della nuova era del loro giornale locale proponendo alla popolazione locale di presentare fotografie, articoli e recensioni per gli argomenti di loro interesse. Invito che era stato ampiamente anticipato nei giorni precedenti con “call to action” attraverso Facebook e Twitter.

Love Bourne

Secondo quanto riportato  sul sito istituzionale di Johnston Press il quotidiano sarà ri-posizionato come “giornale del popolo”.  In prospettiva sino al 75% dei contenuti del giornale potrebbe essere realizzato dai cittadini, dalla comunità di riferimento.

In un’intervista al «The Guardian», il chief executive di Johnston Press, ha dichiarato che i giornalisti non devono temere di perdere il loro lavoro poichè saranno impiegati a “curare”, a valutare e selezionare le informazioni ricevute dalle persone, dando corpo e senso ai contenuti proposti dai non professionisti dell’informazione.

Interessante sperimentazione sia in termini di evoluzione del lavoro giornalistico che per la reale creazione del senso di comunità, o community che dir si voglia. Da seguire con attenzione.

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Sul tema vale la lettura “Forbes, dove i giornalisti sono solo una parte della produzione”

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Il Giornalismo è una Conversazione a Due Vie

La filosofia del «The Guardian»: digital e open, è stata oggetto di una delle 8 case history analizzate nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory.

Il giornale diretto da Alan Rusbridger dopo aver realizzato, a luglio 2012, l’ennesimo passo verso l’apertura ai contributi dei lettori con #smarttakes, strumento di aggregazione, di curation dei contenuti, per raccogliere analisi e commenti dei lettori in un unico spazio via Twitter, prosegue senza esitazioni sulla strada del giornalismo partecipativo.

E’ di ieri infatti l’annuncio del lancio di una piattaforma per i contenuti generati dagli utenti. I lettori saranno in grado di inviare fotografie, video e testi direttamente ai giornalisti del quotidiano anglosassone attraverso il sito web dedicato o  grazie ad applicazioni gratuite per smartphone sia Apple iPhone che Google Android.

Guardian Witness

GuardianWitness, questo il nome della piattaforma, è integrato direttamente nel sistema di gestione dei contenuti del «The Guardian», il che significa che i giornalisti possono visualizzare e selezionare in tempo reale al momento del caricamento i contributi degli utenti per i loro articoli. Gli utenti sono incoraggiati a presentare contributi per le “breaking news” e altri temi – come quello di questa settimana sui grattacieli – suggeriti ogni settimana dall’editor della redazione. Tutti i contenuti presentati vengono verificati dai coordinatori della comunità prima di essere pubblicati.

Joanna Geary, social and communities editor del giornale, ha dichiarato che:

GuardianWitness rafforzerà ulteriormente il nostro riconoscimento che il giornalismo è ormai una conversazione a due vie e aprirà il nostro sito come non abbiamo mai fatto prima. Non solo questo renderà ancora più facile per i nostri lettori essere coinvolti nel nostro giornalismo e formare comunità sia locali che globali di interesse comune, ma fornirà anche ai nostri giornalisti un nuovo fantastico strumento, fornendo loro spunti e punti di vista ai quali forse ancora non hanno ancora accesso.

Il giornalismo è una conversazione a due vie. I contenuti sono la base, la reputazione e la comunità, le chiavi del successo.

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La Rivoluzione del Video Giornalismo Partecipativo

Nella mia rubrica settimanale per l’European Journalism Observatory si parla di video citizen journalism.

Partendo dal rapporto “The Video Revolution”, pubblicato pochi giorni fa dal The Center for International Media Assistance, un’analisi dell’impatto su giornali e giornalisti di quest’area del giornalismo partecipativo, l’impatto sull’ecosistema dell’informazione, pro e contro nonchè aree di attenzione e raccomandazioni finali.

Buona lettura.

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Informazione Partecipata per Coinvolgere e Fidelizzare il Lettore

Prosegue il percorso formativo intrapreso un paio di settimane fa per i componenti della redazione di un quotidiano nazionale.

Dopo il crash course sui social media della giornata di lavoro precedente entriamo oggi nella pratica parlando di informazione partecipata per coinvolgere e fidelizzare il lettore.

Come la volta scorsa ho pensato di rendere pubbliche le slide della formazione odierna. Spero possano essere di utilità come elemento di raccordo tra i diversi formatori, quasi tutti miei contatti in Rete sui diversi social network e piattaforme “social”, e magari d’interesse per chi frequenta questo spazio.

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Giornalismi & Social Media

Rialzare la testa e ricominciare a vivere è un’espressione che spesso si usa e che solo chi ha dovuto davvero sperimentarne in  prima persona  le dinamiche è in grado di comprenderne il significato appieno.

E’ quello che, ora posso dirlo finalmente, sto facendo, uscito da una malattia e da un intervento chirurgico che non auguro, davvero, a nessuno, dopo alcuni mesi di convalescenza vivo appieno questa primavera del 2012 che nonostante le bizze metereologiche mi appare sorprendentemente meravigliosa.

E’ così che, dopo il Venezia Camp della settimana scorsa, torno anche all’attività lavorativa a pieno regime, ora che il fisico inizia a consentirmelo, con delle giornate di formazione dedicate ad un gruppo di giornalisti professionisti di un quotidiano nazionale, con un modulo che analizza come governare le prospettive del citizen journalism e sviluppare la fidelizzazione del lettore prevedendo un focus sulla questione del cambiamento del rapporto tra  giornalisti e lettori e affrontando la gestione dei fruitori e le modalità dell’informazione partecipata.

Un percorso formativo che si articola in ben 28 appuntamenti da qui alla fine di giugno e che, avendo il piacere e l’onore di inaugurare come docente della prima giornata, ho pensato di approcciare parlando di giornalismi e social media. Una sorta di crash course sui social media a beneficio dei giornalisti in aula come introduzione generale al tema alla quale seguirà, per quanto mi riguarda direttamente, una seconda sessione su open journalism focalizzandomi sul tema dell’informazione partecipata.

Anche a beneficio degli altri docenti del corso, quasi tutti miei contatti in Rete sui diversi social network e piattaforme “social”, per restare in tema, ho pensato di rendere pubbliche le slide della lezione di oggi. Spero possano essere di utilità come elemento di raccordo tra i diversi formatori e, magari, d’interesse per voi tutti.

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Etica della Narrazione

Sono stati gli smartphones, i “cameraphones”, il mezzo di narrazione istantanea della realtà da trasmettere in tutto il mondo che ha rivoluzionato il fotogiornalismo e rappresentato elemento di supporto straordinario per il giornalismo partecipativo, per il citizen journalism.

Se, da un lato, questo ha permesso di rendere pubbliche storie che un tempo sarebbero rimaste solo negli occhi di chi le aveva vissute, dall’altro lato ha incrementato in maniera esponenziale la naturale predisposizione dell’essere umano a mostrarsi, a raccontarsi, sino ad arrivare agli eccessi documentati dalla foto delle foto dell’uccisione di Gheddafi che mostra come le persone siano concentrate sulla raccolta di immagini del fatto, forse più che sul fatto di per sè stesso.

Nell’era dell’eccesso informativo, dell’infobesità, un riflessione sul tema dovrebbe essere una delle priorità per il 2012.

Credo sia necessario anche sotto questo profilo stabilire un principio etico, un criterio di determinazione di cosa sia “buon giornalismo”, buona informazione, sia per chi svolge per lavoro, per professione questa attività, che da parte di coloro che sempre più, per occasione o per passione, sono coinvolti.

Speriamo che non resti nell’elenco dei buoni propositi di fine anno. AUGURI!

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Le Buone Regole delle Mamme

Mi sarei dato, sperando possa essere condiviso, l’obiettivo di stilare una prima bozza del codice di autodisciplina per chi fa informazione  attraverso blog e social network entro la seconda settimana di Gennaio 2012. Una base di confronto e di raffinamento grazie alla quale arrivare ad una definizione definitiva dei criteri di autoregolamentazione da mettere a disposizione di chi crede che fiducia e responsabilità siano principi cardine dai quali non possono esimersi i blog e, più in generale, l’informazione in Rete.

Come ho già detto, in base a questa timetable, sto procedendo alla raccolta di materiali, dei pro ed anche dei contro, relativi all’ipotesi di lavoro. Un opera nella quale, oltre a tutti coloro che hanno già fornito la loro adesione e disponibilità [grazie!], gradirei, a loro piacendo, coinvolgere anche Ernesto Bellisario & Guido Scorza che con il loro expertise sono certo potrebbere essere di grande aiuto.

Un riferimento prezioso è stata stilato da tempo dalla WOMMA [Word of Mouth Marketing Association] che fornisce un codice di condotta etica i cui punti chiave, no a caso, si fondano su fiducia, integrità, rispetto, onestà e responsabilità.  Riferimenti per i professionisti della comunicazione che, a mio avviso, ben si integrano con i quattro principi per l’informazione di qualità proposti da Timu.

Se il concetto del diritto romano di diligenza del buon padre di famiglia è noto ed applicato come criterio di correttezza e buona fede, di responsabilità, grazie ad una segnalazione, apprendo che un folto gruppo di blogger-donne-mamme si sono date un codice delle buone pratiche dei blogger che è a disposizione di tutti, e che propone un’autoregolamentazione in merito alla gestione della pubblicità sui propri blog.

Il Codice è valido per tutti, mi pare davvero, e cerca di raccogliere vari aspetti legati alle caratteristiche, ed alla eventuale monetizzazione, dei blog, definendo, anche, tre livelli di blogging [ADV free, light, pro]. Si tratta di criteri, che, comunque sia, personalmente integrerò nella mia blog policy. Parametri ben stilati, condivisibili, e che rappresentano ulteriore elemento di arricchimento verso il raggiungimento della stesura dell’autoregolamentazione, dell’autodisciplina.

Le buone regole delle mamme sono un contributo importante, un altro passo partecipattivo [non è un refuso] verso l’obiettivo.

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Pointification & Badgification del Giornalismo Partecipativo

L’ecosistema dell’informazione vede la partecipazione volontaria di migliaia di persone che in tutto il mondo con i loro blog e attraverso i diversi social network sono sempre più soggetti attivi nella cura e diffusione di notizie. Un nuovo giornalismo i cui contorni e le relative implicazioni dopo essere state egregiamente descritte da Luca De Biase, sono testimoniate dall’ottimo lavoro svolto da Luca Alagna e Claudia Vago che con il supporto di diverse persone hanno dato vita a «Year in  Hashtag».

Modelli e dinamiche che se certamente costituiscono elemento di arricchimento evidenziano la necessità di determinarne le caratteristiche e di disciplinarne l’utilizzo affinchè non divenga “la creazione di un valore che trae linfa dalla cooperazione sociale, ma che viene distribuito tramite processi di espropriazione sociale”, come avverte Andrea Fumagalli.

Ad una condivisione delle revenues, dei ricavi, che la produzione di informazione in tutte le sue diverse forme e modalità genera, si vanno affiancando pointification e badgification come elementi di sostegno alla  partecipazione attiva dei citizen journalist.

E’ il caso di Citizenside che utilizza i meccanismi tipici del gioco come elemento di riscontro, di feedback sulla qualità del lavoro svolto dalle persone, di Digital Journal che ne ha introdotto meno di un mese fa le logiche puntando maggiormente sull’aspetto “social” e di diffusione promozionale, ed anche di TapIn Bay Area che ha realizzato un’applicazione ad hoc.

Modello che si va sempre più diffondendo ed allargando ad altre piattfarmo che si basano sul giornalismo collaborativo quali NowPublic e, a breve, Examiner.

Esempi che potrebbero essere applicati anche a supporto della definizione delle caratteristiche in via di definizione di un codice di autodisciplina tutto italiano in quest’ambito.

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Il Mio Primo Lunedì

Primo lunedì è un gruppo di persone che da quasi tre anni si ritrova, almeno, ogni primo lunedì di ogni mese per confrontarsi intorno ad un tema di attualità.

Il tema di questo mese è “L’informazione ai tempi della Rete”.

Un paio d’ore di confronto aperto senza barriere, a cominciare dal layout della sala predisposto a circolo per facilitare il dibattito, ed anche esercitazioni pratiche sul tema.

Oltre al sottoscritto saranno presenti Maria Luisa Vincenzoni e Federico Guerrini. La serata vedrà anche la partecipazione in videoconferenza di Amedeo Ricucci, giornalista RAI autore del reportage per Rai Storia Guerre, Bugie & TV.

Se volete partecipare invece di ascoltare ci vediamo lì.

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Segnali

C’era un tempo [c’è ancora?] nel quale gli uffici marketing delle grandi imprese, e le agenzie di comunicazione delle quali si servono, investivano mesi di lavoro e allocavano budget consistenti per la più minima variazione del marchio del prodotto, dell’azienda.

Ogni restyling, “svecchiamento” si diceva, del logo aziendale veniva vissuto tra mille dubbi, preoccupazioni dell’impatto che quel che di maggior valore ha un’azienda di marca avrebbe avuto sul consumatore, sul cliente finale.

Google, il cui marchio ha un valore stimato in 114 miliardi, con le sue periodiche variazioni ha dimostrato quanto inutile potesse essere  questo “accanimento terapeutico” nei confronti del logo.

Anche Il Manifesto” da 3 giorni a questa parte si è affidata alla penna di Vauro per variare il proprio logo inserendo un cappio intorno alla lettera i per ricordare la precarietà della propria situazione ed il rischio concreto di chiusura del giornale.

Nella prima pagina di oggi, oltre all’elemento grafico del marchio, capeggia l’immagine dell’ennesimo incidente sul lavoro avvenuto nell’hinterland milanese ieri.

Come si può chiaramente vedere l’immagine è tratta da un sito di  giornalismo partecipativo [o citizen journalism che dir si voglia] le cui immagini sono state utilizzate anche dai telegiornali delle principali emittenti generaliste nazionali per documentare l’ennesimo disastro ambientale causato della abbondanti piogge dei giorni scorsi.

Sono segnali inequivocabili di un cambiamento che non è legato ad una fase ciclica ma è strutturale, permanente, destinato a restare anche dopo questa fase congiunturale.

Evidenze concrete di come la soluzione sia nell’apertura invece che nella chiusura, nella realizzazione di comunità d’interesse e di interessi a sostegno della comunità invece che nel controllo.

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