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La Rivoluzione NON è Annunziata

Come previsto, pochi minuti dopo la mezzanotte è stato annunciato che «Huffington Post Italia» è online.

Stesso “family feeling”, stessa impostazione grafica delle altre versioni con lo splash fotografico della notizia principale a tutta pagina e la disposizione su tre colonne idealmente suddivise in informazioni/notizie, curiosità/gossip e blog, sono le caratteristiche del visual del sito anche per la versione in italiano dell’HuffPost.

Strutttura editoriale relativamente snella con una quindicina di giornalisti, oltre alla Direttrice Lucia Annunziata, e 189 blog/blog [anche se al momento della redazione di questo articolo sono attivi 17] “di fama” dall’ ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti a Maurizio Landini, Segretario Generale FIOM, passando per il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Antonio Catricalà e Lele Rizzo del movimento NOTAV e del centro sociale torinese Askatasuna.

Oltre alle considerazioni sull’eticità di intraprendere un’attività a fini di lucro basandosi ampiamente sul lavoro non retribuito, vi sono anche altri aspetti che, in riferimento alla versione italiana ed al panorama informativo del nostro Paese, mi pare opportuno considerare.

La versione Spagnola, l’ultima nata, dopo un mese, a fine luglio di quest’anno, secondo quanto dichiarato dalla Direttrice Montserrat Domínguez, avrebbe raggiunto 1,2 milioni di utenti unici e 10 milioni di pagine viste. Numeri che, in assenza di dati ufficiali [che non sono riuscito a trovare, sorry], vanno presi con le pinze poichè possono variare significativamente in funzione della fonte, che sicuramente beneficiano di visite dall’America Latina così come avviene per «El Pais», «El Mundo» e le altre testate online in castellano.

Anche la versione francese, realizzata in partecipazione con Le Monde e LNEI [Les Nouvelles Editions Indépendantes], anche se si posiziona al di sotto dei principali giornali online della Francia, ha numeri interessanti con quasi 7 milioni di utenti unici nel mese e 18,5 milioni di pagine viste. Ancora una volta una parte del traffico [ circa il 20% da febbraio, dalla nascita, ad agosto] arriva dall’estero, da altre nazioni in cui si parla francese presumibilmente, e non sono mancate le polemiche sui vantaggi ottenuti grazie al fatto di essere sorto sulle ceneri di «LePost» e sulla bassa capacità di attrazione che paiono avere gli articoli prodotti dai blogger d’oltralpe che generano solamente l’8% del totale delle visite mensili.

Secondo Riccardo Luna, «Huffington Post Italia» è un “game changer , ovvero un fatto destinato a cambiare le regole del gioco per quel che riguarda l’editoria”. Già dal titolo che ho dato all’articolo avrete capito che evidentemente non sono d’accordo con la sua visione.

Spiega bene Luca Sofri i motivi di successo del “modello HuffPost”, il problema è che questo modello in Italia già esiste ed è rappresentato dall’edizione online del  «Il Fatto Quotidiano» che ha già realizzato, più o meno esattamente, quello che la neonata testata all digital si propone di fare, dall’attenzione ai social network [803mila fans su Facebook e 387mila followers su Twitter al momento] ai numerossimi blog – gratuitamente – ospitati nella sua edizione online.

Modello che, secondo i dati Audiweb di Luglio, genera 251mila utenti unici e 952mila pagine viste. Numeri che, pur nella loro rilevanza nel panorama delle testate online, danno, anche, la dimensione delle differenze di potenzialità in Italia rispetto alle altre nazioni dove è stato applicato “il modello HuffPost” e che al tempo stesso costituiscono barriera per la versione italiana.

Elementi che nel loro insieme evidenziano come la rivoluzione non sia annunciata [o annunziata se si preferisce], anche perchè arruolare folle di blogger che scrivono gratuitamente e/o utilizzare social network e SEO alle porte del 2013 non può davvero considerarsi innovativo o “rivoluzionario”, e che determinano il perchè nel nostro Paese non sarà il successo di altre nazioni finendo probabilmente per minare la già precaria salute economica delle testate all digital italiane. Forse l’unico vero vantaggio sarà per il gruppo Espresso-Repubblica che potrà sperimentare cose che sulla corazzata, nell’edizione online di «Repubblica», non vuole/non può permettersi di fare.

Ciò detto, comunque, per principio, non posso che augurare la migliore sorte ad «Huffington Post Italia».

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Correlazioni: Il Dato è Tratto

A complemento e completamento della visione che emerge dalle elaborazioni realizzate nell’ultima settimana, sollecitato da una mail a commento dei dati, inviatami da un professionista del settore di cui ho stima e considerazione,  ho deciso di paragonare i dati precedemente prodotti relativamente all’online con quelli delle vendite  [edicola + abbonamenti pagati] dei quotidiani nella loro versione cartacea.

Obiettivo dell’analisi verificare il mercato contendibile, quello di chi va a comprare in edicola ed ha la possibilita’ di scegliere una qualunque testata, e ogni volta che compra un giornale fa una scelta, come avviene altrettanto ogni volta che punta un browser ad un indirizzo di un sito web di un quotidiano online.

L’elaborazione realizzata si basa sui dati aggiornati a settembre di quest’anno per le edizioni online, mentre i dati delle vendite sono aggiornati a luglio 2011. Il totale del mercato è riportato a 100 in maniera “fittizia” per rendere il più omogeneo possibile il confronto tra i due segmenti che sappiamo essere molto più articolati e complessi di quanto rappresentato dalla tabella di sintesi sottoriportata. In base a questa, minima, precisazione metodologica, per inquadrare i contorni generali è possibile contestualizzare meglio il panorama generale e le singole specificità.

Complessivamente, tra le testate prese in considerazione, si evidenzia, ad esclusione di  «Gazzettino» e «Messaggero», entrambi dello stesso gruppo editoriale [Caltagirone], andamento negativo per le vendite della versione cartacea alle quali corrisponde invece positività per numero di utenti unici che accedono al sito web corrispondente alla medesima testata.

L’andamento negativo dei quotidiani tradizionali è confermato, anche se solo in forma aggregata, dai dati FIEG che sono aggiornati a settembre 2011.  Seppure in maniera meno accentuata rispetto ad altre nazioni, anche in Italia dunque si assiste ad un  progressivo spostamento verso l’online. Tendenza che, visti dati di permanenza sul sito e per singola pagina, al momento, a mio avviso si concentra sui lettori deboli di quotidiani tradizionali, su coloro, per dirla in una battuta, che comunque già prima non compravano quotidianamente il giornale in edicola.

Sono portato a ritenere che invece per gli “heavy users”, per chi fruisce di informazione con continuità, si tratti di duplicazione, di sovrapposizione tra piattaforme diverse, anche, in funzione di momenti diversi della giornata. E’ una sensazione, un’ ipotesi di lavoro, che pare essere confermata dallo share, dalla quota che ciascuna testata ha nei due formati.

Proprio dall’analisi dello share sulle diverse piattaforme emerge come «La Repubblica» ed «Il Corriere della Sera» siano molto sopra la loro quota di mercato cartaceo, beneficiando sia di  investimenti realizzati in ambito digitale certamente superiori alle altre testate che del fatto di essere generalisti e nazionali.

A livello di singola pubblicazione si evidenzia, da un lato, la forza relativa del «Fatto Quotidiano» in Rete con una quota quasi doppia rispetto all’edizione cartacea e, dall’altro lato, un allineamento “perfetto” tra edizione digitale e cartacea del «Sole24Ore» contrariamente a quanto avviene per gli altri quotidiani presi in considerazione.

Forse il dato più interessante che emerge dall’analisi realizzata è relativo a come, complessivamente, l’informazione online sia decisamente più concentrata rispetto a quella cartacea con le prime 4 testate che raccolgono il 65% degli utenti contro il 49% delle vendite. Una concentrazione che contribuisce a spiegare ulteriormente la difficoltà di emergere da parte delle nuove iniziative editoriali, dei cosidetti “superblog”. Sotto questo profilo sembrerebbe dunque che la vantata pluralità della Rete sia distante dalla realtà delle cose. Aspetto che, evidentemente, impatta direttamente non solo sulla qualità dell’informazione ma anche sulle prospettive di ottenere ricavi dall’online da parte degli “outsider”.

Se a commento dei dati Audiweb sono state mosse perplessità da più parti, personalmente resto decisamente più dubbioso sull’attendibilità dei dati Audipress che ho incluso nella tavola di sintesi che che preferisco, per questo motivo, astenermi dal commentare.

Sempre in  tema di commenti, in conclusione, ancora una volta, ogni commento è gradito, auspicato, nonchè gratuito.

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Andamento di Quotidiani e “SuperBlog” Italiani sul Web

Audiweb ha pubblicato il 05 settembre i dati di audience online aggiornati al mese di luglio di quest’anno. Complessivamente sono 26,2 milioni gli Italiani che hanno navigato almeno una volta attraverso un PC nel mese di luglio 2011, con un incremento annuo del 10%.  Nel giorno medio sono online 12,2 milioni di utenti attivi, il 12,8% in più rispetto al 2010.

Se il dato generale consente, in attesa del consuntivo di agosto, di confermare che internet non va in vacanza, il dettaglio relativo ai giornali online permette di aggiornare la visione rispetto all’ andamento di quotidiani e “superblog” proposto ad aprile, che non aveva mancato di suscitare  dibattito ed anche qualche polemica.

L’elaborazione realizzata da jumpingshark si presta a più di una considerazione sia in riferimento ai quotidiani tradizionali che, forse ancor più, ai “superblog”, a quelle fonti di informazione all digital che sono nata relativamente di recente in Italia.

Per quanto riguarda le versioni online dei quotidiani tradizionali, jumpingshark ha elaborato l’andamento di pagine viste, visitatori unici e tempo di permanenza per 9 importanti quotidiani italiani [La Repubblica, Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale, L’Unità, La Stampa, La Gazzetta dello Sport, Libero, Il Sole 24 Ore] più l’agenzia ANSA.  L’elaborazione realizzata consente di visualizzare in maniera dinamica l’andamento di questi elementi dal gennaio 2010 a luglio 2011 permettendo così anche una visione puntuale di quale sia l’impatto di certe notizie per ciascuna testata. E’ un fattore che, tempo permettendo, approfondirò domani.

In termini di pagine viste e visitatori unici si conferma lo strapotere di Repubblica e Corsera che hanno numeri del triplo superiori rispetto alla Gazzetta dello Sport, terzo quotidiano per volumi di visite,  seguito da La Stampa che evidentemente nella versione online riesce a scrollarsi di dosso l’immagine di quotidiano solo piemontese, o addirittura torinese, grazie ad articoli e firme che hanno il potere di attirare un utenza più allargata rispetto alla versione cartacea ed alla possibilità di superare lacci e lacciuoli della distribuzione tradizionale che il Web permette.

- Fonte: Audiweb - Elaborazione: Jumpingshark - Clicca per accedere alla versione interattiva dei dati -

E’ una forza che il quotidiano della famiglia Agnelli conferma e rinforza per quanto riguarda la permanenza dei visitatori sul sito web. Se da un lato va reso il merito al direttore Calabresi ed allo staff della Stampa per il lavoro che svolgono in ambito digitale, risulta altrettanto evidente il problema di coinvolgimento e trattenimento di Repubblica e Corsera come il grafico di sintesi sottoriportato evidenzia.

- Fonte: Audiweb - Elaborazione: Jumpingshark - Clicca per accedere alla versione interattiva dei dati -

Per quanto riguarda i “superblog“, ed in particolare le testate che sono a cavallo tra un quotidiano tradizionale ed un blog. Nello specifico vengono pubblicati Il Post e Lettera43 mentre non compare L’Inkiesta ed altri che, probabilmente, non pagando Audiweb, così come avviene per Auditel, non vengono diffusi pubblicamente anche se certamente rilevati

Sia rispetto agli obiettivi dichiarati al lancio da Lettera43 che più in generale, i nuovi player “stentano”, non sembra che riescano a sfondare se non presso una ristretta cerchia di utenti fedeli come mostrano i dati relativi al tempo di permanenza del Post e Lettera43.

Se da un lato potrebbe esserci un tempo fisiologico di costruzione del brand da parte dei new comers che non godono evidentemente della notorietà accumulata negli anni dai player tradizionali [in primis Repubblica & Corsera come mostrano i dati], dall’altro lato potrebbe essere la conferma di come vi sia complementarietà e rinforzo reciproco di ciascun mezzo, di ciascuna piattaforma.

- Fonte: Audiweb - Elaborazione: Jumpingshark - Clicca per accedere alla versione interattiva dei dati -

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L’Uragano dell’Informazione

Come faccio quasi ogni mattina, stavo dando un’occhiata alla versione online dei principali quotidiani quando, arrivato al terzo, qualcosa ha iniziato a stridere, perfino ad infastidirmi, spingendomi ad approfondire.

Ho così verificato che l’apertura, il primo titolo in testa, delle home page di tutti i maggiori giornali europei è dedicata a Irene l’uragano che sta colpendo gli Stati Uniti. Non c’è quotidiano per il quale la notizia principale non sia relativa a questo evento atmosferico eccezionale.

Jeff Jarvis parla di #stormporn ridicolizzando la qualità della copertura giornalistica, ed in particolare quella televisiva, dell’uragano.

Se è possibile comprendere che i giornali inglesi dedichino tanta rilevanza ai fatti poichè per loro la quota di traffico, di visite, che arriva dagli USA è una quota rilevante, che questo avvenga anche per i giornali italiani, francesi e spagnoli desta in me più di qualche perplessità e preoccupazione.

Se la teoria complottista potrebbe rilevare una strategia della disattenzione rispetto ad altri fatti che certamente hanno rilevanza superiore nei rispettivi Paesi, personalmente propendo per una non meno preoccupante omologazione al ribasso.

L’audience driven journalism, il giornalismo che punta tutto sull’attrazione dell’audience, si evolve, pare ad ogni latitudine, in karaoke journalism annullando di fatto le potenzialità di pluralità di visione e di pensiero della Rete in nome degli accessi da vendere agli investitori pubblicitari.

Tutto cambia, nulla muta.

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L’informazione di Novembre

Ancora una volta <<Il Giornalaio>> è oggi in grado di proporre in anteprima assoluta le novità, i titoli che saranno pubblicati dai principali quotidiani del nostro paese.

La Stampa: Fiat acquisisce Polistil. Marchionne soddisfatto annuncia: “Finalmente abbiamo nel cassetto dei nuovi modelli[ni]”.

Il Messaggero: Alemanno sulle proteste al Festival del Cinema di Roma dichiara perentorio: “E’ un film già visto”.

Il Corriere della Sera: All’interno della riforma della giustizia spunta la legge matrioska sugli stranieri. L’Articolo 129.1.77 recita: “Qualunque soubrette, fino a prova contraria, può essere parente di Mubarak”.

Il Sole24Ore: Il Ministro dell’Economia Tremonti presenta il <<decreto superciuck>>. All’insegna del motto rubare ai poveri per dare ai ricchi il nuovo scudo fiscale in programma per il 2011.

L’Unità: In vista delle elezioni Bersani disponibile all’alleanza con Sinistra Ecologista di Vendola. Già pronto lo slogan: “Lotta dura per la verdura, lotta armata per l’insalata”.

Libero: Berlusconi contrattacca. Il Premier rivela il piano di rilancio dell’esecutivo fondato sulle “3T”: Tacchi, Toupè e….

Il Giornale: Silvio c’è! Più tacchi per tutti è la promessa del Premier per restituire la giusta statura al popolo italiano.

Prima Comunicazione: Uno stagista della Casaleggio & Associati sbaglia e carica il post per il blog di Di Pietro su quello di Beppe Grillo che realizza 28 milioni di visite senza che nessuno se ne accorga. Il neolaureato immediatamente promosso General Corporate Fulfilling Social Stragist Manager. Genio!

La Repubblica: L’import del pomodoro balza al +573% nei primi 9 mesi del 2010. E’ l’effetto dell’espulsione degli immigrati clandestini addetti alla raccolta segnalano gli analisti.

Il Mattino: Sgarbi nominato da Berlusconi Commissario Supremo della Campania progetta di indurre l’eruzione del Vesuvio per risolvere l’emergenza rifiuti. “Pompei docet” le parole dell’eclettico critico d’arte al momento dell’insediamento.

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Le Principali Notizie di Settembre

Dopo aver anticipato le principali notizie del mese di giugno, <<Il Giornalaio>> è oggi in grado di proporre in anteprima assoluta le novità sull’economia della nazione che saranno pubblicate dai principali quotidiani del nostro paese alla ripresa di settembre.

  1. Finanza & Mercati del “Sole 24 Ore” del 01 Settembre: Google compra Yahoo, il suo presidente, Eric Schmidt, dichiara <<Se mi cercate, sapete dove trovarmi>>.
  2. “La Stampa” del 05 Settembre: Ikea, attraverso Norges Bank, acquisisce la Fiat. Marchionne soddisfatto dichiara finalmente risolti i conflitti sui siti produttivi dell’azienda torinese, la Panda sarà fornita in scatola di montaggio [brugole comprese].
  3. “Il Gazzettino” dell 11 Settembre a tutta pagina titola: <<Stefanel fa causa ai principali stilisti nel mondo, non creano nulla che valga la pena di copiare>>.
  4. Prima pagina del “Giornale del 13 Settembre: Feltri annuncia trionfante <<Berlusconi raddoppia le pensioni>> Sul sito del quotidiano in una video intervista esclusiva il Premier dichiara: <<Il futuro è dei giovani senza futuro>>.
  5. “La Padania” del 17 settembre mostra a pagina intera la foto di Bossi con il dito medio alzato ed il titolo: <<La Lega indica la direzione per lo sviluppo economico dell’Italia>>.
  6. “Corriere della Sera” del 23 Settembre, sezione dedicata alla cronaca di Milano: <<Crolla il mercato immobiliare milanese. Dopo il provvedimento straordinario del Ministro per il Sottosviluppo Federalista che ha rimandato a casa tutti i “terroni”, la città è deserta, nessuno cerca casa>>.
  7. “La Repubblica”, R2 Cult del 25 Settembre, pubblica un’inchiesta effettuata su un campione di 500 giovani tra i 12 ed i 18 anni <<Come gli adolescenti spendono la paghetta>>. Ai primi tre posti con oltre il 78% delle risposte: Giornali, Libri e Riviste. Dopo la pubblicazione dei risultati, licenziato il direttore del noto istituto di ricerca al quale era stato commissionato il sondaggio.
  8. “Il Fatto” del 27 Settembre riprende il dettaglio dei finanziamenti all’editoria per il 2010 pubblicato da wikileaks il giorno prima. Belpietro fugge a Santo Domingo ospite di Gaucci.
  9. “Il Mattino” del 29 Settembre pubblica la lettera di Cossiga al Presidente del Consiglio. Dalla documentazione emerge come la camorra si offra di ripianare il debito dello stato in cambio di un’amnistia generale. Ulteriori indiscrezioni confermerebbero l’istituzione di un’apposita commissione segreta per la valutazione dell’offerta che riporterebbe ai ministri Tremonti e Maroni; Presidente Marcello Dell’Utri.

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I 10 Titoli che Leggeremo a Giugno

1) Prima pagina del “Giornale” del 01 giugno: Berlusconi mantiene le promesse. L’assegno di mantenimento di Veronica Lario non è carico dei contribuenti.

2) “Il Sole24Ore” del 03 giugno: Estirpato alla radice il problema delle morti bianche. Chiuse tutte le imprese edili, non c’è più lavoro.

3) Prima di copertina di “Prima Comunicazione” di giugno: Libero per far fronte al calo diffusionale e contenere i costi licenzia i giornalisti ed amplia a 32 pagine la sezione relax del quotidiano.

4) Pagina degli interni del “Corriere della Sera” del 05 giugno: Alla chiusura delle scuole la Gelmini annuncia che non verranno riaperte. E’ necessario abolire l’anno scolastico 2010/2011 per far fronte al deficit dello stato afferma il ministro, che rassicura i genitori affermando che potranno comunque mandare i propri figli nelle scuole private.

5) R2 di “La Repubblica” dell’ 11 giugno: Esclusiva intervista sui giovani a Cossiga & Andreotti

6) Sezione Motori di “La Stampa” del 15 giugno: Dopo la nuova 500 e la Giulietta, nel 2012 la nuova Topolino. Tra le motorizzazioni disponibili il rivoluzionario propulsore ibrido con ricarica a molla.

7) Prima pagina di “La Padania” del 21 giugno: Renzo Bossi annuncia: << Ora che ho delle responsabilità devo tornare a studiare. Finirò le medie >>.

8 Prima pagina de “Il Sole 24 Ore” del 23 giugno: Il Fondo Monetario Internazionale conferma che l’Italia continua ad essere l’economia più avanzata dell’Africa.

9) Prima pagina di “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 27 giugno: Arrestato dalla forestale il Ministro Calderoli. In preda a raptus bruciava montagne di carta nei boschi della Sila.

10) “L’Unità” del 30 giugno: Bersani dichiara che il PD è per un opposizione ferma ma responsabile ed annuncia: << Ne riparleremo a settembre dopo le vacanze >>

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Studio sulla Correlazione tra Advertising e Copertura Giornalistica

In molti spesso si sono chiesti quale fosse la reale indipendenza e quale invece il legame tra informazione e potere politico ed economico. Domanda che in una nazione quale l’Italia, dove la concentrazione da una lato del potere e dall’altro dell’editoria è superiore ad altri paesi, assume un ruolo di importanza primaria per il futuro del giornalismo e della nazione stessa.

Una prima risposta a queste tanto legittime quanto rilevanti questioni, è stata fornita verso la fine del 2009 da uno studio pubblicato sul numero di novembre del “Journal of Marketing” che analizzando la spesa pubblicitaria e la copertura giornalistica di 291 imprese italiane della moda sulle pubblicazioni di 123 editori in Italia [61], Francia [15], Germania [15], Gran Bretagna [16] e USA [16],concludeva perentoriamente che “ci sono le prove di una forte influenza <<positiva>> della pubblicità sulla copertura giornalistica”.

Arriva ora la conferma da una ricerca specificatamente dedicata all’Italia sul rapporto tra copertura giornalistica e pubblicità condotta da Marco Gambaro, professore di Economia della Comunicazione al dipartimento di Scienza Economiche, Aziendali e Statistiche dell’Università Statale di Milano, e Riccardo Puglisi, ricercatore all’Università di Pavia.

Lo studio, articolato su un periodo di di due anni, si è concluso nel dicembre 2009 ed i risultati sono stati rilasciati recentissimamente. Sono stati presi in esame gli articoli pubblicati ogni giorno nel biennio da 6 quotidiani italiani su 13 società quotate in borsa analizzando complessivamente 56mila articoli che sono stati confrontati sia con i comunicati stampa diffusi che con gli investimenti in advertising [secondo i dati Nielsen] delle società prese in considerazione.

Le testate analizzate sono state: Corriere della Sera, Repubblica, Stampa, Resto del Carlino, Tirreno e Mattino di Padova. Le aziende prese in considerazione a campione: Campari, Edison, Enel, Eni, Fiat, Finmeccanica, Geox, Indesit, Luxottica, Mediolanum, Telecom Italia, Tiscali e Tod’s.

L’analisi conferma come il ritorno, in termini di articoli pubblicati, sia direttamente correlato al crescere degli investimenti pubblicitari, aumentando sia in funzione dei comunicati stampa diffusi che del livello di investimento in comunicazione pubblicitaria delle imprese.

Fonte: “WHAT DO ADS BUY? DAILY COVERAGE OF LISTED COMPANIES ON THE ITALIAN PRESS” Working Paper Dicembre 2009.

Un ulteriore effetto che emerge è quello che deriva dalla proprietà dei quotidiani, con “La Stampa” che ha un rapporto quasi doppio rispetto agli altri quotidiani oggetto dello studio nelle citazioni, negli articoli, sul proprio azionista: la Fiat.

I ricercatori segnalano come queste dinamiche abbiano un impatto non solo in chiave strettamente di marketing di valorizzazione, o perlomeno di accrescimento di notorietà, del brand, ma anche sulla probabilità di acquisto dei titoli in borsa delle società esaminate che trarrebbero un vantaggio anche in chiave finanziaria dalle dinamiche emergenti.

Una delle argomentazioni più ricorrenti propone una visione secondo la quale i giornali rappresentano un pilastro indispensabile per la democrazia per il ruolo di custodi della correttezza di informazione che rivestirebbero. Diceva Norberto Bobbio “la democrazia vive di buon e leggi e buoni costumi”. E’ un periodo questo in cui pare che manchino entrambi.

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Senza ScrEzio

Italia Oggi riporta le dichiarazioni di Ezio Mauro, rilasciate a margine della presentazione agli investitori del nuovo D qualche giorno fa, ci sono un paio di passaggi che vale la pena assolutamente di riprendere.

Da un lato il direttore di Repubblica afferma che bisogna “offrire al lettore pacchetti di notizie online con approfondimenti, commenti e consigli. Offerte speciali di news a pagamento, estrapolate dal nastro continuo dell’informazione giornaliera, in modo che il pubblico impari a cogliere il valore aggiunto dell’indagine giornalistica“.

Sono dichiarazioni che veicolano una visione sul futuro delle notizie che mi appaiono in assoluto contrasto rispetto a quelle rilasciate in precedenza secondo le quali “L’edicola….è un luogo dove si incontrano l’offerta di informazione e il diritto consapevole di essere informati. I lettori fermano l’automobile, scendono dal tram per cercare in edicola proprio questo. Questo luogo dove si cerca e si offre informazione

Il timore che le dichiarazioni fossero solo parole di circostanza, auguri di speranze in cuor proprio dimenticate, adattate al contesto in maniera evidentemente studiata era già stato espresso in questi spazi, ma che la dicotomia fosse così profonda preoccupa poiché potrebbe essere il frutto di una carenza di visione strategica oltreché la manifestazione di profonde lacune di memoria.

Ezio Mauro continua affermando che ” L’errore dell’ultimo decennio? Aver avvalorato nel lettore l’idea che tutte le notizie fossero gratuite. Adesso dobbiamo dare il via a un  inversione culturale e valorizzare il lavoro che c’è dietro ogni pubblicazione“.

Vale la pena di ricordare [pare che le lacune di memoria siano una costante] che quel che viene descritto in sintesi è l’effetto. La causa è l’illusione di aver creduto che tutti i proventi potessero derivare da una crescita inarrestabile degli investimenti pubblicitari.

Non è molto distante il tempo, per citare il caso più lampante, in cui gli editori compravano intere piattaforme di blog, o ne creavano di nuove tout court, realizzando investimenti significativi che ritenevano sarebbero stati [stra]ripagati dalla raccolta pubblicitaria. L’amica Titti ed io, tra gli altri, c’eravamo al tempo [e qualcosa dicemmo al riguardo nell’oblio generale che regnava allora sul tema], immagino che anche Ezio Mauro fosse presente.  Se i vuoti di memoria fossero così numerosi si potrebbe pensare, a malincuore, ad aspetti patologici.

Ed infine, perché ci si riferisce esclusivamente all’informazione, alle notizie, on line e sempre meno a quelle su carta? Al [ri]lancio di una testata che è fondamentalmente l’inserto cartaceo di un quotidiano cartaceo perchè parlare solo di on line?

Senza scrEzio, caro direttore, faccia memoria e ci rifletta. Grazie.

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