Archivi del mese: aprile 2011

WikiLeaks è più Influente del Wall Street Journal

Wikileaks nell’ultimo anno ha avuto un impatto estremamente rilevate sul giornalismo e sui media a livello internazionale.

La dimostrazione dell’influenza dell’organizzazione guidata da Julian Assange sull’informazione è lampante se si considera da un lato la guerra mediatica che si è recentemente scatenata relativamente alla corsa alla pubblicazione dei file su Guantanamo e, dall’altro lato,  dal numero di articoli che il quotidiano più influente al mondo, il New York Times, ha pubblicato nei primi quattro mesi del 2011 utilizzando come fonte WikiLeaks.

Ho voluto approfondire il tema dell’influenza sulle notizie e sui media utilizzando uno dei tool più diffusi: Klout.

Sulla base dei parametri presi in considerazione da Klout, WikiLeaks risulta essere maggiormente influente del Wall Street Journal e dunque di moltissimi altri mezzi d’informazione.

Come segnalato recentemente dal “Time”,  WikiLeaks è candidato a diventare uno strumento per il giornalismo della stessa rilevanza del Freedom of Information Act .

Il coraggio è contagioso!

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Lascia o Raddoppia?

Secondo quanto riporta stamane “Prima Comunicazione” [via], Andrea Monti Riffeser, esponente della famiglia emiliana proprietaria della Poligrafici Ed, ritorna alla carica con una sua vecchia ossessione: quella di vietare, o comunque disciplinare, la lettura dei quotidiano nei bar.

Il valore delle dichiarazioni rese è riassunta dalla promozione che dall’ inizio di maggio “Il Resto del Carlino”, quotidiano del medesimo gruppo editoriale, lancerà a Bologna, dove, nei bar convenzionati, sarà possibile acquistare per due euro un buono che consente di avere a quel prezzo caffè e giornale.

Totò & Mike Buongiorno are back, purtroppo non c’è niente da ridere.

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Newseconomics & Coinvolgimento

Scout Analytics, impresa statunitense dedicata al monitoraggio dell’informazione online ed a come generare ricavi dal digitale in ambito editoriale,  ha pubblicato ieri nel suo corporate blog un’infografica di sintesi sulle motivazioni per le quali i ricavi dalle notizie online non saranno mai pari a quelli generati dalla versione cartacea.

Riprendendo i dati forniti da Nielsen ed eMarketer, “Why Online News Revenue will Never Equal Newspaper Revenue” sottolinea le principali motivazioni richiamando l’effetto combinato determinato dalla combinazione di tariffe pubblicitarie a prezzi di saldo e le note difficoltà di far pagare i contenuti agli utenti.

Sono aspetti ormai noti rispetto ai quali viene introdotta una variabile non indipendente: il coinvolgimento del lettore, spiegando come nel formato cartaceo esistesse un sistema complessivo di intrattenimento dell’utenza che invece sul web risulta frammentato, disperso, e dunque più difficilmente valorizzabile.

Personalmente sono sempre più convinto su quale possa essere lo strumento principe per il coinvolgimento del lettore e per una valorizzazione adeguata anche in specifico riferimento alla realtà italiana.

Strumenti diffusi dei quali ho direttamente sperimentato l’efficacia negli ultimi dieci anni. Come spesso accade è fondamentalmente un problema di cultura.

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Innovazione d’Impresa & Social Media

Il vantaggio competitivo dipende dalla capacità di capire non soltanto la catena del valore di un’impresa, ma anche il modo in cui l’impresa si inquadra nel sistema del valore nel suo complesso, scriveva Michael Porter nel lontano 1985. Ogni azienda è un insieme di attività che vengono svolte per progettare, produrre, vendere, consegnare e assistere i suoi prodotti. La catena del valore e il modo in cui l’azienda svolge le singole attività sono un riflesso della sua storia, della strategia e del modo in cui la mette in pratica, delle specificità economiche che sottostanno alle attività stesse.

La corsa all’oro, l’esplosione nell’utilizzo dei social media in chiave di comunicazione aziendale, molto spesso tralascia colpevolmente la parte relativa alla comunicazione interna ed all’organizzazione del lavoro quali elementi imprescindibili per il successo delle azioni di relazione e comunicazione attraverso i diversi social media.

La teoria più conosciuta e diffusa si collega ai principi espressi dalla teoria motivazionale  di Maslow che partendo dai principi generali ha trovato applicazione in ambito lavorativo. Pur mantenendo ancora oggi una validità complessiva le teorie di Maslow, in specifico riferimento alla crecente complessità in ambito aziendale, non assolvono più adeguatamente allo scopo.

Gary Hamel, autore di “Future of Management“, in una sua conferenza al Fortune Innovation Forum, ha ridisegnato la piramide di Maslow ridefinendo la gerarchia dei fattori di motivazione all’interno delle organizzazioni aziendali.

I sei livelli da lui definiti sono:

  1. Obedience : show up, do the job
  2. Diligence : work hard, stay focus, long hours etc …
  3. Intellect : taking responsibility for their own skills, bring best practices to the work place
  4. Initiative : taking ownership for a problem, an opportunity before you ask them, not bound by a definition of their job
  5. Human creativity : brought by people who would ask how to do this in a fundamental different way ? What is there to learn from other industries ? Where are the chances for radical innovation in this product/service ?
  6. Passion and zeal : for whom their job is not only intellectually meaningful it is indeed spiritualy meaningful to them. Enormous meaning comes out of their work.

I primi tre punti sono divenuti, piaccia o meno, una commodity che le aziende possono aquistare a basso prezzo in qualunque parte del mondo, mentre sono i tre nella parte alta della piramide che divengono elementi strategici per l’innovazione  all’interno delle imprese.

Fate un check nelle aziende in cui lavorate, se i knowledge workers presenti non hanno queste capacità e motivazioni, o non sono stati sin ora supportati nel percorso necessario ad acquisirle, non siete oggettivamente nella condizione di poter progettare una vostra presenza corporate nei social media e probabilmente, a breve, neppure sul mercato.

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Come si Realizza una Rivista

Richard Turley, Direttore Creativo di BusinessWeeek, durante una recente conferenza per la Society of Publication Designer ha raccontato come si realizza una rivista.

Per farlo ha utilizzato questo video che in meno di 4 minuti illustra in sintesi il processo di produzione del settimanale statunitense.

Istruttivo.

[Via]

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Ansia Nucleare

Nielsen ha pubblicato in questi giorni i risultati di un’analisi svolta nel mese di marzo che attraverso il monitoraggio delle conversazioni online documenta il cambio di attitudine nel nostro paese relativamente all’impiego di energia nucleare.

Secondo quanto riportato dal noto istituto di ricerca, successivamente al disastro nucleare di Fukushima, la quota di persone con un orientamento negativo nei confronti del nucleare è passata dal 33% del pre – tzunami all’attuale 43%.  Le aree di maggior preoccupazione sono inerenti sicurezza d’impiego di questa fonte e rischi connessi alle radiazioni.

Newsrevired, spazio anglosassone dedicato al giornalismo ed ai media digitali, propone una lista di 10 punti relativamente a quello che viene definito data journalism nella quale si richiama l’attenzione sull’utilizzo delle mappe come strumento di attrazione dell’utenza e di sintesi visiva delle informazioni, dei dati.

Davvero interessante sotto questo profilo la mappa “Nuclear Anxiety” che effettua una monitoraggio costante in tempo reale delle conversazioni in rete sull’energia nucleare. Grazie alla mappa realizzata vengono visualizzate le verbalizzazioni, le segnalazioni sul tema e la loro origine da ogni angolo del pianeta.

Anche gli spagnoli della comunità online Webnode hanno realizzato una infografica interattiva che visualizza la variazione, la crescita dell’attività su Twitter in base all’avanzamento della nube radiottiva di Fukushima. Dall’11 marzo al 05 aprile scorso sono stati  iniviati online attraverso la piattaforma di microblogging ben 500 milioni di messaggi sul tema.

Pare infine che un fumetto manga, pubblicato nel 1998, raccontasse, in qualche modo prevedesse, con largo anticipo quello che sarebbe stata la contemporanea tragedia di Fukushima. Il comic giapponese che all’epoca aveva venduto circa 70mila copie è stato digitalizzato e ripubblicato successivamente al disastro nucleare in giappone raggiuingendo in pochi giorni oltre 200mila visite.

Non si può che condividere il rammarico dell’autore della pubblicazione nel constatare come sia risultato essere un avvertimento nullo.

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Il Provincialismo dei Quotidiani Italiani

Che i files relativi a quanto avveniva a Guantanamo diffusi dai maggiori quotidiani internazionali avessero scatenato una sorta di guerra mediatica è apparso subito evidente.

WikiLeaks è diventata non solo simbolo della libertà di espressione ma anche fonte indispensabile per i giornalisti e per attirare visitatori alle pagine delle edizioni online dei quotidiani. Fabio Chiusi sostiene che sia una guerra che fa bene ai lettori che grazie alla  gara al rialzo hanno beneficiato di una copertura informativa più ampia sul tema.

I quotidiani di tutto il mondo dedicano ampio spazio alla vicenda ed in particolare, ovviamente, i giornali che sono “media partner” di Wikileaks danno grande risalto alla documentazione diffusa anche nell’edizione cartacea. E’ Così per El Pais, Le MondeDaily Telegraph ma non per Repubblica, che pure insieme al settimanale L’Espresso figura tra i mezzi d’informazione accreditati dall’organizzazione guidata da Julian Assange, nè per nessun altro dei giornali italiani.

Il dizionario della lingua italiana definisce il termine provincialismo come: arretratezza culturale, chiusura mentale, conformismo, caratteri che si ritengono propri della provincia. Non trovo personalmente miglior descrizione per definire l’orientamento dei quotidiani della nostra nazione, anche, in questa occasione.

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