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WikiLeaks è più Influente del Wall Street Journal

Wikileaks nell’ultimo anno ha avuto un impatto estremamente rilevate sul giornalismo e sui media a livello internazionale.

La dimostrazione dell’influenza dell’organizzazione guidata da Julian Assange sull’informazione è lampante se si considera da un lato la guerra mediatica che si è recentemente scatenata relativamente alla corsa alla pubblicazione dei file su Guantanamo e, dall’altro lato,  dal numero di articoli che il quotidiano più influente al mondo, il New York Times, ha pubblicato nei primi quattro mesi del 2011 utilizzando come fonte WikiLeaks.

Ho voluto approfondire il tema dell’influenza sulle notizie e sui media utilizzando uno dei tool più diffusi: Klout.

Sulla base dei parametri presi in considerazione da Klout, WikiLeaks risulta essere maggiormente influente del Wall Street Journal e dunque di moltissimi altri mezzi d’informazione.

Come segnalato recentemente dal “Time”,  WikiLeaks è candidato a diventare uno strumento per il giornalismo della stessa rilevanza del Freedom of Information Act .

Il coraggio è contagioso!

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Abitudini dei Lettori Online

Il Wall Street Journal ha pubblicato un grafico di sintesi delle abitudini di lettura da parte dell’utenza online.

Si nota una complessiva complementarietà nell’utilizzo dei device, dei supporti, per la lettura di notizie on line nell’arco della giornata.

[Via]

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Unwilling to pay

Nell’autunno 2009 GfK Custom Research ha effettuato una ricerca sull’utilizzo di internet e, per l’ennesima volta, sulla disponibilità degli utenti a pagare i contenuti dei quotidiani on line. Lo studio è stato effettuato per conto del Wall Street Journal di Murdoch ed ha coinvolto 16.800 individui di 17 nazioni diverse, Italia compresa.

Nella stragrande maggioranza dei casi viene confermato l’orientamento a non pagare, gli intervistati sono disponibili ad accettare la pubblicità a condizione di non dover effettuare alcun esborso per avere accesso alle notizie on line.

Nel nostro paese, come emerge dalla tavola di sintesi dei risultati sottostante, solo il 13% degli intervistati si dichiara disponibile a pagare i contenuti a condizione di non avere alcuna pubblicità.

Risultati in linea complessivamente con le precedenti inchieste sul tema già proposte anche all’interno del Giornalaio. Una conferma indiretta di quanto approssimativo o pour cause fosse lo studio effettuato da BCG; elemento quest’ultimo che potrebbe essere fonte di qualche fuorviante interpretazione al cda di RCS Mediagroup.

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