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Innovazione d’Impresa & Social Media

Il vantaggio competitivo dipende dalla capacità di capire non soltanto la catena del valore di un’impresa, ma anche il modo in cui l’impresa si inquadra nel sistema del valore nel suo complesso, scriveva Michael Porter nel lontano 1985. Ogni azienda è un insieme di attività che vengono svolte per progettare, produrre, vendere, consegnare e assistere i suoi prodotti. La catena del valore e il modo in cui l’azienda svolge le singole attività sono un riflesso della sua storia, della strategia e del modo in cui la mette in pratica, delle specificità economiche che sottostanno alle attività stesse.

La corsa all’oro, l’esplosione nell’utilizzo dei social media in chiave di comunicazione aziendale, molto spesso tralascia colpevolmente la parte relativa alla comunicazione interna ed all’organizzazione del lavoro quali elementi imprescindibili per il successo delle azioni di relazione e comunicazione attraverso i diversi social media.

La teoria più conosciuta e diffusa si collega ai principi espressi dalla teoria motivazionale  di Maslow che partendo dai principi generali ha trovato applicazione in ambito lavorativo. Pur mantenendo ancora oggi una validità complessiva le teorie di Maslow, in specifico riferimento alla crecente complessità in ambito aziendale, non assolvono più adeguatamente allo scopo.

Gary Hamel, autore di “Future of Management“, in una sua conferenza al Fortune Innovation Forum, ha ridisegnato la piramide di Maslow ridefinendo la gerarchia dei fattori di motivazione all’interno delle organizzazioni aziendali.

I sei livelli da lui definiti sono:

  1. Obedience : show up, do the job
  2. Diligence : work hard, stay focus, long hours etc …
  3. Intellect : taking responsibility for their own skills, bring best practices to the work place
  4. Initiative : taking ownership for a problem, an opportunity before you ask them, not bound by a definition of their job
  5. Human creativity : brought by people who would ask how to do this in a fundamental different way ? What is there to learn from other industries ? Where are the chances for radical innovation in this product/service ?
  6. Passion and zeal : for whom their job is not only intellectually meaningful it is indeed spiritualy meaningful to them. Enormous meaning comes out of their work.

I primi tre punti sono divenuti, piaccia o meno, una commodity che le aziende possono aquistare a basso prezzo in qualunque parte del mondo, mentre sono i tre nella parte alta della piramide che divengono elementi strategici per l’innovazione  all’interno delle imprese.

Fate un check nelle aziende in cui lavorate, se i knowledge workers presenti non hanno queste capacità e motivazioni, o non sono stati sin ora supportati nel percorso necessario ad acquisirle, non siete oggettivamente nella condizione di poter progettare una vostra presenza corporate nei social media e probabilmente, a breve, neppure sul mercato.

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Community Manager

All’interno della definizione delle professionalità richieste nei media sociali spicca la figura di Community Manager.

E’ un ruolo che personalmente adotterei in ogni impresa, adattandone le responsabilità, in sostituzione della figura, tanto diffusa quanto obsoleta, di  Product Manager.

Come dimostra ogni anno Google Zeitgeist da una parola, e da quanto è ricercata sul web, è possibile comprendere molti fattori a cominciare dal livello di interesse relativo al termine, all’argomento.

Nelle ricerche del termine Community Manager l’Italia occupa la decima posizione ed è il fanalino di coda nella classifica dell’interesse sul tema.

E’ un segnale evidente della distanza del percorso ancora da compiere del quale ho avuto personalmente conferma durante un recente incontro, quando il Direttore Web giornali locali di uno dei principali editori nostrani, rispondendo ad una mia domanda, ha affermato di non avere ancora inserito questa figura nel gruppo di lavoro di cui è responsabile.

In un momento di crisi come questo, il rischio che non si comprenda la centralità strategica di figure professionali, e del lavoro che svolgono, quali quella del Community Manager potrebbe contribuire a minare il percorso di sviluppo e [ri]qualificazione in ambito editoriale.

E’ questo il segnale che voglio oggi lanciare.

Interesse in Google Ricerca Web: Community Manager

 

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Definizione delle Professionalità Richieste nei Media Sociali

Ho, abbiamo, raccolto l’invito arrivato da più parti di procedere alla traduzione dell’infografica originale relativamente alla terminologia dei mestieri web 2.0.

Abituati ad usare le definizioni, l’idioma anglosassone, anche se probabilmente alcune descrizioni delle posizioni potranno sembrare anomale, il lavoro di traduzione mi ha aiutato a riflettere sulla specificità di ciascuna funzione e quindi sul senso di ciascun ruolo. Mi auguro possa essere elemento di chiarezza anche per chi legge.

Se pensate che manchino delle posizioni e le relative job description non esitate a farmelo sapere, nulla impedisce di realizzare approfondimenti ed evoluzioni della proposta.

Ringrazio Salvatore Mulliri – Digital Designer – per l’editing dell’infografica

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Terminologia dei Mestieri Web 2.0

Seppure non sia certamente del tutto esaustiva, l’infografica sottostante sintetizza  con un buon  livello di dettaglio le professionalità richieste nell’ambito dei social media.

Per ciascuna posizione vengono identificati i compiti principali e specificati gli obiettivi primari.

Avendo verificato personalmente, non più tardi della scorsa settimana, che nella maggior parte dei casi le imprese editoriali sono sprovviste di queste figure al loro interno, immagino possa essere d’utilità anche sotto questo profilo.

[Fonte]

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Organigramma

Owni ha lanciato una propria newsletter che non posso che raccomandarvi caldamente di sottoscrivere.

Nel primo numero, del 21 luglio scorso, tra i diversi argomenti proposti, presentano il loro organigramma [vd. immagine] ponendo l’accento su come alcune funzioni “tecniche” siano inserite nello staff al pari dei giornalisti.

Personalmente quello che mi ha colpito maggiormente è la rappresentazione dell’organigramma in sé che, al di là delle specificità funzionali, riflette un modello organizzativo non piramidale, non verticistico.

Osservatelo con attenzione e poi, se ne avete voglia, investite cinque minuti del vostro tempo nel verificare le rappresentazioni organizzative di tre dei maggiori gruppi editoriali italiani.

A voi la conclusione.

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