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Internal Social Media

Anche nel nostro Paese, seppure in maniera scomposta, complessivamente inadeguata, vi è una grande attenzione verso i social media come strumento di comunicazione esterna, come mezzo da utilizzare all’interno del piano media aziendale.

Non altrettanto si può dire della comunicazione interna, elemento di gestione aziendale, di internal marketing, già di per se stesso assolutamente sottovalutato, normalmente adottato dalla cuspide delle imprese, da quel 0,5% di grandi – grandissime imprese. Aspetto che ovviamente si riduce, se possibile, ulteriormente per quanto riguarda l’utilizzo dei social media come mezzzo di comunicazione interna.

Ai tempi delle Repubbliche Marinare, giorno più giorno meno, con l’amico Giacomo Mason ci eravamo divertiti ad analizzare il caso degli internal corporate blog, suggerendo anche alcuni possibili indicatori per la valutazione del ROI degli stessi. Analisi poi pubblicata su «Ticonzero» della Bocconi.

L’infografica sottoriportata sintetizza i principali criteri, gli aspetti più importanti da gestire nella strutturazione di un [eco]sistema di social media ad uso interno, ed i benefici potenziali che ne derivano. Non a caso la rappresentazione utilizza lo schema a rete di un alveare.

Buon lavoro.

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Social Media Policy

Sia nella Pubblica Amministrazione che nel privato la tendenza generale attuale è quella di inibire l’accesso ai social network dal lavoro. Timore sulla dispersione di tempo durante l’orario lavorativo e paura della diffusione di informazioni aziendali le principali motivazioni alla base di questa scelta.

Con la diffusione crescente di smartphone che consentono l’accesso ad Internet, e dunque ai social network, è un’opzione tanto miope quanto insensata poichè non garantisce la soluzione del problema.

Il video realizzato dal Dipartimento della Giustizia di Victoria [Australia] non solo rappresenta un ottimo esempio di comunicazione interna per qualità della realizzazione e lo stile del linguaggio, ma dimostra che la soluzione risiede nella realizzazione di una social media policy, ovvero nella definizione di tutta una serie di linee guida e criteri che definiscano i comportamenti da adottare sui social media da parte di dipendenti e collaboratori.

Con circa 20 milioni di utenti iscritti a Facebook nel nostro Paese, vietare capziosamente l’accesso ai social network significa, di fatto, negare la realtà e trascurare aspetti che possono avere impatto diretto sulla reputazione dell’organizzazione aziendale.

La consapevolezza di un problema non porta alla sua soluzione se non attraverso l’azione. Iniziate ora a definire la vostra social media policy.

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Il Gioco come Mezzo di Apprendimento, Comunicazione e Narrazione

I giochi sono un contenitore, un media per sollecitare e coinvolgere le persone su istanze, messaggi.

Questa in buona sostanza la tesi che sosterrò oggi al RomagnaCamp 2011.

Se siete tra coloro che hanno deciso di venire sarà un piacere approfondire e confrontarsi di persona sul tema. In caso contrario potete comunque guardare lo slideshow della mia presentazione tenendo presente, come sempre, che sono una traccia, un punto di appoggio per parlare di questo tema a me tanto caro.

“Facciamo che Io Ero” il titolo dato al [mini]intervento proprio per sottolineare come, appunto, il gioco sia da sempre un mezzo di narrazione, di impersonificazione, e dunque di apprendimento,  di relazione e comunicazione.

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Innovazione d’Impresa & Social Media

Il vantaggio competitivo dipende dalla capacità di capire non soltanto la catena del valore di un’impresa, ma anche il modo in cui l’impresa si inquadra nel sistema del valore nel suo complesso, scriveva Michael Porter nel lontano 1985. Ogni azienda è un insieme di attività che vengono svolte per progettare, produrre, vendere, consegnare e assistere i suoi prodotti. La catena del valore e il modo in cui l’azienda svolge le singole attività sono un riflesso della sua storia, della strategia e del modo in cui la mette in pratica, delle specificità economiche che sottostanno alle attività stesse.

La corsa all’oro, l’esplosione nell’utilizzo dei social media in chiave di comunicazione aziendale, molto spesso tralascia colpevolmente la parte relativa alla comunicazione interna ed all’organizzazione del lavoro quali elementi imprescindibili per il successo delle azioni di relazione e comunicazione attraverso i diversi social media.

La teoria più conosciuta e diffusa si collega ai principi espressi dalla teoria motivazionale  di Maslow che partendo dai principi generali ha trovato applicazione in ambito lavorativo. Pur mantenendo ancora oggi una validità complessiva le teorie di Maslow, in specifico riferimento alla crecente complessità in ambito aziendale, non assolvono più adeguatamente allo scopo.

Gary Hamel, autore di “Future of Management“, in una sua conferenza al Fortune Innovation Forum, ha ridisegnato la piramide di Maslow ridefinendo la gerarchia dei fattori di motivazione all’interno delle organizzazioni aziendali.

I sei livelli da lui definiti sono:

  1. Obedience : show up, do the job
  2. Diligence : work hard, stay focus, long hours etc …
  3. Intellect : taking responsibility for their own skills, bring best practices to the work place
  4. Initiative : taking ownership for a problem, an opportunity before you ask them, not bound by a definition of their job
  5. Human creativity : brought by people who would ask how to do this in a fundamental different way ? What is there to learn from other industries ? Where are the chances for radical innovation in this product/service ?
  6. Passion and zeal : for whom their job is not only intellectually meaningful it is indeed spiritualy meaningful to them. Enormous meaning comes out of their work.

I primi tre punti sono divenuti, piaccia o meno, una commodity che le aziende possono aquistare a basso prezzo in qualunque parte del mondo, mentre sono i tre nella parte alta della piramide che divengono elementi strategici per l’innovazione  all’interno delle imprese.

Fate un check nelle aziende in cui lavorate, se i knowledge workers presenti non hanno queste capacità e motivazioni, o non sono stati sin ora supportati nel percorso necessario ad acquisirle, non siete oggettivamente nella condizione di poter progettare una vostra presenza corporate nei social media e probabilmente, a breve, neppure sul mercato.

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Come Dirigenti e Professionals Utilizzano i Social Media

Socialcast, incrociando i dati di diverse fonti, ha realizzato un’infografica che sintetizza l’utilizzo quantitativo e qualitativo dei social media da parte di dirigenti d’impresa e professionals.

I social media con maggior penetrazione sono Linkedin, Facebook e Twitter, con il primo al 92%.

Oltre ¾ del campione ne fa un utilizzo intenso accedendovi una o più volte al giorno. Intensità d’utilizzo sicuramente accresciuta e favorita dalla diffusione degli smartphones.

Le principali ragioni di utilizzo sono legate alla possibilità di avere accesso ad informazioni difficilmente reperibili in altro modo [gratuitamente, aggiungerei] ed al monitoraggio del personale aziendale ed alle opinioni dell’utenza.

Nonostante l’ampiezza di diffusione e penetrazione permane incertezza e preoccupazione relativamente alla possibilità di controllo dei social media e sull’utilizzo in chiave strategica di quest’area.

Si evidenzia come questo media abbia bisogno ancora di numerosi fattori, tra tutti, in primis, di una gestione coerente della comunicazione interna , per poter diventare “adulto”.

Un percorso che richiede un ulteriore sforzo di visione innovativa per la grandissima maggioranza delle imprese. Il comparto editoriale non fa eccezione.

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L’ultima cena della Goldman Sach

Il numero di Nova24 in edicola quest’oggi dedica l’apertura a come anche i mercati bancari stiano, progressivamente, diventando conversazioni.

L’immagine di Goldman Sachs, nonostante le tante iniziative benefiche, le star della finanza di cui si circonda e gli eccezionali risultati di bilancio, è ancora negativa.

Dopo la recente iniziativa di porre a disposizione di 10mila imprese il 3% del monte remunerazioni per superare la recessione, continua l’operazione di pulizia dell’immagine da parte del colosso del credito.

Niente feste natalizie per i dipendenti dell’azienda in questione, dunque, che, dopo aver visto cancellati i party aziendali ufficiali per i quali l’impresa aveva speso migliaia di dollari sino al “grande crack”, avevano aggirato l’ostacolo organizzando ritrovi privati che però erano pagati sempre dall’ istituto di credito.

Ora però, secondo quanto riportato, Lloyd Blankfe chief executive che ci tiene a continuare “la sua opera di Dio”, ha inviato una voice mail che proibisce ai dipendenti di ritrovarsi fuori dall’ufficio in gruppi superiori a dodici persone.

Al di là dell’opera moralizzatrice e di pr che l’istituto bancario starebbe svolgendo, relativamente al divieto di ritrovarsi c’è chi sussurra che potrebbe anche trattarsi del più classico “divide et impera”.

Non è chiaro quali potrebbero essere le sanzioni disciplinari in caso di festeggiamenti fuori dalla norma.

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Totò and Peppino are back

Spiace che alcune mie considerazioni vengano vissute in chiave negativa mentre l’intento è assolutamente costruttivo e non riferito all’organizzazione nella sua globalità e spiace ancor più, se possibile, dover tornare sull’argomento ma davvero non riesco ad esimermi dal farlo.

Riceviamo la comunicazione sottoriportata [in cui ho effettuato le opportune sottolineature per evidenziarvi i “punti salienti”] dal Sinagi Ferrara a firma del Segretario Provinciale e non possiamo che confermare la nostra preoccupazione relativamente alla forma e alla sostanza.

Errori di battitura si rincorrono alle più turpi sgrammaticature per culminare in concettualizzazioni da orrido.

Totò & Peppino are back, purtroppo non c’è niente da ridere.

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