Archivi del mese: febbraio 2013

I Risultati Elettorali dei Quotidiani Online

Dal mio personale termometro attraverso i gruppi di edicolanti su Facebook pare che la notizia epocale delle dimissioni di del Papa non abbiano sortito un effetto sulle vendite dei giornali nelle rivendite, poco meglio sembra sia andata anche per quanto riguarda i giorni delle elezioni.

Sono allora andato a verificare i dati Audiweb delle principali testate d’informazione online, non tanto per acquisire i valori assoluti, la cui affidabilità dovrebbe, finalmente, migliorare da settembre di quest’anno grazie alla rilevazione dell’audience in mobilità, quanto per vedere il trend, che al suo interno è omogeneo.

Se l’11 febbraio, giorno dell’annuncio delle dimissioni del Papa, si nota un lieve picco rispetto alla media dei browser unici dei quotidiani online, è il secondo giorno delle elezioni, il 25 febbraio, che si vede una vera e propria esplosione sia dei browser unici che delle pagine viste per quasi tutte le testate.

Stratosferico l’incremento per l’oligopolio dell’informazione online nostrana con Repubblica.it e Corriere.it che rispettivamente schizzano da 2,7 e 2,4 milioni di browser unici del 22 febbraio a 5,5 e 4 milioni del 25 febbraio. In funzione di un numero estremamente elevato di pagine viste, 86.8 milioni per Repubblica, il tempo medio di permanenza sul sito web raggiunge i 20 minuti per il quotidiano diretto da Ezio Mauro e 18 minuti per quello di De Bortoli.

Elezioni Browser Unici Corriere Repubblica

Numeri, in valori assoluti inferiori, ma incrementi anche in questo caso davvero importanti, sempre a tripla cifra, per tutti gli altri quotidiani online che registrano sempre una crescita vicina o superiore al raddoppio del numero di browser unici come nel caso di La Stampa, Il Sole24Ore, Il Fatto, Il Messaggero ed Il Giornale, che addirittura triplica, e L’Unità, che però tra i quotidiani nazionali è la testata con i valori assoluti più modesti.

Così non è invece complessivamente per i quotidiani locali dove gli incrementi, che pure vi sono, hanno un’entità decisamente più modesta.

Tra le testate all digital, di cui Audiweb Report fornisce i dati solamente di alcuni di loro escludendo nel trend giornaliero Linkiesta ed il Post, impennata di Huffington Post Italia il 25 mentre Lettera 43 addirittura cala quel giorno per invece, in controtendenza rispetto a tutti gli altri quotidiani online, crescere il 26. Come mostra il grafico di di sintesi sottostante per entrambe le testate considerate i numeri restano comunque modesti rispetto alle versioni online dei quotidiani nazionali che hanno sempre superato abbondantemente [ad esclusione di L’Unità] il milione di browser unici.

Elezioni Browser Unici HuffPost Ita e Lettera43

Complessivamente sono stati 18,2 milioni i browser unici per le edizioni online delle testate cartacee incluso il circuito Quotidiano.net e l’insieme dei quotidiani locali del Gruppo Repubblica-Espresso. Numeri superiori 4 volte alle vendite dei quotidiani su carta ed ai dati Auditel dello stesso giorno che però a partire dalle 18.30 nella fascia 18.30-20.30 ha avuto un’audience di 23,8 milioni di persone per arrivare a 30,6 tra le 20.30 e le 23.00; un dato non di troppo superiore a quello delle altre giornate se si esclude Mentana che arriva a 3,3 milioni di telespettatori nel TG serale.

Se la giornata dei primi risultati elettorali ha generato picchi di traffico straordinari per l’informazione online, frutto della ricerca immediata di notizie da parte del 30% della popolazione italiana, fanno riflettere la fortissima concentrazione informativa con il 50% del totale dei browser unici solo per i due “big players” ed i numeri ancora relativamente modesti delle testate solo online, chiaro segnale del valore del brand nato sulla carta che si trasferisce all’online.

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Intervistato 3

Con gli amici Marco Brambilla e Gianluca Diegoli per la loro iniziativa 91esimo minuto, un podcast su online, marketing e dintorni, abbiamo fatto una chiacchierata sull’industria dell’informazione.

Si discute a tutto campo di editoria partendo dalle edicole e dalla filiera distributiva, aspetto che nelle precedenti interviste non era stato trattato, per arrivare alle prospettive per il futuro, passando per CPM e modelli di business dell’informazione online e molto altro ancora. Finale a sorpresa con previsioni da “cartamante”.

Buon ascolto.

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Pier Luca  Santoro Black & White

A margine, se vi interessa anche il mondo dell’editoria libraria, consiglio di ascoltare l’intervista a Filippo Pretolani “editore liquido” visionario nel senso positivo del termine.

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Il Valore dei Media Online

Nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory sintesi e commento dei risultati di un interessante studio prodotto da The Boston Consulting Group secondo il quale gli statunitensi ricavano maggior valore dai media online, al netto dei costi associati, che dai media tradizionali, dall’offline.

Buona lettura.

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La Notizia

Mala tempora currunt per l’editoria e per la carta stampata. I giornali continuano a perdere copie, la crisi di RCS, nonostante i conti del solo «Corriere della Sera» siano positivi, è il termometro della febbre di tutto il settore, anche, nel nostro Paese e il Web e il digitale, ad oggi, sono ben lontani dal garantire un recupero contributivo significativo.

E’ in questo quadro che esordisce «La Notizia» nuova testata, nuovo quotidiano che sarà online dal 5 marzo prossimo, disponibile anche su smartphone e tablet –  sia per iOs che Android  – e nelle edicole a partire dal 12 marzo in formato berliner ed una foliazione di 24 pagine ad un prezzo di 0,80€ per cinque giorni alla settimana. 25mila le copie stampate e distribuzione selettiva limitata solo ai centri cittadini.

Secondo le anticipazioni pubblicate sul numero di febbraio di «Prima Comunicazione» in uscita oggi, il taglio editoriale è quello del giornalismo d’inchiesta e i responsabili dell’iniziativa dicono di ispirarsi al modello di Milena Gabanelli.

“Nè di destra nè di sinistra: noi vogliamo intercettare il disagio, l’arrabbiatura della gente e supportare un’idea di Paese che si fonda sul merito” dichiara il Direttore Gaetano Pedullà, che però aggiunge “se proprio vogliamo trovare una connotazione politica direi che è un giornale  renziano ma lui non lo sa”.

L’edizione online avrà alcune aree dove verranno realizzate delle inchieste “on demand” a pagamento.

Gestione interna della vendita pubblicitaria, dalla quale ci si attende un milione di euro per il primo anno, e forse a breve la creazione di una vera e propria concessionaria.  Due sedi, a Milano e a Roma, 13 giornalisti, tutti soci all’1%, ed un piano dei costi di 2,3 milioni di euro.

Di questi tempi è davvero LA notizia.

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Scenari Elettorali Interattivi

Ancora una volta il «The Guardian» batte tutti in quanto a qualità della propria proposta editoriale.

Il quotidiano britannico per speciale dedicato alle elezioni nel nostro Paese ha realizzato un grafico interattivo che mostra con straordinaria semplicità ed altrettanta chiarezza i cinque possibili scenari, e le relative implicazioni, dei risultati elettorali in Italia.

Il grafico è l’ennesima lezione di buon giornalismo da parte del giornale anglosassone che consente al lettore di avere un’immediata comprensione delle diverse opzioni possibili in seguito al voto. Inutile dire che il confronto con l’oligopolio dell’informazione online nostrana è impietoso.

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A margine si segnala l’articolo del NYTimes “In Italy, Illusion Is the Only Reality” la dice lunga sulla percezione oltreoceano dell’Italia e un grafico con gli ultimi sondaggi di ieri sulle Elezioni 2013 – dati pubblicati dal giornalista Fabrizio Rondolino sul suo profilo Facebook per “Disobbedienza civile” come, condivisibile, protesta rispetto alla ridicola censura esercitata, anche, in tal senso.

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Più Comunicativa per i Simboli Elettorali

Per le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio prossimi si è avuto un vero e proprio boom di liste e simboli. Al Ministero dell’Interno sono state presentate le richieste di partecipazione di 215 concorrenti, ridotti a 169 dopo la selezione in base ai criteri di ammissione fissati dalla legge. Mentre nel 2008 le liste e i simboli erano stati 181 e gli ammessi alla competizione elettorale 153, rispettivamente 34 e 16 in meno.

Il Viminale ha respinto molte liste “tarocche” o “cloni”, predisposte per sottrarre voti ai destinatari contraffatti. La corsa di tali liste è finita con l’affissione del loro simbolo nella bacheca delle richiedenti e talvolta è proseguita con il ricorso in Cassazione.

Numerosi contrassegni sono stati rimandati ai presentatori per avere entro 48 ore le modifiche atte a evitare confusioni con altri, come disturbi agli elettori e alterazioni alla regolarità del confronto.

I partiti italiani e le leggi elettorali di sostegno chiamano “simboli” i segni grafici distintivi dell’identità, composti da forme, figure, scritte, caratteri e colori. L’elaborazione sintetica di queste parti dovrebbe dare un aspetto esteriore originale all’organizzazione politica, che la realizza come riferimento evocativo. Mira a configurare un’identità precisa per missione, valori, logiche di azione e comportamenti, tesi alla soddisfazione di interessi tipici di più o meno ampi settori della società.

Il simbolo può facilitare il riconoscimento da parte dei cittadini del posizionamento di un partito rispetto ai competitori, orientarli nelle scelte e nelle interazioni, garantirli nell’ambito di oscillazione delle tattiche di breve periodo per rapporto all’identità di lungo, espressa fin dall’elaborazione grafica. Può indicare un impegno assunto, incorporato, più forte di qualunque “contratto”, propagandato in occasione di scadenze elettorali. E’ una componente dell’immagine, che motiva la scelta e rinnova il legame dei cittadini, dà il senso delle comunicazioni e spinge alla mobilitazione. Non può limitarsi ad essere una spettacolare apparizione mediatica di una struttura a perdere.

Ogni elettore, anche con scarsa competenza politica, deve poter sentire, dagli usi evidenti che un partito fa del suo simbolo, quali sono la significanza e la prospettiva del gruppo dirigente.

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La significanza è il modo con cui l’immagine e la comunicazione di un partito si legano all’esperienza personale e sono sentite coerenti con le esigenze individuali, rilevando quelle che possono essere soddisfatte dall’offerta politica di chi, in quale misura e con che costi [Jean Marie Floch, Identités visuelles, 1995].

I segni grafici usati dai partiti italiani per evocare la loro distintività corrispondono poco alla denotazione e all’etimologia della parola “simbolo”, anche quando si tratta di prese in giro, contraffazioni, ostacoli, sulla via dell’obiettivo elettorale, raggiungibile dalle forze organizzate per la competizione politica.

Il “synballein”, il mettere assieme della derivazione greca e il raccogliere per interpretare il contenuto latente dell’immagine [Jean Laplanche et Jean-Baptiste Pontalis, 1967; Gian Luigi Beccaria, 1994], sono presenti solo in qualche contrassegno d’antan, ereditato da alcune liste attuali.

La coalizione di Centrosinistra, su sette partiti componenti, ne ha due con riferimenti simili: il Partito Socialista Italiano e la Sudtiroler Volkspartei; quella di Centro, su tre componenti, ha l’UDC, che esibisce il vecchio scudo crociato con la scritta “Libertas”; il Centrodestra, forte dei suoi nove componenti, vede la Lega Nord riproporre l’Alberto da Giussano delle origini, contornato dai nomi nuovi, evidenziati, di Maroni e Tremonti. Il nome di quest’ultimo, anzi, era stato scritto “treMonti” con la M maiuscola, forse per ridimensionare per iscritto il Presidente del Consiglio del governo tecnico, che ha avuto l’opposizione dei leghisti fin dalla costituzione, salvo poi ricredersi.

Il gruppo dei partiti Italia dei Valori + Rifondazione Comunista + Comunisti Italiani + Verdi + Movimento Arancione, riuniti sotto il nome di Rivoluzione Civile, è rappresentato da un simbolo con un profilo del “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo, sovrastato dal cognome del leader, l’ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia. Il logo è inserito in un cerchio a colori giallo arancio e rosso fragola. E’ uno dei pochi contrassegni evocativi della proposta politica portata avanti, forse anche per merito della consulenza di un professore di tecnologie applicate alla comunicazione dell’Università di Roma La Sapienza.

Chi guarda i simboli delle liste “tarocche”, “cloni”, “civette”, di “disturbo” rimane colpito da quelle esplicitamente provocatorie, come il Movimento Bunga Bunga, ispirato al Movimento 5 Stelle di Grillo, Angeli della Terra, che dall’alto del tricolore italiano proclamano: “L’Italia ai cittadini”, Civiltà Rurale Sviluppo, che si adorna della testa di un cervo e di spighe di grano, con immagini in verde su fondo giallo ed è concorrente dell’Alleanza per la Terra-Economia e Società Verdi, che disegna il mappamondo e il lettering in verde, ma fa risaltare una spiga dorata dalla striscia centrale della parola “Terra”, scritta in grande. Sempre in quest’area “ecologica” il Fronte Verde mette sul simbolo un arciere, che tira al riparo di un’onda tricolore, né manca il FDE- Federalisti Democratici Europei, che di stelle ne hanno una trentina e le coniugano con l’airone dell’IDV. Il più tarocco è un Fratelli d’Italia, con la denominazione piazzata sopra un guerriero in armatura, che cavalca un cavallo al galoppo su una bandiera italiana.

Anche le Leghe non mancano. Sono Lombardo-Veneta, Padana, della Lombardia, Liga Veneta-Repubblica, per Maroni Presidente e l’Unione Padana.

Per realizzare l’unità universale dei militanti della Chiesa di Gesù Cristo si battono i cittadini romani, che affermano, rigorosamente in latino, di parteggiare per la teocrazia cristiana.

Tra voti per la Camera e per il Senato gli elettori si troveranno ad avere a che fare con più di 25 liste e simboli. Questi ultimi sono prevalentemente “nominativi”, riprendono il nome del leader o “programmatici”, indicano cioè la missione o i valori di riferimento.

In questa ampia iconografia i colori bianco, rosso e verde traboccano anche nel Centrosinistra per i simboli del PD, di SEL e dei Moderati.

Al Centro il contrassegno della lista di Fini gioca con il verde, l’azzurro e un timido tricolore, a complemento del nome, grande, del leader e di Futuro e Libertà, scritto più piccolo; Scelta Civica preferisce il bianco e l’azzurro per il simbolo, che adorna l’head line “Con Monti per l’Italia” per mezzo di una scia tricolore in stile pattuglia acrobatica dell’Aeronautica Militare.

Berlusconi Presidente fa lo stesso uso della bandiera italiana per il Popolo della Libertà, trasformandola in un quasi confine tra il nome del partito e il suo, mentre Fratelli d’Italia annoda la striscia tricolore a Centrodestra Nazionale e la Destra-Storace parte da una base uguale per protendere una fiaccola (luce o arma?).

Infine il MIR-Moderati in Rivoluzione di Giampiero Samorì, avvocato di Modena, disegna un logo che avvolge la penisola in un nastro rosso, bianco e verde per segnalare l’urgenza di realizzare un “programma capitalistico, che mette al centro dell’attenzione l’impresa, i lavoratori e i consumatori” e non distrugge le aziende private.

Per essere più comunicativi i simboli delle liste elettorali italiane devono essere non solo esteticamente piacevoli e al servizio dei leader, ma espressivi di missioni, valori di riferimento, forza organizzativa, logica di azione verso la società e d’interazione con i cittadini.

Nell’attesa…..

Mass 4 di RF

Evoluzione dal modello di opinion giving al modello di opinion sharing

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Pricing e Risultati

«The Economist» negli ultimi mesi del 2012 ha cambiato la propria politica di pricing per quanto riguarda gli abbonamenti alla rivista per il mercato statunitense offrendo la versione cartacea e quella digitale senza distinzione allo stesso prezzo di 127$ [96,1€] e proponendo il bundle, il pacchetto carta + digitale a 160$ [121,1€].

Al convegno “Digital Media Strategies” che si è tenuto in questi giorni a Londra tra i vari relatori è intervenuto anche Nick Blunden, responsabile di tutta l’area digital del settimanale anglosassone che ha parlato proprio delle strategie di prezzo  e dei risultati ottenuti.

Secondo quanto riportato il 75% dei nuovi abbonamenti dopo il cambio di prezzo comprende la versione cartacea della rivista con un 25% di sottoscrizioni alla sola versione cartacea, che comunque dà accesso anche all’edizione online, e ben il 50% di abbonamenti sono per il pacchetto carta + digitale nonostante questo costi il 25% in più come sopra riportato. Solo il restante 25% va alla versione esclusivamente digitale.

In un momento in cui la tensione per il recupero dei ricavi è alle stelle «The Economist» riesce ad alzare i prezzi e dunque di riflesso, come giustamente viene evidenziato, a garantirsi una migliore marginalità a conferma della relativa inelasticità della domanda per l’informazione di qualità.

E’ anche la conferma di come in un ambiente, in un ecosistema dell’informazione sempre più multipiattaforma la carta continui a giocare un ruolo essenziale.

Newsstand

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