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La Penetrazione dei Siti d’Informazione in Europa

comScore, che misura l’audience online in 18 nazioni in Europa su un totale di 44 nel mondo, ha pubblicato i dati della penetrazione dei siti di notizie, d’informazione, a settembre 2013 per tutti i Paesi nei quali effettua il monitoraggio nel nostro continente

Mediamente in Europa 8 persone su 10 visitano un sito d’informazione nel mese. Al top si collocano i Paesi della Penisola Scandinava tutti oltre il 95% della popolazione online.

L’Italia è sopra la media dell’80.2% delle nazioni esaminate con una penetrazione dell’85.8%.

Complessivamente 338 milioni di persone hanno visitato un sito web d’informazione, tramite un computer desktop o laptop, durante il mese. I primi 3 siti in questa categoria erano Yahoo! News Network, BBC e Mail Online.

Penetrazione siti informazione Europa

E’ importante considerare che nella rilevazione di comScore sono considerati soltanto coloro che si collegano ad Internet da desktop e laptop, da PC, così come avviene per Audiweb attualmente. Nel caso di comScore però i dati sono mensili e non del giorno medio come quelli pubblicamente disponibili  di Audiweb che invece mostrano una penetrazione di circa il 60% dei siti d’informazione sulla base di questo parametro [utenti giorno medio 47.7% di utenti nel mese di settembre secondo Audiweb].

reach_sett2013

Bonus Track: “36 sei cose che ho imparato negli ultimi 3 anni (sui siti d’informazione)”, articolo del vicedirettore di «Wired» del quale, nel bene e nel male, mi  sento di condividere la maggior parte dei punti [ad esclusione del 13]

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La Total Digital Audience di Audiweb

Come certamente molti sapranno da gennaio 2014, finalmente, le rilevazioni Audiweb non saranno più solamente da desktop, da personal computer ma includeranno anche i dati relativi alla navigazione, agli accessi ad internet [anche attraverso applicazioni] da mobile, da smartphone e tablet.

A metà ottobre nel corso di IAB Seminar Display Advertising è stato presentato il suo funzionamento, forniti i dettagli sulla metodologia e sul campione che sarà costituito da 3000 persone per gli smartphone e 1.000 tablet e si andranno ad aggiungere alle 41mila persone del campione da un PC con meter installato.

Dal 2014 sarà vigore un nuovo regolamento per evidenziare nei dati le componenti di audience ‘’organiche’’ di un publisher e quelle ‘’aggregate’’ derivanti da accordi editoriali di cessione traffico.

Finalmente di una “brand/channel X”, per ciascun sito rilevato, sapremo quanta parte dell’audience attribuire alla navigazione solo PC, solo smartphone e solo tablet;  e quanta alla sovrapposizione PC/Smartphone, PC/Tablet o PC/smartphone/tablet.

Dai dati anticipati nel corso della presentazione si evidenzia come in realtà coloro che navigano esclusivamente da mobile siano  una ristretta minoranza rispetto al totale degli internauti del nostro Paese. L’immagine sottostante fornisce il dettaglio dei dati a settembre 2013.

Audiweb Device

Dalla rilevazione di agosto 2013 i dati della “total digital audience” mensile [un dato diverso dagli utenti nel giorno medio] sarebbero di 23,5 milioni di persone da PC, 9,2 milioni da smartphone e 4 milioni da tablet.

La slide numero 16 della presentazione spiega come funzionerà l’“Unique Audience” deduplicata con il dettaglio dei consumi da web-browsing rispetto ai consumi  da apps.  Quello che però non è chiaro è come verrà conteggiata invece la duplicazione dell’audience, ovvero se la stessa persona che accede in momenti diversi della giornata da distinti device sarà contata comunque come una sola o meno; un dettaglio non trascurabile.

Comunque sia si tratta certamente di un importante passo avanti che consentirà alle aziende di pianificare le proprie campagne online con maggior precisione mirando alle persone che utilizzano un  determinato device ed adattando il format di comunicazione.

Quanto questo invece incrementi la reach, la penetrazione ed il numero totale di persone che visitano dei siti d’informazione lo vedremo: Se posso fare una previsione, secondo me sposterà di poco, si impennerà il numero di pagine viste ma cambierà marginalmente il numero di utenti unici.

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Codice Anti Marchette

Avevo già segnalato diverso tempo fa come esistano proposte che circolano per la Rete che stanno al content marketing come le tecniche di black hat stanno al SEO, scorciatoie utilizzate da persone senza scrupoli che rapidamente si ritorcono contro chi ne fa uso e abuso. Un fenomeno sufficientemente noto agli addetti ai lavori etichettato comunemente come “marchette”.

A fine 2011 lanciai la proposta di una sorta di bollino blu per i blog, che oggi andrebbe esteso agli account sui social, di stilare un decalogo, partendo dalla base offerta da Timu, una sorta di codice di autodisciplina sulla falsariga del codice etico della Word of Mouth Marketing Association statunitense.

Credo sia davvero arrivata l’ora di dare consistenza a quell’ipotesi di lavoro.

E’ di ieri il post di una “fashion blogger”, poi rimosso sicuramente per un’azione legale nei suoi confronti, ma facilmente visibile usando la cache di Google, di  “outing” rispetto allo scambio organizzato di “like” e commenti sui blog. Si legge che la community, un gruppo segreto su Facebook chiamato “Blogger and The City”, ha un preciso obiettivo:

[…..]Scopo del gruppo? Molto semplice scambio di Mi Piace e Commenti tra gli appartenenti al gruppo. Ogni volta che ognuno dei blogger pubblica un post gli altri devono cliccare Mi Piace e lasciare un commento. Occorre farlo anche in un determinato tempo altrimenti si rischia penalizzazione da parte degli amministratori[…..]

Una delle persone indicate tra gli amministratori del gruppo ha liquidato sul suo profilo personale Facebook, aperto e visibile a tutti,  la vicenda affermando che si tratta di affermazioni non veritiere e calunniose.

Nell’articolo vengono riportati screenshot delle conversazioni tra gli appartenenti al gruppo che sono invece inequivocabili rispetto alla veridicità delle affermazioni fatte nel precitato post. Una per tutti questa sotto riportata. [Update ore 09:00: Mi segnalano che molte alcune [#] delle persone coinvolte lavorano con questa agenzia specializzata, ed infatti alla voce “fashion blogger” i nomi coincidono. La cosa è ancora più grave]

Fuffa Blogger

Se il passaparola è indicato in tutte le indagini come la forma di comunicazione che gode di maggior fiducia da parte delle persone è giusto tutelare e preservare questo valore. Credo debba essere un aspetto al quale tutti coloro che si occupano con serietà e professionalità di comunicazione d’impresa debbano prestare la dovuta attenzione invece di liquidarla in una battuta tra amici come avviene attualmente.

E’ ora di un “codice anti marchette” che sia valido per i giornalisti ma anche per le persone comuni . E’ ora di assumersi la giusta responsabilità personale che la concessione di fiducia da sempre implica.

Nielsen WOM

[#] Update del 31/10/2013: Si riceve la seguente precisazione dal titolare dell’agenzia citata nell’articolo e doverosamente pubblichiamo quanto dichiarato:

Nel suo articolo, lei indica (cito)  molte delle persone coinvolte lavorano con questa agenzia specializzata .
Se confronta la lista delle blogger che fanno parte del nostro network con quella del post de “La Blogger Mafia” (sempre da lei linkato recuperandolo tramite cache di Google) noterà che le persone riconducibili al nostro gruppo sono cinque su un totale di ottanta.
Conseguentemente affermare che molte delle persone coinvolte collaborano con BloggerAgency.it è un’informazione a mio avviso non corretta.
Tengo comunque a precisare che la nostra organizzazione non è a conoscenza (e non è tenuta ad esserlo) delle attività che ciascuna blogger svolge per promuoversi autonomamente.  Associare il nostro nome a questa polemica – indicando la cosa come circostanza ancor più grave –  è quindi a mio avviso improprio e rischia di dare una visione distorta della vicenda.
Infine non capisco per quale motivo veniamo presi in considerazione soltanto noi come agenzia e non altre realtà analoghe che – a loro volta – hanno blogger che compaiono nella ben nota lista.

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[Dis]Informazione Online

Sono stati diffusi un paio di giorni fa i dati Audiweb del mese di agosto.

Fatte ancora una volta le doverose premesse rispetto al fatto che i dati misurano esclusivamente gli accessi da PC escludendo il mobile la cui rilevanza è crescente. Ho estratto le diverse fonti d’informazione online a carattere nazionale o comunque pluriregionale.

La tabella realizzata è in ordine ascendente per numero di utenti unici nel giorno medio. Come si può vedere, nella tabella vi sono alcune testate evidenziate in rosso. Ovviamente c’è un motivo.

Da qualche mese infatti Audiweb, finalmente, per ogni brand, per ogni testata fornisce il dettaglio del totale.

Si viene così a scoprire [registratevi gratuitamente e verificatelo personalmente, ve lo consiglio, se posso]  che il totale di «La Repubblica» è inficiato da circa 80mila utenti unici di Tom’s Hardware, testata “partner” che però ben poco ha a che fare con il quotidiano.

Se in questo caso l’escamotage ha un peso relativamente scarso, così come anche per «La Gazzetta dello Sport» che ingloba nel totale poco più di 28mila utenti unici di «Max», ben diversa è la situazione delle altre testate.

Dei 474mila di «TGCOM24»,  ben 138mila in realtà sono di Meteo.it, quasi un terzo. Anche «QuotidianoNet» non scherza e prova a giocare, come si suol dire, tra il lusco e il brusco inserendo nei suoi 298mila utenti unici 82mila di Hardware Upgrade, 27mila di Dicios.it, 26mila di Promoqui e 12mila di Prontoimprese, per un totale di 147mila utenti unici [quasi il 50%]  che ben poco hanno a che fare con le testate del gruppo.

Anche le testate “all digital” hanno imparato il trucchetto pare. Infatti dei 210mila utenti unici di «Lettera43» ben 142mila sono del circuito locale, testate che aderiscono al network solo per la raccolta pubblicitaria ma che ben poco hanno a che fare con la testata diretta da Paolo Madron. Non va meglio con «Il Post» che tra i suoi 130mila utenti unici conta ben 62mila di Soldionline.net e 39mila di FilmTV, l’83% del totale.

I dati, oltre che nel formato tabellare “classico” sottostante, sono stati resi graficamente, se preferite.

La disinformazione corre online. Quando pianificate su delle testate fatevi dare il dettaglio dall’agenzia e/o dal centro media. Mi sa che è meglio.

Dati giorno medio Internet Audience
Audiweb Database, dati agosto 2013 – Audiweb powered by Nielsen
Brand Utenti unici Pagine viste (.000) Tempo per utente (mm:ss)
La Repubblica 1.054.816 7.100 05:35
Corriere della Sera 839.100 6.095 05:22
Libero Notizie 624.770 1.888 01:35
La Gazzetta dello Sport 508.097 3.188 04:36
TGCOM24 474.097 2.625 03:38
Affaritaliani 359.206 2.102 03:41
Blogo.it 353.779 1.469 02:36
ANSA 318.849 1.921 04:06
La Stampa.it 305.349 1.435 03:44
Quotidiano.net 298.455 1.118 02:49
Il Sole 24 ORE 285.408 1.390 04:13
Fanpage 276.454 854 04:15
Il Fatto Quotidiano 239.677 886 04:07
Citynews 258.547 763 02:55
Lettera43 210.851 706 02:34
Il Messaggero 196.402 691 03:10
Quotidiani Espresso 190.121 1.124 03:43
Corriere dello Sport 162.313 1.022 04:21
Il Giornale 144.038 499 03:29
Il Post 130.482 528 02:31
Virgilio Notizie 105.871 506 03:37
Yahoo! News Websites 98.382 242 01:44
Leggo 79.356 308 04:45
Il Mattino 64.971 476 06:12
Rai News 58.788 245 02:52
DagoSpia 57.121 383 06:20
l’Unità Online 40.322 165 03:51
SKY.it TG24 32.565 79 01:44
Giornalettismo 26.147 75 02:31
Linkiesta.it 19.484 37 02:34

 

Ah “il giochino” vale anche per i settimanali ovviamente. Ad esempio, «Donna Moderna» “vanta” 280mila utenti unici, un numero straordinario nel desolante panorama dei periodici online, peccato che di questi la bellezza, si fa per dire, di 138mila [circa il 50%] vengano da 3BMeteo.

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Agende e Analfabetismi Digitali

Si parla, poco, davvero troppo poco, dell’agenda digitale per l’Italia, ma forse non tutti sanno che la questione è da inserire nella più ampia agenda digitale Europea, programma di ampio respiro con obiettivi specifici alle quali ogni stato membro dell’Unione Europea deve adempiere entro il 2020 ed una serie di sotto-obiettivi con avanzamenti biennali.

Per quanto riguarda il biennio 2013-2014 l’UE ha stabilito una lista di priorità, di obiettivi da raggiungere in questi due anni, con  7 aree di intervento e 101 azioni che i governi di ciascun Paese devono intraprendere allo scopo. Le 7 macroaree sono:

  1. Mercato unico digitale
  2. Interoperabilità e standard
  3. Fiducia e sicurezza
  4. Accesso a Internet veloce e ultra-veloce
  5. La ricerca e l’innovazione
  6. Migliorare l’alfabetizzazione digitale, le competenze e l’inclusione
  7. Abilitazione dei benefici derivanti dall’ICT per la società dell’UE

Nell’area dedicata all’agenda digitale europea viene visualizzata una scoreboard, un cruscotto grafico che indica il livello di avanzamento relativamente agli obiettivi definiti.

Ne esiste una generale della media di tutte le nazioni ed una per ciascun Paese. Sottoriportate quella generale e quella relativa all’Italia così da mostrare a colpo d’occhio quale e quanta sia la distanza del nostro Paese rispetto alla media del totale delle nazioni dell’Unione Europea.

- Digital Agenda EU -

– Digital Agenda EU –

- Digital Agenda Italy -

– Digital Agenda Italy –

Sempre nell’area dedicata all’agenda digitale europea è possibile visualizzare graficamente una mole importanti di dati sul tema ed effettuare comparazioni al riguardo. Dati tutti di grande interesse la cui lettura vale assolutamente il tempo speso. Anche in questo caso, come d’abitudine non posso che consigliare di farlo.

Personalmente ne ho selezionati, anche per sintesi, tre.

Il primo è relativo al livello di alfabetizzazione informatica della popolazione italiana rispetto alla media dei 27 stati membri ed indica con chiarezza l’analfabetismo dilagante nel nostro Paese, anche, sotto il profilo della capacità di utilizzo dell’ICT. Si noti come la scuola sia completamente assente nel processo di formazione in tal senso.

Analfabeti Digitali

– Clicca per Ingrandire –

Gli altri due grafici sottostanti sono inerenti alla penetrazione della lettura di fonti d’informazione online, con il primo che mostra la tendenza nel corso degli anni ed il confronto con la media UE, ed il secondo che fotografa la situazione nel 2011 [ultimo dato disponibile] per ciascuno stato membro.

In entrambi i casi balza all’occhio, ancora una volta, la distanza del nostro Paese dalla maggior parte delle altre nazioni ed ovviamente rispetto alla media degli stessi.

- Clicca per Ingrandire -

– Clicca per Ingrandire –

-  Clicca per Ingrandire -

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Agende e analfabetismo digitali. Comment is free.

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Sovvertire l’Ordine [dei Giornalisti]

In occasione dei 50 anni della legge istitutiva dell’ Ordine dei Giornalisti la scorsa settimana sono stati presentati i risultati della la ricerca “I giornalisti italiani, l’etica professionale e l’informazione on line” [via].

L’indagine è stata realizzata tra il 7 e il 19 gennaio 2013 tramite 1.681 interviste on line somministrate a un campione di giornalisti italiani: per il 57,9% professionisti, per il 35,3% pubblicisti, per il 6,8% praticanti o altro.

Lo studio si divide in due parti: la prima riguardante l’etica e la deontologia professionali, la seconda focalizzata sull’informazione via Internet e sulle sue conseguenze sul mondo dei media e della professione. Sul sito dell’ODG sono liberamente scaricabili sia la sintesi dei risultati che gli oltre 130 grafici di dettaglio, come sempre, se riuscite a ritagliarvi mezz’ora di tempo consiglio di leggere i secondi che consentono di approfondire.

Per quanto riguarda l’etica e la deontologia professionale dei giornalisti dei sedici comportamenti analizzati nessuno è presente in misura rilevante secondo la maggioranza dei giornalisti: anzi, in 15 casi su 16 non si raggiunge il 29% e in 11 casi addirittura il 19%. Dunque, a parere di gran parte della categoria in Italia il lavoro giornalistico non è messo in grado di rispettare adeguati standard etico-deontologici. Lo conferma la valutazione dell’etica relativamente ai diversi media – espressa tramite voto da 1/minimo a 10/massimo – secondo la quale solo la radio ottiene un voto medio di sufficienza [6.2] mentre i periodici specializzati arrivano a 5.7, i quotidiani a 5.4, Internet a 5.3, i periodici non specializzati a 5.1, la televisione pubblica a 4.8, la televisione privata a 4.1.

Colpisce la differenza, in molti casi davvero significativa, tra le persone, i lettori, ed i giornalisti relativamente a quali siano le azioni necessarie per accrescere l’etica. Come mostra la tavola di sintesi sottostante l’opinione di cosa sia necessario fare è davvero molto diversa. Un possibile indicatore della attuale distanza tra pubblico, tra “clienti” [i lettori] ed “i fornitori” [i giornalisti].

Miglioramenti Etica Giornalismo

Una distanza che si aggrava pesantemente per quanto riguarda l’importanza delle diverse caratteristiche dell’informazione, delle notizie. Da parte dei giornalisti viene attribuita una forte rilevanza alla comodità di fruizione delle notizie, con il 76,2% dei rispondenti che ritiene molto o abbastanza importante che le notizie siano facili da trovare, veloci da trovare e comode da leggere e, per contrasto, nel 51,8%   dei casi ritiene che sia poco o per niente importante che siano vere, verificate, serie ed affidabili, aspetto quest’ultimo che, giustamente, è invece rilevante per il 75,7% della popolazione.

Anche su livello di approfondimento delle notizie, sulla loro affidabilità e, significativamente, sul rispetto della dignità delle persone la divergenza di opinioni non è trascurabile come illustra una delle due tabelle di sintesi dei risultati sul tema riportata qui sotto. La tavola sinottica degli indici – slide 55 – mostra come solo per il 12,3% dei giornalisti sia molto importante l’utilità dell’informazione fornita; percentuale che scende al 10,8% per quanto riguarda l’approfondimento. Sono tutti aspetti pericolosamente preoccupanti, credo davvero, sulla deriva dei professionisti dell’informazione.

Importanza caratteristiche notizie

Sono aspetti che vengono confermati nell’analisi del profilo d’immagine dei diversi media. In particolare per quanto riguarda Internet e l’informazione online, giudicata molto o abbastanza in crescita dal 95% dei rispondenti, emerge forte concentrazione sul contenitore e sul modo di porgere e scarsa importanza del contenuto. Non sorprende che dunque, di riflesso, solo il 37,1% del campione ritenga che nei prossimi cinque anni sempre più italiani saranno disposti a pagare per avere su Internet notizie e commenti di qualità o comunque da da loro desiderati – vd slide 122 -.

Distanza che è confermata dal profilo ideale dei diversi media che era emerso dall’indagine “Ping pong tra carta e rete”, realizzata sempre da Astra Ricerche, a metà ottobre 2012.

E’ davvero necessario sovvertire, urgentemente, l’ordine [dei giornalisti].

Profilo d'Immagine Internet

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Acquisizione e Condivisione dell’Informazione di Attualità

Human Highway, per conto di Liquida, ha condotto una ricerca sul ruolo dell’online nell’informazione di attualità nel nostro Paese analizzando il processo di acquisizione delle notizie e su come avvenga la distribuzione attraverso partecipazione e condivisione dei lettori, delle persone. I risultati della ricerca, effettuata su un campione stratificato di 2029 casi, rappresentativo degli utenti internet italiani, sono stati pubblicati ieri in tarda serata.

La ricerca analizza gli effetti dei social network nell’informazione di attualità, quelle che vengono definite le 4 fasi di vita della notizia, dall’acquisizione della notizia sino alla condivisione e diffusione in Rete passando per l’approfondimento successivo e il confronto sociale sulla notizia, e il passaggio dallo user generated content allo user amplified content.

E’ stato monitorato l’andamento del numero di condivisioni per giorno negli ultimi 300 giorni rilevando i 38 principali siti di informazione italiani, sia appartenenti alla categoria dei quotidiani cartacei che alle testate all digital. Le condivisioni prese in esame sono quelle prodotte su Facebook, Twitter e Google Plus.

Emerge la netta predominanza dei siti d’informazione che hanno un corrispondente cartaceo rispetto ai pure players del digitale. Un aspetto che conferma la differenza di ampiezza della base di lettori, come confermano anche i dati Audiweb di luglio con, prendendo a titolo esemplificativo i due top di ciascuna categoria, «VareseNews» a 48.076 utenti unici e «Repubblica» 1.337.329 utenti unici, e che fa riflettere sulle difficoltà ed il percorso da compiere per le testate all digital nel nostro Paese.

Anche per quanto riguarda i social network spicca la assoluta predominanza di Facebook che produce il 91,6% delle condivisioni mentre Twitter, teoricamente newswire dell’informazione, pesa solo il il 7,5%. “Città fantasma” Google Plus al 0,9% del totale delle condivisioni come mostra il grafico di sintesi sottoriportato.

Le fonti informative di riferimento nel caso di un evento straordinario per gli utenti internet del nostro Paese sono i motori di ricerca [Google] che ottiene il 50,6% delle preferenze e resta “top of mind” seppure in calo rispetto al 2011, la televisione 40,1% e i quotidiani online al 28%. Rispetto all’anno scorso acquistano considerazione Facebook [14,6%] e Twitter [3,6%] a scapito degli aggregatori/motori di notizie. Se certamente, come nel caso del confronto tra i siti di informazione di testate nate dalla carta e quelli solo online, pesa la differenza di ampiezza della base di persone iscritte a Facebook rispetto a Twitter, risulta evidente come la piattaforma di microblogging da 140 caratteri  sia fonte di riferimento attualmente per le notizie solo per una sparuta minoranza seppure in forte crescita; sarà bene tenerne conto.

Anche per quanto riguarda l’amplificazione sociale prodotta dalla Rete, dai social network, in termini assoluti, è Facebook a regnare sovrano con  4,7 milioni di segnalazioni rispetto ai 800mila tweet/retweet e 1 milione di post e commenti sui blog e 900mila segnalazioni a conoscenti via mail.

Relativamente al percorso della notizia, ed alle 4 fasi di vita già citate, la prima fonte d’informazione resta la televisione che è anche il mezzo di comunicazione utilizzato per approfondire e riprendere la notizia in tempi successivi seppure, come già emergeva, motori di ricerca e siti d’informazione primeggino, 59% versus 56% della TV, in questo passaggio, nella fase di approfondimento dell’informazione. Social media e social network giocano invece un ruolo determinante nel processo di amplificazione e diffusione dell’informazione come mostra la tavola di sintesi sottoriportata. L’amplificazione sociale per certi temi e certe testate dell’online rappresenta la prima risorsa di attenzione e di traffico sul sito.

La distribuzione dei contenuti passa dunque in maniera sempre più rilevante attraverso social media e social network ed è in corso il passaggio dall’impression all’expression, dalla pura esposizione ai contenuti di un media a quello di lettura, apprezzamento e condivisione. Facebook e Twitter diventano “luoghi” nei quali gli editori distribuiscono e promuovono il proprio contenuto alimentando il rapporto con i propri lettori.

Passaggio dallo user generated content allo user amplified content che lascia comunque il timone in mano all’industria dell’informazione con vantaggi e oneri, di attenzione e capacità di relazione con le persone, come sempre avviene in questi casi.

“At the heart of journalism today is a great paradox: the industry is in the midst of uncertainty caused by the very same technologies that allow journalism to reach far broader audiences, more quickly, and with greater input, feedback, and resources than ever before. We feel strongly that journalism’s future is very bright. Technology is changing journalism forever, but the core techniques of quality journalism are more important than they have ever been” –  The New Journalist: Roles, Skills, and Critical Thinking, Benedetti, Currie e Kierans, 2010 –

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