Archivi del mese: dicembre 2010

2011

Lavora come se non avessi bisogno dei soldi,
Ama come se nessuno ti abbia mai fatto soffrire,
Balla come se nessuno ti stesse guardando,
Canta come se nessuno ti stesse sentendo,
Vivi come se il Paradiso fosse sulla Terra.

 

I miei migliori auguri di un buon 2011

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Newspaper Map

Mappa tipografica sulle relazioni all’interno del sistema complesso dei giornali.

La mappa è divisa in sei grandi aree: mercato, target, semiotica e psicologia cognitiva, produzione, contenuto e forma.

Le relazioni tra le parti sono illustrate dai collegamenti e dai rapporti di vicinanza delle parole.

La gerarchia all’interno del sistema è dettata dalla grandezza del corpo del carattere.

Interessante lavoro realizzato da Francesco Franchi che seppur datato resta di grande attualità.

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Salvagente Bucato

All’epoca del lancio l’iPad fu quasi unanimemente definito come il salvagente dell’editoria.

In questi spazi sono stati illustrati sia i motivi concettuali legati alla concezione dell’ecosistema dell’informazione che i fondamenti economici sulla base dei quali si riteneva, si ritiene, che il tablet della Apple non potesse rappresentare la bacchetta magica risolutrice delle problematiche che affliggono l’editoria.

I primi segnali di una consapevolezza del ruolo marginale, in termini di recupero delle revenues, del device dell’anno erano emerse già dai risultati dell’ indagine sulle notizie in mobilità effettuata dall’ Audit Bureau of Circulation.

E’ proprio dall’ ABC che arrivano ora i dati ripresi da WWDMedia che evidenziano il crollo verticale delle sottoscrizioni a pagamento per i principali magazines statunitensi. Pare insomma che il salvagente si sia definitivamente bucato.

Rimosso l’ennesimo ostacolo, nella lista dei desideri per l’anno prossimo il sottoscritto inserisce ai primi posti la speranza che cessi definitivamente l’orientamento al prodotto per dare spazio finalmente  ad un più attuale e ragionevole orientamento ai bisogni, agli interessi dell’utenza.

Update: Vedo solo ora che ne parla, con una sintesi molto efficace, anche Massimo Mantellini.

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Casi di Successo

L’alleanza [anti Google?] tra mainstream media e Facebook non conosce soste.

Già a metà dicembre il social network più popoloso al mondo aveva annunciato di aver messo a punto uno strumento, un plug in per effettuare la registrazione nei siti web dei quotidiani on line con il proprio account di Facebook.

Ieri, nell’area specificatamente dedicata ai media, Justin Osofsky, responsabile dell’area di business dedicata alle partnership, rincalza proponendo alcune case history  e fornendo alcuni dati sul successo ottenuto grazie alla “presenza sociale” su Facebook. 

Secondo quanto riportato, le sezioni on line dei media che hanno “collaborato” con Facebook avrebbero ottenuto un incremento medio del 100% del traffico ai loro siti derivante da referrals.

In particolare il Washington Post, che attualmente conta oltre 100mila fans su FB, avrebbe registrato un incremento addirittura del 280%  rispetto all’anno precedente rendendo sociali le notizie diffuse grazie alla possibilità di commentarle e condividerle, anche, all’interno del social network.

Pur essendo dati troppo generici per essere oggetto di analisi, meritano certamente una riflessione sulle prospettive e sulle modalità promozionali dell’informazione online.

 

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Rappresentazioni della Notizia

Mapeas, in associazione con Clip Syndicate, visualizza sulla mappa mondiale le principali notizie pubblicate da diverse agenzie di stampa e broadcaster tra i quali AFP, Fox, Nbc & Associated Press.

Le notizie sono suddivise in cinque categorie che possono essere selezionate secondo il proprio interesse o, al contrario, visualizzate tutte.

Ad una minore dimensione del cerchio corrisponde una notizia più datata, più vecchia.

Infomous, pur essendo ancora in versione sperimentale, appare ancora più interessante per caratteristiche e potenzialità delle stesse.

Basato sul concetto delle clouds, delle nuvole di parole, permette di visualizzare le notizie aggregandole per canali tematici, cronologicamente ed anche sulla base della popolarità dei tweets.

Passando il cursore sul termine d’interesse vengono visualizzati i dettagli ed i link per approfondire ulteriormente.

Esiste la possibilità di eliminare alcune parole e, al rilascio della versione definitiva, sarà possibile un utilizzo “sociale” dello strumento che potrà essere incorporato nel proprio sito o blog.

The Atlantic e gli italianissimi amici di Venice Session sono esempi concreti di come possa essere utilizzato.

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WikiLeaks un Mese Dopo

Il 28 novembre sono stati diffusi i primi documenti del Napster dell’informazione.

A circa un mese di distanza ho voluto verificare il livello di attenzione sul tema.

I siti web dei cinque quotidiani coinvolti nell’operazione non dedicano più l’evidenza che è stata fornita inizialmente alla vicenda, cosa che tanto meno avviene nelle versioni tradizionali dei giornali.

Su Twitter il livello di buzz registra “calma piatta” ormai da circa due settimane e dopo i picchi iniziali l’argomento WikiLeaks pare essersi assestato intorno allo 0,2% di tutti i tweets degli utenti con una tendenza ulteriormente al ribasso.

Nonostante la portata dirompente, parrebbe dunque che nell’era dell’iperinformazione prolungare il ciclo di vita della notizia sia un compito davvero improbo.

E’ un fattore del quale evidentemente è necessario tenere conto.

- clicca per accedere al dettaglio dei dati -

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Sociale o Sociabile

Su una cosa esperti e meno esperti sembrano concordare: il 2011 sarà l’anno della definitiva consacrazione dei social media.

Per tempo di utilizzo e numero di utenti sono sempre più media di massa e come tali attirano in maniera crescente l’attenzione delle imprese che ne vedono le potenzialità come mezzo di comunicazione promo-pubblicitaria.

Secondo la definizione offerta dal dizionario etimologico sociale è ciò che riguarda la società  mentre sociabile è colui che ama la compagnia, quello che normalmente chiamiamo socievole.

E’ una distinzione che ovviamente non è squisitamente semantica, le cui implicazioni, segnalate nei giorni scorsi da Alberto D’Ottavi, sono riassumibili nell’idea che, appunto, sociale non significhi solamente fare amicizia, essere amici, ma riguardi la società nel suo insieme.

Si tratta in buona sostanza di un difficile equilibrio che si basa su economia, politica, ruolo sociale e tecnologia. Aree che si sovrappongono tra loro, delle quali i media subiscono da sempre l’influenza e che oggi sono ancora più evidenti in ambito “social” dove i processi di comunicazione hanno una linearità ed una governabilità inferiore rispetto ad altri mezzi per quanto riguarda la comunicazione d’impresa, come sintetizzato ottimamente dalla rielaborazione del marketing funnel.

Anche il panorama nazionale attuale è ricco di esempi di imprese che utilizzano i social media, nella migliore delle ipotesi, per essere sociabili.  La maturità, il vero asset di questo mezzo di comunicazione, potrà essere tale solo nel momento in cui sarà compiuto il passaggio da socievole a sociale.

Non è un problema di terminologia ma di approccio.

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