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Salvagente Bucato

All’epoca del lancio l’iPad fu quasi unanimemente definito come il salvagente dell’editoria.

In questi spazi sono stati illustrati sia i motivi concettuali legati alla concezione dell’ecosistema dell’informazione che i fondamenti economici sulla base dei quali si riteneva, si ritiene, che il tablet della Apple non potesse rappresentare la bacchetta magica risolutrice delle problematiche che affliggono l’editoria.

I primi segnali di una consapevolezza del ruolo marginale, in termini di recupero delle revenues, del device dell’anno erano emerse già dai risultati dell’ indagine sulle notizie in mobilità effettuata dall’ Audit Bureau of Circulation.

E’ proprio dall’ ABC che arrivano ora i dati ripresi da WWDMedia che evidenziano il crollo verticale delle sottoscrizioni a pagamento per i principali magazines statunitensi. Pare insomma che il salvagente si sia definitivamente bucato.

Rimosso l’ennesimo ostacolo, nella lista dei desideri per l’anno prossimo il sottoscritto inserisce ai primi posti la speranza che cessi definitivamente l’orientamento al prodotto per dare spazio finalmente  ad un più attuale e ragionevole orientamento ai bisogni, agli interessi dell’utenza.

Update: Vedo solo ora che ne parla, con una sintesi molto efficace, anche Massimo Mantellini.

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La Stampa e la Cooperazione Internazionale

L’UAB, con l’appoggio di International Inter Press Service ha realizzato la ricerca “La stampa e la cooperazione internazionale” i cui risultati sono stati diffusi la scorsa settimana.

Lo studio ha preso in considerazione nove quotidiani tra i più rappresentativi dell’UE: tre spagnoli [ABC, El País e La Vanguardia ], tre francesi [Le Figaro, Le Monde e Libération ] e tre inglesi [The Daily Telegraph, The Guardian e The Times].

I mezzi di comunicazione analizzati dedicano solo il 3,5% dello spazio al tema della cooperazione internazionale inserendoli normalmente nella sezione dedicata alle notizie internazionali, mentre dovrebbero più propriamente essere collocate in altro ambito, quello relativo alla società.

Tra i quotidiani oggetto dello studio, quelli con un orientamento politico di centro sinistra hanno mostrato una maggior propensione a dedicare la prima pagina a questo tipo di notizie, contrariamente a quelli con una linea editoriale favorevole al centro destra. Il tema della cooperazione ha dunque una forte valenza politica e viene utilizzato per fare pressione, o meno, nei confronti dei governi.

I temi che hanno ottenuto maggior copertura sono relativi alle tematiche ambientali, alla governance ed alla democrazia con un peso del 70% sul totale. La riunione sul clima di Copenaghen, la missione dell’ONU in Afganistan e le mediazioni per il disarmo dell’Iran sono le notizie che specificatamente maggior copertura hanno ottenuto.

Sono questi temi che potrebbero rappresentare una opportunità concreta per coloro che volessero coglierla sviluppando nuove iniziative ad hoc in ambito editoriale. In altre nazioni sono già “sul pezzo


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Inserzioni & Introiti a Puttane

I quotidiani storicamente hanno avuto ricavi di tutto rispetto dai classificati, la piccola pubblicità che i privati mettono sui giornali. Anche questo segmento, dall’avvento di Craiglist in poi, è entrato in crisi con l’avvento di internet ed anche questa fonte di introiti dei quotidiani ha subito un drastico calo.

C’è però, secondo quanto riporta La Gaceta, un particolare segmento che pare essere estraneo a queste dinamiche: quello dedicato alle inserzioni di prestazioni sessuali a pagamento che in Spagna pare generare tutt’oggi ingressi di tutto rispetto.

In particolare sono i tre principali quotidiani generalisti del paese, El Mundo, El Pais e ABC, quelli che ottengono benefici economici da questo particolare segmento di inserzioni a pagamento e che potrebbero, da qui a breve, vedere annullata anche queste fonte di reddito in un momento in cui “tutto fa brodo”.

Se, infatti, in linea di principio, stride che quotidiani qualificati con posizioni e linee editoriali contrarie al fenomeno della prostituzione [che in Spagna, comunque, è legale] pubblichino questo genere di promozioni, ci si mettono ora, da un lato, le proteste delle associazioni di cittadini e, dall’altro, il governo che vorrebbe subordinare gli aiuti all’editoria, anche, alla cessazione di questa tipologia di inserzioni.

Insomma, come si suol dire volgarmente, pare proprio che inserzioni e relativi introiti, per un beffardo segno del destino, andranno “a puttane”.

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