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Il Futuro delle Notizie Secondo Google

Richard Gingras, responsabile di Google News, in un suo recente speech ad Harvard a tutto campo sul futuro delle notizie, dell’informazione. Da leggere con grande attenzione.

Personalmente mi ha particolarmente colpito la parte sul ruolo assolutamente decrescente, in termini di importanza nella strutturazione, nel design del sito web dei quotidiani online, della home page ed, ovviamente, la parte di analisi sul cambiamento delle modalità di distribuzione dei contenuti nonchè dell’advertsing.

Magistrale l’analisi di come i tablet NON salveranno l’industria dell’informazione:

[The iPad is] a fatal distraction for media companies. Too many publishers looked at the tablet as the road home to their magazine format, subscription model, and expensive full-page ads. The format of a single device does not change the fundamental ecosystem underneath it, and this shiny tablet has taken media companies’ eyes off of the ball..

Sempre Gingras, intervistato da «El Pais», parla della necessità dei cambiamenti organizzativi, del mutamento del ruolo dei giornalisti e di come [ri]costruire un rapporto di fiducia tra informazione e persone.

Emerge, o meglio si conferma, come sia necessario conversare di più e pontificare di meno.

Vale per l’industria dell’informazione ma non solo.

Ne parla, anche, Gigaom.

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La Corsa all’Oro

Coloro che visitano con buona frequenza questa TAZ * avranno avuto modo di rilevare il mio scetticismo, le mie critiche, rispetto alla relazione che intercorre tra i tablets e le speranze dei ricavi da parte delle imprese del comparto editoriale [quotidiani & pubblicazioni] riposte in questa piattaforma.

Critiche mosse sotto un profilo “ideologico” di non gradimento di un sistema chiuso quale quello concepito da Apple, generate dalla constatazione delle puerili declinazioni che sono state, ad oggi, fatte nell’utilizzo del format, nonchè dai vincoli che l’impresa di Cupertino impone agli editori.

Lo studio «The Tablet Revolution», pubblicato ieri da PEJ effettua una fotografia dettagliata della situazione attuale e delle prospettive che le applicazioni per i tablet realizzate dagli editori di quotidiani e periodici offrono.

La ricerca, realizzata da «Pew Research Center» in collaborazione con «The Economist», ha coinvolto complessivamente circa 40mila persone negli Stati Uniti, identificando abitudini ed attitudini nell’utilizzo quotidiano dei tablets ed approfondendo usi e propensioni relativamente alla lettura di notizie, nel senso più ampio del termine, attraverso questo device.

I risultati emergenti evidenziano una crescita esponenziale nell’utilizzo dei tablets che hanno ora una penetrazione dell’11%.

La fruzione di notizie, dato che era emerso già dalle precedenti indagini, attraverso questo tipo di device è una delle principali attività da parte di coloro che ne sono possessori. Si tratta di un consumo che è alternativo principalmente a quello che prima veniva effettuato attraverso desktop e laptop [PC fisso e portatile].

La ricerca evidenzia come la lettura di notizie avvenga principalmente attraverso il browser mentre le apps rappresentano una quota assolutamente minoritaria per fruire dell’informazione.

Rispetto alle attese di ricavi, come mostra il grafico di sintesi sottostante, si rileva una scarsissima propensione a pagare per avere le notizie, anche, da parte di coloro che possiedono un iPad, principalmente, o altro tipo di tablet, con soglie d’acquisto che per ottenere volumi interessanti si posizionano a livelli davvero bassi.

Attualmente il 14% degli utenti che consultano le notizie hanno effettuato un esborso per avere accesso all’informazione.  A mio avviso è scorretto sommare a costoro quelli che avendo sottoscritto un abbonamento al formato tradizionale cartaceo hanno anche quello digitale, come invece viene fatto, poichè è difficile stabilire quale sia il driver, la motivazione, in termini di formato alla sottoscrizione.

Una propensione a non pagare anche in questo caso che si fonda, nella mia personale decodifica, su un basso livello di coinvolgimento testimoniato da una maggioranza di persone che leggono solo i titoli e confermato da quanto relativamente marginale sia la percentuale di coloro che condividono l’informazione.

L’infografica sottostante riepiloga le principali evidenze emergenti dalla ricerca in caso non aveste voglia o tempo, come personalmente consiglio, di leggere il rapporto integralmente.

La corsa all’oro, la famosa gold rush, ha fatto arricchire più chi vendeva pale e picconi che i minatori che faticavano nelle miniere avare di oro ma piene di grandi illusioni. La mia impressione è che la situazione sia in questo caso la medesima con giornali e giornalisti nei panni dei minatori ed Apple ed altri produttori nelle vesti dei venditori di attrezzatura per gli scavi.

Al momento della redazione di questo articolo, ne parlano anche: CNET News, Folio, VentureBeat, Mashable!, Search Engine Land, mocoNews, Medacity, ReadWriteWeb, Poynter, Marketing Pilgrim, Trends in the Living Networks, Gannett Blog, CyberJournalist.net, NetNewsCheck Latest, HubSpot’s Inbound , FT Tech Hub, Editors Weblog, Multichannel, GigaOM, Broadcasting & Cable, Future of Journalism, Hillicon Valley, TeleRead, Poynter, Reflections of a Newsosaur , Adweek.

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Edicola Digitale

Tra le novità presentate ieri da Steve Jobs, con l’annuncio della nuova versione del sistema operativo per iPhone, iPad e iPod touch, ampio risalto è stato dato all’edicola digitale.

Secondo quanto riportato nel comunicato stampa diffuso da Apple,  l’iOS 5 ha una sezione raffigurata a modi scaffalatura dove sono raccolti tutti i quotidiani e le riviste alle quali è possibile abbonarsi. Una volta scaricata la pubblicazione prescelta dovrebbe essere possibile leggerla anche se non collegati ad internet.

Resta ancora aperto il problema del controllo della relazione con l’utenza, con i lettori, che  resta centrale con particolare riferimento per quelle testate che ricavano una parte rilevante dei loro introiti dagli investimenti pubblicitari come testimonia il parziale ripensamento da parte di Time Inc rispetto alle prime dichiarazioni d’intenti e le negoziazioni ancora in corso con il Financial Times.

Che la carta sia solo uno dei diversi supporti, format, a disposizione per le imprese del comparto editoriale è già realtà attuale,  resta da stabilire a quali condizioni ciò avvenga.

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L’iPad Non Fa Notizia

Dall’apertura dell’app store ad oggi sono state realizzate oltre 500mila applicazioni per i device della Apple.

Gigaom pubblica l’infografica che sintetizza gli sviluppi dal luglio 2008 ad oggi.

I giochi sono la categoria più diffusa anche per quanto riguarda le applicazioni a pagamento.

Buona la posizione dei libri mentre le notizie pesano solo il 2% del totale.

Secondo i dati diffusi da Nielsen non vi è esatta corrispondenza tra numero di applicazioni realizzate ed utilizzo delle persone del tablet. Certamente le applicazioni per la lettura di notizie sono il fanalino di coda per entrambe le fonti.

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TabletMania

Dal lancio del iPad ad oggi molti degli sforzi delle imprese del comparto editoriale si sono concentrati nella realizzazione di applicazioni o di nuovi prodotti appositamente concepiti per i tablets.

Anche in questi giorni è il lancio del Daily di Murdoch a tenere banco nel dibattito sulle prospettive , sui modelli, anche in chiave di sostenibilità economica, di distribuzione dell’informazione, nonostante sia già emerso con chiarezza come si tratti di un salvagente bucato.

L’impressione è che si tratti di una vera e propria sindrome, di una forma di accanimento che Juan Varela definisce correttamente con il termine di TabletMania.

L’indagine sul possesso dei diversi device tecnologici svolta da Pew Internet, i cui risultati sono stati pubblicati il 3 febbraio scorso,  evidenzia come la penetrazione dei tablet raggiunga solamente il 4% della popolazione con un’età superiore ai 18 anni negli Stati Uniti, con un valore massimo leggermente superiore, pari al 5%, per coloro tra 18 e 46 anni.

Dedicare così tante energie ad un mezzo dalla penetrazione ancora estremamente ridotta, affidando le proprie sorti ad un ambiente detenuto e controllato da terzi [Apple] è un errore strategico non trascurabile.

La sfida del futuro per l’editoria di chiama convergenza e passa attraverso la capacità di integrare le diverse anime delle imprese attive nel comparto, la volontà di attivare un processo relazionale circolare con l’utenza, senza distruggere il valore residuo di quanto realizzato nel passato come pretenderebbero taluni guru pour cause.

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Ipad is Iconic

eMarketer ha pubblicato la sintesi dei risultati di una ricerca comparativa sull’efficacia della pubblicità su iPad rispetto alla stampa. Dall’indagine emergerebbe una netta supremazia del tablet Apple in tutti i parametri considerati, ad esclusione dell’intenzione d’acquisto, rispetto agli annunci pubblicati a mezzo stampa.

Non avendo i dati completi della ricerca è difficile valutare approfonditamente quanto affermato, ma sorgono dei dubbi rispetto a risultati “sponsorizzati”.

In primis non ritengo metodologicamente corretto il paragone tra un mezzo interattivo e dinamico ed uno statico, manca inoltre il dato sulla memorabilità degli annunci che tutti sanno essere fondamentale.

I risultati inoltre, stridono con quelli di altre indagini e sono in contraddizione con il recentissimo lancio di Ongo, prodotto editoriale digitale a pagamento il cui plus è nell’assenza di pubblicità.

Intanto Apple ha lanciato il nuovo spot per la campagna pubblicitaria caratterizzata da immagine iconiche, a cominciare da quella di Marilyn Monroe, ed il claim, appunto, “iPad is Iconic”. Che anche l’indagine possa essere parte della strategia di comunicazione dell’azienda è un dubbio che attendo venga smentito.

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Il Ciclo di Vita dell’Elettronica

In trent’anni, dal 1980 al 2010, l’elettronica di consumo ha invaso il mondo, ha cambiato le abitudini di vita di miliardi di persone, si è evoluta tanto rapidamente da avere un periodo di utilizzo e d’esistenza sempre più breve, sopraffatta da funzioni complementari sempre più numerose, che ne hanno trasformato lo scopo originale e l’hanno riconfigurata.

Il quotidiano americano «The Washington Post» ha ricostruito in cinque tavole animate le innovazioni e le sparizioni degli strumenti di vita quotidiana, ormai più comuni, quelli che tutti possiedono e di cui nessuno saprebbe più fare a meno.

Ha mostrato su un diagramma l’inizio della diffusione commerciale, il boom di molte adozioni, la scomparsa improvvisa e la sostituzione/integrazione in altri gadget della telefonia mobile, del personal computer, della TV digitale, del DVD, del CD. Tutti prodotti elettronici dalla traiettoria corta, banalizzati rapidamente, sempre più accessibili e a basso prezzo.

Ora per massimizzare i profitti di un settore a rapida obsolescenza Apple spiega agli editori che “questa è casa mia e qui comando io”.

Sono tutti elementi da non trascurare quando [se] si effettua un’analisi di scenario.

[Via]

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Il Prime Time della Lettura

Il flusso continuo, ininterrotto, di contenuti online fa sì che il lettore si trovi nella precaria condizione di colui che ogni 15 secondi vedesse recapitata alla sua porta la nuova edizione del giornale.

Read It Later ha analizzato 100 milioni di articoli salvati per analizzare le abitudini degli utilizzatori del servizio per verificarne  l’impatto con specifico riferimento alla lettura di notizie in mobilità.

Dai risultati della desk research emerge che non cambia il cosa si legge ma il quando.

Dopo aver analizzato quando vengono forniti, e dunque trovati, i contenuti ne è stata presa in esame separatamente la fruizione, la lettura, a seconda del supporto [pc, smartphone,tablet] utilizzato.

Complessivamente emerge un quadro molto simile a quello già delineato dai dati di sintesi diffusi dal Wall Street Journal recentemente.

Mentre gli utilizzatori di smartphone ne fanno un utilizzo “emergenziale” in momenti nei quali non hanno a disposizione un pc, quali la colazione mattutina, durante il trasferimento al lavoro e nelle pause lavorative, i possessori di tablets concentrano la fruizione durante le ore serali.

Sono dati di estremo interesse che forniscono non solo specifiche informazioni su tempi e modalità di fruizione dell’informazione ma, nella mia interpretazione, indicano come i tablet [specificatamente l’iPad] siano in prospettiva un competitor della televisione oltre che dei giornali tradizionali per le occasioni di consumo che sostituiscono.

Indicazioni che suggeriscono l’opportunità di realizzare una mappatura dei media per momento di fruizione più che per classificazione canonica di prodotto che consenta di “clusterizzare” in maniera più attuale, al fine di averne consapevolezza ed intervenire ovviamente, le abitudini mediatiche dell’utenza.

PS:Magari nel weekend butto giù un paio di “scarabocchi” sull’idea, se voleste nel frattempo dire la vostra, “comment is free”

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Dell’iPad & Dintorni

I dati diffusi a fine anno da WWDMedia, relativamente all’andamento delle sottoscrizioni a pagamento per alcuni dei principali magazines statunitensi su i Pad, hanno sostanzialmente confermato quelle che erano le sensazioni di molti [incluso il sottoscritto] sulle effettive possibilità, allo stato attuale, di questo veicolo come elemento di recupero contributivo per le imprese del comparto editoriale che tante attese avevano riposto nel tablet Apple.

Sono dati che hanno avuto il merito di aprire un dibattito molto ampio sul tema che successivamente si è allargato al concetto di edicola digitale.  

Per quanto riguarda l’Italia i contributi di maggior interesse sono arrivati da Massimo Mantellini e Luca De Biase [+],  con il primo che esprime maggior criticità mentre il secondo mantiene la sua evidentemente naturale predisposizione all’ottimismo ed alla [pro]positività.

Sulle motivazioni “tecniche” dell’insuccesso, il peso dei dowloads, la cattiva fattura delle applicazioni, il costo eccessivo, ed altro ancora,  sono già  stati forniti elementi sufficienti e non credo personalmente vi sia molto altro da aggiungere. Ritengo siano da approfondire invece i motivi concettuali.

Sono fondamentalmente tre gli aspetti sui quali è necessario lavorare per uno sviluppo dell’editoria, dell’informazione che a mio avviso emergono con chiarezza.

L’iPad, le sue applicazioni per leggere le notizie, contrariamente al web, non sono complementari ma alternativi al formato tradizionale cartaceo diffuso nelle edicole come dimostrano i dati resi disponibili da Mashable.  Sotto questo profilo, si conferma dunque come le app non siano strumento di recupero di vendite e contribuzione ma di sostituzione.

Interesse e coinvolgimento sulle notizie e modalità di consumo delle stesse sono un altro degli elementi cardine per  ragionare in termini di ricerca di opportunità.

Le notizie hanno progressivamente perso appeal, l’informazione riscuote sempre minor fiducia. Questo è tanto più vero quanto più evoluta è la comunità di utenti, di lettori di riferimento, avendo maggior capacità critica.

L’iPad [non si capisce perchè qualcuno ha creduto potesse non essere così] non fa eccezione.   Nelle attività di browsing non rientrano mai ai primi posti le notizie ed anche i possessori di iPad non hanno come priorità la lettura di informazione in senso tradizionale dedicandosi ad altre attività come dimostra l’indagine diffusa da Business Insider.

L’accento posto sullo sviluppo di applicazioni è la conferma di come sia prevalente l’orientamento al prodotto invece che all’utenza, al denaro anzichè al soddisfacimento di bisogni.

E’ evidentemente questo un aspetto non trascurabile poichè, contrariamente a quanto si potrebbe essere propensi a ritenere, ha un impatto direttamente collegato alla propensione di spesa e dunque alla salute economica delle imprese attive in questo ambito.

 L’invito a rovesciare i paradigmi effettuato recentemente non era privo di riferimenti al comparto editoriale.

Forse l’unica app che potrebbe davvero salvare l’informazione, se esistesse, sarebbe quella che consenta di sviluppare un percorso fatto di innovazione centrata sui bisogni dell’utenza, dei lettori, invece che sui desiderata propri e degli investitori pubblicitari, sulla convergenza e la complementarietà anzichè sulla sostituzione.

La tecnologia si conferma in tal senso essere un mezzo e non un fine come anche in questa occasione molti hanno voluto credere. 

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Salvagente Bucato

All’epoca del lancio l’iPad fu quasi unanimemente definito come il salvagente dell’editoria.

In questi spazi sono stati illustrati sia i motivi concettuali legati alla concezione dell’ecosistema dell’informazione che i fondamenti economici sulla base dei quali si riteneva, si ritiene, che il tablet della Apple non potesse rappresentare la bacchetta magica risolutrice delle problematiche che affliggono l’editoria.

I primi segnali di una consapevolezza del ruolo marginale, in termini di recupero delle revenues, del device dell’anno erano emerse già dai risultati dell’ indagine sulle notizie in mobilità effettuata dall’ Audit Bureau of Circulation.

E’ proprio dall’ ABC che arrivano ora i dati ripresi da WWDMedia che evidenziano il crollo verticale delle sottoscrizioni a pagamento per i principali magazines statunitensi. Pare insomma che il salvagente si sia definitivamente bucato.

Rimosso l’ennesimo ostacolo, nella lista dei desideri per l’anno prossimo il sottoscritto inserisce ai primi posti la speranza che cessi definitivamente l’orientamento al prodotto per dare spazio finalmente  ad un più attuale e ragionevole orientamento ai bisogni, agli interessi dell’utenza.

Update: Vedo solo ora che ne parla, con una sintesi molto efficace, anche Massimo Mantellini.

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