Archivi del mese: marzo 2013

Buona Pasqua

I migliori auguri di una buona Pasqua a tutto coloro che inavvertitamente, o meno, passano per questa TAZ.

Un augurio particolare ai giornalai, agli edicolanti, peones dell’editoria anche oggi al lavoro dall’alba per continuare a dare il laico piacere del mattino a coloro che ancora lo apprezzano.

Crocefisso Elettrico

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Il Paywall Aumenta le Vendite del Cartaceo

Sono passati due anni da quando il «The New York Times» decise di innalzare un muro, un “metered paywall”, inizialmente con 20 articoli gratuiti ora scesi a 10, tra polemiche e perplessità.

Ora sappiamo che si è trattato di una scelta vincente con oltre 675mila abbonati all’edizione online.

Per l’occasione Journalism.co.uk ha intervistato Paul Smurl, Vice Presidente di NYTimes.com Paid Products al New York Times Media Group, per fare il punto della situazione sul modello dei metered paywall.

Smurl, tra le altre cose, nell’intervista afferma:

We didn’t design this model to support print but in fact what we’ve seen is an increase in home delivery subscriptions, in particular on Sundays, for the last several ABC periods since we launched and an improvement in trend in terms of print cancellations and retention and that has been a surprise to us.

Il paywall aumenta le vendite del cartaceo.

Giornali al Vento

Sul tema da leggere le considerazioni e le previsioni di Felix Salomon.

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Autorappresentazione & Condivisione dell’Informazione

Le condivisioni sui social network sono un elemento essenziale nell’attuale ecosistema dell’informazione. Non si tratta soltanto di un elemento di traffic building ma di un parametro significativo dell’interesse e dell’attenzione nei confronti della testata e degli articoli, dell’informazione della testata stessa. Le condivisioni sui social network creano brand awareness, notorietà di marca, e costruiscono fiducia, grazie al passaparola online degli utenti sul valore del giornale.

Tema “caldo” del quale discuteremo al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia il 24 aprile prossimo nel panel “Social [In]Ability” , di cui sarò il moderatore, in cui, tra l’altro verrà presentata in anteprima nazionale la ricerca dell’Osservatorio sulle Nuove Forme di Consumo di Informazione e sulle Trasformazioni dell’Ecosistema Mediale dell’Università di Urbino su come si informano gli italiani.

Sul tema delle condivisioni 33Across, piattaforma per la condivisione sociale dei contenuti partner di 625mila editori, ha pubblicato i dati dell’analisi effettuata questo mese delle condivisioni delle persone delle 500 principali fonti d’informazione negli USA suddivise in 24 categorie.

Dalla sintesi dei risultati emerge una differenza estremamente rilevante tra gli argomenti più condivisi dalle persone e quelli che invece sono di maggior interesse, più cliccati. Se notizie di attualità, politica, ma anche intrattenimento e gossip, sono i temi più cliccati è ciò che ruota intorno alla scienza, ad argomenti scientifici quello che viene maggiormente condiviso dalle persone.

Una dicotomia che si può spiegare solamente con il desiderio di autorappresentarsi in maniera diversa da come si è realmente. Tentativo di presentarsi agli occhi dei propri contatti proiettando un’immagine di se desiderata, non reale.

Comportamento aspirazionale, “wannabe”, che può essere utilizzato per la diffusione di argomenti specifici sui social media ma che non porta traffico al sito web.

Condivisioni Temi

Update: Sul tema da leggere Andrea Contino e Luca De Biase.

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Sempre Connessi

IDC ha condotto un sondaggio per conto di Facebook per investigare come le persone usano gli smartphones. Sono stati intervistati online 7446 statunitensi di età compresa tra i 18 ed i 44 anni possessori di un iPhone o di Android.

Dopo l’utilizzo della posta elettronica e la navigazione su Internet l’attività più popolare [70% dei rispondenti] è quella di collegarsi a Facebook, seguono l’utilizzo di mappe e giochi. La lettura di notizie è svolta nel 44% dei casi.

Secondo i risultati pubblicati, nei primi 15 minuti dal risveglio 4 persone su 5 controllano il proprio smartphone. Il 69% del campione lo utilizza appena sveglio, percentuale che sale all’89%  per la fascia di età 18-24 anni.

L’utilizzo dello smartphone è costante nell’arco della giornata e si triplica durante i fine settimana. I social, Facebook in primis ma anche Twitter e Linkedin sono utilizzati costantemente durante le attività quotidiane dallo shopping alla preparazione dei pasti passando per cinema, palestra ed eventi.

L’eccitazione viene trasmessa utilizzando Instagram, aggiornando Linkedin o mandando un messaggio diretto via Twitter, mentre la curiosità è soddisfatta attraverso Facebook, Twitter ed Instagram.

La grafica di sintesi sottostante riassume le attività più comunemente svolte su Facebook e la loro intensità. Dopo la lettura delle notizie provenienti dai propri contatti i giochi sono la principale, seguono i gruppi di interesse.

Siamo sempre connessi, le interazioni sociali sono costanti. Le imprese posso scegliere di partecipare, con educazione, alla conversazione o esserne estromesse se adottano modalità non  consone, non adeguate.

Utilizzo FB Smartphones

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Gamification ed Engagement

Nel tempo speso sul sito del giornale l’industria dell’informazione ha un indicatore importante del livello di coinvolgimento effettivo del lettore. L’implementazione di tecniche riconducibili alla gamification può essere elemento di grande ausilio poiché l’applicazione all’informazione consente di approfondire l’esperienza del lettore, delle persone, crea coinvolgimento e partecipazione, migliorando complessivamente di riflesso le performance di business aziendali.

E’ una tesi che sostengo da tempo anche in questi spazi e sulla quale attualmente sto lavorando per un importante player nel video-giornalismo partecipativo.

Tema che ahimè continua a restare assolutamente marginale in Italia ed ancor più, se possibile, per quanto riguarda l’editoria italiana e che sarà trattato al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia il 25 aprile prossimo nel panel “La gamification dell’informazione funziona”, di cui sarò il moderatore, in cui verranno illustrati casi concreti e testimonianze sul tema.

In attesa di quel giorno la conferma arriva da Gygia, impresa statunitense che fornisce le infrastutture per gamificare il proprio sito web, che ha pubblicato un’infografica di sintesi dei risultati dei propri clienti, tra i quali figurano, per citarne alcuni del mondo dei media, Forbes e MTV, che fornisce i dati sugli obiettivi raggiunti secondo l’analisi di un miliardo di interazioni.

Dai dati pubblicati emerge come grazie alla gamification i commenti siano aumentati del 13%, le condivisioni su Twitter, Facebook e gli altri social network del 22% e la ricerca di contenuti sia cresciuta di ben il 66% con un tasso di coinvolgimento complessivo che ha aumentato l’engagement dei visitatori mediamente di quasi un  terzo [29%].

La gamification funziona.

gamification_infographic1

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Conoscenza delle Tecnologie Interattive

CBS Outdoor, società internazionale attiva nella pubblicità esterna con sedi in 13 nazioni ha diffuso i risultati della seconda edizione di “Interactive Europe” indagine paneuropea effettuata per proprio conto da Kantar Media per monitorare i comportamenti interattivi delle persone.

L’indagine è stata condotta con oltre 5mila interviste nelle sei principali nazioni europee Italia inclusa. I risultati, pur essendo specificatamente riferiti all’advertising outdoor, leggendo le domande, sono a mio avviso riferibili più in generale a conoscenza ed utilizzo delle tecnologie interattive al di là del mezzo specifico.

I QR code sono la tecnologia più conosciuta con il 54% dei rispondenti che ne ha sentito parlare [era il 40% nel 2012] e l’utilizzo è intorno al 19%. La conoscenza della realtà aumentata resta invece stabile al 14% con un tasso di utilizzo del 4.2%.

Il grafico di sintesi sottostante riassume il livello di conoscenza in ambito pubblicitario per ciascuna tecnologia interattiva [nero 2012, viola 2013].

Conoscenza Tecnologie Interattive

I QR code sono dunque una applicazione interattiva della tecnologia che gode già attualmente di una buona base anche nell’utilizzo della stessa e perciò può esserne ulteriormente ampliato l’impiego sia in ambito pubblicitario che giornalistico fornendo in entrambi i casi contenuti multimediali aggiuntivi.

Si nota come all’aumentare della complessità di fruizione diminuisca conoscenza ed utilizzo. Chiara indicazione della necessità di trovare soluzioni facilitanti rispetto a quelle attualmente offerte per ampliare la base.

A questo si aggiunga che il processo di integrazione tra “old” e “new” media viene condotto molto spesso in maniera che possiamo definire eufemisticamente approssimativa. Lo spiega molto bene con la vignetta sottostante, ed il relativo commento alla stessa, Tom Fishburne.

Le opportunità abilitate dalle tecnologie interattive sono concrete ma innovazione è semplificare la vita delle persone, NON complicarla.

Traditional ADV Goes Digital

 

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Pagine Viste

L’edizione online di «Il Sole24Ore» durante questo weekend in home page, nella sezione Magazine Weekend, tra la recensione di un libro ed una proposta cinematografica inserisce un seno nudo [#] ed il collegamento porta ad una fotogallery di 18 scatti che, seppure certamente d’autore, lasciano poco spazio alla fantasia. Un lettore  commenta con sintesi ed efficacia: “Tutto bene. Bravi”.

Ennesima evidenza della rincorsa alle pagine viste ed alla perversione dei CPM come misura del valore di una testata e modalità di monetizzazione. Se il quotidiano di Confindustria non è certamente l’unico ad adottare queste modalità con i maggiori quotidiani nazionali in cui abbondano “boxini morbosi” et similia, il caso specifico sorprende, lascia con l’amaro in bocca più che in altri casi e dà spazio a riflessione.

Sole 24 Schreenshot  2013-03-24_1125Se David Holmes dalle colonne di PandoDaily scrive “page views journalism is killing us” [il giornalismo delle pagine viste ci sta uccidendo] denunciando i rischi per il giornalismo di queste perversioni commerciali, è Petteri Vainikka, Direttore Marketing di Enreach, società che si occupa di raccogliere i dati di readership online ed offline per fornire agli editori una segmentazione del lettorato in tempo reale, a spiegare perchè per alcuni editori, come nel caso di «Il Sole24Ore», questa sia una scelta sbagliata anche sotto il profilo commerciale dei ricavi pubblicitari.

Spiega Vainikka, nel suo articolo “Premium Publishers Are in the Audience Business, Not the Ad Impression Business”, che i più grandi editori premium  stanno affrontando il problema di meglio monetizzare i propri contenuti digitali con una logica errata “In altre parole, si stanno vendendo il prodotto sbagliato”. Proseguendo “Io credo che la vendita  ad impression lorde è il prodotto sbagliato, indipendentemente dal meccanismo di transazione applicata. Perché? Perché essenzialmente chiunque abbia un sito web può creare e moltiplicare impressions e spazi pubblicitari, senza barriere d’ingresso al mercato – e ciò che è ancora peggio – il mercato nel suo complesso è irreversibilmente paralizzato per ordine di grandezza rispetto all’offerta. Concludendo che per gli editori premium si tratta di entrare nel mercato dell’audience non in quello delle impressions. Un mercato fatto di attrazione e studio accurato dei lettori per offrire agli investori pubblicitari, alle aziende, non un prodotto massificato e generico ma uno di valore, “customizzato”.

Che ci sia vita per i quotidiani online oltre i CPM è una questione sollevata in questi spazi oltre 18 mesi fa, con le evoluzioni avvenute da allora c’è da chiedersi se per taluni ci possa essere vita con i CPM. La mia risposta è NO!

Schema CPM

[#] Screenshot home page Sole24Ore del 24.03.2013 ore 11:25 – Al momento della redazione dei questo articolo ancora in primo piano.

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