Archivi del mese: maggio 2013

Come Impostare le Relazioni & Come Crescere nell’Era del Web 2.0

Ieri ed oggi presso la sede di ACIMGA, l’associazione industriale di categoria che rappresenta i costruttori di macchine per i settori: grafica, cartaria, di trasformazione ed affini, a tenere due giornate di formazione sul social media marketing B2B agli addetti delle aziende associate, il personale dell’associazione stessa ed al gruppo di lavoro dell’area marketing e comunicazione di Ipack-Ima, fiera di rilevanza internazionale dedicata a macchine, tecnologie e materiali per il processo, confezionamento, packaging e logistica.

Comparto della filiera di carta, editoria, stampa e trasformazione  che nel suo insieme vale, against all odds, circa 10mila milioni di euro e che, grazie alle esportazioni, rappresenta uno dei settori industriali italiani dall’andamento positivo.

Qui sotto trovate la presentazione che sto utilizzando per lavorare insieme ai partecipanti. Tenendo conto, come sempre, che le slide sono “un appoggio”.

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Vietato ai Maggiori

Se pare davvero che complessivamente l’accettazione e l’interesse per i quotidiani online da parte dei più giovani sia davvero limitato, forse è anche perché i giornali generalisti dedicano poco spazio ai loro interessi ed utilizzano un linguaggio non consono a relazionarsi adeguatamente con questa fascia di pubblico.

Sembrerebbe essere questa la lezione che viene da “Recontado: Jormalismo da madidas das crias”, Raccontando: giornalismo a misura di bambino, sito web  d’informazione brasiliano fatto a misura per i ragazzini.

La testata, lanciata a fine marzo di quest’anno, adatta le storie principali sui principali argomenti, dall’economia allo sport passando per ambiente e spettacolo ed arte, in cartoni animati educativi per i bambini, comics e giochi.

Recontando

Secondo quanto racconta il suo fondatore l’iniziativa sta già mostrando segni di successo con i bambini, i genitori e gli educatori e nel primo mese si sono già avute circa 70mila visite al sito web della testata.

Il modello di business non si basa soltanto sulla pubblicità ma anche sulla creazione, e vendita, di materiale per le scuole e la realizzazione di workshop educativi. Oltre 16mila fans su Facebook ed un PTAT[*] del 13,5% al momento della redazione di questo articolo. Il canale YouTube della testata offre video non solo in portoghese ma anche in inglese e francese.

Un’iniziativa simile è prossima al lancio anche in Olanda, come riporta LSDI che spiega della nascita ormai prossima di ‘’Nieuws-Je’’ (‘’Notizie-I’’), un sito di informazione online, molto semplice come design, per bambini fra i 7 e i 12 anni. Sito con una interfaccia molto ‘’amichevole’’ che consente ai bambini di costruirsi dei loro avatar che li aiuteranno a scoprire le notizie.

La verticalizzazione, la specializzazione, per differenziarsi ed ottenere successo, ovviamente, non passa solo per i temi ma anche per il pubblico al quale si rivolge. Strano che nessuno ci abbia pensato prima.

[*] PTAT= People That are Talking About it – persone che ne parlano – la base minima di misurazione del coinvolgimento su Facebook.

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Il Tempo dei Giornali Online

Si è cercato di porre l’attenzione nei giorni scorsi sul valore del tempo che le persone on line dedicano  alle diverse attività, con particolare riferimento al fatto di come questo possa essere un’indicatore quantitativo di parametri qualitativi che [di]mostrano il coinvolgimento degli utenti e dunque metrica di riferimento per sorpassare l’oblio delle pagine viste e tutto ciò che ne consegue.

Oltre al sottoscritto, anche Lelio Simi recentemente ha affrontato l’argomento concludendo che “per parlare alle persone in quanto persone e non come masse, ci sarà però bisogno di un elemento essenziale: il tempo. Il tempo per creare contenuti di valore, il tempo da spendere nel leggerli, il tempo di “spendersi” per interagire seriamente e con continuità. Una maggiore attenzione al “fattore tempo” sia nel creare che nel valutare i contenuti da parte dei media rappresenterebbe davvero una svolta”. Mentre Davide Pozzi vi ha dedicato delle specificazioni tecniche tanto opportune quanto interessanti che meritano assolutamente la lettura se fossero sfuggite.

E’ per questo motivo che ho deciso di riprendere l’argomento partendo dai dati Audiweb di aprile pubblicati ieri.

Come mostra la tabella di sintesi sotto riportata, nel mese di aprile di quest’anno le persone hanno trascorso nel giorno medio 1 ora e 28 minuti in Rete. Se si osservano i dati dei principali quotidiani online e delle testate di informazione all digital si nota come nella migliore delle ipotesi, Repubblica.it ed Il Mattino.it, si arrivi a poco più di sei minuti dedicati alla lettura di informazione; meno del 7% del tempo speso online.

Al tempo stesso, evidenziandoli, ho inserito il tempo speso dalle persone giocando online. Come si può notare si arriva sino ad oltre mezz’ora al giorno.

Dati giorno medio Internet Audience – dettaglio Brand & Channel
Fonte: Audiweb Database, dati aprile 2013 – Audiweb powered by Nielsen
         
Brand Channel Utenti unici Pagine viste (.000) Tempo per utente (mm:ss)
Tempo speso nel giorno medio – per persona (h:m)       1.28
ANSA 457.928 2.725 04:30
BBC 20.377 122 05:13
BBC BBC CBeebies 259 6 30:43
Blitzquotidiano.it 44.575 131 02:33
Corriere della Sera 1.168.112 8.827 05:53
Disney Online 68.593 1.458 16:02
Disney Online Playdom 15.848 915 29:13
Fanpage 365.784 1.077 03:56
Huffington Post Italia 101.500 460 04:04
Il Fatto Quotidiano 362.532 1.403 04:28
Il Giornale 205.246 869 04:04
Il Mattino 105.500 690 06:19
Il Messaggero 270.535 1.156 03:25
Il Post 51.400 320 04:26
Il Secolo XIX 49.173 223 03:55
Il Sole 24 ORE 410.677 2.045 04:30
La Gazzetta dello Sport 600.241 3.554 04:35
La Repubblica 1.515.242 11.555 06:19
La Stampa.it 438.362 2.137 04:06
Lettera43 230.266 752 02:21
Linkiesta.it 16.923 26 02:05
l’Unità Online 70.243 249 03:04
MSN/WindowsLive/Bing MSN Games 33.980 79 21:48
Quotidiani Espresso 228.349 1.258 03:33
Quotidiano.net 374.023 1.416 02:49
SPIL Games Network 292.879 2.733 15:08
Varese News 40.774 226 03:43
Yahoo! Yahoo! Games 3.531 55 21:35

Se sotto il profilo delle conversioni native advertising e sponsored stories possono essere una soluzione al problema, le 4 parole d’ordine di chi fa editoria online, credo davvero non ci sia dubbio al riguardo, devono essere: scrivi, leggi, stimola, connetti, riportando alla ribalta il tema del coinvolgimento, della necessità di metriche qualitative che lo determinino, a partire appunto dal tempo speso sul sito, e di come ingaggiare maggiormente le persone.

Il gioco, sia nella sua forma tradizionale di attività prettamente ludica, come mostra il tempo speso su Disney Online, BBC CBeebies e gli altri evidenziati,  che nella sua trasposizione come elemento di narrazione di fatti e notizie ha, non ho dubbi, un ruolo fondamentale in tale ambito. Ad esempio, il sito anglosassone iwitness24 applicando le logiche della gamification ottiene, secondo quanto comunicato dai responsabili, un tempo di permanenza medio di 28 minuti. 

Processo di coinvolgimento che passa sostanzialmente per questi cinque stadi:

  • Game Mechanics: Meccaniche di gioco che facilitano la pratica.
  • Play: Il Gioco. Scelto liberamente ed associato a piacere, divertimento.
  • Behaviors: Comportamenti. Azioni da compiere all’interno [durante] il gioco.
  • Engagement: Coinvolgimento. Quando il giocatore è assorbito dalle attività per impiego di tempo e attenzione, appunto.
  • Mastery: La motivazione intrinseca. Ricerca di un nuovo livello, nuova sfida.

Se pensiamo ai 4 minuti di permanenza media per il sito di un quotidiano italiano, che ottiene meno di 30 secondi per pagina vista comprendiamo con facilità le potenzialità di queste dinamiche.

Ovviamente è necessario utilizzare i principi della gamification, o per meglio dire del game design applicato a contesti non ludici, come un modo per convincere gli utenti interessati ed ingaggiarli in questo modo facendola divenire la fonte di ispirazione, di incoraggiamento non solo in riferimento al tempo speso sul sito in quanto tale ma ad obiettivi e sotto-obiettivi specifici, che evidentemente saranno diversi per ciascuna testata, che stressino ulteriormente il concetto di qualità della lettura come insegna il caso di «The Economist».

La gamification dell’informazione funziona, tralasciarne la portata per pregiudizio o ignoranza [o entrambe le cose] potrebbe essere l’ennesimo errore di percorso.

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Ce n’est qu’un début

Si parla diffusamente tra gli addetti ai lavori di rappresentazione dell’informazione, di nuove forme e formati per trasferire l’informazione alle persone in maniera sintetica ed efficace.

L’impressione per quanto riguarda il nostro Paese è che se parli molto ma si faccia poco, si sperimentino in maniera estremamente ridotta, o nulla, format informativi che escano dalla consuetudine. Basti vedere le home page di oggi sui risultati elettorali per constatarlo.

E’ partendo da queste considerazioni di fondo che ci siamo messi all’opera, passando finalmente dalla teoria, dalle enunciazioni, alla pratica, ed abbiamo [#] realizzato sia una mappa interattiva, basata sui dati ADS, della diffusione per provincia dei quotidiani. La mappa fornisce a colpo d’occhio la situazione della diffusione dei giornali e fa emergere immediatamente come la distribuzione sia decisamente più ridotta al sud del nostro Paese.

“Giocando” con la mappa, cosa che ovviamente, se posso, invito a fare, si scoprono cose interessanti a mio avviso. Cliccando su una provincia, il grafico si modifica e visualizza l’elenco dei 20 giornali più diffusi nella provincia selezionata. Cliccando sul nome di un giornale, la mappa si modifica e mostra la diffusione della testata nelle province italiane. Anche il grafico si modifica e mostra quali solo le 20 province dove la testata ha una maggiore diffusione. Si viene così a scoprire, ad esempio, che nella provincia di Milano dopo «Il Corriere della Sera» sono «Il Sole24Ore» e «La Gazzetta dello Sport» i quotidiani maggiormente diffusi mentre «la Repubblica» è solo al quarto posto per numero di copie diffuse.

Oltre alla mappa interattiva sono state realizzate altre forme di rappresentazione dei dati ADS che alla chiarezza informativa abbinasse elementi di bellezza di visualizzazione dei dati. Sono nate così tre infografiche che [di]mostrano l’estrema frammentazione del mercato sul territorio italiano e che al tempo stesso rappresentano le precitate informazioni in maniera tanto efficace quanto gradevole esteticamente con un effetto “bolle” che ha una bellezza propria.

Si tratta di una prima sperimentazione alla quale, posso annunciare senza timore di smentita, seguiranno ben presto altre. Come si sarebbe detto tempo fa, ce n’est qu’un début, continuons le combat.

Infografica Max Gentile

[#] Oltre al sottoscritto i contributors al progetto sono: Andrea Nelson Mauro, Massimo Gentile – che ha realizzato anche un splendida locandina dell’inziativa – e Raffaele Mastrolonardo. Un contributo all’organizzazione ed all’elaborazione dei dati ADS è venuto anche da parte di Stefano Durì.

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I Nativi Digitali Italiani Bocciano i Quotidiani Online

In occasione della due giorni del convegno “Crescere tra le righe”, che si e’ tenuto al Borgo La Bagnaia in provincia di Siena, sono stati presentati i risultati di “Giovani e Informazione”, ricerca condotta dell’Osservatorio Permanente Giovani – Editori in collaborazione con GfK Eurisko.

L’indagine oltre ad analizzare i risultati dell’iniziativa “Il Quotidiano in Classe” ha investigato gli atteggiamenti verso il mondo dell’informazione e uso dei mezzi di informazione da parte degli studenti delle scuole secondarie del nostro Paese.

Dai risultati emerge come la base di users dei quotidiani online sia pari alla lettura di mensili cartacei ed inferiore a quella di quotidiani e settimanali con il 31% dei giovani che non legge mai un quotidiano online ed un altro 36% che lo legge una volta alla settimana o meno.

Frequenza Fonti Informative Giovani Italiani

Attitudine confermata anche in prospettiva con la propensione ad utilizzare in futuro come mezzo di informazione i quotidiani online decisamente scarsa che vede solamente il 24% degli intervistati dichiarare che certamente utilizzerà questi come fonte d’informazione mentre sono, nell’ordine, YouTube, Facebook ed i motori di ricerca ad ottenere la miglior propensione.

Anche per quanto riguarda il profilo di immagine dei diversi medium i quotidiani online non escono positivamente. Infatti i quotidiani on line e i siti di informazione non brandizzati – nel complesso – presentano un profilo sostanzialmente sovrapposto su quasi tutti gli asset di immagine.

Scarsa vicinanza al mezzo, basso appeal in termini di interattività, modernità e libertà, ed un’autorevolezza inferiore ai quotidiani tradizionali cartacei sono l’evidenza ulteriore  della distanza tra quanto realizzato sin ora dalle testate tradizionali online e gli interessi e le aspettative dei giovani italiani.

La bocciatura sonora dei nativi digitali del nostro Paese è un campanello di allarme non trascurabile. Forse prima di portare i quotidiani in classe qualcuno tra gli editori parrebbe aver bisogno di ripetizioni sul coinvolgimento dei giovani. Qualche idea al riguardo, se posso dirlo, credo di averla.

Asset Immagine Media

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Fiducia nei Contenuti Digitali

Forrester ha diffuso, attraverso Twitter, la sintesi dei risultati di una propria ricerca effettuata su un campione rappresentativo della popolazione sul livello di fiducia verso diverse tipologie e fonti di contenuti digitali negli Stati Uniti ed in Europa.

I dati confermano quanto già emergeva da un’analoga ricerca svolta da Nielsen nel 2012, e molte altre sul tema.

Se è anche in questo caso il passaparola, le raccomandazioni tra pari ad essere la fonte che gode di maggior fiducia, è più in generale tutta l’area del pull, dell’attirare che ottiene i migliori risultati. Sms promozionali e, ancora una volta, i banner al fondo della scala di valore attribuita a queste forme di comunicazione d’impresa.

La relativamente bassa fiducia nella comunicazione corporate attraverso i social media amplifica il valore da attribuire alle condivisioni da parte delle persone. Le condivisioni sui social network creano notorietà di marca, e costruiscono fiducia, grazie al passaparola online degli utenti sul valore del brand; ovviamente vale assolutamente anche per le testate, per i giornali.

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Se Spunta il Sole sulle Edicole

Maniscalchi, ciabattini, lattai e perfino “spegnilumini” le professioni accomunate a quella dell’edicolante nei 132 commenti alla mia intervista-recensione pubblicata pochi giorni fa su «Il Fatto». Commenti che prevalentemente denotano un’ignoranza sul tema e che si aggrovigliano su luoghi comuni sfociando in querelle sul finanziamento pubblico ai giornali ed altre amenità distanti dal tema di fondo ma che concordano, quasi, tutti su un una cosa: il destino delle edicole, e della carta stampata, è irrimediabilmente segnato.

Newspaper seller

Il caso vuole, diciamo, che in un momento di slacking, di intermezzo durante la produzione compulsiva di slides per un corso che terrò la settimana prossima, incappi nell’edicola del sole. Edicola la cui storia è ben descritta su “L’Arancia”, progetto del Consiglio Nazionale del Notariato, che racconta come ci sia il tentativo di realizzare un  franchising di edicole su Roma, di software gestionali ed informatizzazione dell’edicola gestita e di quelle affiliate, e persino  di fidelity card e di un progetto di riqualificazione delle edicole, con “finanziamenti dal basso”, come riassume il video sottostante.

Temi proposti, in maniera più articolata, se posso dirlo, nel mio libro: “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata”, che il caso dell’edicola del sole dimostra quanto, volendo, siano concretamente realizzabili.

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