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Ce n’est qu’un début

Si parla diffusamente tra gli addetti ai lavori di rappresentazione dell’informazione, di nuove forme e formati per trasferire l’informazione alle persone in maniera sintetica ed efficace.

L’impressione per quanto riguarda il nostro Paese è che se parli molto ma si faccia poco, si sperimentino in maniera estremamente ridotta, o nulla, format informativi che escano dalla consuetudine. Basti vedere le home page di oggi sui risultati elettorali per constatarlo.

E’ partendo da queste considerazioni di fondo che ci siamo messi all’opera, passando finalmente dalla teoria, dalle enunciazioni, alla pratica, ed abbiamo [#] realizzato sia una mappa interattiva, basata sui dati ADS, della diffusione per provincia dei quotidiani. La mappa fornisce a colpo d’occhio la situazione della diffusione dei giornali e fa emergere immediatamente come la distribuzione sia decisamente più ridotta al sud del nostro Paese.

“Giocando” con la mappa, cosa che ovviamente, se posso, invito a fare, si scoprono cose interessanti a mio avviso. Cliccando su una provincia, il grafico si modifica e visualizza l’elenco dei 20 giornali più diffusi nella provincia selezionata. Cliccando sul nome di un giornale, la mappa si modifica e mostra la diffusione della testata nelle province italiane. Anche il grafico si modifica e mostra quali solo le 20 province dove la testata ha una maggiore diffusione. Si viene così a scoprire, ad esempio, che nella provincia di Milano dopo «Il Corriere della Sera» sono «Il Sole24Ore» e «La Gazzetta dello Sport» i quotidiani maggiormente diffusi mentre «la Repubblica» è solo al quarto posto per numero di copie diffuse.

Oltre alla mappa interattiva sono state realizzate altre forme di rappresentazione dei dati ADS che alla chiarezza informativa abbinasse elementi di bellezza di visualizzazione dei dati. Sono nate così tre infografiche che [di]mostrano l’estrema frammentazione del mercato sul territorio italiano e che al tempo stesso rappresentano le precitate informazioni in maniera tanto efficace quanto gradevole esteticamente con un effetto “bolle” che ha una bellezza propria.

Si tratta di una prima sperimentazione alla quale, posso annunciare senza timore di smentita, seguiranno ben presto altre. Come si sarebbe detto tempo fa, ce n’est qu’un début, continuons le combat.

Infografica Max Gentile

[#] Oltre al sottoscritto i contributors al progetto sono: Andrea Nelson Mauro, Massimo Gentile – che ha realizzato anche un splendida locandina dell’inziativa – e Raffaele Mastrolonardo. Un contributo all’organizzazione ed all’elaborazione dei dati ADS è venuto anche da parte di Stefano Durì.

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La Carta è Morta e il Digitale non si Sente Tanto Bene

Le vendite di copie digitali di mensili e settimanali sono in crescita ma il calo delle versioni cartacee è di dieci volte superiore.

I dati sulle diffusioni dei periodici in  Gran Bretagna mostrano una crescita del 16%, pari a 29mila repliche digitali delle riviste aggiuntive, che portano il totale a 224mila copie nel secondo semestre del 2012. Nello stesso periodo le edizioni tradizionali cartacee hanno avuto un calo del 3,6% pari a 314mila copie in meno vendute. Nel complesso dunque il calo è stato di 285mila copie. Un rapporto di 10 a uno tra calo della carta e crescita del digitale.

Per la stragrande maggioranza dei periodici le repliche digitali pesano meno del 3% del totale delle copie vendute come mostra l’elaborazione realizzata da The Media Briefing dei dati sopra riportati. Anche per riviste di grande prestigio quale, una per tutti, «The Economist» il peso delle versioni digitali non raggiunge il 5% del totale con 30mila copie digitali rispetto alle 640mila della carta [versione USA esclusa].

Periodici Inglesi Carta vs Digitale

Sono cifre che anche nel mercato d’oltreoceano sono estremamente simili come tendenza e rapporto tra calo della carta e crescita del digitale che negli USA pesa l’1,7% del totale delle copie.

Il problema è duplice. Da un lato risulta evidente come attualmente l’acquisto delle versioni digitali dei periodici non compensi minimamente il crollo delle vendite di quella su carta. Dall’altro lato la definizione di copia digitale adottata nelle rilevazioni è castrante poichè si limita strettamente a quelle che sono le repliche digitali, termine utilizzato sin qui non a caso, della versione cartacea frenando pesantemente in questo modo l’innovazione nel settore.

E’ un problema che si presenterà a breve anche in Italia. Da gennaio infatti ADS ha iniziato, finalmente, il calcolo delle copie digitali di quotidiani e riviste nel nostro Paese e da marzo tali dati saranno pubblicamente disponibili.

Se ci sono voluti almeno due anni perché si arrivasse finalmente a una rilevazione sulle copie digitali, le definizioni di ADS sono fortemente restrittive sia per quanto riguarda le caratteristiche che deve avere una copia digitale che ancor più per quanto riguarda i dati sulla readership ed infatti c’è chi si è immediatamente adeguato, al ribasso.

La carta è morta e il digitale non si sente tanto bene.

Do not read me

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Il Dato è Scarso

Al termine della scorsa settimana sono stati diffusi i dati Audipress 2011/III sui lettori medi di quotidiani e periodici, risultante delle rilevazioni del secondo ciclo 2011 [4 aprile – 10 luglio] e del terzo ciclo 2011 [19 settembre – 18 dicembre].

Si tratta di un tripudio, di un successo strepitoso da parte praticamente di tutta la carta stampata con pochissime eccezioni. In totale i lettori crescono del 3% arrivando a quota 24.928.000 [+717.000] e numerose testate registrano incrementi davvero consistenti con tassi di crescita a doppia cifra. Un fenomeno che è trasversale a tutto il comparto della carta stampata coinvolgendo sia i quotidiani ed il loro supplementi settimanali ma anche settimanali e mensili.

Se il dato stride con le diffusioni, visto che può tenere conto solo parzialmente del generale buon andamento del mese di dicembre, scricchiola ancor di più rispetto ad un 2011 da dimenticare per quanto riguarda la raccolta pubblicitaria di tutta la carta stampata che in generale registra un calo del -5.3% ed in particolare dei quotidiani nel loro complesso al -6.2% a fatturato.

Che si stia attraversando un periodo di incertezza è un dato di fatto. Il destino incerto dell’Audiradio, le polemiche sull’Audipress e sui dati di rilevazione di Internet, difformi proprio tra Audipress stessa ed Audiweb, l’esistenza di altre ricerche, quali l’Eurisko Media Monitor, dai contorni interessanti ma non ben definiti, sono terreno di confronto da parte di chi si occupa di comunicazione e media con onestà professionale.

I troppi riferimenti, la non chiarezza degli stessi, facilita se non l’inganno certamente l’abbaglio, come avevo già avuto modo di segnalare in precedenza.

Si tratta di un aspetto che è complementare al confronto su come contabilizzare le [poche] copie delle digital edition dei quotidiani che vedrebbe attualmente propendere l’ipotesi di un coefficiente di 1:1 per la readership; aspetto che, a parità di condizione, sarebbe ingiustamente penalizzante rispetto al lettorato presunto della carta stampata che ha fattori ben più elevati come mostrano gli stessi dati Audipressi sopra citati.

La chiarezza di riferimenti è sempre la base indispensabile di qualsiasi riflessione su opportunità e prospettive. In caso contrario si resta nel campo delle, pur legittime, opinioni.

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Correlazioni & Correzioni

Marco Basile mi fa notare che i valori riportati nella tabella sono quelli della colonna “TOTALE VENDITA” di ADS ed ha assolutamente ragione.

I dati inseriti sono effettivamente quelli della sola vendita in edicola e non della totale pagata poichè avevo valutato di escludere le “altre vendite” che a mio avviso avrebbero sporcato il dato; immagino si tratti di vendite ad alberghi ed altro. In questo modo ho effettivamente escluso anche gli abbonamenti rendendo, da un lato, più corretto il confronto rispetto all’obiettivo dell’analisi: “verificare il mercato contendibile”, ma, dall’altro, inserendo nella legenda una descrizione errata.

Sicuramente per «Il Sole24Ore» gli abbonamenti pagati rappresentano una risorsa importante ed uno dei punti di forza del  quotidiano. Capisco quindi la giusta puntualizzazione anche sotto questo profilo.

Si pubblica dunque oggi la tabella rivista e corretta con il dettaglio degli abbonamenti ed il nuovo totale delle vendite dei quotidiani presi in considerazione nell’analisi proposta. Le “altre vendite” per i motivi precitati restano escluse dai conteggi, ed anche i dati Audipress sono stati eliminati per chiarezza e facilità di lettura.

Ad esclusione del quotidiano di Confindustria gli abbonamenti pagati rappresentano una quota talmente marginale del totale da non spostare la sostanza del commento precedentemente espresso.

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«Affari Italiani» pubblica la sintesi dell’andamento delle diffusioni dei quotidiani nazionali, tutti con segno negativo, ad eccezione del quotidiano diretto da Ferruccio de Bortoli che avanza dello 0,3% con 460,5 mila copie rispetto allo stesso mese del 2010 e, soprattutto, del «Il Sole 24 Ore» che avanza ad ottobre del 3,2% a quota 281,9 mila copie.

Mi scuso per l’errore e rigrazio Simone per avremi offerto l’opportunità di fare chiarezza.

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Correlazioni: Il Dato è Tratto

A complemento e completamento della visione che emerge dalle elaborazioni realizzate nell’ultima settimana, sollecitato da una mail a commento dei dati, inviatami da un professionista del settore di cui ho stima e considerazione,  ho deciso di paragonare i dati precedemente prodotti relativamente all’online con quelli delle vendite  [edicola + abbonamenti pagati] dei quotidiani nella loro versione cartacea.

Obiettivo dell’analisi verificare il mercato contendibile, quello di chi va a comprare in edicola ed ha la possibilita’ di scegliere una qualunque testata, e ogni volta che compra un giornale fa una scelta, come avviene altrettanto ogni volta che punta un browser ad un indirizzo di un sito web di un quotidiano online.

L’elaborazione realizzata si basa sui dati aggiornati a settembre di quest’anno per le edizioni online, mentre i dati delle vendite sono aggiornati a luglio 2011. Il totale del mercato è riportato a 100 in maniera “fittizia” per rendere il più omogeneo possibile il confronto tra i due segmenti che sappiamo essere molto più articolati e complessi di quanto rappresentato dalla tabella di sintesi sottoriportata. In base a questa, minima, precisazione metodologica, per inquadrare i contorni generali è possibile contestualizzare meglio il panorama generale e le singole specificità.

Complessivamente, tra le testate prese in considerazione, si evidenzia, ad esclusione di  «Gazzettino» e «Messaggero», entrambi dello stesso gruppo editoriale [Caltagirone], andamento negativo per le vendite della versione cartacea alle quali corrisponde invece positività per numero di utenti unici che accedono al sito web corrispondente alla medesima testata.

L’andamento negativo dei quotidiani tradizionali è confermato, anche se solo in forma aggregata, dai dati FIEG che sono aggiornati a settembre 2011.  Seppure in maniera meno accentuata rispetto ad altre nazioni, anche in Italia dunque si assiste ad un  progressivo spostamento verso l’online. Tendenza che, visti dati di permanenza sul sito e per singola pagina, al momento, a mio avviso si concentra sui lettori deboli di quotidiani tradizionali, su coloro, per dirla in una battuta, che comunque già prima non compravano quotidianamente il giornale in edicola.

Sono portato a ritenere che invece per gli “heavy users”, per chi fruisce di informazione con continuità, si tratti di duplicazione, di sovrapposizione tra piattaforme diverse, anche, in funzione di momenti diversi della giornata. E’ una sensazione, un’ ipotesi di lavoro, che pare essere confermata dallo share, dalla quota che ciascuna testata ha nei due formati.

Proprio dall’analisi dello share sulle diverse piattaforme emerge come «La Repubblica» ed «Il Corriere della Sera» siano molto sopra la loro quota di mercato cartaceo, beneficiando sia di  investimenti realizzati in ambito digitale certamente superiori alle altre testate che del fatto di essere generalisti e nazionali.

A livello di singola pubblicazione si evidenzia, da un lato, la forza relativa del «Fatto Quotidiano» in Rete con una quota quasi doppia rispetto all’edizione cartacea e, dall’altro lato, un allineamento “perfetto” tra edizione digitale e cartacea del «Sole24Ore» contrariamente a quanto avviene per gli altri quotidiani presi in considerazione.

Forse il dato più interessante che emerge dall’analisi realizzata è relativo a come, complessivamente, l’informazione online sia decisamente più concentrata rispetto a quella cartacea con le prime 4 testate che raccolgono il 65% degli utenti contro il 49% delle vendite. Una concentrazione che contribuisce a spiegare ulteriormente la difficoltà di emergere da parte delle nuove iniziative editoriali, dei cosidetti “superblog”. Sotto questo profilo sembrerebbe dunque che la vantata pluralità della Rete sia distante dalla realtà delle cose. Aspetto che, evidentemente, impatta direttamente non solo sulla qualità dell’informazione ma anche sulle prospettive di ottenere ricavi dall’online da parte degli “outsider”.

Se a commento dei dati Audiweb sono state mosse perplessità da più parti, personalmente resto decisamente più dubbioso sull’attendibilità dei dati Audipress che ho incluso nella tavola di sintesi che che preferisco, per questo motivo, astenermi dal commentare.

Sempre in  tema di commenti, in conclusione, ancora una volta, ogni commento è gradito, auspicato, nonchè gratuito.

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[In]Competenti

Sabato scorso il gruppo editoriale Espresso-Repubblica ha ideato una promozione davvero geniale.

Omaggiare in contemporanea la stessa rivista che si pretende di vendere, distribuendone gratuitamente un numero straordinariamente superiore [poiché legato alla diffusione del quotidiano di riferimento del gruppo] a quelle immesse sul circuito per la vendita.

Son colpi di genio che sono certo verranno utilizzati come case history di esempio della competenza nel marketing editoriale.

Ah, quando leggerete i dati ads di Velvet del mese di agosto andate lisci come sul velluto, son tutti dati veritieri che rispecchiano la situazione.

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40 Cents per un Peluche [per Pensatori Liberi]

Il Manifesto, secondo i dati relativi alle diffusioni dei quotidiani rilasciati ieri, scende per la prima volta sotto le 20mila copie.

Non è un buon modo, purtroppo, per festeggiare l’anniversario di quarant’anni di [r]esistenza del giornale che cade proprio oggi.

Per l’occasione il quotidiano comunista mette in vendita il giornale a 40 centesimi omaggiando uno speciale sulla libertà di stampa che è di grande valore per qualità dei contenuti.

Una iniziativa di pregio che prosegue nella direzione giusta. Se non riusciste a trovarlo potete scaricarlo liberamente a partire da stasera.

Dice Alessandro Robecchi, in uno dei rari casi in cui non utilizza la sua ficcante ironia, che la vita comincia a 40 anni.

Avendo già formulato qualche minimo suggerimento, oggi non posso che limitarmi a formulare alla redazione i miei migliori auguri. Per il sottoscritto dopo 33 anni di lettura del quotidiano in questione , seppur con frequenze diverse in distinti periodi, sarebbe come perdere il primo peluche; anche se lo teniamo impolverato in uno scaffale nascosto siamo contenti di sapere di averlo.

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Diffusioni invitanti

Sono stati resi noti il 24 scorso i dati relativi alle diffusioni del mese di giugno. Dopo averli visionati, come di consueto, con una certa attenzione, ho concentrato il mio interesse sull’andamento dei mensili.

Tra le pubblicazioni editoriali a cadenza mensile la miglior performance in assoluto viene realizzata da Gente Motori che realizzerebbe un incremento del 44%. Una performance straordinaria che potrebbe davvero riempire d’orgoglio editore, responsabile della rivista e giornalisti ed al tempo stesso attirare l’attenzione di agenzie pubblicitarie e centri media dirottando, magari, una parte degli investimenti verso questo mensile.

Sarebbe questo un grave errore di valutazione ed un cattivo servizio alla propria clientela. Infatti i dati sono pesantemente inficiati dall’abbinamento [banded] con Gente che ha una tiratura più che doppia rispetto al pubblicazione dedicata ad auto e motori della stessa casa editrice.

E’ solo un esempio, l’ultimo in ordine cronologico, di quanto avviene in campo editoriale.

La mappa non è il territorio, è sempre opportuno ricordarselo quando si analizzano dei dati. E’ necessario affiancare la visione d’assieme che i dati forniscono alle informazioni raccolte in prima persona on the field, sul campo.

Invito pubblicamente editori, pubblicitari, giornalisti e quanti interessati – direttamente o meno – ai media, a passare almeno una mattinata nella mia edicola per rendersi conto in prima persona di quello che avviene effettivamente sul campo.

Partendo dal furgone più disastrato ancora su strada, guidato da un povero cristo [in senso buono], che una mattina si e l’altra pure ti chiedi come faccia ancora a riuscire a fare le consegne, per arrivare, appunto, ad operazioni che sono ben distinte da come vengono presentate nei patinati folder preparati ad hoc, paradossalmente, da agenzie di comunicazione incaricate di “abbindolare” altre agenzie.

Facciamoci un favore, stampate il pass sottostante e venite a trovarmi siete sinceramente benvenuti. Se voleste avvisare prima, qui trovate ogni riferimento utile per farlo.

FreePass

The only job you can start at the top is digging a hole” – Anonimo –

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