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Content Marketing “De Noartri”

Altimeter ha pubblicato recentemente “The State of Social Business 2013: The Maturing of Social Media into Social Business”. La ricerca porta la firma di celebrati esperti internazionali del calibro di Brian Solis e Charlene Li.

Tra i diversi risultati emergenti si scopre, o meglio viene confermato, che il content marketing è in cima alla lista delle priorità della comunicazione d’impresa per il 2013.

Una superficiale ricerca su Google, effettuata utilizzando il nome dello studio, fornisce centinaia e centinaia di risultati di “blogger” che hanno scritto articoli e commenti al riguardo. Lo stesso avviene su Twitter e gli altri social media, social network.

Siccome è ormai noto che la pubblicazione di uno studio, di una ricerca sia uno dei modi migliori, e più diffusi, per far parlare di se, mi sono abituato da tempo a guardare prima dei risultati la metodologia così da poterne verificare attendibilità ed effettivo valore [ed eventualmente parlarne in questi spazi].

Nel caso specifico NON viene indicata la metodologia e la ricerca si basa su 65 casi. E’ chiaro dunque che con un campione tanto ridotto di aziende giungere a delle conclusioni affidabili è una chimera, ed è anche, a mio modo di vedere,  in assoluto contrasto con le policy dichiarate.

Il content marketing “de noartri”.

Content Mktg

PS: Prendetela, se vi pare, come una – minima – lezione di fact checking.

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Le Agenzie di Pubblicità NON Usano la Pubblicità

Le agenzie pubblicitarie statunitensi non usano la pubblicità tradizionale, se non in maniera estremamente marginale, per farsi conoscere ed acquisire nuovi clienti.

Secondo quanto riporta eMarketer in base ad un indagine condotta alla fine di agosto emerge che al primo posto tra i mezzi, le tattiche utilizzate, vi sarebbero case studies e più in generale azioni di content marketing seguite dall’utilizzo diffuso di social media e social network. All’ultimo posto figura l’utilizzo di pubblicità tradizionale.

Se operate in un segmento di mercato B2B [ma anche B2C?] credo possiate togliervi qualsivoglia eventuale dubbio sulla strategia e le tattiche da adottare per farvi conoscere più e meglio ed acquisire nuovi clienti. Amen!

Modalità Promozionali Agenzie

Sul tema potrebbe interessarvi “Anatomia dei Contenuti di Successo” pubblicato l’8 luglio scorso.

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Anatomia dei Contenuti di Successo

Sono passati quasi 20 anni da quando Bill Gates, nel 1996, scrisse “Content is King”.

I contenuti sono sempre più il segreto del successo di marketing sul “Web sociale”. Il contenuto di valore è ciò che spinge le persone a scegliere, condividere, seguire, iscriversi, donare e acquistare. Elemento di sempre maggior rilevanza per attirare, acquisire e coinvolgere le persone in una logica di content marketing, di inbound marketing.

Cambia il modo di comunicare, di relazionarsi con le persone e le imprese iniziano ad abbracciare l’idea di diventare loro stesse degli editori, dei produttori di contenuti dando vita a quello che viene raccolto nella definizione di brand journalism, tendenza esplosa definitivamente nel corso di quest’anno.

Ma cosa sono esattamente dei grandi contenuti, dei contenuti di successo?

Un interessante contributo alla definizione viene da Steve Seager che ha pubblicato un modello chiamato  “Anatomia dei grandi contenuti” . Il modello è inteso come base di discussione per marketers e comunicatori come contributo per migliorare la qualità dei contenuti nella comunicazione d’impresa.

Vengono identificati 7 elementi che possono essere utilizzati per valutare la bontà dei propri contenuti proposti.

  • Mirati: Scrivere il contenuto per gli individui non i mercati o segmenti.
  • Preziosi: Capire esattamente che cosa il vostro pubblico di riferimento, le persone hanno davvero bisogno e come è possibile aiutare a risolvere i loro problemi, le loro necessità, creando valore aggiunto.
  • Strutturati: Tutto quello che viene fatto come “editore” sul Web sociale, inizia con la domanda che cosa voglio ottenere? Poi si chiede con chi [targeted] e come, con quale valore di offerta. Mettete in prosa la vostra logica di business abbandonando il gergo aziendale e pubblicitario.

Per quanto riguarda gli altri quattro elementi del modello: atomizzati, ottimizzati, attivanti e misurabili, che ovviamente hanno assolutamente la loro rilevanza, non preoccupatevi di quelli fino a che non avrete definito, ed ottenuto, il vostro messaggio, i vostri contenuti correttamente secondo i primi tre aspetti. Non si vede quasi mai un grande film che si basa esclusivamente sulla grande fotografia, la macchina da presa e gli effetti speciali. No?

The-Anatomy-of-Great-Content-Steve-Seager

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Fiducia nei Contenuti Digitali

Forrester ha diffuso, attraverso Twitter, la sintesi dei risultati di una propria ricerca effettuata su un campione rappresentativo della popolazione sul livello di fiducia verso diverse tipologie e fonti di contenuti digitali negli Stati Uniti ed in Europa.

I dati confermano quanto già emergeva da un’analoga ricerca svolta da Nielsen nel 2012, e molte altre sul tema.

Se è anche in questo caso il passaparola, le raccomandazioni tra pari ad essere la fonte che gode di maggior fiducia, è più in generale tutta l’area del pull, dell’attirare che ottiene i migliori risultati. Sms promozionali e, ancora una volta, i banner al fondo della scala di valore attribuita a queste forme di comunicazione d’impresa.

La relativamente bassa fiducia nella comunicazione corporate attraverso i social media amplifica il valore da attribuire alle condivisioni da parte delle persone. Le condivisioni sui social network creano notorietà di marca, e costruiscono fiducia, grazie al passaparola online degli utenti sul valore del brand; ovviamente vale assolutamente anche per le testate, per i giornali.

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2012 Content Marketing Benchmarks

I contenuti, la loro rilevanza rispetto agli interessi delle persone, e la selezione di strumenti e nuove pratiche per selezionare, organizzare e diffondere gli stessi, servendosi, anche,  di social media e social network, sono sempre più elemento centrale nella relazione tra le imprese ed i diversi pubblici di riferimento in una logica di attrazione, di pull, o inbound che dir si voglia.

Approfondire quali modalità e quali mezzi vengano utilizzati allo scopo è stato l’oggetto della ricerca «B2B Content Marketing: 2012 Benchmarks, Budgets, and Trends» i cui risultati sono stati diffusi all’inizio di questa settimana.

Lo studio si è focalizzato in ambito B2B coinvolgendo 1,092 professionals del settore in ambito marketing e comunicazione di tutto il mondo.

Article Marketing, social media e corporate blog sono gli strumenti più utilizzati in assoluto. Viene sfatato per l’ennesima volta “il mito” che vede nella crescente rilevanza dei social network un corrispondente declino dei blog.

Quando il pubblico di riferimento è costituito da imprese, caratteristica che definisce, come noto, il B2B, la diffusione dei contenuti è affidata prevalentemente a Twitter e Linkedin; il ruolo di Facebook,  pur rimanendo rilevante, passa in secondo piano. Non trascurabile, seppure a mio avviso sottoutilizzata rispetto alle potenzialità, la veicolazione di contenuti attraverso Slideshare.

Nonostante una complessiva fiducia nel ruolo e nel valore del content marketing, i risultati dell’indagine relativamente alla percezione di efficacia dei diversi mezzi lascia intendere quanta sia ancora la distanza nell’utilizzo dei social media.

Gli eventi in presenza sono ritenuti di gran lunga il mezzo di maggior efficacia mentre i social media si collocano all’estremo opposto, seppure con una buona valutazione complessiva. Al riguardo resta il dubbio su quanto queste definizioni siano frutto di misurazione specifiche ed adeguate piuttosto che invece di personali percezioni, se non credenze.

Che la sfida per coinvolgere e convincere  si giochi sul valore dei contenuti, al di là delle singole specificità, è opinione diffusa con oltre il 40% degli intervistati che ne hanno consapevolezza.

Come dicevo di recente, ogni azienda, per piccola o grande che sia, possiede un know how e una competenza in uno o più settori specifici. Mettere a disposizione dei clienti queste competenze le valorizza ulteriormente come strumento per cementare le relazioni e costruire una reputazione solida. Le aziende devono imparare a raccontare storie in maniera autorevole e coinvolgente e trasformarsi in media company. Ma devono anche saper mantenere le promesse.

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Il Dilemma del Prigioniero

Il dilemma del prigioniero è una pietra miliare della teoria dei giochi, illustra egregiamente il falso paradosso della probabilità contro la logica.

Un modello che pare perfettamente calzante all’attuale difficoltà di definire se e come sia possibile rimpiazzare i ricavi della carta con quelli del digitale.

Al 63° congresso mondiale WAN-IFRA di pochi giorni fa, il moderatore del panel sul riposizionamento dei giornali alla luce delle attuali evoluzioni ha posto la fatidica domanda su come, appunto compensare il declino dei ricavi derivanti dalla carta con i proventi del digitale. Nonostante la presenza di esperti di livello internazionale del settore la domanda, ancora una volta, è rimasta essenzialmente senza risposta.

Si tratta di un paradosso ancor più eclatante se si pensa che in generale i contenuti sono sempre più elemento chiave della scelta e della preferenza nella relazione tra persone ed imprese, ed al tempo stesso le aziende del comparto editoriale non riescono a dare valore aggiunto alla loro mission, quella, appunto, di creare e fornire contenuti.

Non resta che tirare la moneta ed augurarsi la fortuna della scelta giusta, come il dilemma del prigioniero consente tra le soluzioni possibili, o in alternativa ragionare su come tornare a generare il convolgimento delle persone rispetto alle notizie.  Più ci rifletto e più mi convinco su quale sia il percorso da seguire.

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Offerte & Risposte

Ricevo, in un commento all’articolo pubblicato ieri, un’offerta talmente sensazionale che merita una risposta.

Omettendo i riferimenti personali dell’autore della proposta, questo il testo:

Egregio Webmaster,

ho avuto modo di visitare il suo sito che ho trovato molto interessante. Per questo mi prendo la libertà di contattarla per sottoporle alcune proposte davvero interessanti.
Intanto mi presento. Mi chiamo XXXX.
Scrivo e collaboro con molti siti che offrono serie possibilità di guadagno come Cervelliamo, Blog a carattere sociale e partecipativo.
So bene che la rete è piena di proposte allettanti che alla fine si rivelano solo grandi bufale, quindi lo scetticismo rispetto ad alcune proposte è quasi d’obbligo. Ma la prego lo stesso di leggere tutta la mail prima di decidere di cestinarla.
Le proposte che le faccio sono semplici e abbastanza concrete.
Abbiamo la necessità di far pubblicare nel maggior numero possibile di siti alcuni articoli. Lei non deve fare altro che ricevere l’articolo già scritto, pubblicarlo sul suo sito e inviare l’url di riferimento a pubblicazione avvenuta. Un’operazione che le farà perdere cinque minuti e le farà intascare 25,00 euro per ogni articolo pubblicato. I pagamenti saranno effettuati tramite il sistema sicuro PayPal oppure con PostePay. Dipende da cosa a lei fa più comodo.  Ovviamente, gli articoli a lei inviati saranno pertinenti al contenuto del suo Sito (o Blog) e conterranno un paio di link che rimanderanno al sito sponsor.
Giusto per avere un’idea del tipo di collaborazione che si richiede,  Le invio come esempio un articolo pubblicato sul mio sito, ecco l’indirizzo: http://www.comunicarepensando.it/index.php?option=com_content&view=article&id=574:guns-girls-a-gambling-&catid=55:sponsorizzati&Itemid=68

Se dovesse trovare le proposte interessanti e/o volesse altre informazioni, non deve fare altro che contattarmi. Grazie per la cortese attenzione.
In attesa di una sua risposta, la saluto cordialmente.

GentileXXXX,

Il sottoscritto non è un webmaster e lei non mi sta inviando una mail ma inserendo un commento, che se avessi approvato sarebbe stato pubblico comunque, nella mia TAZ. Per completezza di informazione ho il piacere di comunicarle che non mi considero neppure un blogger, tantomeno uno di quelli che per una collanina di perline o per un obolo svende la propria dignità.

Ciò premesso, la invito a riflettere sulla scorrettezza etica di quel che propone e sulla netta differenza che esiste tra una corretta concezione di ciò che è sociale e partecipativo e quel che lei pratica e propone.

Come avrà capito, la risposta e no.  Un no che vale tanto per lei che per altre proposte di questo genere che circolano per la Rete [che peraltro segnalo debba essere sempre scritta utilizzando il maiuscolo], che stanno al content marketing come le tecniche di black hat stanno al SEO, scorciatoie utilizzate da persone senza scrupoli che rapidamente si ritorcono contro chi ne fa uso e abuso.

Mio caro sono tempi difficili in cui i confini della morale sono abbondantemente stati oltrepassati in primis da parte di coloro che avrebbero dovuto esserne istituzionalmente custodi e promotori. Cortesemente cessi di fornire il suo contributo a queste dinamiche e, altrettanto, gentilmente, smetta di perculare il prossimo, a cominciare dal sottoscritto, si informi su quali sono le attuali logiche di comunicazione e di relazione digitale tra e con le persone.

Se ne avesse bisogno, come pare, posso fornirle assistenza in tal senso a tariffe orarie concorrenziali con quelle del suo idraulico di fiducia. Ci rifletta.

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Content Dashboard

Il processo di comunicazione e relazione tra imprese e pubblici di riferimento, persone, si frammenta e rovescia.

Sotto questo profilo il processo di acquisto di un prodotto o di un servizio, inclusi ovviamente quelli editoriali, che trasforma i prospect, la fascia di persone potenzialmente interessate, in clienti attivi ed effettivi, passa sempre più per una gestione adeguata del mix di proposta di contenuti che coinvolgano e convincano ed i diversi canali all’interno di quella variegata composizione di mezzi che convenzionalmente viene raccolta sotto la definizione di social media.

La griglia sottostante, personalizzata ad hoc in funzione delle singole specificità, può essere utilizzata come guida per identificare ruolo e significato in ciascun passaggio per il percorso da compiere dalla fase di attrazione a quella dell’acquisto. La descrizione dei principali key performance indicators, delle principali metriche da considerare in ciascun momento, ne fa un utile cruscotto in momenti, quali questi che viviamo, in cui la navigazione a vista troppo spesso combacia con l’approssimazione.

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