Archivi del mese: settembre 2010

L’impatto di Twitter sui Media è Minimo

Nel giorno in cui Twitter dal suo blog annuncia una nuova iniziativa a supporto specifico dei media, vengono rilasciati i risultati di una ricerca che evidenzia come l’impatto della celebre piattaforma di microblogging sui media sia veramente minimo.

Lo studio prende in considerazione 12 siti d’informazione francesi analizzando la provenienza dell’utenza nella seconda settimana di settembre evidenziando come solo lo 0,1% del traffico derivi da Twitter e l’1,3% da Facebook.

Lo studio conferma quanto era stato precedentemente evidenziato da un’inchiesta simile condotta sull’utenza del Regno Unito.

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Dalla Blogosfera alla Blogopiramide

Secondo BlogPulse i blogger italiani, i redattori di blog che pubblicano post in modo continuato, sarebbero 4 milioni e mezzo, una popolazione enorme che, per le ragioni più diverse, ha voglia di esprimersi e di entrare in relazione con altri a distanza, su Internet.

L’insieme dei comportamenti e del lavoro in Rete di queste persone costituisce la «blogosfera», termine usato per la prima volta undici anni fa dall’inglese Brad L.Graham per denotare il sistema aperto e interconnesso di blog, che viene configurato progressivamente dai blogger: un sistema che produce conoscenze in quantità superiori a quelle generate finora dall’umanità nei millenni passati.

Questa galassia di produttori e consumatori di informazioni , di organizzazioni sociali rette dalla comunicazione, appare come un medium davvero globale, che può diventare utile per veicolare commerci di massa e fidelizzare consumatori o per trasmettere modelli di comportamento pubblico e ottenere consenso dai cittadini, su vasta scala.

Abbiamo già visto, nei post «Consumatori e produttori di conoscenza» e «Media di massa e personali in via di omologazione», come i tentativi di egemonia si vadano realizzando e la portata emancipatrice della Rete sia indebolita.

Alla costruzione di condotte in linea con la figura del blogger, funzionale ai mercati economici e politici, sono rivolte le gerarchie del merito, prodotte da commercianti e politici, basate sull’accettazione delle regole di comportamento imposte, sul valore dell’appartenenza offline, su criteri unici di valutazione, sulla riconoscibilità dei link e sull’indifferenza all’interazione non espressa con la ripresa pedissequa dei testi.

Sulla base di questi assunti, i blogger vengono sollecitati a scalare classifiche artificiose e a cercare la benevolenza delle «citazioni» di chi ne è al vertice, occupato spesso da iperattivi protagonisti dei mass media, abili sollecitatori dell’interesse popolare.

Viene così alimentato il circuito del conformismo, del bloggare per essere approvati, dell’inserimento in uno degli strati e delle categorie costitutive della scala sociale dei blogger. Come tutte le piramidi, anche questa ha una base ampia di destinatari delle informazioni, che i comunicatori, rafforzati dalle posizioni di vertice, dai premi e dalle feste, erogano e che i classificatori mettono a disposizione per discriminare il traffico sulla Rete senza nessuna autorità scientifica, né istituzionale. La piramide diventa un mercato della visibilità e degli affari.

Non occorrono indagini complesse per accertare come stanno le cose davvero. Chi vuole informarsi da qualunque blog, può usare facilitatori d’accesso, che lo indirizzano privilegiando i più richiesti, ma trascurando l’esistenza degli ultimi arrivati sulla Rete e di quelli già presenti, ma con meno accessi, può aprire schede che ripartiscono i contenuti già trasmessi per settori d’informazione predefiniti, può scoprire inimmaginabili specializzazioni informative e vedere rappresentazioni grafiche sull’andamento dei richiami espressi dagli altri blogger, più influenti se sono al vertice della piramide.

Purtroppo, il gioco degli aggregatori di contenuti, che accumulano le informazioni appena sono messe in circolazione, è facilitato dalla carenza legislativa e dalla remissività o dall’acquiescenza dei blogger, tanto compiaciuti di essere presi in considerazione da trascurare la mancanza di legittimità a valutare, da non sindacare i criteri di valutazione, decisi unilateralmente, da ignorare la sovrapposizione tra classificatori e operatori con interessi economici o politici conflittuali, da non chiedersi neppure a quale uso sono destinati i contenuti registrati.

Tutte disponibilità e aperture, che attuate come se la Rete fosse ancora l’enorme progetto originario, finalizzato alla costruzione di comunità e conoscenza, oggi risultano però troppo ingenue.

Estratto da Iriospark

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La Redazione del Futuro

Dopo aver ascoltato sabato scorso Luca Sofri raccontare alcuni aspetti relativi al funzionamento della redazione del Post, ho trovato interessante la sintesi grafica sul tema sottoriportata.

L’ infografica, realizzata per il recente rapporto della WAN, schematizza quelle che dovrebbero essere le caratteristiche strutturali ed ambientali della redazione del futuro e tende ad identificare al tempo stesso quella che dovrebbe essere la giornata tipo ed i tools basici dei giornalisti.

Emerge chiaramente la visione proposta dalla società che ne ha curato la realizzazione, concetti complessivamente più che condivisibili che però non sembrano tenere conto della sostenibilità del modello.

Si richiede infatti un ritmo lavorativo di circa 16 ore giornaliere senza tenere conto di aspetti sindacali, retributivi e banalmente [in caso interessassero ancora a qualcuno attualmente] umani.

Vengono omessi, in questo caso probabilmente per sintesi, i costi vivi e le riorganizzazioni necessarie alla persecuzione di tale modello.

Mi pare insomma un modello, se non eccessivamente teorico, sicuramente adatto esclusivamente a grandi quotidiani di portata internazionale come l’intervista a Fiona Sprull, Web Newsrooom Editor del NYT, testimonia, riportando tra l’altro, come la sola redazione dedicata specificatamente all’edizione on line del celebre quotidiano statunitense consti di ben 60 professionals dedicati.

Ah, chiunque abbia lavorato, lavori, in uffici open space sa bene che ai teorici vantaggi del punto uno illustrati dalla grafica si sacrifica concentrazione e privacy. Tutto ha un prezzo anche in questo caso.

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Andamento delle Principali Imprese dei Media

Ad Age ha pubblicato alcuni estratti dal rapporto <<100 Leading Media Companies>>, sull’andamento delle principali imprese attive nel settore dei Media negli Stati Uniti.

A fronte di un recupero nel primo semestre del 2010 che vede un incremento complessivo di circa il 6% la stampa quotidiana e periodica continua ad essere il mezzo che più soffre sia in termini di vendite delle pubblicazioni che di revenues pubblicitarie.

E’ una situazione che emerge con una chiarezza dirompente dall’analisi della perdita di posti di lavoro nel comparto, con la carta stampata che pesa oltre il 50% del totale e la peggior tendenza tra tutti i media nell’ultimo triennio anche sotto questo profilo.

Si tratta di una debacle alla quale i media digitali non sembrano essere in grado di sopperire ne in termini occupazionali ne a livello di redditività.

Se, come pare, il rapporto delle curve di ricavo tra stampa è digitale è di 1:15/20 [per recuperare quindi un lettore perso sul giornale servono circa 15-20 lettori sul digitale…..a cui aggiungere ulteriori 20 lettori per compensare la riduzione del ricavo da edicola] si prospetta un futuro davvero incerto per le start up in ambito editoriale digitale e la necessità di ulteriori ristrutturazioni.

Sono, forse, conti da ragioniere che in termini di prodotto editoriale, al di là dell’esattezza o dell’approssimazione delle stime, evidenziano la necessità di un intervento che probabilmente è tra i più drastici che l’industria dei media di massa abbia mai affrontato. In una battuta: la segmentazione effettiva dell’utenza.

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L’Informazione Disegnata

Il Times of India, di cui abbiamo già parlato oggi,  nell’edizione di sabato 25 settembre si presentava ai propri lettori  con una prima pagina decisamente inusuale caratterizzata da disegni infantili per illustrare le principali notizie del giorno.

Lo stesso giorno, l’argentino La Naciòn pubblicava un’intervista all’attore Alfredo Casero utilizzando come forma narrativa il disegno.

Sono esempi di quotidiani animati, di forme di comunicazione e narrazione giornalistica che possono informare con serietà aiutando i quotidiani a conquistare nuove fasce di utenza ed a coinvolgere maggiormente i giovani sempre più spinti verso il digitale.

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Mass Media & Innovazione

Per il lancio della nuova Vento la VW ha scelto una modalità di comunicazione senza precedenti che potrebbe aprire la strada alla diffusione di nuove proposte pubblicitarie sulla falsariga di quella realizzata.

Il 21 settembre scorso “The Times of India” è diventato un quotidiano parlante.

Come mostra il video, grazie ad un switch, all’apertura del quotidiano oltre alle immagini della campagna pubblicitaria è possibile ascoltare il messaggio audio come se si trattasse di uno spot radio.

Oltre a rappresentare un forma innovativa in termini di comunicazione pubblicitaria, ritengo potrebbe aprire la strada a nuovi modi di proporre l’informazione sui quotidiani.

A titolo esemplificativo, si potrebbe pensare ad un podcast che riassume le principali notizie visto che normalmente molti sfogliano il giornale prima di approfondire la lettura o, al contrario, potrebbe essere una modalità per il redazionale del direttore e/o quella che si ritiene debba essere “la notizia” del giorno.

Dalla mia prospettiva, la dimostrazione che l’innovazione non passa sempre e soltanto dalla digitalizzazione dei contenuti.

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Arti Sceniche

Come prevedibile, al momento della redazione di questo articolo, sono 754 le fonti, i commenti al video di Fini.

Nessuno, pare, si sofferma sulla modalità scelta dal Presidente della Camera che, per denunciare la pratica della “tecnica boffo” a suo danno, sceglie di utilizzare you tube quale mezzo unidirezionale di una conferenza stampa senza interlocutori o domande, confermando che è il messaggio che fa il mezzo nel panorama mediatico attuale e non viceversa come viene recitato solitamente.

Nelle arti sceniche comunicare con la modalità adeguata è fondamentale per coinvolgere e convincere il pubblico, in caso contrario, come diceva Shakespeare, gli indugi hanno fini pericolose. Inserendo ad hoc una maiuscola nel punto corretto, l”avvertenza è di un’attualità straordinaria.

Update: Interessante integrazione di Luca Alagna – I video-messaggi su internet sono uguali alla TV o permettono la replica?

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