Archivi del mese: settembre 2010

Media di Massa & Personali in via di Omologazione

Da qualche anno il Web è sottoposto alle spinte di forze organizzate, che vogliono controllarlo per ragioni economiche o politiche e di aggregazioni spontanee, configurate a seconda delle dinamiche interattive, che intendono mantenere il suo carattere di area per la libertà di espressione e lo scambio di conoscenze.

Eric Schmidt , il CEO del principale motore di ricerca, qual è Google, in una conferenza di fine estate a Techonomy, in California, ha detto che il solo modo di fare funzionare Internet in maniera trasparente è «finirla con l’anonimato» e ha precisato chiaramente che «occorre un servizio per controllare l’identità delle persone, i governi ce lo chiederanno presto».

Una proposta, che potrebbe essere di semplice identificazione all’inizio, per trasformarsi poi in un «cyberpermesso di surfare sul Net», ha commentato Michel Ktitareff di Les Echos.

Contemporaneamente, la Commissione europea ha invitato i 27 paesi dell’UE a realizzare entro due anni la rete a banda larga, che migliorerà la connessione e la velocità d’interazione online in tutta l’area.

L’anonimato sul Web è stata una delle caratteristiche fondamentali, che in venti anni ha portato ad utilizzarlo 2 miliardi di internauti, un terzo degli abitanti del mondo.

Internet ha cambiato la comunicazione interpersonale e ha influenzato la trasformazione sociale, consentendo a ciascuno di prendere la parola, di non dipendere più dai grandi comunicatori che hanno tutte le possibilità di accesso ai microfoni e alle telecamere, ma di diventare un «indymedia», in grado di partecipare alla circolazione dell’informazione e all’emergere di tematiche originali, proprie di quelli che discutono in pubblico.

Google e alcuni governi hanno, naturalmente, tutto l’interesse a guidare l’internauta nelle sue ricerche e comunicazioni in rete. Ma all’origine della straordinaria diffusione di Internet ci sono esigenze d’emancipazione e d’indipendenza politica, che i media tradizionali non avevamo consentito prima.

Ai «Mediactivistes» è dedicato il libro scritto da Dominique Cardon, ricercatore del laboratorio R&D di France Telecom e da Fabien Granjon, sociologo di Orange Labs, pubblicato da SciencesPo. Les Presses, Paris, 2010.

I due autori hanno ricostruito l’evoluzione dei media personali, dall’origine, contro l’imperialismo culturale e l’egemonia mediatica, ai mezzi di comunicazione partecipativa, allo sviluppo dell’utopia di Internet, come sostegno alla democrazia, ai limiti e ai problemi, che, più o meno palesemente, gli operatori commerciali e politici hanno posto e pongono al libero sviluppo di conoscenza.

Mostrano come le attività di sorveglianza e controllo sulla Rete per il ripristino di egemonie di parte si vadano realizzando, con le limitazioni degli accessi, le censure, le classifiche delle produzioni informative, l’ordine di presentazione dei siti nelle sequenze di videate per i link d’apertura.

La portata emancipatrice della Rete viene indebolita continuamente, se quelli che hanno qualcosa da dire rinunciano e si astengono dalla «guerra massacrante per la visibilità», in cui sono in ballo i modi alternativi di presentare i fatti del mondo e la parità dei diritti.

Estratto da Iriospark

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Navigando il Nuovo Paesaggio Mediatico

L’International Press Institute in collaborazione con Poynter Institute ha pubblicato la settimana scorsa il rapporto: “Brave News World: Navigating the New Media Landscape”.

Lo studio, di 152 pagine, esamina la transizione del giornalismo verso le piattaforme digitali, il futuro del giornalismo investigativo, le reti sociali ed i format emergenti del “nuovo giornalismo”. E’ integrato dai contribuiti di direttori di giornali ed alcuni leaders di organizzazioni senza fini di lucro, vengono esaminate anche le tematiche legali legate alla professione giornalistica, nel senso più ampio del termine, ed alla libertà di espressione.

Il documento non vuole essere una mappa definitiva sul tema, ma una bussola di supporto per intraprendere la direzione corretta verso un giornalismo di successo e sostenibile economicamente.

Difficile sintetizzare in questi spazi la complessità e l’articolazione del rapporto, del quale non posso che consigliare una attenta lettura per gli spunti di attualità che fornisce.

Tra tutti, il passaggio di maggior rilevanza concettuale ritengo sia quello in cui viene detto che invece di chiedersi cosa diventerà un giornale, bisognerebbe capire che tipo di relazione le organizzazioni editoriali saranno in grado di stabilire con la propria utenza, con la propria comunità di riferimento.

E’ proprio la focalizzazione sul rapporto con gli utenti che rappresenta infatti, come già avvenuto in altri contesti, la necessaria evoluzione per un giornalismo di successo e sostenibile economicamente. I mezzi, come dice il termine stesso, sono solo dei supporti, elementi facilitanti che abilitano, o inibiscono se mal utilizzati, questa relazione.

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Cover what you do best and Link to the rest

Il suggerimento di Jeff Jarvis, ormai quasi divenuto una regola del buon giornalismo, è stato applicato con solerzia e sollecitudine da”Italia Oggi”.

Il giallo “quotidiano economico, giuridico e politico”  nell’edizione in edicola oggi adatta egregiamente il concetto trasferendolo dal web alla carta con un’efficacia straordinaria.

Nell’articolo sui risultati della di una nota acqua minerale si evidenzia come la perizia, la professionalità del giornalista, siano in precario equilibrio sull’argomento sin dal titolo: ” Ferrarelle cresce col marketing mix” che tradisce la scarsa familiarità con il tema generale di riferimento.

Quale migliore soluzione dunque  se non quella di “linkare” il comunicato stampa aziendale ed applicare i concetti del giornalismo moderno sorpassando l’ostacolo dell’ipertesto non possibile sulla carta con un bel “copia & incolla” inviato direttamente alle stampe.

I miei più sinceri complimenti per l’abilità dimostrata.

Solo una cosa se posso, la prossima volta riprenda anche il titolo del comunicato aziendale , che voglio sperare in originale fosse più azzeccato di quello proposto,   il processo sarà più completo ed integro senza rischi di sbavature.

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Guida Visuale ai Cambiamenti del Giornalismo

Nieman Lab, utilizzando wordle, ha realizzato la word cloud, la nuvola di parole, che maggiormente caratterizza il dibattito sul futuro del giornalismo.

Il lavoro svolto si articola su un arco temporale di tre anni, consentendo di visualizzare con immediatezza quella che è l’evoluzione dell’ultimo triennio.

Il modificarsi delle parole principali che emergono, spiccano, evidenziano il cambiamento di focus nel tempo.

Emerge come, fondamentalmente, l’attenzione si sia spostata progressivamente dall’area relativa al giornalismo ed al suo rapporto con il pubblico a quella inerente un particolare mezzo o supporto.

Se l’ipotesi di lavoro fosse confermata, si tratterebbe, a mio avviso, di un arretramento nella qualità del confronto su cui riflettere con attenzione.

2008

2009

2010


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La Nostalgia Futura dei Formati che si Estingueranno

Nuovi mezzi con sempre maggior rapidità sostituiscono quelli preesistenti relegandoli, nella migliore delle ipotesi, ad oggetti di modernariato per pochi nostalgici.

I format ed i mezzi della comunicazione classica del prime time e del one to many vengono progressivamente soppiantati da modelli che iniziano ad uscire dalla fase sperimentale.

Resta ancora molto da fare per trovare mezzi e modalità di comunicazione e relazione che riescano ad attirare e coinvolgere gli utenti senza  non intrusivi.

Quanto tempo ci vorrà ancora è difficile a dirsi ma l’ineluttabilità del percorso è fuori discussione,  la sequenza tratta da “Mad Men” ne è una chiara rappresentazione.

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Risultato Garantito

Il New York Times riporta la notizia del successo di un test, della durata di due anni, condotto da 25 quotidiani statunitensi, riuniti nel Newspaper National Network, in collaborazione con alcune delle principali aziende dei FMCG quali PepsiCo, Procter & Gamble e Campbell Soup.

Secondo quanto riportato, le 8 aziende coinvolte nel test avrebbero ottenuto incrementi nelle vendite compresi tra il 7 ed il 25%.

Visto il successo il gruppo di quotidiani è pronto a lanciare sul mercato pubblicitario un’offerta a “risultato garantito”.

A fronte di un investimento minimo di 300mila dollari viene assicurato un incremento del 10% delle vendite del prodotto/marchio coinvolto nella campagna pubblicitaria. In caso contrario l’ultimo flight di comunicazione viene omaggiato.

Sono forme di promozione nella vendita di spazi pubblicitari che in Italia esistono da tempo sotto forma di contratti “a rischio” che, per quanto sperimentato da me personalmente con uno dei principali editori tempo fa, legano la pressione pubblicitaria ed una parte del compenso ai media al successo di vendite di un prodotto.

Se da un lato consentono di attrarre investimenti dall’altro sviliscono il ruolo della comunicazione, che non è solamente riconducibile ad obiettivi direttamente di vendita, e dei mezzi coinvolti affollandoli ulteriormente ed investendoli ancor più del ruolo di bazar dell’inserzionista.

Gli utenti sono avvisati.

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Il Futuro del Giornalismo Digitale [secondo Jeff Jarvis]

El Pais pubblica pubblica stamattina l’intervista effettuata a Jeff Jarvis ed il relativo video, nel quale il celebre professore di giornalismo e blogger di fama mondiale esprime la sua visione sul futuro del giornalismo digitale.

Fondamentale, a mio avviso, il passaggio nel quale J.J. afferma: “Coloro che lavorano nei media vedono internet come un’altro mezzo, prodotto, editato, pulito e controllato. Però internet non è un mezzo è un luogo. Internet è uno spazio, una società dove ci colleghiamo con gli altri attraverso le informazioni, le azioni e le transazioni.[…] Internet è la vita e la vita è disordinata”.

- clicca sull'immagine per accedere al video -

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Fini Diffusioni

Sono state rese note le diffusioni relativamente al mese di Agosto del 2010 ed il confronto con il pari periodo dell’anno precedente.

La campagna scandalistica d’agosto condotta da “Libero” ed “Il Giornale”  per tutto il mese pare aver pagato visto che sono gli unici due che crescono con il quotidiano diretto da Feltri in crescita con tassi a due digits.

Sono Fini diffusioni sulle quali c’è da riflettere.

- clicca per ingrandire -

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In Poche Parole

Pare, secondo quanto esaminato da Chitika, che al crescere della complessità delle ricerche, in termini di numero di parole inserite, cresca altrettanto la possibilità di ottenere dei ritorni, delle revenues pubblicitarie.

In particolare, sono le ricerche che contengono tra le quattro e le sei parole quelle che presentano le potenzialità più interessanti.

Informazione non trascurabile per chi è realmente interessato ai gusti dei lettori.

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Parola di Jay Rosen

Jay Rosen offre la sua visione attraverso dieci consigli per la nuova generazione di giornalisti.

  1. Sostituite i termini lettori, spettatori e consumatori con la parola utenti
  2. Ricordate, gli utenti ne sanno più di voi [frase che Jay Rosen riprende da Jeff Jarvis]
  3. C’è stato un cambio di potere, il “pooling”, la mutualizzazione del giornalismo è qui
  4. Descrivete il mondo in un modo che aiuti le persone a parteciparvi
  5. Qualcuno può non significare il mondo intero [Jay Rosen si riferisce alla regola dell’1%]
  6. Il giornalista è solo un caso intensificato di un cittadino informato, non una classe speciale. Per Rosen il giornalista è incaricato di porre domande che ogni cittadino intelligente, attivo, potrebbe fare
  7. La vostra autorità [quella dei giornalisti] inizia con: “ci sono io, non voi, lasciate che vi dica una cosa”
  8. In un certo senso, il giornalista deve esigere e dare alla gente quello che loro non hanno modo di chiedere. Le persone presteranno attenzione a quello che voi pensate che debbano sapere se ritiene che gli viene prestata la giusta attenzione.
  9. La vostra offerta deve essere fidabile, neutrale. Deve essere trasparente
  10. Respirate profondamente, come disse Tocqueville: “i giornali fanno le associazione e le associazioni fanno i giornali” in relazione ai vantaggi reciproci delle partnership.

E’ disponibile anche il video dei dieci punti che Jay Rosen ha illustrato, suggerito, ad inizio mese agli studenti della scuola di giornalismo di Parigi.

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