Consumatori & Produttori di Conoscenza

A partire dalla seconda metà del 900 il numero di ore trascorse davanti al televisore dalla popolazione mondiale è aumentato ogni anno, fino a raggiungere il trilione. Nel 2009 per la prima volta la crescita si è interrotta e si è registrato un decremento per opera delle generazioni più giovani, che hanno ridotto il tempo trascorso in modo passivo a guardare quello che scorre sullo schermo e sono passate ai nuovi media interattivi.

Il cambiamento è testimoniato anche dall’aumento del 20,7% delle vendite dei pc, che nel secondo trimestre hanno toccato i quasi 83 milioni e che, complessivamente nel 2010, potranno superare il picco del 2008, con 360 milioni di nuovi acquisti.

Contemporaneamente gli abbonati al telefonino nel mondo sono diventati più di 5 miliardi, su una popolazione di 6 miliardi e 800 milioni di abitanti. Il ritmo di crescita è salito a 2 milioni di nuovi utenti al giorno.

Uno sviluppo dei media personali per la comunicazione in Rete, che è diventato vertiginoso.

Clay Shirky, che insegna nell’Interactive telecommunications program della New York University, ricorda la rapida diffusione delle tecnologie ICT e i cambiamenti indotti dalla possibilità d’interagire a distanza, senza limiti di spazio e tempo, nel suo ultimo libro, intitolato significativamente, «Cognitive Surplus. Creativity and generosity in a connected age», The Penguin Press, New York, 2010, in cui sostiene l’impiego del tempo libero per aumentare una cittadinanza della conoscenza, che faccia passare ognuno dal consumo passivo dei mass media alla produzione attiva e condivisa dei contenuti cognitivi, usando Internet e creando un mondo migliore, più democratico.

La televisione è un medium formidabile per l’intrattenimento, ma non può assorbire tutto il tempo libero di una persona, sostiene l’autore. Dopo il lavoro, per migliorare la competenza professionale e l’autoconsapevolezza ci sono però migliori opportunità di apprendimento, socializzazione e divertimento, date dai nuovi media interattivi. Chi sviluppa continuamente le proprie conoscenze, può partecipare ai progetti di cambiamento, che, con sempre maggiore frequenza, serviranno al mondo.

«Cognitive surplus» amplia le prospettive affrontate da Shirky nel libro precedente «Here comes everybody. The power of organizing without organization», in cui ha spiegato come i wiki eflashmob hanno modificato i rapporti individuo-gruppi sociali e le dinamiche della società di massa. Nel nuovo libro dimostra che il cambiamento non deve necessariamente avvenire sotto la direzione di un onnipotente e onnisciente leader, ma che ognuno con le connessioni in Rete può attivarlo e intervenirvi, dicendo la propria opinione, sui programmi di trasformazione.

Ci sono progetti, come Wikipedia, che richiedono contributi strutturati e documentati, ma difronte ai miliardi di persone connesse e raggiungibili, una reazione personale, istintiva, espressa a caldo, può avere la sua influenza e talora, addirittura, avviare un processo organizzativo.

Gli esempi che Shirky porta a sostegno di questa tesi sono numerosi e riguardano i nuovi business, l’entertainment, i diritti umani, il volontariato e la filantropia. Sono esperienze realizzate nella Corea del Sud, nel Kenya, in Cina, negli USA, nel Nord Europa. Internet diffonde le idee, buone e cattive. Serve ad al Qaeda, ai pornopedofili, alla promozione vendite, alla carità e alla politica.

Bisogna imparare ad usare la comunicazione online per non rimanere vittime dei mistificatori e degli opinionisti, esorta l’autore.

Forse nelle sue argomentazioni c’è un po’ di ottimismo di troppo, ma l’intenzione è onesta e il fine di una cittadinanza della conoscenza è necessario a una politica a scanso di cattive sorprese.

Estratto da: Iriospark

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