Media di Massa & Personali in via di Omologazione

Da qualche anno il Web è sottoposto alle spinte di forze organizzate, che vogliono controllarlo per ragioni economiche o politiche e di aggregazioni spontanee, configurate a seconda delle dinamiche interattive, che intendono mantenere il suo carattere di area per la libertà di espressione e lo scambio di conoscenze.

Eric Schmidt , il CEO del principale motore di ricerca, qual è Google, in una conferenza di fine estate a Techonomy, in California, ha detto che il solo modo di fare funzionare Internet in maniera trasparente è «finirla con l’anonimato» e ha precisato chiaramente che «occorre un servizio per controllare l’identità delle persone, i governi ce lo chiederanno presto».

Una proposta, che potrebbe essere di semplice identificazione all’inizio, per trasformarsi poi in un «cyberpermesso di surfare sul Net», ha commentato Michel Ktitareff di Les Echos.

Contemporaneamente, la Commissione europea ha invitato i 27 paesi dell’UE a realizzare entro due anni la rete a banda larga, che migliorerà la connessione e la velocità d’interazione online in tutta l’area.

L’anonimato sul Web è stata una delle caratteristiche fondamentali, che in venti anni ha portato ad utilizzarlo 2 miliardi di internauti, un terzo degli abitanti del mondo.

Internet ha cambiato la comunicazione interpersonale e ha influenzato la trasformazione sociale, consentendo a ciascuno di prendere la parola, di non dipendere più dai grandi comunicatori che hanno tutte le possibilità di accesso ai microfoni e alle telecamere, ma di diventare un «indymedia», in grado di partecipare alla circolazione dell’informazione e all’emergere di tematiche originali, proprie di quelli che discutono in pubblico.

Google e alcuni governi hanno, naturalmente, tutto l’interesse a guidare l’internauta nelle sue ricerche e comunicazioni in rete. Ma all’origine della straordinaria diffusione di Internet ci sono esigenze d’emancipazione e d’indipendenza politica, che i media tradizionali non avevamo consentito prima.

Ai «Mediactivistes» è dedicato il libro scritto da Dominique Cardon, ricercatore del laboratorio R&D di France Telecom e da Fabien Granjon, sociologo di Orange Labs, pubblicato da SciencesPo. Les Presses, Paris, 2010.

I due autori hanno ricostruito l’evoluzione dei media personali, dall’origine, contro l’imperialismo culturale e l’egemonia mediatica, ai mezzi di comunicazione partecipativa, allo sviluppo dell’utopia di Internet, come sostegno alla democrazia, ai limiti e ai problemi, che, più o meno palesemente, gli operatori commerciali e politici hanno posto e pongono al libero sviluppo di conoscenza.

Mostrano come le attività di sorveglianza e controllo sulla Rete per il ripristino di egemonie di parte si vadano realizzando, con le limitazioni degli accessi, le censure, le classifiche delle produzioni informative, l’ordine di presentazione dei siti nelle sequenze di videate per i link d’apertura.

La portata emancipatrice della Rete viene indebolita continuamente, se quelli che hanno qualcosa da dire rinunciano e si astengono dalla «guerra massacrante per la visibilità», in cui sono in ballo i modi alternativi di presentare i fatti del mondo e la parità dei diritti.

Estratto da Iriospark

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