Un Laboratorio di Idee per Salvare i Banner

Se il formato display, i banner sostanzialmente, continua ad essere il più utilizzato la sua [in]efficacia ed il valore riconosciuto per cpm sono un problema importante da risolvere per l’advertising online compresa la, modesta, quota parte che arriva all’industria dell’informazione che in questa dinamica ha un problema nel problema.

«The New York Times»  tra le sua aree di sperimentazione create circa tre anni ha anche Idea Lab, laboratorio di idee come dice il nome al cui interno lavorano una decina di persone dello staff della ricerca e sviluppo del quotidiano.

Tra i vari temi di sperimentazione ve ne è uno specificatamente dedicato all’innovazione dei contenuti e dei formati da cui è nato anche recentemente “Snow Fall“, format editoriale di grandissimo successo [3,5 milioni di utenti unici hanno letto la pubblicazione]  ed un altro invece si concentra sull’innovazione nell’ambito della comunicazione pubblicitaria.

Al suo interno vengono presentate numerosissime sperimentazioni realizzate dal gruppo di lavoro del quotidiano statunitense in collaborazione con gli investitori pubblicitari, con le aziende,  a seconda dell’obiettivo di comunicazione. Sono presenti, e disponibili a chiunque sia interessato a leggerle, circa una cinquantina di case histories, di casi di studio con il concept e la demo della campagna realizzata per aziende come General Electric, Porsche, Reuters o Target, per citarne solo alcune.

Ed è proprio per Target che è stata realizzata una soluzione di comunicazione a dicembre 2012 che tra le tante mi pare di particolare interesse con oltre che il banner in testa alla pagina una timeline personalizzata che si aggiorna in maniera dinamica e si attiva ed è integrata con Twitter e Facebook.

Al di là delle specificità di ciascuna campagna le realizzazioni del «The New York Times» [di]mostrano due cose: la necessità di innovare e sperimentare e la differenza tra essere dei consulenti di comunicazione, dei partner del cliente e dei venditori di pixel come invece avviene nella maggior parte dei casi.

Non vi è dubbio, credo davvero, che il recupero di redditività dall’online per le testate, per i giornali, passi inevitabilmente da questi aspetti.

Target NYTimes

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