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Pubblico è Pubblico

Come ampiamente annunciato è uscito oggi in edicola il primo numero di «Pubblico», il giornale diretto da Luca Telese “scissionista”, con polemiche, da «Il Fatto Quotidiano».

Avendo la brutta abitudine di svegliarmi presto sono andato a prenderlo in edicola per vederlo dal vivo.

Formato tabloid, 24 pagine tutte a colori, poca pubblicità, solo una manchette in prima pagina e una pagina intera, l’ultima. Logo e grafica che ricordano «Liberation».

Una scelta forse non del tutto casuale visto che il neo nato quotidiano chiarisce subito lo spirito di lotta, sottolineato dal claim in cima alla testata: “Dalla parte degli ultimi e dei primi”, dedicando buona parte della prima pagina ed anche seconda e terza alla precarietà ed alle problematiche dei lavoratori dei call center definiti, nell’editoriale del direttore, “gli schiavi del terzo millennio”. Lotta che compare anche alle pagine 12 e 13 con un ampio servizio sull’impegno politico dagli anni 60, dalla fantasia al potere, ai no tav di oggi, ed ancora a pagina 18 con un articolo sulle Pussy Riot.

Niente meteo e niente programmi televisivi, se non alcuni raccomandati, spazio invece all’oroscopo.

Come recitava il comunicato stampa di presentazione del giornale diffuso pochi giorni fa, la redazione interamente dotata di smartphone, rende ogni redattore una sorta di fotoreporter, capace di illustrare e comporre il pezzo direttamente sul “campo, per un giornalismo all’avanguardia, veloce e attento alla realtà.

Breakeven a 9mila copie e l’obiettivo di vendita in una forbice compresa tra 10 e 15mile copie vendute a fronte di una tiratura di 30mila.

Se il rapporto tra fans e followers e copie vendute si mantenesse anche per «Pubblico», come per gli altri quotidiani del nostro Paese, nel rapporto 10 a 1 la strada da percorrere pare ancora lunga, escludendo ovviamente i primi giorni con il traino dell’effetto novità, con poco più di 9mila fans su Facebook e circa 6.300 followers su Twitter.

Come promesso nella circolare di presentazione agli edicolanti del giornale,  presenza di una rubrica quotidiana dedicata ai giornalai.

Presenza che si limita in realtà ad una foto di uno di essi e politica di prezzi per gli abbonamenti che, contrariamente a quanto avviene nella maggior parte dei casi, privilegia nettamente la versione digitale rispetto a quella cartacea. Elemento che viene evidenziato anche dallo spazio dedicato ai vantaggi del formato digitale.

Buona fortuna.

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Libertà Complementare

La pioggia di emendamenti rischia di annacquare e intorbidire i provvedimenti del Governo relativi alle liberalizzazioni.

Tra tutti gli emendamenti proposti, per quanto riguarda gli interessi dello scrivente e degli argomenti trattati all’interno di questi spazi, è quello relativo alle edicole che pare essere a rischio di snaturare in maniera significativa lo spirito ed il significato della prima stesura. Emendamento “bipartisan” presentato da Simona Vicari [PDL] e Filippo Bubbico [PD] del quale, forse non casualmente, i giornali non parlano nonostante l’ampia copertura generale del tema, che rappresenta una pericolosa marcia indietro rispetto alla concezione originaria.

L’emendamento proposto infatti eliminerebbe la possibilità precedentemente prevista da parte dei giornalai di rifiutare i prodotti collaterali ricevuti, quell’accozzaglia di perline ed amuleti che inonda quotidianamente le edicole in viurtù di una pretestuosa ed anacronistica interpretazione della parità di trattamento, così come la possibilità di defalcare il valore del materiale restituito ai distributori locali in compensazione dei pagamenti delle nuove consegne.

Sono elementi che alleggerirebbero di non poco la pressione finanziaria alla quale 30mila le edicole sin qui sopravvisute sono sottoposte e, soprattutto, restituirebbe dignità imprenditoriale ad una categoria troppo spesso vituperata dagli altri attori del sistema favorendo il necessario processo di modernizzazione che dovrebbe essere alla base delle proposte di liberalizzazione e del quale la filiera editoriale ha tanto bisogno.

Se le modifiche venissero approvate i giornalai italiani,  che inizialmente erano stati promossi a lavoratori autonomi, che avevano facoltà di  decidere del loro destino, che, pur nei i limiti della legge, potevano scegliere cosa far entrare nelle loro rivendite e cosa no, ritornerebbero al loro status di peones per garantire a loro spese flussi di cassa ad editori disonesti inquinando, forse in maniera definitiva, la possibilità di un’evoluzione positiva di tutto il sistema.

Mi segnala un rappresentante della categoria che Pietro Barcellona, un giurista, docente di diritto, scrive che “la certezza di esistere non è data dal denaro,ma dall’universo simbolico”, da quell’insieme di segni, usi, consuetudini, simboli insomma che sono capaci di mantenere un individuo nel suo mondo. La parete è ora liscia, buona per precipitare a terra con un grande tonfo. I ganci sulla parete messi da chi aveva scritto la prima parte del decreto, erano l’ universo simbolico dei giornalai. Se fosse confermato che ora non c’è più, sarà impossibile ripristinarlo.

Un concetto di libertà complementare agli interessi deviati, ancora una volta, di pochi. Un’opzione senza ritorno che chiunque abbia a cuore uno sviluppo sano e sostenibile del nostro Paese non può accettare.

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Accattate ‘o Giurnale

Strepitoso inno, per base musicale e testi, a giornali e giornalai realizzato da Lorenzo Hengeller sulle note del <<Giovanotto Matto>> di Lelio Luttazzi.

Faccio crescer la cultura

ma nessuno se ne cura

ma io canto e resto gaio

perche’ sono giornalaio.

E poi sull’informazione

vi diro’ con gran ragione

la piu’ grande qualita’

e’ la sua pluralita’

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L’Edicola del Futuro & Il Futuro delle Edicole

Nella crisi che sta attraversando l’editoria i diversi soggetti coinvolti trovano tavoli a cui sedersi ed interlocutori con i quali trattare, negoziare possibili soluzioni. Che si tratti di giornalisti o di editori gli interessi della categoria rappresentata sono portati avanti.

Nell’affannosa ricerca di un’ancora di salvezza si perseguono molto spesso interessi che sono specifici di questa o quella categoria senza che vi sia una visione d’assieme di implicazioni e soluzioni organiche. Testimonianza concreta di ciò è rappresentato dal sostanziale silenzio, dopo tentativi inqualificabili, sotto il quale sono passate le raccomandazioni emerse dal documento redatto dall’antitrust quasi un anno fa e rimasto, ad oggi, lettera morta.

I giornalai mal rappresentati, stretti nella morsa del “si salvi chi può”, sono in una condizione di sofferenza sia economico-finanziaria che psicologica. Condizione che passa sotto il silenzio generale da tempo anche per l’incapacità [o peggio] degli organismi delegati a rappresentarli la cui inadeguatezza ha dato vita a gruppi di protesta virtuale ed ora ad un nascente “sindacato padano” con la Lega pronta a cavalcare lo scontento che serpeggia da lungo tempo.

In oltre venti anni di lavoro ho avuto l’opportunità di conoscere molti settori e mercati ed ovviamente anche i relativi canali di sbocco commerciale o distributivo, quel che avviene nel canale edicole non ha uguali e non può continuare oltre con le modalità praticate sin ora, né per quella frangia qualificata dell’editoria né tanto meno per chi gestisce una rivendita, un’edicola.

Al momento della redazione di questo articolo una proposta, della quale avevo parlato in questi spazi tempo fa, ha registrato 38 preferenze [“likes”] e ben 293 commenti spingendomi a tentare di dare organizzazione e concretezza all’insieme di temi.

Nella maggior sintesi possibile, per punti, schematizzando.

1) Sviluppo Aree & Logiche di Business per il Canale Edicole:

  • Differenziazione tra negozi “misti” [promiscui] che rappresentano già il 50% del totale ed esclusivi, in termini di offerta, livelli compenso, premi, assortimento.
  • Creazione di circuiti di comunicazione nazionali, regionali e provinciali che affittino spazi di comunicazione in vetrina e sul banco delle edicole.
  • Rinegoziazione degli attuali margini sui servizi accessori offerti a partire dalle ricariche telefoniche i cui costi dell’abolizione del fee a carico del consumatore sono stati ribaltati esclusivamente sulle rivendite.
  • Qualificazione del canale attraverso l’offerta esclusiva di prodotti nell’ ambito editoriale seppure in maniera allargata [libri, musica….etc.]
  • Introduzione di servizi integrativi esclusivi coerenti con la mission di servizio pubblico del canale [biglietterie treni, concerti, bus lunga percorrenza…etc.Introduzione di servizi coerenti con la mission istituzionale del canale quali quelli di “print on demand” con articolazione dell’offerta dalla stampa del quotidiano personalizzato a altri collaterali legati alla carta stampata nel suo complesso.

2) Sviluppo di Canale & Comunicazione della Filiera Editoriale:

  • Contributi sino ad un massimale di 2000 euro per punto vendita/ragione sociale per l’informatizzazione della rete di edicole. Contributo statale del 70% a fondo perduto e dal 10 al 15% a carico degli editori in ragione del volume d’affari del singolo punto vendita.
  • Censimento e stratificazione dei circa 35mila punti vendita al dettaglio che coprono il territorio nazionale, affinché per ciascuna realtà possano essere adottate le logiche di fornitura e distribuzione realmente adeguate alle esigenze.
  • Introduzione di incontri mensili a livello provinciale tra giornalai, distributore locale e un editore a rotazione.
  • Creazione di un osservatorio permanente su il futuro dell’edicola e l’edicola del futuro composto da rappresentanti di tutta la filiera [inclusi giornalisti e concessionarie pubblicità] che con cadenza semestrale si confrontino, aggiornino e lavorino congiuntamente sul tema.
  • Creazione di campagne di comunicazione promo pubblicitaria che abbiano l’obiettivo di valorizzare la funzione delle edicole in virtù della loro considerazione di servizio pubblico, la loro capillarità in termini di presenza sul territorio ed ancora il servizio offerto con orari di apertura spesso vicini alle 24h/die.

3) Le Regole del Gioco:

  • Abrogazione della parità di trattamento ed introduzione di un fee [quotidiani esclusi] per l’introduzione di nuovi prodotti editoriali nel canale edicole.
  • Tagli prezzo a carico dell’editore e non del canale di vendita con riconoscimento di una compensazione rispetto al margine in valore assoluto consueto in caso di operazione di cut price o abbinamento riviste [banded].
  • Penali in caso di inserimento coupon per abbonamenti nei quali lo sconto offerto superi il valore riconosciuto al trade [distributori+edicole]
  • Riconoscimento di un fee per inserimento campioni di prodotto nelle riviste settimanali e mensili.
  • Revisione dei criteri di definizione di cosa sia prodotto editoriale e relative autorizzazioni.
  • Ripristino del contratto estimatorio tra edicolanti ed editori
  • Penali ai distributori locali, che gestiscono le zone di competenza come feudi barocchi, che non effettuino forniture adeguate sulla base dello storico delle vendite del singolo cliente [edicola]
  • Riconoscimento di un fee per il lavoro di inserimento di allegati svolto dall’edicolante

Diceva l’indimenticabile De Curtis in una delle sue celebri battute “dove dobbiamo andare per dove dobbiamo andare?” Ho cercato di osservare la situazione da più di una prospettiva tentando di comprendere nei temi proposti una visione che sia funzionale ed interessante non solo per questa o quella categoria, convinto che un sistema si [ri]costruisca solo facendo sistema, includendo e considerando interessi di tutti gli attori coinvolti.

Credo che sia importante disintermediare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza a questi concetti e a tutti quelli che è possibile aggiungere. Anche per riuscire ad ottenere il giusto risalto mediatico credo sia importante sancire un primo momento del percorso in cui ritrovarsi, discutere, programmare e ripartire le attività nate dalle proposte condivise. Con questo obiettivo, vorrei organizzare un barcamp, in concomitanza con eventi legati al mondo dell’informazione quale [per citare il più vicino temporalmente] il Festival Internazionale di inizio ottobre.

Chi vuole collavorare e collaborare a questa ipotesi metta, cortesemente, “un dito qui sotto” nei commenti. Grazie.

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Questa [NON] è una Pubblicazione Editoriale

Come fare per vendere in edicola ogni sorta di cianfrusaglia?

Che si tratti di piatti, coltelli, giocattoli cinesi o, come in questo caso, occhiali, non fa differenza alcuna, basta allegare al prodotto desiderato un volantino, un foglietto ed il gioco è fatto come le immagini sottostanti dimostrano.

Sono spunti, evidenze raccolte sul campo che fanno parte del discorso più generale relativo all’edicola del futuro ed al futuro delle edicole.

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La Voce del Padrone

Quando la rappresentanza provinciale di uno dei due principali sindacati di giornalai insiste nel mandare avvisi minacciosi ai propri associati, per tutelare quella che, nonostante le dichiarazioni di circostanza, nei fatti è la controparte è evidente che c’è qualcosa che non funziona.

Una visita ai numerosi gruppi di edicolanti presenti su Facebook chiarisce alcuni aspetti. Altri più specifici richiedono una ricerca relativamente banale.

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Avendo raccolto informazioni e visioni da parte di chi svolge questo, sempre più ingrato lavoro, domani approfondiamo.

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Se 80 ore vi sembran poche

Il famoso canto di protesta delle mondine, a distanza di anni trova, ahimè, motivo di essere ripreso ed aggiornato con riferimento ai peones dell’editoria: i giornalai.

A conti fatti il titolare di un’edicola, un giornalaio, lavora 80 ore alla settimana e, complice la crisi delle editoria, che editori e tutta la filiera distributiva scaricano sull’anello debole della catena, problemi finanziari e chiusure sono all’ordine del giorno.

Molto spesso il sindacato latita, quando si muove lo fa con modalità e linguaggi arcaici, inadatti.

Sono problemi diffusi su tutto il territorio nazionale, incancreniti da immobilismo unito ad opportunismo.

L’ultimo, in ordine cronologico, dei casi di mala gestione del canale commerciale viene da due paesoni alle porte di Milano in quella che viene comunemente chiamata Metanopoli [S. Donato & S. Giuliano] vuoi per la presenza storica degli uffici direzionali di aziende del settore energetico che, probabilmente, per lo status civile e sociale dei due comuni.

Le rivendite di quella zona si sono associate spontaneamente ed in questi giorni stanno cercando di sensibilizzare cittadinanza e autorità rispetto alla situazione che vivono.

Sono aspetti che nel tempo ho cercato di evidenziare a più riprese, proponendo dalla mia prospettiva potenziali soluzioni. Ad oggi le indicazioni fornite restano inattese, inascoltate da editori e distributori tanto malinconici quanto miopi, pronti ad accogliere ogni bufala tecnologica venga loro proposta ed incapaci di produrre un piano d’azione concreto a sostegno di quello che resta lo sbocco commerciale concreto dei loro prodotti.

“Amazing but not amusing!”

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Maiuscolo

Sbalorditivo il tono ed il contenuto della comunicazione che si riceve dalla sede provinciale del sindacato al quale sono affiliato.

In buona sostanza, come potete leggere voi stessi, gli edicolanti vengono “cazziati” per non aver dedicato la sufficiente attenzione ad una determinata pubblicazione, specificatamente “Il Fè”: rivista di annunci gratuiti.

Spiace dover rammentare che in questi spazi era stato spiegato tempo fa, con preciso riferimento alla testata in questione, come le iniziative in essere fossero condotte con un livello di approssimazione tale da renderle inutili.

Si ricorda, inoltre, che sulla base del vigente principio di parità di trattamento, che il sottoscritto da tempo propone di abolire, i giornalai non possono privilegiare le pubblicazioni.

clicca per ingrandire

Ah, l’uso e abuso delle maiuscole è desueto al pari del contenuto della missiva. Per il futuro si prega, se colti nuovamente da utilizzo compulsivo e irrefrenabile [che si sconsiglia], di riservarle a noi giornalai.

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La Riunione

Sono iscritto a diverse liste e gruppi di discussione di giornalai ed attraverso di loro ricevo molti spunti sul “sentiment” dei miei colleghi e informazioni, updates, sullo stato dell’arte per chi svolge questo, sempre più ingrato, lavoro.

E’ appunto da una di queste liste che ricevo giovedì copia di una comunicazione, a firma di tutti i segretari delle diverse sigle sindacali che dovrebbero [il condizionale è d’obbligo] rappresentare i giornalai, inviata alla FIEG.

Ne riporto, qui di seguito, il testo:

Alla luce di quanto sottoscritto con il verbale n. 3 del 23 luglio 2009, circa l’avvio “di un calendario di incontri dedicati almeno una volta al mese”, si ravvede la necessità che gli incontri abbiano una cadenza periodica di almeno due riunioni nell’arco di un mese (una ex art. 18 ed una ex art. 15).

Le scriventi Organizzazioni Sindacali sono pertanto a richiederVi, con la presente, di approntare un calendario di incontri adeguato.

Si richiede, inoltre, che la sede stabilita possa essere quella della Fieg di Roma, in considerazione dei problemi che incontrano diverse sigle sindacali nei trasferimenti a Milano.

In attesa di riscontro, si porgono i migliori saluti.

Il linguaggio utilizzato è desolante ed ancor più lo è la sostanza: si realizzano riunioni per convocare un maggior numero di riunioni. Purtroppo non è un caso isolato.

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Liberalizzazione non è Libertà

Nell’indifferenza mediatica generale il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto che recepisce la direttiva servizi europea [2006/123/CE]; al suo interno è contenuta la parte relativa alle rivendite di giornali [articolo 71 del testo] che viene riportato integralmente al fondo del testo.

Si tratta per ora dell’approvazione in via preliminare del decreto di attuazione della direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno, il cui termine di recepimento è fissato al 28 dicembre 2009.

In pratica, mentre si dichiara sostanzialmente di continuare per il 2010 con le prebende all’editoria, si recepisce solamente una parte delle raccomandazioni dell’Antitrust sul tema, applicando, in caso di approvazione definitiva del testo, solo la parte relativa alle edicole e tralasciando di intervenire sul resto della filiera. I richiami dell’Autorità alle disefficienze della rete di distribuzione nel suo insieme ed alla necessità di revisione di sedicenti pubblicazioni editoriali, che pur non essendolo ingolfano il sistema e godono di sovvenzioni statali, sono molteplici e di straordinaria chiarezza ma non vengono considerate.

Le edicole, gli edicolanti, soggetto debole della catena vengono duramente colpiti da questo provvedimento governativo unilaterale perchè evidentemente, al contrario di altre categorie, frammentati, disuniti e mal rappresentati sono incapaci di reagire all’ennesima mannaia che si abbatte sulle loro imprese. Testimonianza di una debolezza contrattuale sancita dal silenzio degli organi di informazione assolutamente disinteressati [se non avversari] paradossalmente alle sorti di quello che continua ad essere il canale di sbocco delle loro pubblicazioni.

La morte silenziosa di circa 38mila nuclei familiari è temporaneamente funzionale, da un lato, ad un governo quale quello attuale incentrato solo sui poteri forti e, dall’altro lato, a degli stati generali dell’editoria tanto malinconici quanto “scaricabarile”.

Il terreno su cui le relazioni di potere operano è principalmente costruito attorno a globale e locale ed è organizzato attorno a reti, non a singole unità. Le reti sono molteplici e le relazioni di potere sono specifiche di ciascuna. Una norma fondamentale di esercizio del potere, comune a tutte le reti, è l’esclusione dalla rete [Cit.]. L’aver vissuto troppo a lungo in questa condizione, non informatizzati, rannicchiati ciascuno nel proprio chioschetto, è la naturale causa di questo regalo natalizio.

A nessuno importa che l’ Authority ricordi come: “È cruciale che la revisione delle modalità di funzionamento del sistema sia compiuta in modo organico, con l’intento di rimuovere, per quanto possibile, tutte le restrizioni o anomalie che vincolano ingiustificatamente l’efficiente svolgimento dell’attività distributiva. L’esperienza di parziale liberalizzazione dell’attività di rivendita avviata nel 1999 ha mostrato che il pieno successo di simili iniziative richiede l’applicazione di un pacchetto integrato di misure tra loro coerenti e orientate allo stesso obiettivo”.

E’, purtroppo, anche questo il prezzo da pagare quando si vive in una nazione in cui pretestuosamente si confonde troppo spesso concetti quali la liberalizzazione e la libertà finendo, inevitabilmente, per travisare e tradire entrambi.

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Art. 71

Sistema di diffusione della stampa quotidiana e periodica

1. All’articolo 1, comma 2, lettera b) del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170 le parole “sono autorizzati alla vendita di” sono sostituite da “possono vendere”.

2. Al dell’articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170 le parole “al rilascio di autorizzazione da parte dei comuni” sono sostituite dalle parole “alla dichiarazione di inizio di attività da presentare allo sportello unico del comune competente per territorio ai sensi dell’articolo 19, comma 2, primo periodo, della legge 7 agosto 1990, n.241”.

3. All’articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170 il secondo periodo è sostituito dal seguente: “La dichiarazione di inizio attività deve contenere altresì l’impegno a rispettare le disposizioni di cui al comma 6 del presente articolo nonché le modalità di vendita di cui all’articolo 5.” .

4. All’articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170 le parole “possono essere autorizzate” sono sostituite da “possono presentare la dichiarazione di inizio di attività”.

5. All’articolo 2 del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170 il comma 5 è abrogato.

6. All’articolo 2 del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170 il comma 6 è sostituito dal seguente: “ Resta ferma la necessità di assicurare un corretto sviluppo del settore distributivo della stampa quotidiana e periodica con particolare riguardo alla necessità di favorire l’accesso all’informazione e garantire la fruizione del servizio. In ogni caso, eventuali limitazioni alle nuove aperture possono essere correlate esclusivamente alla finalità della tutela e salvaguardia delle zone di pregio artistico, storico, architettonico e ambientale. A tal fine sono vietati criteri legati alla verifica di natura economica o fondati sulla prova dell’esistenza di un bisogno economico o sulla prova di una domanda di mercato, quali entità delle vendite di prodotti editoriali e presenza di altri punti esclusivi e non esclusivi di vendita di quotidiani e periodici. Esclusivamente con riferimento alle disposizioni del presente comma i comuni possono adottare provvedimenti di programmazione delle nuove aperture”.

7. All’articolo 3, comma 1, primo periodo del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170 la parola “autorizzazione” è sostituita da “dichiarazione di inizio di attività”.

8. All’articolo 4 del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170, dopo il comma 2, inserire il seguente: “2bis. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano alle testate contenenti prodotti diversi da supporti integrativi o da beni ad esse funzionalmente connessi, che non siano commercializzate anche autonomamente nei punti vendita”.

9. L’articolo 6 del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170 è abrogato.

10. All’articolo 16 della legge 5 agosto 1981, n. 416 dopo il comma secondo inserire il seguente: “Le disposizioni di cui al primo comma del presente articolo alle testate contenenti prodotti diversi da supporti integrativi o da beni ad esse funzionalmente connessi, che non siano commercializzate anche autonomamente nei punti vendita”.

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“Il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza” – Thomas Jefferson

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