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[Il]Leggibilità Quotidiane

I giornali, il giornalismo, hanno un grave problema: i temi di maggior rilevanza per la società, per la democrazia e la vita pubblica, soffrono di un deficit di leggibilità e chiarezza. E’ quanto emerge da uno studio condotto dall’ University of Bristol e dalla School of Journalism della Cardiff University.

I temi di maggior spessore, di maggior valore in termini di contributo alla formazione di conoscenza e consapevolezza che un’informazione di qualità, un buon giornalismo, dovrebbe fornire, quali politica, ambiente, ma anche dinamiche dei prezzi al consumo e business, informazione economica, sono le categorie che presentano il minor livello di leggibilità, di comprensione, da parte del lettore.

Analisi e commento alla ricerca nella mia rubrica settimanale per l’European Journalism Observatory. Buona lettura.

Comprensione Argomenti Giornali

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Il Valore delle Opinioni

Le dichiarazioni di Lucia Annunziata nell’intervista rilasciata a «Prima Comunicazione» di questo mese:

I blogger sono una parte essenziale del nuovo progetto.[…] I blog non sono un prodotto giornalistico, sono commenti, opinioni su fatti in genere noti; ed è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati

hanno fatto il giro d’Italia sollevando un vespaio sia tra i giornalisti, già sul piede di guerra per la tanto attesa normativa sull’equo compenso, che ovviamente tra “i blogger”. Gli amici di LSDI/Dig.it hanno raccolto buona parte degli interventi più significativi sul tema.

Al tempo stesso il «The New York Times» nell’ obituary, nell’articolo di commemorazione per la morte di Arthur Ochs Sulzberger, a lungo [1963-1992] editore del quotidiano statunitense che sotto la sua guida, tra l’altro, ha ottenuto 31 dei 108 Premi Pulitzer, la più prestigiosa onorificenza nazionale per il giornalismo, si chiude con una citazione di Sulzberger:

I think that paper and ink are here to stay for the kind of newspapers we print. There’s no shortage of news in this world. If you want news, you can go to cyberspace and grab out all this junk. […] You’re not buying news when you buy The New York Times. You’re buying judgment. [Non state comprando notizie quando acquistate il NYTimes. State comprando giudizi, opinioni]

Credo che questo sia ancora più vero nella fase attuale dove molto spesso, pur con tutte le limitazioni del caso, il giornalismo partecipativo ed in particolare il video/foto citizen journalism, arriva inevitabilmente prima di giornali e giornalisti sulla notizia il più delle volte.

Come ho avuto modo di dire, il bisogno è di capire non di vedere, l’informazione deve spiegare non mostrare o riportare. Se questo, come credo, è un punto cardine per la qualità dell’informazione, sarà bene riconsiderare il valore delle opinioni.

Sempre in tema, si segnala, ad integrazione delle segnalazioni di LSDI, l’articolo: “Il McHuffingtonPost e i blogger non retribuiti”.

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La Rivoluzione del Video Giornalismo Partecipativo

Nella mia rubrica settimanale per l’European Journalism Observatory si parla di video citizen journalism.

Partendo dal rapporto “The Video Revolution”, pubblicato pochi giorni fa dal The Center for International Media Assistance, un’analisi dell’impatto su giornali e giornalisti di quest’area del giornalismo partecipativo, l’impatto sull’ecosistema dell’informazione, pro e contro nonchè aree di attenzione e raccomandazioni finali.

Buona lettura.

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