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Il Nuovo Avanza, Lentamente

La NAA, Newspaper Association of America, ha diffuso la composizione dei ricavi per i quotidiani statunitensi nel 2012 ed il confronto con l’anno precedente.

Nel mix i ricavi da digital adv passano dal 10 all’11% e le “new” revenue, quelle nuove fonti di reddito che si compongono da:  agenzia digitale e di marketing, e-commerce e transazioni, eventi di marketing ed altro, crescono dal 7 all’8%.

All’interno dell’ 8% in nuove fonti di reddito, le entrate dalla consulenza come agenzia digitale per le imprese locali sono cresciute del 91%, il fatturato da e-commerce è cresciuto del 20% e le entrate pubblicitarie da mobile, che comunque rappresentano meno dell’1% del totale, sono addirittura raddoppiate [+100%].

Tassi di crescita molto rilevanti che però spostano poco gli equilibri come dimostra l’incremento di un solo punto percentuale in termini di incidenza sul mix complessivo dei ricavi sia per quest’area di new business che per la pubblicità digitale.

Il nuovo avanza, lentamente.

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Post scriptum: Secondo quanto riporta Poynter, potrebbero essere queste le ultime cifre ad essere diffuse perchè parrebbe che la NAA abbia deciso di cessare la pubblicazione dei dati poichè complessivamente eccessivamente negativi. No comment.

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I Giornali Tornano agli Anni 50

Mark J. Perry, professore di economia e finanza alla School of Management dell’ University of Michigan, ha preso i dati della Newspaper Association of America degli investimenti pubblicitari sui quotidiani dal 1950 al 2011 ed i dati dei primi due trimestri di quest’anno.

La NAA dal 2003 fornisce anche il dettaglio della quota di adverting online per i giornali statunitensi. Se nel primo anno di rilevazione il peso degli investimenti pubblicitari online rispetto ai ricavi complessivi era del 2,6%, il 2011 si è chiuso con un’incidenza del 13,6%. Una tendenza che scaturisce da tassi di crescita a due cifre – ad esclusione del 2009 – per l’online ma soprattutto dal calo [- 54%] degli investimenti per la versione cartacea dei quotidiani. Trend che peggiora ulteriormente nei primi due trimestri del 2012 con l’online, che ora pesa il 14,7% del totale, che cresce solamente del 2% e la carta al – 6,5%.

Come mostra il grafico di sintesi realizzato da Perry, il livello della raccolta pubblicitaria complessivamente [carta + online] è inferiore a quanto erano i ricavi nel 1953.

Se questo avviene in un mercato dove il valore riconosciuto per CPM è di gran lunga superiore a quello nel nostro Paese e che vede la presenza di colossi dell’informazione che attirano milioni di utenti unici sui loro siti, quale uno per tutti il  «The New York Times», è evidente come, nonostante le differenze rispetto alla situazione italiana, sia assolutamente necessario ricercare nuove fonti di ricavo per l’industria dell’informazione.

Tema discusso recentemente da Clay Shirky, “guru” dei media e professore di interactive telecoms alla New York University, Andrea Stone dell’ «Huffington Post» e Paul Farhi, media reporter per «The Washington Post».

Su cause, concause e possibili soluzioni, assolutamente da leggere: “Beyond Print: From Newspapers to News Media” [H/T: Nico Biagianti] e le considerazioni di Martin Baron, «Boston Globe» editor, pubblicate da Romenesko, “Newspapers are badly bruised, but not beaten”.

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Le 3C dell’Editoria statunitense

Se da un lato un pool dei maggiori editori di riviste costituito da cinque tra i big players del mercato editoriale statunitense investe per magnificare il ruolo e le valenze della carta stampata rispetto al web, dall’altro lato, la Newspapers Association of America rema in direzione opposta.

E’ on air dalla fine di marzo, infatti, una campagna istituzionale che, riprendendo i risultati dello studio condotto da comScore & Nielsen, è centrata sull’importanza dei siti web dei quotidiani.

L’evidente stato di confusione in cui versa l’industria dell’editoria [anche negli USA] è tutta riassunta in questa contraddizione, con messaggi contrapposti inviati a utenti e investitori pubblicitari.

Pare davvero che le 3C proposte da Bardazzi e Gaggi siano ancora al di là dal venire, sostituite, ahimè, attualmente da: Confusione, Contraddizione e Credulità.

Incredibilmente sarebbe tutto riassunto nel pay off dell’annuncio: “Newspaper Media. A destination not a distraction”.

Appunto!

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Paradossi editoriali

La Newspaper Association of America, associazione che riunisce gli editori dei quotidiani statunitensi, secondo quanto riportato, cesserà la pubblicazione dell’edizione cartacea di Presstime per passare alla sola versione on line.

La scelta di chiudere il magazine mensile, nato nel 1969, è ovviamente dettata da ragioni economiche e dovrebbe consentire all’associazione un saving di circa 500mila US dollars all’anno.

La decisione rappresenta il paradossale, ennesimo, segno dei tempi e l’amara conferma delle condizioni in cui versa a livello internazionale l’editoria.

Crack Editoria

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