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Metterci la Faccia

Le aziende che utilizzano i social media ci “mettono la faccia”e quelle che fanno comunicazione tradizionale no?

Questa la domanda che ad inizio settimana ho provocatoriamente lanciato [ora posso confessarlo] per confrontarmi su quale fosse l’essenza della presenza delle imprese sui social media. Tema che ,diffuso in un social network frequentato da molte persone che lavorano all’interno di quest’area della comunicazione, ha ottenuto adesione e riscontro.

L’estrema sintesi dell’elemento qualificante che è emerso dal dibattito è riassumibile in: “starci non significa esserci”.

Nelle parole di Giovanni Arata, “<<metterci la faccia>> sta per: raccontarti per come sei e non per come si vede in tv [e quindi] incassare con un sorriso le critiche quando colgono il segno. ma soprattutto, ascoltare in maniera metodica ogni possibile domanda e rispondere ad ognuna. in inglese sarebbe essere <<accountable>>, da noi la parola non esiste e forse non è un caso.”

Ripresa dal sottoscritto, al fine di <<condurre>> la discussione, con: “la gente, l’utenza di internet apprezza la presenza di un’impresa su twitter…etc a patto che diano risposte in tempi brevi, interagiscano..etc. Quello è starci – mettendoci la faccia – invece di esserci e non rispondere o, peggio, rispondere solo a complimenti.”

E’ esattamente quello che emerge dai dati pubblicati da eMarketer, secondo i quali gli elementi qualificanti sulla cui base l’utenza discrimina l’affidabilità e concede fiducia sono un’apertura al dialogo sia in caso di commenti negativi che positivi e la reattività, la capacità di risposta, dello “sponsor” [dell’impresa] o dell’autore.

L’utilizzo in chiave corporate dei social media non è necessariamente esclusivamente in termini di conversazione, ma certamente la comunicazione attiva, fatta di di emissione di messaggi ma anche, se non soprattutto, di ascolto, costituisce una discriminante essenziale tra esserci e starci.

Già il pubblicitario francese Marcel Bleustein-Blanchet ricordava che la comunicazione è come l’amore: bisogna essere in due e lo stupro non paga.

Non vi è dubbio che guadagnarsi la fiducia dell’utenza sia di gran lunga più faticoso rispetto a comprarla, ma non riuscire a farlo non sarà ancora a lungo un’opzione per le imprese che hanno a cuore il loro futuro, qualunque sia il settore-mercato in cui operano.

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Se aveste bisogno di contattare il Telegram [quotidiano locale statunitense], qualunque sia il motivo, non avrete problemi nell’identificare con immediatezza il riferimento corretto grazie all’elenco reso disponibile pubblicamente sul sito web del giornale, che è perfino limitante definire esaustivo .

Per chi ama il giornalismo, vale la pena di segnalare anche la sezione del quotidiano appositamente dedicata alle correzioni.

C’è da imparare qualcosa in entrambi i casi.

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Mi si è Staccato un Bottone

Ragionare per differenze aiuta a esemplificare, agevola, attraverso il paragone, il processo logico. Ci proviamo.

Nel corso della stessa settimana due quotidiani nazionali di due diversi stati cambiano la veste grafica ed alcuni contenuti della home page.

Da un lato, in Italia, “La Repubblica”, che approfitta dell’occasione per attaccare qualche bottone << social >> ed inaugurare al tempo stesso la stagione dell’invasività pubblicitaria.

Dall’altro, in Argentina, “La Voz”, che, letteralmente, << sbatte il lettore in prima pagina >>, inserendo nella home page la sezione dedicata agli utenti del giornale ed all’area dedicata ai contributi realizzati dagli stessi.

Come ricorda giustamente l’amico Gianluca Diegoli “non è la vostra promozione ma la loro conversazione a differenziare il vostro prodotto, e provocare un acquisto”.

Per quanto mi riguarda, null’altro da aggiungere.

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