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Chist’è ‘o Paese d’ ‘o Sole

Google & Boston Consulting hanno rilasciato i risultati di uno studio centrato sulla Gran Bretagna dal quale emerge che internet nel suo complesso impiega 250mila persone ed ha un incidenza del 7,2% sull’economia britannica.

Nei parametri che lo studio ha selezionato per effettuare una comparazione a livello internazionale si ha la conferma del deludente stato della nostra nazione.

L’analisi paragona Enablement [infrastrutture ed accesso alla rete], Expenditure ovvero la spesa di utenti ed imprese ed Engagement, partecipazione ed attività da parte di imprese, governo ed utenti nell’economia digitale.

Dalle posizioni in cui si colloca l’Italia risulta evidente che siamo  rimasti ai tempi di “chist’è ‘o paese d’ ò sole”.

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Unwilling to pay

Nell’autunno 2009 GfK Custom Research ha effettuato una ricerca sull’utilizzo di internet e, per l’ennesima volta, sulla disponibilità degli utenti a pagare i contenuti dei quotidiani on line. Lo studio è stato effettuato per conto del Wall Street Journal di Murdoch ed ha coinvolto 16.800 individui di 17 nazioni diverse, Italia compresa.

Nella stragrande maggioranza dei casi viene confermato l’orientamento a non pagare, gli intervistati sono disponibili ad accettare la pubblicità a condizione di non dover effettuare alcun esborso per avere accesso alle notizie on line.

Nel nostro paese, come emerge dalla tavola di sintesi dei risultati sottostante, solo il 13% degli intervistati si dichiara disponibile a pagare i contenuti a condizione di non avere alcuna pubblicità.

Risultati in linea complessivamente con le precedenti inchieste sul tema già proposte anche all’interno del Giornalaio. Una conferma indiretta di quanto approssimativo o pour cause fosse lo studio effettuato da BCG; elemento quest’ultimo che potrebbe essere fonte di qualche fuorviante interpretazione al cda di RCS Mediagroup.

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La simulazione

Nell’ inserto di lunedì 22 giugno il “Corriere della Sera” dedica sia la copertina che le successive due pagine interne all’annosa questione relativa alle news on line a pagamento.

Complessivamente la linea del Corsera appare propendere per una positività rispetto alla effettiva possibilità che vi sia adesione da parte di un numero sufficiente di persone a pagare le notizie dei quotidiani on line. A sostegno dell’ipotesi viene citato, in particolare, uno studio di Boston Consulting Group che dimostrerebbe [il condizionale è d’ obbligo poiché nell’articolo – sigh! – non vi è il link allo studio e neppure sul sito della società di consulenza vi si trova traccia] come la metà dei navigatori sia disposta a comprare un quotidiano in rete anche se a prezzi decisamente ridotti rispetto alla versione cartacea.

Ho dunque immaginato, per amor di ragionamento e per apportare concretezza al dibattito su questo tema, di sviluppare una ipotesi, una simulazione, su quanto complessivamente possa portare alle affamate casse degli editori questa ipotetica area di business.

Per semplicità e sintesi concentriamo il ragionamento sul sito del quotidiano in questione.

Sulla base dei dati disponibili relativi al sito del Corsera che riportano 850mila [853mila per l’esattezza] visitatori unici giornalieri, ed apportando le opportune tarature al 43% di disponibili a pagare i contenuti riportati dallo studio precitato, azzarderemo una simulazione su quale potrebbe essere il ricavo lordo della testata in questione.

Come sa chiunque abbia effettuato ricerche di mercato [si segnala, in particolare, il repeat buying intention trial test] è risaputo che tra il dichiarato e l’effettivo acquisto vi è un gap significativo; ipotizzerei dunque che in realtà coloro che procedano realmente ad acquistare articoli on line possano essere il 10% dei visitatori.

In sintesi, quindi:

Corsera on line

850.000 x 10% = 85.000

85.000 x 0,20€ [ipotesi di prezzo d’acquisto unitario] = 17.000 €/die

17.000 €/die x 30 giorni = 510.000 € mensili = 6.120.000 € di ricavo lordo annuo.

Corsera versione cartacea

500.000 copie x 1 € = 500.000 €/die

500.000 € x 30 giorni = 15.000.000 € mensili = 180.000.000 € di ricavo lordo annuo.

Dunque 6.120.000 € vs. 180.000.000 € sono il 3,4% in più – ammesso che si sommino effettivamente ai preesistenti – di ricavi lordi all’anno.

Il 3,4% lordo è, a mio avviso, un ordine di grandezza che non giustifica né il dibattito, le riunioni ed il proclami sul tema né il rischio collegato all’immagine di marca che tali proclami provocano e provocherebbero al riguardo sul web.

Il 3,4% lordo, sempre a mio parere ovviamente, è una marginalità che può – e deve – essere recuperata ampiamente con interventi mirati sulla filiera della distribuzione editoriale e dell’organizzazione interna alle imprese del settore.

Change

Se avessi dovuto seguire sino in fondo il mio istinto avrei stimato una redemption degli acquisti on line inferiore rispetto a quella che poi ho utilizzato per effettuare i conteggi. Credo, comunque, che anche a livelli diversi il gap tra “carta vs on line” sia talmente ampio da non inficiare sul ragionamento complessivo. Ovviamente come avviene in tutte le simulazioni di scenario si tratta di una ipotesi di lavoro, se aveste dati più precisi e/o opinioni diverse, sarà un piacere – come sempre – accoglierle e confrontarsi al riguardo.

Si segnala, infine, che “a prescindere dal canale e dal mezzo” la qualità vende.

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