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Plurale Maiestatis

Secondo quanto riportato dal Post, l’intervento di Sergio Marchionne a commento dei risultati del referendum sull’accordo-ricatto di Mirafiori  inizia con “siamo lieti”. Visti i termini e la risicata percentuale di vantaggio dei si è evidente che si tratti di plurale maiestatis.

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Più che i termini maggiormente usati si raccomanda di verificare quali siano le parole meno utilizzate.  Non sorprende che tra esse figurino, tra le altre, concordato, fiducia e rispetto.

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Le Cifre dentro i Fatti

In 30 anni la Fiat ha avuto dallo Stato quasi 8 miliardi di euro.

L’ufficio studi della CGIA di Mestre ha calcolato che tra il 1977 e il 2009 la FIAT ha ricevuto contributi pubblici per un ammontare complessivo di 7 miliardi 994 milioni di euro.

5 miliardi e 100 milioni sono stati dati come contributi diretti, 1 miliardo 279 milioni sono stati erogati per la costruzione degli impianti di Melfi e Pratola Serra e per le ristrutturazioni di Melfi e Foggia.

Per incentivi alla rottamazione l’esborso è stato di oltre 465 milioni.

Agli ammortizzatori sociali è stato dato 1 miliardo e 150 milioni .

Peggiora la posizione del nostro paese nella classifica 2010 di Transparency International

L’organizzazione non governativa Transparency International ha pubblicato, ieri a Berlino, l’indice di percezione della corruzione, frutto della consueta indagine annuale presso manager, imprenditori, uomini d’affari e analisti politici.

L’Italia è scesa al 67° posto, dopo il Ruanda, allo stesso livello del Brasile e della Cina. Era al 64° l’anno scorso.

Dei 178 paesi considerati, 130 hanno avuto più o meno rilievi per il comportamento scorretto della pubblica amministrazione.

Estratto da: Iriospark

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Studio sulla Correlazione tra Advertising e Copertura Giornalistica

In molti spesso si sono chiesti quale fosse la reale indipendenza e quale invece il legame tra informazione e potere politico ed economico. Domanda che in una nazione quale l’Italia, dove la concentrazione da una lato del potere e dall’altro dell’editoria è superiore ad altri paesi, assume un ruolo di importanza primaria per il futuro del giornalismo e della nazione stessa.

Una prima risposta a queste tanto legittime quanto rilevanti questioni, è stata fornita verso la fine del 2009 da uno studio pubblicato sul numero di novembre del “Journal of Marketing” che analizzando la spesa pubblicitaria e la copertura giornalistica di 291 imprese italiane della moda sulle pubblicazioni di 123 editori in Italia [61], Francia [15], Germania [15], Gran Bretagna [16] e USA [16],concludeva perentoriamente che “ci sono le prove di una forte influenza <<positiva>> della pubblicità sulla copertura giornalistica”.

Arriva ora la conferma da una ricerca specificatamente dedicata all’Italia sul rapporto tra copertura giornalistica e pubblicità condotta da Marco Gambaro, professore di Economia della Comunicazione al dipartimento di Scienza Economiche, Aziendali e Statistiche dell’Università Statale di Milano, e Riccardo Puglisi, ricercatore all’Università di Pavia.

Lo studio, articolato su un periodo di di due anni, si è concluso nel dicembre 2009 ed i risultati sono stati rilasciati recentissimamente. Sono stati presi in esame gli articoli pubblicati ogni giorno nel biennio da 6 quotidiani italiani su 13 società quotate in borsa analizzando complessivamente 56mila articoli che sono stati confrontati sia con i comunicati stampa diffusi che con gli investimenti in advertising [secondo i dati Nielsen] delle società prese in considerazione.

Le testate analizzate sono state: Corriere della Sera, Repubblica, Stampa, Resto del Carlino, Tirreno e Mattino di Padova. Le aziende prese in considerazione a campione: Campari, Edison, Enel, Eni, Fiat, Finmeccanica, Geox, Indesit, Luxottica, Mediolanum, Telecom Italia, Tiscali e Tod’s.

L’analisi conferma come il ritorno, in termini di articoli pubblicati, sia direttamente correlato al crescere degli investimenti pubblicitari, aumentando sia in funzione dei comunicati stampa diffusi che del livello di investimento in comunicazione pubblicitaria delle imprese.

Fonte: “WHAT DO ADS BUY? DAILY COVERAGE OF LISTED COMPANIES ON THE ITALIAN PRESS” Working Paper Dicembre 2009.

Un ulteriore effetto che emerge è quello che deriva dalla proprietà dei quotidiani, con “La Stampa” che ha un rapporto quasi doppio rispetto agli altri quotidiani oggetto dello studio nelle citazioni, negli articoli, sul proprio azionista: la Fiat.

I ricercatori segnalano come queste dinamiche abbiano un impatto non solo in chiave strettamente di marketing di valorizzazione, o perlomeno di accrescimento di notorietà, del brand, ma anche sulla probabilità di acquisto dei titoli in borsa delle società esaminate che trarrebbero un vantaggio anche in chiave finanziaria dalle dinamiche emergenti.

Una delle argomentazioni più ricorrenti propone una visione secondo la quale i giornali rappresentano un pilastro indispensabile per la democrazia per il ruolo di custodi della correttezza di informazione che rivestirebbero. Diceva Norberto Bobbio “la democrazia vive di buon e leggi e buoni costumi”. E’ un periodo questo in cui pare che manchino entrambi.

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