Segni e segnali

Da lunedì di questa settimana la locandina, allegata al bimestrale del Sinagi, è sulla porta di ingresso , anche, del mio negozio.

Come potete leggere voi stessi sono poche parole di estrema chiarezza: “ Gentile cliente, ci scusiamo per il disagio che ti arrechiamo non trovando sempre le pubblicazioni che ti interessano; non dipende da noi edicolanti ma da precise scelte editoriali”.

Sinagi Locandina

E’ l’ultimo in ordine cronologico dei segni, dei segnali di una frattura sempre più ampia tra gli oltre 37mila punti vendita distribuiti sul territorio nazionale e i loro fornitori.

Le politiche di distribuzione e la gravi carenze della filiera, anche, sul versante logistico fanno sì che paradossalmente le edicole siano stoccate in eccesso di prodotti non richiesti e soggetti a microrotture di stock croniche [parliamo soprattutto di periodici] per gli alto vendenti.

Se la rete vendita, i giornalai, ha da sempre fatto della cura e della relazione con il cliente il proprio punto di forza, dall’altro l’editoria ha perseguito un modello di business sempre più incentrato sugli introiti derivanti dalla pubblicità perdendo il contatto con lettori e rete vendita, precipitando così in caduta libera quando si è verificato il crollo degli investimenti per la crisi economica e dei modelli di comunicazione tradizionali.

Oggi l’editoria annaspa faticosamente alla ricerca tardiva di una ristrutturazione, di una riorganizzazione e di una necessaria revisione complessiva del modello di business sul quale si era fondata. A farne le spese sono, da un lato, i lettori con i quali si è perso nel tempo ogni contatto, assorti a merce di scambio con gli investitori pubblicitari anziché ad individui con i quali stabilire e mantenere una relazione e, dall’altro, i giornalai, gli edicolanti, titolari di piccole e microimprese maltrattati e sbeffeggiati ai quali viene fatto pagare il prezzo della crisi da editori di pochi scrupoli e scarsa capacità manageriale alla [spasmodica] ricerca di liquidità.

Prodotti non vendibili che, senza barriera alcuna, entrano in edicola annullando di fatto, almeno sotto il profilo finanziario, i ricavi ed i margini del giornalaio e prodotti, malgrado tutto, vendibili, mal distribuiti che minano credibilità e relazione dei giornalai con la propria – preziosa e fedele – clientela le persone che quotidianamente frequentano chioschi e negozi di tutta Italia.

Segni e segnali che da troppo tempo restano inascoltati e disattesi nel gioco che coinvolge la triade potere politico, investitori pubblicitari ed editoria. Soggetti che a vario titolo non perdono occasione per ricordare l’importanza delle piccole imprese nel nostro paese salvo disattendere nei fatti le dichiarazioni d’intenti rese.

Le regole del gioco vanno discusse, condivise e riviste con la rete di distribuzione commerciale. Ora!

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