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Di Cosa Stiamo Parlando?

La FIEG pubblica sul proprio sito web un appello a Governo e Parlamento contro la possibile introduzione dell’IVA al 21%, contro il 4% attuale, per gli abbinamenti editoriali a quotidiani e periodici.

L’appello riesce incredibilmente a riunire i principali sindacati degli edicolanti, associazioni dei distributori ed i principali distributori nazionali oltre che naturalmente le testate quotidiane e periodiche rappresentate dalla Federazione Italiana Editori Giornali.

Tra le varie cose nell’appello si legge che: “Qualora il testo fosse convertito in Legge, si assisterebbe ad una drastica riduzione o, addirittura, alla scomparsa dalle edicole di DVD, CD e beni funzionalmente connessi, togliendo al canale il 35% delle vendite complessive: un fenomeno che avrebbe un impatto drammatico in termini di occupazione in un mercato già in grande sofferenza”.

A prescindere dal fatto, non trascurabile, che negli abbinamenti vengono contrabbandati in edicola prodotti che nulla hanno a che fare quali occhiali  e perfino sigarette elettroniche, i dati pubblicati all’interno della relazione AGCOM, presentata la scorsa settimana di cui si è ampiamente parlato su tutti i media, mostrano come i “collaterali”, gli abbinamenti editoriali a quotidiani e periodici appunto, pesino attualmente meno del 6% del fatturato complessivo[*] ed abbiano la peggior tendenza anche rispetto al calo delle vendite ed al crollo della raccolta pubblicitaria.

Ma di che cosa stiamo parlando? Non sarà certo la riduzione del ciarpame dalle edicole a minarne la loro sopravvivenza, sono ben altri gli elementi sui quali focalizzare l’attenzione.

Collaterali

[*] Update ore 09:30 – Quel 6% [5.7%] che indica la tabella soprariportata è riferito solo ai quotidiani, se ci mettiamo i ricavi dei periodici scende ancora, ovviamente.

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Il Grande Brusio della FIEG

Titolo “forte” stamattina, non perchè, ci tengo a specificarlo, ce l’abbia con qualcuno, non avendone fondamentalmente motivo da alcun punto di vista, ma perchè credo sia opportuno fare chiarezza, distinguere i fatti dalle, pur legittime per definizione, opinioni.

Se, a vario titolo, come il sottoscritto, vi interessate ai media ed all’informazione italiana, saprete certamente che ieri a Roma è stato presentato lo studio annuale “La Stampa in Italia” [ 2010-2012], curato dalla Federazione Italiana Editori Giornali.

La notizia, sulla quale si sono concentrate praticamente tutte le fonti di informazione, è il calo di vendite del 22% negli ultimi cinque anni, pari ad un milione di copie in meno vendute, e, per la prima volta, calo della readership emerso dalle ultime rilevazioni Audipress pubblicate a fine maggio. Al riguardo, a titolo di curiosità, si segnala lo strafalcione di Reuters che confonde calo delle copie con calo del lettorato e, presa dall’ansia prestazionale di “battere” il prima possibile la notizia, titola “Giornali, in 5 anni perso un lettore su 5, un milione di copie”.

Lo studio, anche se per chi segue quotidianamente questi aspetti non contiene fondamentalmente nulla di nuovo, anzi in alcuni casi contiene informazioni datate pur essendo disponibili dati più aggiornati, vale comunque la lettura. Al suo interno, in particolare, vi sono almeno due aspetti che vale la pena di sottolineare, di evidenziare.

1. COSTI

L’azione di contenimento dei costi non è efficace da diversi punti di vista. I ricavi editoriali nel 2012 diminuiscono del 9%, a fronte dei quali il complesso dei costi operativi calano per poco più della metà [-5,0%]. La FIEG punta il dito su inversione di tendenza del costo del lavoro, aumentato del 1.1%, e, soprattutto, su aumento delle materie prime, la carta.

Per quanto riguarda l’incidenza del costo del lavoro, le stime del 2012 pubblicate all’interno del rapporto, sono di un peso del 35.1% contro il 27.2 del periodo “pre-crisi” [2007]. Nello stesso arco temporale la popolazione poligrafica, i poligrafici occupati, calano del 27.6% passando da 6.995 unità a 5.065, e quella giornalistica, i giornalisti e pubblicisti occupati, calano del 10.9% passando da 11.117 unità a 9.908. Nonostante dunque i tagli occupazionali, come sempre avviene per i costi fissi, l’incidenza cresce poichè diminuiscono i ricavi come dimostra il crollo del MOL [Margine Operativo Lordo] che registra un -85% nel 2012 rispetto al 2011.

Il rapporto fornisce il dettaglio delle vendite, e delle rese. Per quanto riguarda i quotidiani l’incidenza dei resi nel 2012 è stata del 42%. Per i Periodici, per i quali il canale edicole pesa il 79% delle vendite [3^ nazione tra le 15 prese in considerazione], i settimanali nel 2012 hanno un’incidenza delle rese sul venduto del 35.4% ed i mensili  schizzano addirittura oltre il 50% [52.5%].

LA soluzione, di cui ho sottolineato l’importanza così tante volte da averne a noia, è tanto semplice quanto sinora inapplicata, si chiama informatizzazione delle edicole.

L’informatizzazione delle edicole consentirebbe all’editore di conoscere in tempo reale il venduto per ciascun punto vendita garantendo ottimizzazione del costo delle rese, l’attenuazione [o scomparsa] delle “micro rotture di stock” che paradossalmente caratterizzano le pubblicazioni alto vendenti, efficientando nel complesso il sistema e consentendo un saving che stimo possa avere percentualmente un’incidenza a doppia cifra. Saving che, come insegna il manualetto della casalinga di Voghera, andrebbe immediatamente ad impattare sull’ultima riga del conto economico: quella dei ricavi.

Sul tema, Giulio Anselmi, Presidente della Fieg, nella sua relazione, dopo aver sottolineato che “la carta stampata, che resta il core business ben conosciuto e sperimentato, e tuttora produce oltre il 90 % dei ricavi”, non spende una parola al riguardo ed anche nella “lettera aperta al Governo e proposte di intervento” l’unico riferimento è agli sgravi fiscali concessi dall’allora Sottosegretario Paolo Peluffo per il 2012; dimenticando evidentemente che ora siamo a giugno 2013.  Al riguardo non posso che consigliare  la lettura del mio  libro: “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” che contiene un ampio capitolo dedicato all’informatizzazione delle edicole ed ai benefici, anche, per gli editori.

Insomma, emerge fondamentalmente che le azioni di contenimento dei costi non vengono fatte efficientemente e che, a prescindere dalla necessaria gestione da “buon padre di famiglia”, è sui ricavi che bisogna agire.

FIEG MOL

 2. ONLINE/DIGITALE

I ricavi da editoria online delle imprese editrici di quotidiani sono l’1.4% del totale, mentre nei gruppi di maggiori dimensioni la loro incidenza sul fatturato complessivo ha superato la soglia del 5.5%. Siamo ancora davvero agli inizi, e si vede.

Infatti, se pochi giorni fa avevano suscitato scalpore una parte delle dichiarazioni rese dal neo Sottosegretario Giovanni Legnini in una sua intervista a «Il Corriere della Sera» , quelle contenute  nel rapporto e riprese nell’intervento di Anselmi sono, a mio avviso, di gran lunga più preoccupanti oltre che contraddittorie

Nel rapporto infatti si legge, nell’introduzione, che: “Oggi il giornalismo è un gigantesco ping pong di notizie, rimbalzate sulla rete da infinite racchette, agitate da milioni di giocatori, professionisti e no. Le testate giornalistiche faticano a incassare i benefici delle pur pregevoli prestazioni professionali dei loro redattori perché il sistema dell’informazione a rete, facendo circolare freneticamente notizie, servizi e reportage, indipendentemente da chi li ha prodotti, ne riduce la valorizzazione sul mercato”. Proseguendo “Ci sono segnali incoraggianti: come l’accorrere dei navigatori ai siti delle testate tradizionali, percepiti come brand che validano e garantiscono l’intervento, nel grande brusio della rete”.

Concetto, appunto, ripreso nella relazione del Presidente della Fieg che spiega: “È assai positivo l’accorrere dei navigatori ai siti delle testate tradizionali, percepiti come brand che validano e garantiscono l’intervento, nel grande brusio della rete”.

Affermazioni che, a prescindere da tutte le considerazioni alle quali si prestano rispetto ad una manifesta non conoscenza dell’online, non sono vere. Come mostra il grafico di sintesi sottostante infatti, gli utenti unici nel giorno medio intercettati dai quotidiani online registrano una crescita che è meno della metà rispetto a quella del numero di persone che accedono alla Rete. Non pare assolutamente che “accorrano”, direi. Anzi, per la precisione, il rapporto tra totale utenti unici nel giorno medio e quelli che visitano i siti web dei quotidiani passa dal 46.5% del 2011 al 43.9% nel 2012.

Il grande brusio della Fieg.

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Tempi Duri per le Auto Elettriche

E’ stato presentato al congresso mondiale dei quotidiani a Bangkok l’ultimo World Press Trend, il rapporto annuale della World Association of Newspapers and News Publishers. I dati sono disponibili tramite abbonamento al database interattivo dell’ associazione ma ampie sintesi sono state diffuse sugli aspetti principali. Per quanto riguarda il nostro Paese ne hanno parlato ieri con proprietà e buon dettaglio sia Marco Bardazzi su «La Stampa» che LSDI.

WorldPressTrends-Newspaper-Circs-Ad-Revenues-in2012-June2013

Per i dettagli, al di là del grafico di sintesi sopra riportato, vi rimando alle fonti precitate, ma quello che emerge, oltre ad aspetti e trend più che noti, è che ci sono 2,5 miliardi di persone che leggono un quotidiano su carta e circa 600 milioni che invece accedono all’informazione online, ai siti web dei giornali. Siti web che sono ancora una piccola parte del consumo totale di internet, rappresentando solo il 7% delle visite, solo l’ 1,3% del tempo speso, e solo lo 0,9% del totale delle pagine viste.

Aspetto sul quale, giustamente, si concentra l’attenzione di Vincent Peyrègne, CEO di WAN-IFRA, che spiega: “The news industry’s future is about how citizens engage and participate in their society”. La sfida è dunque sul coinvolgimento, inevitabilmente sulla fiducia, e, di riflesso, sul tempo speso dalle persone nella fruizione di informazione che, come mostrano i dati è assolutamente marginale rispetto al totale del tempo speso online.

Si tratta di un tema al quale ho dedicato, spero di poter dire, la dovuta attenzione per tutto il mese di maggio concentrandomi, a partire da dati ed evidenze diverse, sul  valore del tempo che le persone on line dedicano  alle diverse attività, con particolare riferimento al fatto di come questo possa essere un’indicatore quantitativo di parametri qualitativi che [di]mostrano il coinvolgimento degli utenti e dunque metrica di riferimento per sorpassare l’oblio delle pagine viste e tutto ciò che ne consegue, come dimostrano, anche, se necessario, gli ultimi dati Audiweb.

Argomento che Alberto Annicchiarico, online news desk al «Il Sole 24 Ore», rilancia su Twitter. 

La mia risposta non cambia. Come ho avuto modo di sottolineare a più riprese, in tal senso, a mio avviso, le leve su cui operare sono fondamentalmente due.

Creazione, ed alimentazione, di comunità d’interesse all’interno del sito del giornale ed implementazione di tecniche riconducibili alla gamification, che può essere elemento di grande ausilio poichè l’applicazione all’informazione consente di approfondire l’esperienza del lettore, delle persone, crea coinvolgimento e partecipazione, migliorando complessivamente di riflesso le performance di business aziendali.

Gamification not hype

Sotto il profilo industriale, come segnala Giuseppe Granieri, è intervenuto, sempre ieri, Mathew Ingram che traccia un parallelismo tra l'[ex] industria dell’informazione e quella automobilistica, per poi chiedersi chi sia l’attore più innovativo, il cui impatto sia stato maggiormente dirompente, tra i media, tra le testata online, arrivando a concludere che se prima lo era Huffington Post ora il trono, il primato, spetta a Buzzfeed.

Parallelismo che ho avuto modo di tracciare  da tempo dichiarando che “Il Futuro è Ibrido”, mutuando l’idea, il concetto, da quello automobilistico di veicoli a propulsione ibrida, dunque con due sistemi di spinta complementari e che ho esteso ed approfondito nel mio  libro: “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” per quanto riguarda l’attuale sistema distributivo della filiera editoriale, riprendendo ed ampliando quanto era emerso dal confronto con Vittorio Pasteris già agli inizi del 2010.

Per concludere il parallelismo vale la pena di pensare alle auto elettriche, promessa e prospettiva dell’industria automobilistica, altro comparto industriale tradizionale in grandissima difficoltà che per tipologia di anzianità di concezione di produttore e caratteristiche della distribuzione presenta molte similitudini con quello editoriale tradizionale e le cui vendite, come appunto quelle dei giornali, sono come il sole: crescono ad est e tramontano, calano, ad ovest. Un segmento che a detta di molti esperti del settore dovrebbe rappresentare il futuro dell’automotive e che sin ora ha assolutamente deluso le attese di vendite e ricavi da parte dei maggior produttori, così come avvenuto altrettanto prevalentemente, sino a questo momento, per lo sviluppo online/digitale dell’industria dell’informazione.

Insomma le auto elettriche e l’online publishing, il digitale, sono il futuro ma non si è ancora capito come e per chi. Forse perchè si continua a pensare a come generare ricavi invece di pensare a come soddisfare i bisogni delle persone.

“When you design the business around the experience, [instead of the experience around the business] you create a more powerful and relatable offer” afferma Colin Raney, membro, tra l’altro, dell’ Advisory Board del MIT Media Lab. Al di là delle singole specificità, e delle relative soluzioni ad hoc, credo davvero che non possa che essere questo il punto focale della [ri]partenza.

Daily Newspaper Circulation

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Magna Carta

Come segnalavo ieri, nello spazio di stamattina all’Internet Festival 2012, curato da Dig.it, verranno raccontate le cose concrete realizzate da luglio ad oggi e vi sarà il confronto sul ruolo del giornalista, sui nuovi scenari dell’informazione on line, sulle forme di sostegno pubblico e privato e sulle trasformazioni in atto nel rapporto tra internet e società.

Sempre nell’ambito della 4 giorni dedicata alla Rete ed al suo impatto, nel pomeriggio parteciperò come relatore, insieme a Vittorio Zambardino, Simone Spetia e  Antonio Pavolini, al panel, moderato da Luca Alagna, “Dalla Carta a Twitter”. Un’ora e mezza per riflettere su giornali, giornalismo, evoluzioni e tecnologia.

Ho pensato, e concordato, di focalizzare il mio intervento su un’area specifica così da essere il più concreto possibile in uno spazio temporale ristretto che inevitabilmente  altrimenti potrebbe, a mio avviso, rischiare di risultare dispersivo.

Come mostra la presentazione sottostante preparata per l’occasione, mi concentrerò sulla parte tradizionale, cartacea, ed in particolare come la tecnologia può aiutare sia per il tanto necessario recupero dei ricavi da parte dell’industria dell’informazione nostrana che per l’altrettanto indispensabile miglioramento di relazione con il lettore.

Anche in questo caso, spero davvero che ci sia la possibilità di incontrarci lì. In tal caso ricordatevi che per twittare l’ hashtag della manifestazione è #if2012 ed è stato creato anche un altro hashtag specifico di questo panel per domande o commenti: #cartaTwitter. Se non poteste essere presenti, è possibile seguire l’intero Internet Fesival, e dunque anche questo panel, in video streaming sul  sito della manifestazione, su Intoscana.it e su Altratv.tv e su tutte le Web TV del circuito.

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Stampa & Distribuzione del Financial Times

Il video mostra come avviene la stampa e la distribuzione in tre stati [New York/ New Jersey / Connecticut] del celebre quotidiano economico.

Pochi mesi fa ho avuto l’opportunità [grazie!] di fare una visita guidata all’interno del centro di stampa di uno dei principali quotidiani nazionali del nostro paese e sono rimasto davvero colpito dal processo di produzione che parte dalla “stagionatura” delle bobine per la stampa sino ad aspiratori che risucchiano gli allegati per inserirli nel giornale.

Se lavorassi all’interno di un quotidiano di questi video ne farei circolare di più.

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Come Produrre Notizie “Smart” per il Telefonino

A margine dell’articolo pubblicato ieri relativamente alla “bocciatura” dei siti web per mobile dei quotidiani e delle applicazioni per smartphones realizzate allo scopo, nei commenti su friendfeed, si è mescolato stupore rispetto ad una inadeguatezza che pare scontata per chi vive la rete con intensità e frequenza.

Nella stessa giornata, l’eccellente Monday Note, ha toccato lo stesso argomento arricchendolo da una prospettiva diversa e contribuendo a comprendere l’ovvio, quello che, come spesso avviene, si ha dinnanzi eppure non si vede.

Nell’articolo vengono portati avanti due possibili spiegazioni sulla realtà delle applicazioni per le notizie su smartphones.

La prima è che non saranno mai “ricche” come quelle per l’accesso ai contenuti da pc poiché rispondo ad un bisogno diverso. Frédéric Filloux sostiene che la lettura da telefonino risponde ad una esigenza molto più vicina a quella della lettura tradizionale su carta, senza le “distrazioni” che l’ipertesto, con rimandi ed approfondimenti esterni, genera. Nella sua visione il web avrebbe una funzione sociale mentre il telefonino sarebbe più orientato alla lettura in quanto tale.

Filloux, inoltre, sostiene che la semplicità delle applicazioni deriverebbe dall’essere frutto del lavoro di tecnici e che un miglioramento in tal senso si può ottenere solamente nel momento in cui saranno invece i giornalisti e l’area della redazione [che dovrà sviluppare competenze in tal senso] a dedicarsi a quest’ambito.

Sono considerazioni che, da un lato, confermano la complementarietà dei diversi mezzi e, dall’altro lato, rappresentano una sfida che anche nella mia esperienza rappresenta molto spesso una difficoltà oggettiva allo sviluppo, all’innovazione, all’interno delle imprese: la difficoltà reciproca di comunicazione tra reparti, funzioni, aziendali, con particolare riferimento al conflittuale rapporto tra tecnici che sviluppano un prodotto [in questo caso le app per telefonini di ultima generazione] e chi poi veicola, valorizza, questo lavoro presso l’utenza finale.

La sfida su questo fronte, in ambito editoriale come negli altri settori, è aperta da sempre.

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Distribuzione Editoriale & Allocazione delle Quantità

Successivamente alla redazione del postulato editoriale e di quello dell’edicolante, grazie all’esperienza maturata nel tempo, è possibile ora proporre la formula del criterio di allocazione delle quantità di giornali seguite dai distributori locali:

“Spalmatura delle Quantità” + “Necessità di Fatturazione” : Numero di Edicole x Casualità = Quantità per singola testata – Punto vendita.

Per approfondimenti.

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