E se provassimo a fare Marketing?

La distribuzione commerciale non ha mai brillato per la comunicazione ed il marketing limitandosi prevalentemente ad affidarsi alle politiche delle aziende fornitrici o, al massimo, puntando alla leva del prezzo per contrastare la concorrenza più diretta.

Le edicole, da un lato agevolate, e dall’altro costrette, nella morsa della parità di trattamento e dalla possibilità di rendere l’invenduto non fanno eccezione, anzi, se possibile, sono carenti di qualsiasi politica di canale come ho evidenziato a più riprese in questi spazi.

Oggi la situazione non è più sostenibile. Dalla prima, farsesca, liberalizzazione ad oggi oltre 6mila giornalai hanno già chiuso e moltissimi annaspano attualmente stretti nella morsa creditizia costretti a finanziare quotidianamente le necessità di cassa di una moltitudine di operatori non qualificati che affollano il canale.

Dopo i segnali e gli strumenti realizzati dal Sinagi, recentemente anche lo Snag ha proposto di affiggere una locandina i cui contenuti, come mostra l’immagine sottostante, sono identici nella sostanza all’iniziativa precedente.

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Che il problema sia effettivo e che penalizzi, ancor più in questo momento di grave crisi, i giornalai non vi è dubbio ed io stesso ho sostenuto questa campagna; non credo però che sia né l’atteggiamento corretto né tanto meno la soluzione ai problemi di questo canale e dei singoli punti vendita.

Ritengo che il cliente, l’individuo, che si reca in edicola sia poco interessato a sapere se la sua pubblicazione preferita è assente per colpa del suo edicolante o per responsabilità dell’editore. Penso che comunque l’immagine complessiva ne esca assolutamente sbiadita con il risultato di rendere il pubblico ancora meno affezionato all’editoria su carta ed al suo canale commerciale.

Voglio immaginare che si otterrebbero risultati di gran lunga migliori se le locandine che ci viene proposto di affiggere sulle porte dei nostri negozi parlassero di altri argomenti con altri linguaggi.

Perché non evidenziare la funzione di servizio pubblico assolta dalle edicole, la loro capillarità in termini di presenza sul territorio ed ancora il servizio offerto con orari di apertura vicini alle 24h/die.

Credo che positivizzare il messaggio sia una delle regole base della comunicazione e possa essere uno dei primi e più elementari principi che ci guidano nella relazione con la clientela.

Insomma, e se provassimo a fare Marketing?

3 commenti

Archiviato in Comunicazione, Distribuzione Editoria, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

3 risposte a “E se provassimo a fare Marketing?

  1. Il problema principale dei commercianti, aggravato dalle loro associazioni di categoria, è che davvero non sanno parlare. Ovvero, mentre all’interno del punto vendita mettono in scena una rappresentazione quotidiana della merce ed hanno un ottimo colloquio con il cliente, quando devono rappresentarsi al di fuori del punto vendita usano argomenti poco interessanti, vieti ed assolutamente ininfluenti.

  2. pedroelrey

    Caro Giovanni,
    La rappresentazione quotidiana della merce in edicola è la missione quotidiana più impossibile che affrontiamo [6mila referenze in un chiosco da 20mq]. Tutta l’editoria ha dormito troppo a lungo sopita da illusioni e prebende.
    Un abbraccio.
    PLuca

  3. vincenzo jorio

    credo che il problema piu’ deleterio per noi edicolante sia il furto che quotidianamente ci propinano gli editori con l’inserimento di sconti allucinanti su abbonamenti che veicolano attraverso i nostri punti vendita. Credo che potendo andare a fondo, sotto il piano legale questo si possa rubricare come concorrenza sleale; non da ultimo, ancora piu’ eclatante il gesto disonesto di esporre nei principali istituti bancari locandine con proposte di abbonamenti che riportano l’abbattimento fino all’80% del prezzo normale !!!! allora faccio una domanda provocatoria : perche’ non coalizzarci e intentare causa a questi speculatori che sfruttano a pieno vantaggio l’onesto lavoro di noi edicolanti?

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