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Mediactive

Dan Gillmor, imprenditore, giornalista e direttore del Knight Center for Digital Media Entrepreneurship, autore di We the Media, pietra miliare sulle evoluzioni dei media e dell’ecosistema delle notizie, ha pubblicato ora un testo straordinario incentrato sugli sviluppi e sui modelli di business possibili a partire dall’attuale scenario.

Mediactive si divide in tre parti.

Nella prima si traccia una sintesi dello stato dell’essere attuale, delle problematiche economiche, della scarsa criticità del potere e dell’eccesso di sensibilità nei confronti delle nuove proposte emergenti dal web e nel mondo digitale più in generale.

La seconda parte si concentra sui mezzi, gli strumenti ed i sistemi per produrre un giornalismo migliore. Una sezione “pratica”, dedicata a tutti coloro che vogliono comprendere come usare al meglio gli strumenti attualmente disponibili per rendere un servizio di qualità alla propria comunità di riferimento.

Nella terza vengono trattati i temi macro di sviluppo. Sono identificate le linee guida per l’insegnamento del giornalismo, la legislazione, il rapporto con l’utenza e la network neutrality.

Come recita la copertina del libro: ” We’re in an age of information overload, and too much of what we watch, hear and read is mistaken, deceitful or even dangerous. Yet you and I can take control and make media serve us –all of us–by being active consumers and participants. Here’s how“.

Il libro è arricchito ulteriormente dalla prefazione realizzata da Clay Shirky.

Sono disponibili in 3 versioni: quella tradizionale cartacea, e-book e liberamente scaricabile in pdf.

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Consigli di Seth Godin

Dopo gli 11 punti di Dan Gillmor è la volta dei 12 consigli di Seth Godin.

La scorsa settimana è stato pubblicato un articolo dal titolo “Il problema riguardante l’attitudine mentale delle notizie via cavo”, ennesima brillante rappresentazione dell’autore che riguarda da vicino il mondo dei media e le imprese editoriali.

A beneficio di una migliore comprensione e diffusione dei concetti espressi dal testo originale, azzardo una traduzione dello stesso, ed alcune note [link] minime a margine.

Quando ero ragazzo, Eyewitness News trovava sempre un a casa in fiamme a South Buffalo. La notizia del giorno, intonava Irv Weinstein, ….un incendio a South Buffalo. Ogni sera, se scorrevi le notizie da fuori città, saresti stato sicuro che il comune era stato completamente raso al suolo dalle fiamme.

L’attitudine mentale delle notizie via cavo non ha nulla a che fare con gli incendi o con la politica. Amplifica, invece, i peggiori elementi delle reazioni emotive:

  1. Concentrare l’attenzione sull’urgente anziché sull’importante – vedi

  2. Emozioni vivide ed immagini di supporto selezionate appositamente per manipolare l’opinione – vedi

  3. Porre l’enfasi sul rumore invece che sull’analisi ragionata – vedi

  4. Mancanza di buona volontà di invertire il corso degli eventi – vedi

  5. Reazioni xenofobe e scioviniste [paura degli outsider]- vedi

  6. Difesa della status quo incoraggiata da un audience selezionata per essere uniforme – vedi

  7. Attribuzione dell’importanza delle cose solo perchè altri hanno deciso che lo sono – vedi

  8. Modalità di comunicazione top down ed incoraggiamento dell’amplificazione del messaggio [siate d’accordo con questo “editto” o cambiate canale] – vedi

  9. Male informati rispetto alla vicenda generale ed all’ argomento specifico – vedi

  10. Confondere le opinioni con i fatti –vedi

  11. Distorcere i fatti per adattarli al proprio punto di vista – vedi+

  12. Nessuna volontà di rivedere gli errori del passato alla luce dei fatti per trarne un insegnamento. – vedi

Se volessi mettere le pastoie ad una organizzazione o persino ad una nazione, vorrei che adottasse questi dodici punti. Mi domando se tutto ciò vi appare come il resoconto dell’ultima riunione del consiglio di amministrazione a cui siete andati….

altan-vignetta-giornalismo

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Le 11 cose che farei se dirigessi una organizzazione editoriale

Dan Gillmor ha redatto una lista di 11 punti che ho tradotto per facilitarne la lettura.

Si consiglia a baristi e muratori dell’ editoria di stamparsene diverse copie – in formato A3 o superiore – con le quali tappezzare l’ufficio così da averne sempre visione e ricordo.

Sono 11 preziosi consigli per orientarsi ed affrontare la situazione:

  • Non pubblicherei storie e commenti sulle commemorazioni [gli anniversari] se non in rarissime occasioni; poiché sono il rifugio di giornalisti pigri e senza immaginazione.

  • Inviterei la nostra utenza [i lettori] a partecipare con tutti i modi e gli strumenti possibili; crowdsourcing, blog dei lettori, wiki…etc. Chiarirei che non si tratta di lavoro gratuito – e lavorerei per creare un sistema di ricompensa che vada oltre la classica pacca sulla spalla – desiderando prima di ogni altra cosa promuovere un flusso multidirezionale di notizie nel quale l’utenza giochi un ruolo determinante

  • La trasparenza sarebbe un elemento chiave del giornalismo. Ogni articolo sulla stampa avrebbe un box che segnala a cosa il giornalista non è riuscito a rispondere. Qualunque fosse il media, il sito web conterrebbe un invito esplicito ai lettori a contribuire nel riempire le falle che esistono in ogni articolo.

  • Creerei un servizio on line, per coloro che volessero sottoscriverlo, per segnalare ai lettori gli errori da noi commessi dei quali ci siamo successivamente resi conto.

  • Farei della conversazione un elemento essenziale della nostra mission. In particolare:

    • Se fossimo un giornale locale, l’editoriale e la pagina d’apertura sarebbero dedicate al “meglio di”, e sarebbero di guida alla conversazione che la comunità stessa sta avendo on line, ospitata che sia dall’organizzazione editoriale stessa o meno.

    • Gli editoriali sarebbe presentati sotto forma di blog, così come le lettere all’editore.

    • Incoraggeremmo commenti e forum, in spazi soggetti a moderazione che (a) incoraggino l’utilizzo dei nomi reali (b) incoraggino [o costringano] l’educazione.

    • I commenti inseriti da persone che utilizzino il proprio nome reale sarebbero inseriti per primi.

  • Ci rifiuteremmo di fare stenografia e chiamarla giornalismo. Se una parte, una fazione, stesse mentendo lo diremmo, supportandolo con prove. Se verificassimo che una parte consistente della nostra comunità credesse in delle menzogne su fatti o persone, ci faremmo carico di far comprendere la vera verità.

  • Rimpiazzeremmo alcune espressioni Orwelliane delle PR, con parole ed espressioni più precise e neutrali. [seguono esemplificazioni nel testo originale di Gillmor].

  • Utilizzeremmo gli hyperlink in ogni maniera possibile. Il nostro sito web conterrebbe il maggior numero possibile di media della nostra comunità di appartenenza, sia geografica che di interesse. “Linkeremmo” ogni rilevante blog, foto, video, database ed ogni altro materiale che potessimo incontrare, utilizzando il nostro giudizio editoriale per evidenziare quelli che consideriamo i migliori per la nostra comunità. “Linkeremmo” liberamente il nostro lavoro giornalistico ad altre fonti e materiali rilevanti rispetto all’argomento di discussione, riconoscendo che non siamo oracoli ma guide.

  • I nostri archivi sarebbero liberamente consultabili, con link permanenti a quanto abbiamo pubblicato, con le API affinché altri possano utilizzare il nostro lavoro giornalistico in modi che noi non abbiamo considerato/immaginato.

  • La mission principale del nostro lavoro sarebbe quella di aiutare le persone della nostra comunità a divenire utilizzatori informati dei media e non consumatori passivi – a comprendere perchè e come possono farlo.

  • Non pubblicheremmo mai una lista di dieci punti. Esse sono il carburante di persone pigre e senza fantasia.

I consigli di Gillmor riprendono ed amplificano i concetti espressi nelle linee guida, nei principi, anch’essi tutti da leggere, che hanno costituito il fondamento, i pilastri, del progetto di Gillmor.

A scettici e conservatori sui consigli e principi enunciati da Gillmor, mi preme, infine, ricordare come si sia delineata – da tempo ormai – una situazione competitiva generale che mi piace definire da tapis roulant: se corri resti fermo, se resti fermo scivoli all’indietro. Il comparto editoriale, come è dinnanzi gli occhi di tutti, non fa eccezione ovviamente; non tenerne conto sarebbe l’ennesimo tragico errore.

Update: Sono stati redatti ieri Eleven More Things I’d Do if I Ran a News Organization – se qualcuno vollese prendersi cura di tradurli….[via]

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