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iTunes model per gli editori

Gli editori statunitensi Time inc, Conde Nast e Hearst, secondo le indiscrezioni raccolte dal New York Times, si sarebbero consorziati, formando una società ad hoc con quote paritarie, per lanciare una edicola virtuale.

Il quotidiano d’oltreoceano, citando fonti “bene informate sui fatti”, riporta che il consorzio di editori dovrebbe realizzare un sistema, un software, per la visione degli articoli delle riviste sui diversi supporti digitali quali smartphones ed e- reader.

L’edicola virtuale è stata ribattezzata l’iTunes dell’informazione, si tratterebbe di un marketplace per i singoli contenuti sul quale gli editori dovrebbero avere piena gestione e controllo dei contenuti come il servizio per scaricare le canzoni. L’Observer riporta che con questo sistema sarebbe possibile acquistare anche le edizioni cartacee.

Che la mobilità possa essere il veicolo per riuscire ad ottenere il pagamento delle notizie digitali è l’ ipotesi che attualmente parrebbe più plausibile. Un primo tentativo è stato effettuato all’inizio di questo mese proprio da una delle case editrici che parteciperebbe alla joint venture che ha reso disponibile per iPhone l’edizione integrale di GQ a 2,99 dollari. E’ evidente come il consorzio nascente rappresenti, sotto questo profilo, l’evidenza del timore degli editori di un percorso individuale a rischio di fallimento.

Credo che questo, come altri, siano tentativi, esperimenti, doverosi che consentiranno di comprendere meglio le effettive disponibilità e reazioni dei lettori, ma non penso che siano iniziative di sviluppo e riqualificazione effettiva.

Sono molto scettico sulle effettive possibilità di successo di questa iniziativa essendo assolutamente concorde con quanto afferma l’ottimo Marco Bardazzi.

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Mezzi & Messaggi

La vera novità del giornalismo digitale rispetto al giornalismo tradizionale consiste nella possibilità da parte degli utenti, dei lettori, di interagire, di avere una partecipazione attiva.

La differenza tra un giornale di carta ed un giornale digitale, oltre alla possibilità di attualizzazione con maggior frequenza e rapidità, è rappresentata dai commenti e dalle interazioni con l’utenza nella rappresentazione della notizia.

Il futuro della notizia e dunque del giornalismo è sociale. La richiesta di partecipazione da parte di una fetta consistente di lettori sempre più smaliziati ed informati, confermata sempre nelle ricerche più recenti, è una opzione non più trascurabile rispetto alla quale bisogna avere il coraggio di sperimentare senza indugio.

Il cittadino, privato degli spazi di partecipazione attiva dei quali ha goduto in passato , vuole fornire il suo contributo e la sua opinione attraverso i media. Se è vero e valido che ogni cosa è commentabile, non si comprende perchè questo non debba avvenire per l’editoria. L’epoca del news management è da ritenersi prossima alla fine. In tal senso la tecnologia è esclusivamente un elemento facilitante, non un fine ma un mezzo per raggiungere un obiettivo.

Non è nel mezzo ma nel messaggio che va trovata la soluzione e l’equilibrio per una rivalutazione dei mezzi di informazione e comunicazione su carta. L’incapacità di leggere il futuro ha certamente minato l’iniziativa imprenditoriale italiana è davvero arrivato il momento di porre rimedio anche in ambito editoriale.

E’ doveroso segnalare, infine, che parrebbe che i giornalisti abbiano in buona parte consapevolezza del processo in essere mentre il management abbia un approccio più cauto. Questo aspetto fa certamente parte dei ruoli e della consueta conflittualità tra diverse funzioni all’interno delle organizzazioni aziendali, è sicuramente di ulteriore freno al percorso da compiere.

The YOU Era

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Media ed Innovazione

E’ apparentemente paradossale che in un periodo quale quello attuale, in cui gli spunti e le possibilità offerte al giornalismo non sono forse mai stati così numerosi, si fatichi a trovare delle soluzioni condivise e condivisibili sul futuro dei media ed in particolare, per quanto di mio specifico interesse, su quale sarà il destino della carta stampata. Emblematico di questa situazione di frenesia e nevrosi l’HuffPost di ieri che chiede ai suoi lettori di votare per determinare chi sia “The ultimate game changer in media”.

Mi sembra assolutamente condivisibile rilevare come la complessità del problema e la relativa soluzione risiedano fondamentalmente sui modelli organizzativi ed industriali e nei risvolti politici dell’editoria tradizionale come ricorda al termine di un’ interessantissimo articolo Alberto D’ Ottavi.

Una accelerazione all’innovazione, almeno in termini di facilitatore strumentale , potrebbe venire da Managing News, la cui ultima versione, aggiornata al 21 ottobre scorso, consente di creare con semplicità ed efficacia al tempo stesso aggregazioni e conversazioni. La Knight Foundation fornisce più di cinquanta esempi di come questa soluzione, scaricata da oltre mille utenti nei primi cinque giorni dal momento in cui è stata resa disponibile, possa essere utilizzata.

Anche nel nostro paese si smuovono le acque e nascono iniziative che sicuramente tracciano la linea dell’orizzonte. Tra tutte quelle neonate e nascenti, di particolare interesse, a mio avviso, quella promossa dal duo GranieriMaistrello che nelle intenzioni va oltre la funzione di semplice aggregazione di contenuti rivolgendosi ad una fascia ampia di internauti con l’obiettivo di fornire loro servizio in termini di selezione e semplificazione. Iniziativa alla quale spero di poter fornire il mio contributo da giornalaio.

innovation

Vale la pena di ricordarsi, infine, come è stato sottolineato da Luca De Biase, che nel mondo dell’innovazione c’è solo un difetto peggiore che essere troppo in ritardo: essere troppo in anticipo.

L’innovazione non è una linea retta. Oscilla, rimbalza, sbanda e traballa” – John Naisbitt

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Innova retail & Edicola del futuro

Stanno per partire due progetti pilota per l’innovazione del commercio al dettaglio e degli acquisti su internet.

I due progetti, denominati rispettivamente “Shoptech” e “Innova Retail”, come riportato nel comunicato stampa rilasciato da FIDAConfcommercio a fine agosto, sono nati per sostenere la qualificazione della rete distributiva in ambito alimentare e per favorire l’innovazione all’interno di piccole e micro imprese.

“Innova Retail”, in particolare, nasce per sostenere la diffusione di tecnologie informatiche e telematiche avanzate. Gli esercizi aderenti al progetto potranno dotarsi di alcune tra le tecnologie più innovative, tra le quali un sistema touch screen [vetrina interattiva] tramite il quale i consumatori potranno visionare le diverse caratteristiche e proprietà dei prodotti in vendita e scaricare sul proprio telefonino le informazioni sui prodotti, provenienza, tracciabilità, ricette ed altro. Negli esercizi aderenti all’iniziativa, sarà inoltre possibile effettuare la video spesa tramite un sistema di video conferenza in rete.

Future-Past-Present

Sono questi progetti ai quali non solo guardare con interesse ma da concepire e sperimentare con la massima sollecitudine anche per quanto riguarda il sistema distributivo editoriale in generale e l’edicola del futuro nello specifico. Non a caso tempo fa ho suggerito di effettuare un’analisi, tesa a migliorare le gravi deficienze dell’attuale logistica del sistema editoriale, osservando la distribuzione del fresco alimentare.

Credo sia opportuno realizzare un gruppo di lavoro permanente sul tema, che mi piacerebbe chiamare “l’edicola del futuro ed il futuro dell’edicola”, al quale partecipino tutti gli attori della filiera. Ora o mai più.

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Video in print advertising

Secondo quanto riportato sia dalla BBC che dal Los Angeles Times, a partire dalla metà di settembre di quest’anno assisteremo alla pubblicazione di video annunci all’interno del magazine statunitense Entertainment Weekly, la versione americana di Sorrisi e Canzoni TV.

Utilizzando un videochip capace di riprodurre sino a 40 minuti di filmato, nell’edizione del 18 settembre distribuita nelle aree di Los Angeles e New York del precitato magazine verrà incollato un mini schermo da 2 pollici che all’apertura della rivista riprodurrà i videoclip pubblicitari di CBS e Pepsi.

Potrete comprenderne meglio il funzionamento osservando il video pubblicato su YouTube al riguardo.

Agli amanti della tecnologia interesserà sapere che il chip è realizzato dalla Americhip [che ha brevettato qs. soluzione con il marchio registrato “Video-in-Print”] ed è spesso 2,7 mm integrando, appunto, un piccolo display TFT LCD da 320 x 240 pixel. La batteria ha un’autonomia di circa 70 minuti, e puoi essere ricaricata grazie alla presenza di una connessione mini-USB.

Newspapers Mini Display

Non è la prima volta che si testano innovazioni tecnologiche per la carta stampata ma questa mi sembra particolarmente interessante in prospettiva per il nostro paese dove la carta stampata soffre pesantemente la concorrenza della televisione nella raccolta pubblicitaria.

La soluzione, per come l’ho compresa, mi sembra che, oltre ad un utilizzo in ambito promo-pubblicitario, potrebbe offrire anche nuove prospettive al giornalismo del futuro ed al processo di convergenza editoriale.

Ovviamente sono tutte [entusiasmanti] ipotesi da testare e verificare. Cercherò di seguire con la massima attenzione gli sviluppi ed i raffinamenti. Se qualcuno degli “amici di penna” recandosi negli USA riuscisse a portarmi una copia della rivista gli sarei davvero grato.

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