Le 11 cose che farei se dirigessi una organizzazione editoriale

Dan Gillmor ha redatto una lista di 11 punti che ho tradotto per facilitarne la lettura.

Si consiglia a baristi e muratori dell’ editoria di stamparsene diverse copie – in formato A3 o superiore – con le quali tappezzare l’ufficio così da averne sempre visione e ricordo.

Sono 11 preziosi consigli per orientarsi ed affrontare la situazione:

  • Non pubblicherei storie e commenti sulle commemorazioni [gli anniversari] se non in rarissime occasioni; poiché sono il rifugio di giornalisti pigri e senza immaginazione.

  • Inviterei la nostra utenza [i lettori] a partecipare con tutti i modi e gli strumenti possibili; crowdsourcing, blog dei lettori, wiki…etc. Chiarirei che non si tratta di lavoro gratuito – e lavorerei per creare un sistema di ricompensa che vada oltre la classica pacca sulla spalla – desiderando prima di ogni altra cosa promuovere un flusso multidirezionale di notizie nel quale l’utenza giochi un ruolo determinante

  • La trasparenza sarebbe un elemento chiave del giornalismo. Ogni articolo sulla stampa avrebbe un box che segnala a cosa il giornalista non è riuscito a rispondere. Qualunque fosse il media, il sito web conterrebbe un invito esplicito ai lettori a contribuire nel riempire le falle che esistono in ogni articolo.

  • Creerei un servizio on line, per coloro che volessero sottoscriverlo, per segnalare ai lettori gli errori da noi commessi dei quali ci siamo successivamente resi conto.

  • Farei della conversazione un elemento essenziale della nostra mission. In particolare:

    • Se fossimo un giornale locale, l’editoriale e la pagina d’apertura sarebbero dedicate al “meglio di”, e sarebbero di guida alla conversazione che la comunità stessa sta avendo on line, ospitata che sia dall’organizzazione editoriale stessa o meno.

    • Gli editoriali sarebbe presentati sotto forma di blog, così come le lettere all’editore.

    • Incoraggeremmo commenti e forum, in spazi soggetti a moderazione che (a) incoraggino l’utilizzo dei nomi reali (b) incoraggino [o costringano] l’educazione.

    • I commenti inseriti da persone che utilizzino il proprio nome reale sarebbero inseriti per primi.

  • Ci rifiuteremmo di fare stenografia e chiamarla giornalismo. Se una parte, una fazione, stesse mentendo lo diremmo, supportandolo con prove. Se verificassimo che una parte consistente della nostra comunità credesse in delle menzogne su fatti o persone, ci faremmo carico di far comprendere la vera verità.

  • Rimpiazzeremmo alcune espressioni Orwelliane delle PR, con parole ed espressioni più precise e neutrali. [seguono esemplificazioni nel testo originale di Gillmor].

  • Utilizzeremmo gli hyperlink in ogni maniera possibile. Il nostro sito web conterrebbe il maggior numero possibile di media della nostra comunità di appartenenza, sia geografica che di interesse. “Linkeremmo” ogni rilevante blog, foto, video, database ed ogni altro materiale che potessimo incontrare, utilizzando il nostro giudizio editoriale per evidenziare quelli che consideriamo i migliori per la nostra comunità. “Linkeremmo” liberamente il nostro lavoro giornalistico ad altre fonti e materiali rilevanti rispetto all’argomento di discussione, riconoscendo che non siamo oracoli ma guide.

  • I nostri archivi sarebbero liberamente consultabili, con link permanenti a quanto abbiamo pubblicato, con le API affinché altri possano utilizzare il nostro lavoro giornalistico in modi che noi non abbiamo considerato/immaginato.

  • La mission principale del nostro lavoro sarebbe quella di aiutare le persone della nostra comunità a divenire utilizzatori informati dei media e non consumatori passivi – a comprendere perchè e come possono farlo.

  • Non pubblicheremmo mai una lista di dieci punti. Esse sono il carburante di persone pigre e senza fantasia.

I consigli di Gillmor riprendono ed amplificano i concetti espressi nelle linee guida, nei principi, anch’essi tutti da leggere, che hanno costituito il fondamento, i pilastri, del progetto di Gillmor.

A scettici e conservatori sui consigli e principi enunciati da Gillmor, mi preme, infine, ricordare come si sia delineata – da tempo ormai – una situazione competitiva generale che mi piace definire da tapis roulant: se corri resti fermo, se resti fermo scivoli all’indietro. Il comparto editoriale, come è dinnanzi gli occhi di tutti, non fa eccezione ovviamente; non tenerne conto sarebbe l’ennesimo tragico errore.

Update: Sono stati redatti ieri Eleven More Things I’d Do if I Ran a News Organization – se qualcuno vollese prendersi cura di tradurli….[via]

3 commenti

Archiviato in Comunicazione, Scenari Editoriali

3 risposte a “Le 11 cose che farei se dirigessi una organizzazione editoriale

  1. Vincenzo Pagano

    Quella degli anniversari è bellissima. Non ricordo chi ha proposto di recente una distinzione tra memoria e ricordo. Una distinzione tra imparare dagli errori o evitare di commetterli? Invece, i dieci punti: ma lo immaginate uno strillo di copertina che recita “le 8 cose da fare”? (la caccia all’errore darebbe risultati inaspettati….).
    Confesso, sono pigro: commento il primo e l’ultimo avvertimento :-))

  2. Pingback: 11 cose da fare per i manager editoriali

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