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Il Puzzle Informativo e La Gamification dell’informazione

La DARPA [Defence Advanced Research Projects Agency], organizzazione dedicata a mantenere la superiorità statunitense nell’ambito delle tecnologie militari, ha un problema: come ricostruire documentazione rinvenuta nelle zone di guerra quando la stessa è danneggiata o, addirittura, sminuzzata con un tritadocumenti al fine di renderla illegibile.

Per tentare trovare una soluzione al problema ha deciso di affidarsi al crowdsourcing indicendo un concorso indirizzato principalmente a studenti, esperti di giochi e criptoanalisti, ma potenzialmente aperto a chiunque.

La questione è di tale rilevanza che c’è in palio un premio di 50mila $ [circa 37mila €] per coloro che dimostreranno di avere le capacità necessarie ricostruendo 5 puzzle di diverso livello di difficoltà che danno punteggi distinti a chi li risolve. Il concorso è iniziato il 27 ottobre scorso ed avrà termine il 04 dicembre prossimo con la proclamazione del vincitore nella settimana successiva.

A prescindere dall’obiettivo specifico dell’organizzazione militare statunitense, mi pare possa essere un caso di esempio per risolvere l’attuale puzzle informativo ed introdurre, senza svilirne la sostanza, elementi di gamification nell’informazione.

Il giornalismo investigativo, ed in particolare il data journalism, hanno tempi e costi che mal si adattano alla generale situazione economica della stragrande maggioranza degli editori, introdurre elementi quali quelli proposti dalla DARPA, adattandoli, potrebbe offrire due tipi di vantaggi. Da un lato si attiverebbe in tal modo un livello di interesse e coinvolgimento rispetto alle informazioni che attualmente non trova riscontro, dall’altro lato si otterrebbero risultati che richiederebbero in alternativa uno sforzo organizzativo interno ed un dispendio economico certamente superiore.

Se l’attuale fase è fatta necessariamente di un percorso di trial and repeat by errors, sono convinto che i risultati di una sperimentazione in tal senso potrebbero riservare sorprese da lasciare stupiti anche i più scettici.

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Mappatura del Nuovo Ecosistema Giornalistico

Investigative Reporting Workshop è un’organizzazione statunitense dedicata al giornalismo investigativo.

Le basi sulle quali si fonda l’organizzazione sono quelle di aggregazione del giornalismo no profit che, in un’epoca di tagli sia occupazionali che di budget, sembra poter giocare un ruolo primario in quest’ambito del giornalismo.

Oltre alla lettura delle inchieste svolte sin ora, di assoluto interesse il database che censisce tutte le strutture presenti sul territorio specificandone l’anno di fondazione e soprattutto il numero di persone impiegate ed il budget a disposizione.

E’ stata inoltre realizzata una mappa interattiva delle 60 organizzazioni considerate che consente a colpo d’occhio di visualizzare le aree del paese con maggior concentrazione di queste realtà.

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Top Secret America

Top Secret America è un importante esempio di giornalismo investigativo prodotto dal Washington Post.

I due reporter del quotidiano statunitense che vi si sono dedicati hanno trascorso ben due anni investigando tra i “panni sporchi” del servizio segreto americano producendo una imponente quantità di articoli, di mappe interattive e creando una base di dati straordinaria al servizio del pubblico.

- clicca per accedere al database interattivo -

I lettori possono partecipare a diversi livelli e stadi del processo informativo fornendo suggerimenti e informazioni e, ovviamente, interagire attraverso Twitter e Facebook.

Il sito web creato ad hoc è sicuramente un modello di riferimento per quello che viene racchiuso sotto la denominazione di giornalismo 2.0 e dimostra le possibilità offerte dal web ad integrazione della carta stampata.

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La Strip della Giornalista

Le avventure di Brenda Starr sono una strip di fumetti, realizzata originariamente per il Chicago Tribune, che risale al giugno del 1940, nata come striscia settimanale all’interno del supplemento domenicale del giornale, nel 1954 diviene appuntamento quotidiano con i lettori di ben 250 giornali della syndacation di cui faceva parte il Tribune di Chicago .

La protagonista è una rossa reporter che pur non rappresentando il ritratto classico della giornalista è un carattere rivoluzionario, soprattutto per l’epoca, tipizzazione di donna capace ed attiva nel contesto lavorativo.

Il personaggio creato da Dale Messick, nel tempo ha ottenuto un successo importante, catturando l’attenzione di milioni di lettori, come testimonia la pressoché sconfinata lista del merchandising e del licensing che include le bambole, le foto di moda, le pubblicità, le serie televisive, e persino i francobolli che l’hanno vista celebrata come protagonista nel tempo.

La lettura delle avventure di Brenda Starr oltre ad essere un piacevole passatempo, fornisce uno spaccato, seppur romanzato, del giornalismo investigativo che fu, stritolato oggi dalle esigenze di potenti ed investitori pubblicitari nonché dai tagli di budget alle redazioni.

Brenda Starr strip, "guests": George W. Bush & Arianna Huffington

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Risorse per il giornalismo investigativo

La Fundaciòn Nuevo Periodismo Iberoamericano [Fondazione per il nuovo giornalismo Sudamericano] sta effettuando in questi giorni un workshop sul giornalismo investigativo nell’era di internet con particolare riferimento a quella che è probabilmente una delle aree che pone maggiori sfide in quest’ambito: l’investigazione del mondo imprenditoriale, la sua [non] trasparenza, le modalità di gestione delle umane risorse, il rispetto delle normative ambientali….etc. Temi che evidentemente si scontrano, da un lato, con la difficoltà di reperire informazioni e, dall’altro, con il potere delle imprese in qualità di investitori pubblicitari.

Le giornate di lavoro, che si concluderanno domani, vedono la partecipazione di 16 giornalisti provenienti dai diversi paesi latinoamericani che racconteranno le loro esperienze sul campo. Ogni partecipante dovrà sviluppare nei 4 giorni di corso un progetto relativo ad una azienda o un settore economico specifico.

A supporto della pregevole iniziativa è stato aperto un blog che raccoglie molti dei materiali e delle presentazioni del workshop. Sono state, inoltre, rese disponibili diverse risorse specifiche di supporto all’investigazione del mondo imprenditoriale e della contrattualistica.

Se avete problemi con l’idioma e non volete affidarvi ai traduttori on line bussate e vi sarà aperto.

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Giornalismi & Gnu Media

Fumetti e giochi sono mezzi di comunicazione di grande efficacia ampiamente sottovalutati nel nostro paese.

Per quanto riguarda il panorama editoriale in senso stretto sono davvero rari gli esempi, che solitamente si limitano a pubblicazioni di nicchia, di prodotti che vengono realizzati in quest’area.

Troppo spesso ci si sofferma sul mezzo e non si analizza il messaggio, molto spesso mancano le competenze tecniche e/o culturali per comprendere e diffondere il messaggio che il fumetto propone.

Come è stato correttamente rilevato, in Italia i fumetti sono ritenuti una letteratura per ragazzi [nel genere avventuroso] o per adulti [nel porno]. Il fumetto d’arte è importato dall’estero, dai fumettisti americani soprattutto e quello d’attualità, ricco di contenuti umoristici, politici o culturale, come in altre nazioni, non c’è.

Un raro esempio di caso di successo è rappresentato da Joe Sacco, presente in Italia al recente Festival Internazionale di Ferrara al dibattito sul Graphic journalism coordinato da Luca Sofri, “giornalista a fumetti” che a breve pubblicherà l’ultimo suo lavoro.

Da due mesi di “full immersion” dell’autore in Palestina nasce Footnotes in Gaza esemplare realizzazione di giornalismo investigativo a fumetti.

Nell’intervista rilasciata a “El Pais”, l’autore ne anticipa i contenuti affermando tra l’altro che: “I fumetti hanno una forza che non possiede nessuna altra forma di giornalismo. Le immagini ripetute mettono a fuoco la realtà in maniera più lenta, a volte silenziosa, talvolta con degli assaggi che lavorano nella mente del lettore permettendogli di scegliere il ritmo narrativo”.

The screening

Il fumetto come medium di cultura impegnata e di narrazione moderna dell’attualità sfugge all’assetto editoriale italiano, che ha coltivato nel tempo un facilitatore di lettura destinato a gente di bocca buona. La stessa storia delle origini evidenzia la contiguità con il fotoromanzo, quando la televisione non c’era e il film popolare anticipava i formati stile Maria De Filippi.

Prima di parlare – e straparlare – di “gnu media” si prega, gentilmente, di [ri]considerare i prodotti esistenti sin ora mal utilizzati. Una partnership tra vecchi e nuovi media non solo è auspicabile ma anche possibile; voglio immaginare che anche questa ipotesi di lavoro faccia parte della fase di “ricostruzione” che ci dovrebbe consentire di reimpossessarci della “prospettiva”.

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L’intervista

Nel tempo le interviste si sono dapprima dequalificate e successivamente appiattite divenendo la rappresentazione fattuale più evidente del servilismo al potente intervistato da parte del giornalista di turno.

Quando questo non avviene, quando vengono poste domande scomode o “inopportune” l’intervistato accusa l’intervistatore, abbandona l’intervista o la conferenza stampa e, spesso, minaccia [non mantenendo di solito successivamente] la querela.

L’intervista è dunque diventata un mezzo, facile, per promuovere l’immagine di se stessi e della propria organizzazione sia politica che privata, la cui distinzione peraltro appare oggi ahimè sempre più labile.

In questo pare essersi specializzato, inaugurando forse un filone inedito, il “quotidiano economico – giuridico e politico” Italia Oggi.

Nella rubrica quotidiana “Un professionista al giorno”, il precitato giornale, che si caratterizza per il giallo – nero, propone un’intervista romanzata di un personaggio [o sedicente tale] dell’economia e degli affari italiani in generale.

Oltre a magnificare ed amplificare immancabilmente sia le doti professionali che quelle umane dell’intervistato, la gabbia grafica della pagina in questione prevede come schema fisso l’equivalente di due colonne con “i preferiti” dell’intervistato. Gli oggetti sono quasi sempre libri, viaggi, film e motori; l’unica variante è dipendente dal sesso dell’intervistato che se uomo è un orologio, mentre se donna scarpe o borse, restiamo sempre comunque nell’ambito dei complementi – accessori dell’abbigliamento. Immagini dei prodotti e marchi “di prestigio”, in linea con il target dei lettori del quotidiano, sono sempre ben visibili.

Parrebbe insomma che si riesca finalmente a prendere i classici due piccioni con una fava promuovendo sia il personaggio di turno che prodotti e marchi. Una trovata davvero ammirevole che rappresenta indubbiamente un colpo di genio dell’ufficio marketing del quotidiano in questione al quale vanno i miei complimenti.

Questa è vera innovazione dalla quale altri dovrebbero trarre spunto ed insegnamento, non è, infatti, di tutti i giorni l’introduzione del product placement nel cartaceo e la contemporaneità nel promozionare brillantemente nello stesso spazio, ottimizzando risorse e costi, il personaggio – e la sua organizzazione, eh! – del giorno. Chapeau!

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Mi resta solo un’ultima curiosità, gli introiti derivanti dalla rubrica come verranno messi a bilancio? Si tratta infatti di ricavi dalla vendita di spazi pubblicitari o dalla vendita di contenuti editoriali a terzi?

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