Il Giornalaio

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Il mondo editoriale visto dall’edicola

Customer Value Proposition

Il tema del futuro dell’informazione e della sua redditività sono prioritari per chi si occupa, a vario titolo, di editoria.

Lo stato attuale della situazione è facilmente comprensibile dalla sintesi degli interventi al convegno “I giornali di carta e l’informazione su Internet: confronto e prospettive” prodotta da Massimo Cavazzini.

E’ una situazione di work in progress confusa e stimolante al tempo stesso che si centra fondamentalmente su due aspetti : capacità di [ri]organizzazione aziendale e capacità di attrazione dell’utenza.

Credo che la sintesi grafica ripresa da Harward Business Review relativamente a come reinventare il modello di business, possa rappresentare un validissimo ausilio in termini di modello di riferimento per la definizione della customer value proposition [la value proposition indica come il prodotto, le modalità di offerta ed i servizi annessi creano valore per il consumatore] e dunque, anche, per la realizzazione di proposte di successo in ambito editoriale.

Prenderne in considerazione i principi guida non è un optional.

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Zeitgeist

The Guardian si apre alla costruzione partecipata della notizia all’interno del proprio sito web.

Dalla settimana scorsa è attivo Zeitgeist, visualizzazione grafica di quello che i lettori trovano di loro interesse. Come viene spiegato nel dettaglio, grazie anche all’ausilio dell’utilizzo di cromatismi diversi, viene dinamicamente aggiornato quello che gli utenti del sito del quotidiano anglosassone trovano di loro interesse, commentano, menzionano su twitter.

Zeitgeist è continuo cambiamento, una sorta di Sagrada Familia della notizia che pone The Guardian come IL punto di riferimento dell’evoluzione della costruzione dei criteri di notiziabilità.

Una lezione per chi si affanna ancora ad apporre loghi e marchi persino alle notizie che non produce.

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Business Models

Nieman Lab ha diffuso la sintesi dei  contenuti dello studio recentemente concluso da Accenture relativamente a quelli che parrebbero essere i modelli di business per il futuro dell’editoria.

La tavola di sintesi sottostante illustra come si ipotizzi un “modello ibrido” [sarà un atroce destino ritrovare continue similitudini con il mondo dell'auto] con un  forte orientamento alla distribuzione multimediale e multiprodotto in funzione delle diverse piattaforme.

Oltre a rilevare che fondamentalmente non ci si discosta di molto dal rapporto 60/40 che caratterizza l’attuale business model generale dei giornali tradizionali, ad integrazione dei dati presentati, credo possa essere interessante riprendere quel che illustrava Mick Masnick analizzando il caso di Trent Reznor [Nine Inch Nails].

Nel video della presentazione Masnick riassume, con la semplicità apparente delle buone idee, la formula basica per avere successo e redditività :

Connect With Fans (CwF) + Reason To Buy (RtB)

=

The Business Model ($$)

Mi pare una attualizzazione funzionale ai nostri tempi della reason why che meriti di essere assolutamente presa in considerazione.

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Valore Aggiunto

Il quotidiano francese Liberation, ha la tradizione di realizzare un numero speciale monotematico in occasione del Festival de la bande dessinée d’Angouleme nel quale l’intero quotidiano viene realizzato a fumetti.

Con questa qualità di immagine ad 1,30€ di prezzo di acquisto il valore aggiunto della stampa è evidente.

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2010 Newspaper Rankings

4 International Media & Newspapers è una organizzazione indipendente che due volte all’anno rilascia i risultati delle classifiche dei quotidiani on line di maggior successo sia a livello complessivo mondiale che suddivise per macroareee [continenti]

La classificazione è prettamente quantitativa e la metodologia utilizzata per redigere la classifica si basa su un algoritmo che elabora tre elementi:

In questi giorni sono stati rilasciati i risultati della classifica del 2010.

Nel ranking a livello mondiale dei primi 200 quotidiani i primi tre sono il New York Times, The Guardian ed il cinese The People’s Daily.

Tra i quotidiani italiani il primo è Repubblica al 12° posto seguita dal Corsera al 16° e la Gazzetta dello Sport al 22°, segue Il Sole24Ore al 30° e La Stampa al 43°; ultimo degli italiani classificati Il Foglio in 88esima posizione.

Sia nella classifica mondiale che nel dettaglio relativo ai primi 10o in Europa numerose conferme ma anche qualche risultato forse inaspettato.

Oltre che per tutti i dettagli del ranking, 4 International Media & Newspapers vale una visita per il dettaglio che fornisce relativamente ai quotidiani nel mondo sia a livello di singola nazione che di testata specifica.

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Rumori o Tonfi?

Quattroruote, noto mensile della Domus Editoriale dedicato all’auto, nonostante un marchio forte nel proprio segmento, come la stragrande maggioranza dei periodici soffre il momento di crisi come testimoniano, da un lato, i dati sulle diffusioni che registrano quasi il – 12% sull’anno e, dall’altro lato, le trattative in corso con il sindacato dei giornalisti per gestire un numero di esuberi che ammonterebbe a circa una ventina di giornalisti.

L’ennesimo segnale, se ce ne fosse bisogno, della profondità della crisi attuale che non risparmia nemmeno testate leader.

Il rimedio? Tornare ad essere la voce del cittadino, come recita la comunicazione sottoriportata inviata in coincidenza con l’uscita di questo mese. Continuando: “ A supporto di questa uscita e di questa presa di posizione sono state pianificate delle campagne pubblicitarie: 100 spot sulle reti Mediaset, 200 spot su due network Radio, spazi su Quotidiani nazionali”.

Sono argomenti ed argomentazioni che testimoniano o l’ennesimo tentativo di prendersi gioco della distribuzione o, in alternativa, l’incapacità di fare marketing ed utilizzare in maniera appropriata la comunicazione esterna che caratterizza un’ampia fetta del comparto editoriale.

Scrivere, infatti, che il mensile torna ad essere voce del cittadino significa riconoscere non esserlo stato per tempo e dunque ammettere di essere stati o al servizio di qualcun’altro [le case automobilistiche?] o, ancor peggio, di nessuna utilità.

Ed ancora, quale efficacia pubblicitaria hanno 100 spot televisivi nel mare magnum attuale? Per non parlare dei non meglio specificati annunci Radio e sui Quotidiani [in maiuscolo eh!]. Non bisogna essere degli esperti per capire che rappresentino ben poca cosa, anzi forse addirittura un inutile sperpero di risorse, in termini di creazione di valore per la testata.

Da giornalaio si ha purtroppo buona certezza che, sulla base di questi presupposti, i rumori di Quattroruote divengano dei tonfi nelle casse per la resa.

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Quattro regole per le notizie sulle inchieste

PHD Comics normalmente si dedica ad ironizzare sulla vita accademica, e dei campus statunitensi, in questo caso vengono descritte brillantemente quattro lezioni basiche di statistica per giornalisti.

L’ennesimo segnale, seppur in chiave umoristica, di come il problema di fondo da affrontare sia credibilità e fiducia nel giornalismo professionale da parte dei lettori.

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Il Blog che non c’è più

Niagara è una impresa della Provincia di Ferrara attiva nel trattamento dei rifiuti industriali, settore “caldo” nel quale, come noto, si intrecciano spesso interessi economici legittimi a vicende illegali che di sovente associano sottobosco politico alla criminalità organizzata, contrariamente a stereotipi e pregiudizi non solo nel sud Italia.

Operare nella legalità in un settore del genere non è impresa facile e lo è ancor meno se, come parrebbe, gli affari sono intralciati [a conferma del quadro generale di riferimento] da imprenditori senza scrupoli che sembrano affidarsi alle grazie di tutori dell’ordine compiacenti per ottenere incarichi ed autorizzazioni. Se poi, come documentato, si fa delle cointeressenze una seconda professione che si mischia pericolosamente al lavoro ufficiale e ci si fa prendere la mano dall’abitudine ecco che alla concussione si aggiunge il ricatto.

E’ questa, pare davvero, in sintesi, la vicenda nella quale Niagara si trova, nella parte della vittima, invischiata e che Mauro Carretta, titolare dell’impresa, dopo pressioni, ricatti e cospicue richieste economiche ha deciso di denunciare alle autorità competenti nel novembre del 2009.

L’impresa decide legittimamente di aprire un blog a supporto della denuncia nel quale con buona frequenza inizia a documentare il caso e i suoi sviluppi, corredando gli articoli pubblicati con tutta la documentazione , fatta di intercettazioni ed atti giudiziari, del processo in corso.

Purtroppo però l’ultimo articolo pubblicato risale a metà del mese scorso, infatti il tribunale ha censurato il blog adducendo la motivazione che si trattava di pubblicazione arbitraria di atti giudiziari.

Ieri Niagara ha acquistato una pagina intera sul quotidiano locale per dare evidenza anche a chi non fosse venuto a conoscenza della vicenda e dell’ oscuramento di quanto sta avvenendo. Nell’annuncio si legge: “Il blog di Niagara è stato oscurato, meglio sviare che essere trasparenti?”. Continuando nella body copy: “Niagara […..] ha scelto la strada più limpida e trasparente, pubblicando sul web i documenti dell’indagine in modo che tutti possano farsi un’idea di cosa sia veramente successo tra Niagara e gli indagati”.

La responsabile dell’ufficio stampa, da me contattata telefonicamente ieri mattina, spiegava che attualmente sono stati inibiti a continuare le pubblicazioni e si attendevano a breve l’oscuramento definitivo dello spazio web che infatti si è verificato ahimè non più tardi di ieri sera.

Sono disprezzabili prove tecniche di censura preventiva, bavagli alla libertà di espressione e manette ai diritti.

PS: Alcuni link non funzionanti a causa dell’oscuramento del blog sono stati appositamente lasciati nella speranza che nei prossimi giorni tornino ad essere fruibili.

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Giornalismo a Fumetti

I fumetti, come ho avuto modo di evidenziare a più riprese, nel nostro paese non hanno mai avuto uno status che andasse al di là dell’intrattenimento. Il fumetto di attualità in Italia, ad esclusione di rarissime pubblicazioni distribuite in circuiti “non ufficiali”, non esiste.

Il fumetto giornalistico sembra assumere sempre più il un ruolo di strumento di denuncia che testimonia come i fumetti abbiano una forza che forse attualmente non possiede nessuna altra forma di giornalismo per capacità di narrazione e coinvolgimento.

Per questo voglio segnalare l’iniziativa di Guanda Graphic, ramo della casa editrice specializzato in graphic novels,  che pubblica questa settimana “Una notte alla Diaz. Una cronaca del G8 a Genova” reportage giornalistico a strisce realizzato da Cristian Mirra che quella esperienza l’ha vissuta in prima persona.

Il libro a fumetti è suddiviso in tre parti, la prima, “Verso Genova”, che racconta la manifestazione e il clima di tensione di quei giorni; la seconda, “Notte cilena”, narra l’assalto della polizia, il tentativo di fuga, il pestaggio subito da Mirra ed il trasporto in ospedale; la terza e ultima parte infine, “L’ospedale”, racconta il ricovero al Villa Scassi di Genova, i tormenti fisici e psicologici, gli abusi di alcuni poliziotti, fino all’ordine di scarcerazione.

La narrazione di Mirra non è la prima ricostruzione a fumetti che riguarda quelle giornate dell’estate 2001, ma gradevolezza del tratto e la partecipazione agli eventi da parte dell’autore contribuiscono a dare al volume in uscita spessore degno d’interesse.

Se voleste sfuggire all’attuale assetto editoriale costituito prevalentemente da signorini infeltriti, narratori autorizzati di una realtà omologata, acquistatelo.

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Suggerimenti

Giuseppe Danielli, direttore di un giornale on line , che si rivolge alle aziende ed ai professionisti, ma anche a coloro che sono attenti alla loro salute ed al loro benessere in ambito alimentare, a commento di un articolo all’interno della casa per la libertà di stampa e d’informazione, non senza tradire senso di sconforto, ripropone il problema della redditività delle iniziative on line chiedendo:

“Il ns giornale on line è certificato Audiweb [350.000 visite/mese], Page Rank di Google 6/10, tante medaglie tutti i giorni ma stentiamo a tradurle in denaro sonante”. Continuando: “Stiamo sbagliando? dove? Cosa possiamo fare per interessare i Centri media che dovrebbero pianificare le campagne sul web? Se neppure la certificazione Audiweb serve a qualcosa, quali sono gli elementi che possono fare aumentare la qualità percepita dei nostri servizi?”

Certamente mancano numerose informazioni per poter dare un parere qualificato e circostanziato sulla vicenda, ma ho voluto prendere spunto dalla vicenda che mi sembra di grande attualità.

Personalmente mi pare che il portale informativo sia confuso non solo in termini di grafica ma anche, se non soprattutto, rispetto a chi si rivolge in termini di utenza, alternando notizie che sembrano destinate al B2B, alle aziende, ad altre che paiono più centrate sull’utenza singola, sulla persona.

A questo si aggiunge, almeno nei termini in cui viene riportata, una argomentazione di vendita davvero esile e mal strutturata alla quale le dichiarazioni del direttore marketing della testata e i listini di vendita [15€ per 1000 “impression”] spesi in maniera approssimativa poco aggiungono.

Insomma, la mia impressione, seppur non valida e circostanziata come quella di un esperto, è che il tutto sia un po’ troppo raffazzonato, arrangiato, e che un intervento su gli aspetti che ho citato sinteticamente sarebbe auspicabile, andando a costituire la base minima sulla quale ripartire. Spero Danielli non se ne abbia a male della mia schiettezza.

Se qualcun’altro volesse migliorare ed integrare analisi e consigli essendo stati esplicitamente richiesti immagino siano ben accetti; ricordandosi possibilmente che sul web tutto permane.

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febbraio: 2010
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