Il Giornalaio

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Il mondo editoriale visto dall’edicola

Rivoluzione, Evoluzione o Involuzione

Ha destato un certo interesse il reportage pubblicato dal NYT intitolato “A galla nell’Oceano, si espandono isole d’immondizia” che documenta l’invasione dei rifiuti nell’Oceano Pacifico.

Più che per il contenuto relativo all’ennesima tragedia ambientale che si va consumando, i giornali nazionali ne hanno parlato in funzione del fatto che l’articolo è stato pubblicato grazie ai finanziamenti dei lettori che, via Spot Us, hanno sovvenzionato le spese del freelance che lo ha realizzato.

Generalmente gli articoli della stampa nostrana hanno sottolineato la notizia come una rivoluzione o quantomeno una evoluzione del giornalismo d’inchiesta. Abbiamo anche un neologismo che descrive questo fenomeno: il crowdfunding jounalism o, meno sintetico, community funded reporting.

Un commento alla notizia riportata da Pratellesi, chiede testualmente: “Ma se il giornlismo di qualità deve essere pagato dalle fondazioni allora quello di scarsa qualità da chi deve essere pagato ??” Continuando: “Ma lo dobbiamo salvare per forza questo giornalismo ???”

Condivido la perplessità del lettore. Come dicevo a Riccardo Silvi a me pare più una involuzione anziché una rivoluzione. I “grandi giornali” fanno servizi fuori dal coro con soldi non loro e con professionisti che non rischiano di perdere il posto di lavoro perché non lo hanno.

Se i giornali necessitano delle sovvenzioni dei lettori per realizzare articoli interessanti, scordiamoci di parlare ancora di giornalismo del futuro.

Concentriamo la nostra attenzione sul bilanciare editori non puri, lobby e pressione degli inserzionisti, riuscirci sarebbe un obiettivo di minima che certamente favorirebbe la qualità del giornalismo e dei giornali.

Involution

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Casi di successo

Più si [r]affinano le ipotesi di lavoro sul futuro dell’editoria, con specifico riferimento al rapporto tra media tradizionali e media digitali, e più è chiaro come il processo di convergenza, di complementarietà, tra queste due realtà sia indispensabile.

Casi di successo si sviluppano, talvolta, dove meno uno se lo aspetterebbe come è avvenuto per la rivista di taglio e cucito “Burda”.

La pubblicazione mensile di “moda fai da te” e cartamodelli attualmente è l’emblema di quanto ogni editore di questi tempi potrebbe desiderare, un sito web che porti attenzione ed interesse nei confronti della pubblicazione tradizionale cartacea.

A testimonianza del successo, nel momento in cui ho visitato il sito, in orari da giornalaio, vi erano complessivamente circa 34mila utenti on line.

Il sito web, lanciato nel 2006, è animato da una community, con diversi forum di scambio d’informazioni, consigli ed esperienze che in alcuni casi registrano oltre 5mila contributi . Sono oltre 30mila gli utenti registrati. E’ possibile scaricare gratuitamente circa una cinquantina di cartamodelli [registrandosi].

Sicuramente un progetto di complementarietà e di rinnovamento del pubblico della rivista partito da lontano ed affrontato con sapienza e visione strategica dal quale c’è da imparare.

Burda header

Unico neo il corporate blog lanciato a luglio di quest’anno e completamente abbandonato senza aggiornamenti o partecipazione, ma in fondo perchè preoccuparsene? Non è una prescrizione medica dover realizzare un corporate blog tanto meno quando il successo e la partecipazione sono presenti comunque a prescindere.

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La qualità [non] paga?

Due pubblicazioni hanno annunciato che ben presto chiuderanno i battenti.

Uscirà infatti a dicembre l’ultimo numero in versione cartacea di Diario, che, secondo quanto riportato, l’editore ha preferito chiudere mantenendone intatte sino alla fine le caratteristiche di indipendenza e bella scrittura piuttosto che cederne le sorti a qualche avventuriero, o peggio ancora finanziere, dell’editoria.

Stessa sorte per Fmr, lussuosa e raffinata rivista dedicata al mondo dell’arte alle stampe da 27 anni da Franco Maria Ricci che aveva l’ambizione di essere “l’Armani dell’editoria”.

Si tratta di due riviste che seppur di taglio decisamente diverso tra loro sono accomunate dall’attenzione alla qualità sia in termini di contenitore che di contenuto. Riviste che, tra l’altro, avevano prezzi di copertina decisamente superiori alla media ma che non sono bastati a rendere profittevole la loro esistenza.

Le motivazioni della chiusura, in questo come negli altri casi, spesso risiedono nella carenza di investimenti pubblicitari su queste riviste che senza gli stessi non riescono a sopravvivere.

Credo che questi esempi aprano necessariamente una riflessione sul giornalismo ed i giornali/periodici di qualità, smentendo apparentemente chi – compreso il sottoscritto – ritiene che sia invece l’assenza di buon giornalismo uno dei fattori che allontana i lettori e dunque contribuisce a determinare l’attuale stato di crisi generale dell’editoria.

Sembrerebbe che gli spazi per fare cultura siano estremamente ristretti o addirittura inesistenti e che gli investitori pubblicitari non siano interessati ad entrare in contatto con “micronicchie”, con pubblici sofisticati ed attenti.

Sono aspetti che nel dibattito sulle strade da perseguire per una corretta e redditizia ripresa dell’editoria non devono essere sottovalutati.

Mediatica

Si segnala, infine, che c’è chi ritiene vi possano essere spazi maggiori nella fascia media del mercato dei settimanali con una pubblicazione che si collochi a cavallo tra il duo “Espresso-Panorama” e la triade “Chi-Gente-DiPiù”; e chi, invece, garantisce che gli annunci pubblicitari posizionati all’interno della propria pubblicazione saranno ricordati di più che su quelle concorrenti.

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No Martini, No Party

Aurelio Medel, Direttore della Comunicazione del Banco di Santander, su Negocios di domenica 8 novembre pubblica “La Prensa y el efecto Martini” [La stampa e l'effetto Martini].

Nell’articolo viene effettuato un interessante parallelo tra l’impatto dell’avvento del banking on line per le istituzioni bancarie e quello del web per la stampa, arrivando a concludere che così come le operazioni di maggior importanza continuano ad essere effettuate nelle succursali altrettanto potrebbe realizzarsi per quanto riguarda la stampa. Di fatto i siti di informazioni maggiormente visitati [escludendo motori di ricerca ed aggregatori] sono l’emanazione on line di quanto precedentemente su supporto fisico/cartaceo.

Medel continua sottolineando come gli attributi chiave siano in entrambi i casi credibilità e fiducia, elementi che anche in questi spazi sono stati rimarcati sin dall’inizio. I lettori fondamentalmente vogliono informazioni e per soddisfare questa necessità i gruppi di comunicazione [ed in particolare la stampa] devono avanzare verso lo stesso concetto di posizionamento del noto drink in termini di disponibilità e reperibilità.

Il lettore vuole sapere cosa sta succedendo in qualunque momento e vuole che questa informazione gli venga fornita da qualcuno di cui si può fidare, nel senso più ampio del termine. Il cittadino vuole che le sue marche di fiducia gli diano accesso a ciò di cui ha bisogno senza limiti di spazio o di tempo.

Relativamente alle reti sociali viene correttamente rilevato, a mio avviso, come non solo sulle stesse continui a pesare ancora oggi la carenza di un modello di business credibile ma anche il fatto che per molti degli utenti la pubblicità è ritenuta inopportuna o addirittura invasiva, elemento che ne mina la potenziale redditività anche in prospettiva. Meno azzeccata mi pare invece la linea netta che viene tracciata tra le reti sociali e reti informative; la comunicazione pubblicitaria ed i suoi attori saranno [sono] presenti in entrambe ed è pressoché impossibile che non si comportino come vasi comunicanti.

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La fine dei giornali e della carta stampata è dunque tutt’altro che segnata , i media digitali sono uno strumento, un mezzo, per servire e coinvolgere ancora meglio gli utenti così come è avvenuto con altri prodotti in altri settori.

Le nuove piattaforme disponibili ci consentono processi di comunicazione sino a poco tempo fa inimmaginabili, realizzando prodotti e servizi editoriali di altissimo standing per profondità d’azione e livello di interazione.

Domani si chiama ritardo anche da questo punto di vista.

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Commentate pure [Grazie!]

L’articolo di qualche giorno fa che sosteneva l’importanza della condivisione e della socialità nella costruzione della notizia credo sia meritevole di un approfondimento, nel tentativo, anche, di fornire una prima risposta agli spunti forniti da Isabella Cesareo che, fondamentalmente, si chiede se il lettore medio abbia gli strumenti e la cultura adeguata per contro-argomentare in modo adeguato [ad un’informazione volutamente e strategicamente distorta e deformata].

Ovviamente i commenti sono solo una parte della costruzione della notizia mentre, come cercavo di dire nell’articolo precitato, l’aspetto sociale della notizia e dunque del giornalismo non si limita a questi contributi ma annovera numerosi altri elementi.

Per quanto ho avuto modo di osservare e sperimentare in questi anni di interazione sul web, in riferimento specifico ai commenti, credo che complessivamente siano i primi due, massimo tre, ad essere in tema con l’informazione, con la notizia, mentre i successivi generalmente tendono a perdere il filo iniziale del discorso portando ad uno sfilacciamento del dibattito che normalmente risulta poco produttivo rispetto al processo di [ri]costruzione della notizia.

Mi pare che questa tendenza sia più pronunciata all’interno di gruppi di discussione, social network ed in tutti gli ambiti “amatoriali” [blog inclusi ovviamente] mentre all’interno delle appendici on line dei media ufficiali la qualità e la coerenza sia complessivamente maggiore. Evidentemente ad ogni inevitabile generalizzazione fanno da contraltare numerose eccezioni.

Se, come sostengo, l’apporto alla [ri]definizione della notizia così come il valore creato sono maggiori in contesti dotati di “ufficialità” le opportunità per il giornalismo ed i giornalisti in tal senso sono davvero tutte da cogliere anche sotto questo profilo.

Sono queste, e le prossime che certamente verranno, forme che non sostituiscono ma integrano giornali e giornalismo il cui futuro mi appare legato a questi come ad altri fattori.

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Commentate pure. [grazie!]

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Personalizzazione della notizia & Potenzialità dei media tradizionali

Media scarcity is dead.

Inizia così l’articolo pubblicato su TechCrunch da Edo Segal sul futuro dell’industria dei media che, concentrando l’analisi sui mezzi digitali, traduce tutto in files che possono essere scambiati e piratati prevedendo dunque il prevalere degli smartphones con particolare riferimento ad Apple e App store, per concludere come, a suo avviso, sia necessario vendere accesso ed esperienze invece di media files.

Allo stesso tempo, come a conferma della attuale fragilità dell’industria dei media ed in particolare dell’area digitale degli stessi, alla ricerca di un modello di business degno di questo nome, nonché della complessiva bontà delle ipotesi formulate da Segal, si assiste al lancio di quella che potrebbe essere la killer application della conversazione su internet e di quello che per convenzione viene definito twitter giornalismo.

Twitter Tim.es consente di separare il segnale dal rumore selezionando i temi con precisione ed in maniera personalizzata secondo i propri interessi. Le informazioni possono essere organizzate per rilevanza ed in funzione della popolarità della fonte, è possibile filtrare le notizie sulla base dei profili seguiti ed anche di altri d’interesse.

Maxim Grinev, responsabile tecnico del gruppo di lavoro che ha creato l’applicazione, dichiara, tra l’altro, che : “ viene calcolato quante volte un link viene pubblicato dai nostri << amici >> ed in questo modo siamo in grado di costruire un giornale, un notiziario, personalizzato”. Non è da escludere che in futuro Twitter Times possa essere utilizzato all’interno dei siti web dei quotidiani stessi restringendo il concetto ad una singola fonte. Parrebbe infatti che il NYT, secondo quanto dichiara Grinev, possa essere interessato ed all’utilizzo dello strumento.

future of media_lifecycle

La disputa tra il Guardian e Murdoch sulla possibilità effettiva di far pagare i contenuti on line e la guerra agli aggregatori che registra ogni giorno un nuovo capitolo, dimostrano l’incertezza e l’inesperienza di un settore che per troppo tempo ha retto la propria esistenza sull’ uovo e la gallina e [per continuare la parafrasi] sui favori del gallo.

Non è sulla rapidità per ragioni strutturali organizzative né sulla personalizzazione per motivi di oggettiva limitazione, che i media tradizionali [ed in particolare quotidiani e periodici] potranno vincere la sfida con la comunicazione e l’informazione digitale.

Le notizie del XX secolo sono inadatte alla società del XXI ricorda il manifesto sui new media redatto dall Harward Business Publishing che riassume brillantemente in sette punti focali gli aspetti sui quali concentrarsi:

  • Conoscenza invece di notizie
  • Gestione e non solo abilitazione dei commenti
  • Temi invece di articoli
  • Scarsità contro circolazione
  • Provocazione non perfezione
  • Non vendersi
  • Messaggi invece di mezzi e tecnologia

Quando fu chiesto a Mark Zuckerberg quali fossero i motivi essenziali del successo di Facebook la risposta fu: “focalizzazione, astuzia e rapidità”, tre punti che emergono chiaramente nelle raccomandazioni del manifesto.

Sono evidentemente consigli generali e generalizzati che vanno adattati contestualizzandoli ad ogni realtà specifica, per questo esistono i manager aziendali, no?

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Unmask Corruption – Filtr

Continuando il discorso intrapreso qualche giorno fa relativamente alla [ri]valutazione del fumetto come media non solo per intrattenere ma anche per formare ed informare, su Filtr parlo di comics politico e di nuovi modi di fare giornalismo con particolare riferimento a due temi d’attualità: evasione fiscale e corruzione.

Cliccando sull’immagine avrete la possibilità di leggerlo integralmente.

Unmask Corruption 4 Filtr

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Definizioni e codifiche

Come ho avuto modo di ricordare recentemente, una edicola tratta mediamente 4mila referenze complessivamente, è per questo fondamentalmente che l’informatizzazione è necessaria in termini di facilitazione e supporto alla gestione dell’attività.

Certamente, oltre alla quantità è la stravaganza delle definizioni di alcune pubblicazioni che ha incoraggiato nel tempo alcuni degli edicolanti ad informatizzarsi.

In tal senso, non si può che complimentarsi con gli editori della pubblicazione codice 3389 “Transexy” catalogato all’interno della categoria Enigmistica-Puzzle. Chapeau!

Bar Code

Si ringrazia Rita, collega ferrarese, per la segnalazione.

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Mezzi & Messaggi

La vera novità del giornalismo digitale rispetto al giornalismo tradizionale consiste nella possibilità da parte degli utenti, dei lettori, di interagire, di avere una partecipazione attiva.

La differenza tra un giornale di carta ed un giornale digitale, oltre alla possibilità di attualizzazione con maggior frequenza e rapidità, è rappresentata dai commenti e dalle interazioni con l’utenza nella rappresentazione della notizia.

Il futuro della notizia e dunque del giornalismo è sociale. La richiesta di partecipazione da parte di una fetta consistente di lettori sempre più smaliziati ed informati, confermata sempre nelle ricerche più recenti, è una opzione non più trascurabile rispetto alla quale bisogna avere il coraggio di sperimentare senza indugio.

Il cittadino, privato degli spazi di partecipazione attiva dei quali ha goduto in passato , vuole fornire il suo contributo e la sua opinione attraverso i media. Se è vero e valido che ogni cosa è commentabile, non si comprende perchè questo non debba avvenire per l’editoria. L’epoca del news management è da ritenersi prossima alla fine. In tal senso la tecnologia è esclusivamente un elemento facilitante, non un fine ma un mezzo per raggiungere un obiettivo.

Non è nel mezzo ma nel messaggio che va trovata la soluzione e l’equilibrio per una rivalutazione dei mezzi di informazione e comunicazione su carta. L’incapacità di leggere il futuro ha certamente minato l’iniziativa imprenditoriale italiana è davvero arrivato il momento di porre rimedio anche in ambito editoriale.

E’ doveroso segnalare, infine, che parrebbe che i giornalisti abbiano in buona parte consapevolezza del processo in essere mentre il management abbia un approccio più cauto. Questo aspetto fa certamente parte dei ruoli e della consueta conflittualità tra diverse funzioni all’interno delle organizzazioni aziendali, è sicuramente di ulteriore freno al percorso da compiere.

The YOU Era

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Interazione e Informazione locale

Il senso di comunità e la necessità di contenimento delle spese stanno spingendo il vento dell’informazione locale e dell’interazione tra giornalisti professionisti e blogger.

E’ recente l’ annuncio di ricerca di “beatblogger” da parte del Guardian per le piazze di Leeds, Cardiff ed Edimburgo, la cui assunzione da parte del quotidiano nazionale britannico dovrebbe consentire di sperimentare dal 2010 la copertura di notizie relative alle comunità locali. Nelle parole di Mercedes Bunz il senso dell’iniziativa: “This experimental project reflects both the shifting nature of journalism and the reality on the ground”.

Di maggior impatto e dimensione appare l’iniziativa del gruppo di quotidiani francesi Le Journaux du Midi che ha creato una piattaforma di blog che danno una ampissima copertura del territorio di riferimento. L’obiettivo è sia di riunire un numero cospicuo di fonti che diano una copertura efficace dell’area geografica che di catturare la pubblicità locale.

Contrariamente al caso del Guardian che offre un vero contratto di lavoro seppur a tempo determinato [12 mesi], il gruppo del Midì compenserebbe allo stato attuale i propri corrispondenti con un misero rimborso forfettario di soli 30 euro al mese.

L’idea di creazione di un portale di blogger dedicati all’informazione locale non è una novità assoluta. La Svezia ha visto nel recente passato diversi tentativi in tal senso che però, secondo quanto riportato, non avrebbero avuto né successo né quindi un seguito.

Sono iniziative che anche dall’altra parte dell’oceano sono state implementate senza esisti degni di nota ma che fanno parte della necessità di sperimentare nel percorso di innovazione che attraversa l’industria editoriale attualmente.

Local News

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ConversAction

 

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