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Nasce Newspeg: “il Pinterest delle Notizie”

Pinterest ha alcune utility per la condivisione di contenuti informativi, ma in realtà è più adatto per aggregare i preferiti e per la condivisione di foto, moda, design, ricette ed altri elementi.

Con una chiara ispirazione a Pinterest è stato lanciato in questi giorni Newspeg, piattaforma Web e mobile di social news che chiunque può utilizzare per raccogliere, curare e condividere le notizie con gli altri.

La sostanziale differenza rispetto ad altre piattaforme di content curation ed aggregazione è nel “fattore umano”, sono infatti gli individui, le persone che decideranno di utilizzare questa piattaforma a creare una collezione, una raccolta di ciò che gli appare interessante, contrariamente alle altre proposte che invece si basano fondamentalmente su algoritmi e/o aggregazione di contenuti da Twitter e Facebook, come il caso di Flipboard, Zite e Prismatic, per citare i più noti.

La condivisione avviene in maniera semplice, elementare, attraverso l’utilizzo di un “bottone” da inserire nel proprio browser. Su newspeg appare l’anteprima del contenuto che linka direttamente al contenuto originale; un elemento di correttezza nei confronti di chi produce i contenuti.

Naturalmente,   Newspeg  è integrato con  Twitter  e  Facebook , così le storie, le notizie raccolte possono essere ulteriormente amplificate.

Osservando l’home page di Newspeg è impossibile non rilevare una rappresentazione iconografica dell’informazione. Elemento che, se posso dirlo, mi conferma che con DataMediaHub siamo sulla strada giusta.

Newspeg

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2013 In Breve

I 5 articoli più letti nel 2013 di questa TAZ [*] sono stati, in ordine decrescente di numero di visualizzazioni:

  1. Houston Abbiamo un Problema: Articolo del 14 marzo 2013 su come il mobile sia un’ulteriore minaccia più che un’opportunità per i già precari conti dell’industria dell’informazione [2.973 visualizzazioni].
  2. Wired Diventa Digital First: Articolo del 07 novembre 2013 “leak” della lettera del direttore di «Wired» alla redazione che anticipava  i cambiamenti della rivista [2.864 visualizzazioni].
  3. Le 5 W del Giornalismo nel 2012: Articolo del 23 Agosto 2012 su le evoluzioni dell’ecosistema dell’informazione che richiedono un’interpretazione in chiave di coinvolgimento del lettore da parte dei giornalisti e dei giornali [2.815 visualizzazioni].
  4. About: Il mio profilo personale, e dintorni [2.475 visualizzazioni]
  5. I 24 Social con il Maggior Numero di Utenti Attivi: Articolo del 01 dicembre 2013 di censimento ed analisi di social media e social network nel mondo [1.674 visualizzazioni].

I 5 principali referrers sono stati,  in ordine decrescente di numero di visualizzazioni:

  1. Motori di Ricerca: 46.444 visualizzazioni
  2. Facebook: 24.732 visualizzazioni
  3. Twitter: 14.660 visualizzazioni
  4. Linkedin: 1.173 visualizzazioni
  5. Google+: 996 visualizzazioni

Le 5 nazioni di provenienza con il maggior numero di visualizzazioni, in ordine decrescente, sono state:

  1. Italia: 152.481 visualizzazioni
  2. USA: 3.792 visualizzazioni
  3. UK: 1.443 visualizzazioni
  4. Francia: 1.070 visualizzazioni
  5. Svizzera: 1.027 visualizzazioni

Vi ringrazio davvero di cuore poiché anche nel 2013 il mantenimento, la cura di questa modesta TAZ [*] mi ha consentito di apprendere davvero molto.

Scriveva Ernest Hemingway che “tutti, uomini e animali, ogni anno che passa acquistano un anno, ma alcuni ne acquistano uno in più in conoscenza”, per me è stato davvero così, spero possiate dire altrettanto. AUGURI!

cogito

[*]TAZ: Temporary Autonomous Zone. Una definizione e gli approfondimenti/spiegazione di perchè questo spazio sia una TAZ e NON un blog.

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Questo NON è un Blog

Ci sono termini che vengono usati convenzionalmente sino a perdere il loro significato divenendo una “parola scatolone”, un  termine che vuol dire tutto e nulla per quanto è vago. Uno di questi termini è sicuramente blog e, peggio ancora, il suo derivato blogger, colui che, come noto, scrive, appunto, un blog.

Si stima che i redattori di “blog” che pubblicano “post” [iniziamo a virgolettare questi termini] in modo continuato in Italia, sarebbero circa 500mila, una popolazione enorme che, per le ragioni più diverse, ha voglia di esprimersi e di entrare in relazione con altri a distanza, su Internet.

Originariamente, l’insieme dei comportamenti e del lavoro in Rete di queste persone costituiva la “blogosfera”, termine usato per la prima volta undici anni fa dall’inglese Brad L.Graham per denotare il sistema aperto e interconnesso di “blog”, che viene configurato progressivamente dai “blogger”: un sistema che produce conoscenze in quantità superiori a quelle generate finora dall’umanità nei millenni passati.

Oggi i “blog” sono un format editoriale al quale attingono ampiamente gli editori tradizionali per fare traffico, per portare visite ai loro siti web, ed i giornalisti per diletto o, più spesso, per migliorare la loro visibilità e reputazione. Questa galassia di produttori e consumatori di informazioni , di organizzazioni sociali rette dalla comunicazione, appare come un medium davvero globale, che, in chiave corporate, può diventare utile per veicolare commerci di massa e fidelizzare consumatori o per trasmettere modelli di comportamento pubblico e ottenere consenso dai cittadini, su vasta scala.

I  “blogger” da sempre sono soggetti che prestano opera gratuitamente per ottenere al massimo collanine e perline, et similia, quando si prestano ad azioni di comunicazione aziendale, o “visibilità” quando, appunto, scrivono gratuitamente, all’interno di testate registrate quali, uno per tutti, l’Huffington Post.

E’ per questo che, come avrà notato chi ha la pazienza di leggere quotidianamente ciò che scrivo,per questo spazio alla definizione di blog personalmente privilegio da anni quella di T.A.Z, di zona temporaneamente autonoma, concetto introdotto nel 1991 nel libro di Hakim Bey che descrive la tattica sociopolitica di creare zone temporanee che eludono le normali strutture di controllo sociale, poichè, credo davvero di poter dire, all’interno di “Il Giornalaio”, con la dovuta attenzione alla legge, scrivo ciò che voglio, quello di cui ho voglia di parlare e che mi appare interessante condividere senza prestarmi a “marchette” di sorta come ho avuto modo di spiegare, di ribadire, anche nella mia intervista contenuta in questo libro degli amici Daniele Chieffi, Claudia Dani e Marco Renzi di recentissima pubblicazione.

Ancor meno sono un “blogger”. Il mio lavoro credo sia noto, anche se poi talvolta mi trovo appiccicata questa definizione, non è fare blog, io di professione faccio altro.

In un momento nel quale content curation sta divenendo una delle tante “buzzwords” usate, ed abusate, con una grande maggioranza di soggetti che immaginano che la cura dei contenuti sia fare copia-incolla di pezzi di articoli, o immagini e video, altrui su Scoop.it o altre piattaforme simili, credo che il termine blogger possa finalmente essere sostituito da content curator, o curatore di contenuti se si preferisce una volta tanto l’italiano, poichè è questo che i migliori fanno, una selezione accurata di contenuti che vengono riaggregati e commentati, rielaborati in nuove forme e contenuti.

Per concludere questo mio ragionamento vorrei anche sottolineare che a mio avviso i “post” sono quelli che si mettono sulla bacheca di Facebook ed altri social media. Il termine post attribuito ai contenuti prodotti per una TAZ è inadeguato, frutto di un classismo culturale atavico secondo il quale gli articoli li scrivono i giornalisti che nell’era dell’informazione partecipata non ha più senso di esistere.

Questa è una TAZ, io, per hobby, per curiosità intellettuale, ed anche per lavoro fuori da confini di “Il Giornalaio,” curo contenuti e scrivo articoli,

Questo NON è un blog, i blogger NON esistono, era un po’ che volevo dirlo. Comment is free!

perché-ho-aperto-un-blog

Si ringrazia l’amico Massimo Gentile per la realizzazione in esclusiva dell’immagine sopra riportata

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Nodi & Snodi a IJF2013

A completamento del lavoro fatto in questi giorni abbiamo realizzato e pubblicato la  mappa di social network analysis delle principali conversazioni ed interazioni durante tutti i cinque giorni del Festival Internazionale del Giornalismo [e mio commento].

A breve verra’ pubblicato anche il database, in open data, per tutti coloro che volessero effettuare ulteriori elaborazioni.

La mappa delle interazioni di #ijf13

– clicca per accedere alla versione interattiva –

Si segnala infine, che nel giorno successivo al termine della manifestazione, ieri, la coda lunga del festival ha prodotto 1852 tweet da parte di 1223 persone diverse, 908 pari al 49% sono stati retweets, 128 replies, risposte.

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Monitoraggio delle Conversazioni al Festival Internazionale del Giornalismo

Le condivisioni sui social network sono elemento di sempre maggiore rilevanza nell’attuale ecosistema dell’informazione. Non si tratta soltanto di un elemento per generare traffico ai siti web dei quotidiani online ma di un aspetto che rappresenta un parametro significativo dell’interesse e dell’attenzione nei confronti della testata e degli articoli, dei temi proposti. Le condivisioni sui social network creano notorietà di marca, e costruiscono fiducia, grazie al passaparola online degli utenti sul valore del giornale.

Elementi che per essere valutati adeguatamente necessitano di strumenti che consentano di valutarne l’impatto come, tra gli altri, ha evidenziato Antony De Rosa, durante il suo key note al Festival Internazionale del Giornalismo conclusosi ieri dedicato, appunto, ai migliori strumenti e strategie per valutare l’impatto di ogni storia.

Grazie alla piattaforma realizzata da BuzzDetector il gruppo di lavoro [#], del quale ho fatto il supervisor durante il cinque giorni della manifestazione, sono state monitorate in tempo reale conversazioni ed interazioni delle persone su Twitter producendo quotidianamente una sintesi che ha offerto la visione dell’evento attraverso gli occhi delle persone sulla piattaforma di microblogging da 140 caratteri, newswire per eccellenza.

La piattaforma ha consentito, oltre alla definizione dei consueti parametri quantitativi: numero di utenti attivi, numero di tweet ed interazioni, anche la  comparazione tra i top commentatori, coloro che per numeri e rilevanza appaiono sempre nelle sintesi degli eventi, e gli altri, “i normali”, coloro che sono stati selezionati non per popolarità ma per la qualità dei loro commenti.

Ad integrare i dati e la loro interpretazione, sono state realizzate anche delle Word Cloud giornaliere, che consentono di comprendere termini e temi di maggior interesse e, soprattutto, mappe di social network analysis che evidenziano le dinamiche delle conversazioni in rete e i nodi, le persone, cruciali. Un analisi sia quantitativa che qualitativa che permette di conoscere ciò che può sfuggire annullando il rumore di fondo.

Dati ed analisi che nel caso specifico costituiscono una base per comprendere gli interessi delle persone, dei partecipanti al festival e che ha decretato anche in questo modo l’incredibile successo della settima edizione dell’International Journalism Festival con 9184 persone che hanno generato quasi  44mila tweet tra il 24 ed il 28 aprile.

- clicca per accedere alla versione interattiva -

– clicca per accedere alla versione interattiva –

[#] I componenti del gruppo di lavoro sono stati: Pier Luca Santoro, esperto di Comunicazione e Media, Angelo Centini, data scientist per Buzzdetector, Aarti C. Thobhani, freelance journalist volontaria per il festival, Matteo Di Renzoni, freelance data journalist volontario per il festival, Alessandro Belotti, giornalista e volontario per il festival, Gianandrea Facchini, CEO e fondatore di Buzzdetector.

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Social Media Intelligence al Festival Internazionale del Giornalismo

Il Festival Internazionale del Giornalismo, a Perugia dal 24 al 28 aprile prossimi, giunge alla sua settima edizione. Edizione che quest’anno ha un programma davvero di spessore ed interesse straordinario.

Un programma che al suo interno quotidianamente vede spazi di confronto, di discussione ed anche di apprendimento dedicati ai social media ed al loro ruolo sia in termini di fonte di informazione che a livello della loro condivisione e diffusione, a testimonianza, se necessario, della crescente rilevanza di social media e social network all’interno dell’ecosistema dell’informazione.

Dopo le sperimentazioni dell’anno scorso di mappatura delle conversazioni su Twitter con l’analisi, sia quantitativa che qualitativa, dei tweet contenenti l’hashtag ufficiale #ijf12, monitorati e analizzati per tutta la durata del festival, in questa edizione si amplia il monitoraggio.

Grazie alla piattaforma realizzata ad hoc da BuzzDetector, con l’apporto di un gruppo di volontari, forza viva di questo evento, guidati da Angelo Centini, team leader del progetto come l’anno passato, ed il sottoscritto in qualità di supervisor, oltre alla social network analysis, e relative mappe, verrà effettuata una sintesi che contribuirà alla narrazione della manifestazione.

Quotidianamente effettueremo, dopo la verifica, il filtraggio delle informazioni, il racconto del Festival Internazionale del Giornalismo visto con gli occhi dei partecipanti. Saranno realizzate diverse forme di sintesi grafica come le mappe di social network analysis ma anche le tag cloud e word cloud. Oltre ai “top tweet”, ai tweet piu ritwittati, saranno forniti in tempo reale e attraverso una sintesi giornaliera disponibile sul sito web ufficiale della manifestazione, alcuni dati statistici come le persone più popolari, immagini e video più diffusi, più condivisi, e selezionati, con quello che abbiamo chiamato “editor picks”, le mention, le affermazioni che meglio raccontano la manifestazione.

Durante l’evento potete seguirci, oltre che dalle pagine del sito web del festival, andando a visitare la piattaforma di monitoraggio in tempo reale, già attiva, e ovviamente attraverso Twitter con gli hashtag #ijf13 e #buzzflow.

- #ijf12 Twitter Influence Graph -

– #ijf12 Twitter Influence Graph –

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10 Strumenti per la Cura dei Contenuti

La content curation, l’atto di scoprire e presentare contenuti digitali, sta diventando sempre più popolare tra editori ed esperti di marketing in un ottica di brand journalism. Invece di concentrarsi sulla generazione di nuovi contenuti, la cura dei contenuti si concentra sul filtrare efficacemente i contenuti da una varietà di fonti e la consegna ai lettori in un modo visivamente accattivante e organizzata.

Ci sono diversi servizi di cura dei contenuti che consentono di creare riviste online con contenuti mash-up da siti web, blog, feed RSS, social media, e altre fonti online.

Qui di seguito una lista di 10 siti gratuiti per realizzare la cura dei contenuti che è possibile utilizzare per fornire contenuti per il pubblico per creare la propria rivista digitale o il proprio quotidiano. L’ obiettivo di fondo, è importante specificarlo, è quello di costruire una esperienza efficace e ridurre l’impatto dell’ overload di informazioni.

1. Bagtheweb

BagTheWeb aiuta gli utenti a curare i contenuti Web. Se si desidera salvare i migliori contenuti che si incontra durante la navigazione in Internet ed averne accesso in un secondo momento questa è una risorsa importante. Consente di salvare le pagine che trovate utili e utilizzarlo per riferimento personale o da condividere con gli altri.

Come suggerisce il nome, è possibile creare una “borsa” [“Bag The Web”] per qualsiasi argomento e raccogliere, pubblicare e condividere qualsiasi contenuto dal Web. Queste “borse” possono essere usate per molti scopi: per raccomandare i prodotti, per la condivisione di conoscenze tecniche, per la costruzione di guide di viaggio, ma anche per difendere una causa, e persino per l’organizzazione di una riunione o la preparazione di un discorso.

2. Pearltress

Pearltress è un servizio gratuito che consente di creare la mappa vivente del web. Lo scopo di questo è quello di poter facilmente salvare e recuperare contenuti interessanti che si trovano sul web. Il contenuto memorizzato viene organizzato e presentato all’utente in maniera visivamente accattivante ed possibile condividerlo con gli altri.

3. Collected

Collected è un servizio in cui facilmente raccogliere feed e fonti di notizie proprie e di altri su base giornaliera. È anche possibile esportare la raccolta a un nuovo feed che è possibile utilizzare nel vostro lettore preferito, come Google Reader, NetNewsWire [se usate un Mac], etc. Collected consente di raccogliere siti di news, feeds di twitter, flickr RSS, blog, o qualsiasi cosa che utilizza RSS, Atom o XML.

4. Trapit

Trapit è uno degli strumenti più nuovi con cui è possibile personalizzare la notizia che si legge on-line. Quanto più si utilizza il sito più cresce la conoscenza e la possibilità di ottenere raccomandazini su nuovi contenuti ai quali si potrebbe essere potenzialmente interessati Il processo attraverso il quale individuare il contenuto che interessa è un po’ diverso da altri, viene infatti data la possibilità di creare la propria”trappola”, il proprio contenitore di informazioni e notizie che viene così trasformato in base per tutti i contenuti di quel genere.

5. Themeefy

Themeefy è una bella piattaforma per scoprire, “curare”, compilare e pubblicare le informazioni dal web creando la propria rivista personale a tema. È possibile creare un account gratuito o, in alternativa utilizzare il vostro ID di Facebook o Twitter.

Themeefy permette di avere i contenuti web trasformati in una rivista alla quale può accedere chiunque tramite un unico URL. È molto facile da usare. È possibile creare la vostra rivista e pubblicare contenuti con l’aggiunta di link o caricare i contenuti dal computer.

6. Storify

Storify è probabilmente uno degli strumenti più noti, aiuta i suoi utenti a raccontare storie  raccolte dai social media come tweets, foto e video. Gli utenti possono cercare più social network da un luogo, e quindi trascinare i singoli elementi nelle loro storie. Si possono riordinare gli elementi ed anche aggiungere testi per comnsentire al lettore di contestualizzare megio. Storify è stato lanciato nel settembre 2010 ma è stato reso disponibile pubblicamente nell’aprile 2011, anno in cui e ha vinto la Startup Accelerator di Southwest nel 2011.

7. Paper.li

Paper.li, è un altro tra gli strumenti più noti e diffusi, è un servizio di cura dei contenuti. Permette di pubblicare una sorta di giornale sulla base di argomenti a loro piacere ed offrire a lettori e followers una selezione di notizie raccolte e link giornalieri. Richiede un account Twitter o Facebook per iscriversi e iniziare la pubblicazione che avviene raccogliendo, curando, le fonti dei contatti su uno di questi social network. È inoltre possibile utilizzare Paper.li per monetizzare il contenuto , offrendo abbonamenti a pagamento con la versione PRO.

8. Issuu

Issuu è un servizio gratuito che permette di caricare qualsiasi tipo di documento e farne una rivista. Con 52 milioni di lettori al mese, Issuu è una delle piattaforme in più rapida crescita dell’editoria digitale in tutto il mondo e un modo molto efficace per indirizzare il traffico al blog o al sito web della vostra azienda. Consente di raccogliere, condividere e pubblicare informazioni in un accattivante e user-friendly formato rivista digitale.

Grazie alla versione PRO può essere un modo molto efficace per gli editori minori per costruire il loro pubblico. Personalmente  ne ho sperimentato con soddisfazione l’utilizzo quando con l’amico Enrico Sbandi realizzammo un istant magazine per Miss Italia 2011.

9. Storination

Per creare in meno di un minuto uno storyboard curato di voi e, volendo, da altri.
Storination consente di creare comunità online, chiamata nazione, in cui le persone condividono le storie sociali sullo stesso argomento. Dopo aver aperto la vostra “nazione”, a organizzare il vostro Storyboard, uno spazio virtuale in cui chiunque può contribuire aggiungendo la propria storia da Storify.

10. Scoop.it

Scoop.it è un ottimo strumento per scoprire contenuti rilevanti per la propria nicchia, nonché per fornire contenuti ai lettori. Si può utilizzare la dashboard, il cruscotto, per recuperare i contenuti in base a filtri delle parole chiave o alla data da un numero illimitato di fonti, tra cui siti web, feed RSS, specifici account sui social media, e altro ancora. Scoop.it fa il resto e si fornisce esattamente il tipo di contenuto che si sta cercando. Scoop.it, nelle loro stesse parole, consente di “pubblicare facilmente riviste splendide”. Si tratta di un ottimo strumento per curation leva e, perchè no, per aumentare la propria visibilità se non si ha tempo per realizzare, ancora una volta per curare, un blog.

A margine, si segnala, consigliando ovviamente la lettura, l’elenco realizzato da Simplyzesty sui 10 migliori aggregatori di notizie: “The 10 Best News Aggregator Apps For Those On The Go”

Update delle 10.10: Su segnalazione di Rosaria Gagliano gli strumenti diventano, almeno, 10+1.

11. NextMags

NextMags, piattaforma tutta italiana, permette di creare in pochi facili passi una rivista. E’ possibile gestire i magazine realizzati  da solo o in gruppo, con i familiari, amici, colleghi o compagni di squadra. Diversi tipi di ruoli assegnati dall’amministratore permetteranno di gestire la creazione e la gestione collaborativa degli articoli.

E ‘ possibile pubblicare la/le riviste realizzate su Facebook, Twitter e altre piattaforme sociali, e renderli accessibili da tutto il mondo.

Ovviamente ogni ulteriore segnalazione, nello spazio dei commenti, è assolutamente gradita.

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Open Journalism, Curation dei Lettori e Sostenibilità Economica

La filosofia del «The Guardian»: digital e open, è stata oggetto di una delle 8 case history analizzate nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory a maggio di quest’anno.  Già allora emergeva la bontà concettuale dell’approccio del quotidiano anglosassone a cui facevano da contraltare le difficoltà a rendere sostenibile economicamente il percorso.

Il giornale diretto da Alan Rusbridger ha annunciato, da ieri, l’ennesimo passo verso l’apertura ai contributi dei lettori con #smarttakes, strumento di aggregazione, di curation dei contenuti per raccogliere analisi e commenti dei lettori in un unico spazio via Twitter.  Iniziativa che conferma la determinazione nel perseguire l’obiettivo intrapreso e che mostra, insegna per meglio dire, al resto del mondo editoriale come sia possibile coinvolgere efficacemente il pubblico.

E’ sempre lo stesso Rusbridger ad annunciare, quasi contemporaneamente, perdite per 44, 2mlioni di £ per il 2011 [56,4 milioni €] in ulteriore peggioramento rispetto ai £31.1 milioni del 2010. «The Guardian» ha registrato un calo del 17,7% delle diffusione della versione cartacea nell’ultimo anno, crollo al quale la crescita dell’audience online non è riuscita a sopperire neppure in questo caso.

La crescita dei ricavi dal digitale [+16,3%], che ora pesano circa un quarto del totale, ancora una volta non compensa il calo della versione tradizionale cartacea. Il perchè è presto detto, neppure una testata di tale levatura, ed audience [60,8 milioni di utenti unici nel mondo], riesce a spuntare dei CPM che diano un contributo economico che renda sostenibile il giornale nella sua evoluzione. Una situazione che se esaminata dalla lente dell’ARPU peggiora ulteriormente con soli 0,60€ per utente online.

Che «The Guardian» abbia in corso una ristrutturazione sia dell’area marketing che vendite del quotidiano è un’indicazione preziosa per non rischiare di mischiare “capre e cavoli” rischiando di arrivare alla frettolosa conclusione che sia il modello open a non essere praticabile, quel che è certo è che sia necessario costruire modelli di comunicazione, e metriche, che consentano di andare oltre i CPM.

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La Scoperta Sociale delle Notizie

Dagli autori di Blekko, the spam free search engine, nasce ROCZi soluzione ibrida a cavallo tra agregazione, cura dei contenuti e condivisione sociale delle informazioni.

«ROCKZi» si presenta con un approccio molto visivo, che parte dalla presentazione di «Flipboard» e «Zite» per arrivare a «Squer.it» e «Pubblico», con l’obiettivo di offrire alle persone contenuto in tempo reale presentato in forma divertente, gradevole, affinchè esse possano interagire con la stessa votando, commentando e condividendo l’informazione proposta ma anche proponendo quella che si ritiene possa essere d’interesse oltre che proprio anche altrui.

Al momento vengono offerti 33 temi ma grazie alla possibilità offerta ai lettori di suggerire nuovi argomenti, ed in futuro anche di crearne autonomamente, il ventaglio dovrebbe ampliarmi notevolmente a livello di numerosità delle proposte informative. In prospettiva, vista l’impostazione estremamente visiva, potrebbe diventare una sorta di Pinterest dell’informazione, social network sul quale, oltre a Facebook e Twitter , è attualmente possibile condividere le informazioni trovate

La scoperta sociale delle notizie si affida agli algoritmi di Blekko ed è possibile già oggi, a meno da una settimana dalla apertura al pubblico, trovare un buona gamma di informazioni su qualunque argomento si desideri, interessi.

Per la “content curation”, il suggerimento e la condivisione di contenuti all’interno di «ROCKZi», viene messo a diposizione un bottone che si può integrare nella propria toolbar, faciltando così il compiuto operativamente un pò come si faceva circa un triennnio fa con Giuseppe Granieri, ed altri, ai tempi di Filtr, e sono contemplati elementi di pointification e bagdification che, sotto forma di “karma points”, premiano chi cura i contenuti indicandolo come esperto di quell’area tematica. Un aspetto che gioca sulle motivazioni intrinseche, quelle di maggior valore e durata per l’individuo, elemento di base di game design  e gamification per coinvolgere “il giocatore”.

Pare insomma che la tendenza sia sempre più quella di integrare diverse funzioni e funzionalità senza solamente fermarsi all’aggregazione dei contenuti, elemento ormai basico, commodity, ma favorendone la cura e la condivisione. Resta ancora una volta in sospeso l’aspetto delle revenues sharing tra piattaforma e curators, è davvero ora di sorpassare, anche, questo ostacolo.

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Aggregazione & Personalizzazione dell’Informazione

Il rapporto sull’informazione online pubblicato da Pew Research Center, segnalato pochi giorni fa, evidenzia come vi siano solo tre fonti [referrals] che generano più del 10% delle visite ai principali siti d’informazione stunitensi: Google [search + news ], Drudge Report e Yahoo (search + news ].

Due di questi, come noto, sono motori di ricerca che offrono anche un servizio di aggregazione delle notizie mentre il terzo è un “aggregatore puro”. L’infografica sottostante, realizzata da PBS News, ne specifica i risultati, per ciascuno dei principali quotidiani esaminati, confrontandoli con quelli di Facebook e Twitter.

Dall’analisi, oltre al ruolo mediocre dei social media ed in particolare di Twitter, almeno per quanto riguarda i volumi di traffico, pare emergere la forza degli aggregatori di notizie come fonte primaria di accesso all’informazione da parte dell’utenza.

Potrebbe essere il segnale di un atteggiamento fondamentalmente passivo da parte delle persone, come segnala Roy Greenslade dal suo blog dedicato ai media che cita una ricerca effettuata da Neil Thurman, Senior Lecturer in the Graduate School of Journalism alla City University London, a supporto della tesi.

There is a great enthusiasm among digital pioneers to offer the readers of news websites the chance to personalise their editorial choices. But readers appear, at present anyway, somewhat underwhelmed by the concept.

Research by a journalism academic, Neil Thurman, shows a disconnect between the growth of personalised news services in Britain and US, and reader response. There is a reluctance among users to customise news websites.

Meanwhile, passive news personalisation ― which allows news websites to filter and recommend articles based on user browsing behaviour ― is outstripping active user customisation by a factor of three.

Curation” e servizio [anche grazie al tracking, in barba ai timori, ai fantasmi, sulla privacy] appaiono essere oggi elementi fondamentali dell’informazione digitale.

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