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Il Tirreno Aumentato

L’edizione di oggi di «Il Tirreno», quotidiano locale del gruppo editoriale Espresso-Repubblica, è interattiva.

Grazie ad un applicazione di realtà aumentata tutta italiana, puntando il proprio smartphone o tablet [sia android che iOS] dopo pochi istanti partirà il video di una canzone di Rondelli, quindi da un menu potranno essere scelti altri contenuti multimediali: foto, video oltre che collegamenti al sito del giornale e alla pagina Facebook della testata.

Che il futuro sia ibrido, che i codici QR e la realtà aumentata siano una parte del futuro, dell’evoluzione del prodotto cartaceo così come l’abbiamo conosciuto sin ora, e che queste tecnologie possano essere sfruttate sia per quanto riguarda la comunicazione pubblicitaria, restituendo appeal alla carta per gli investitori, che per i contenuti giornalisti, integrando i contenuti e rendendo l’esperienza di lettura più interessante è una tesi che sostengo da tempo e che fa parte delle conclusioni del mio libro.

Finalmente qualcosa si muove anche in Italia.

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Diffusione ed Utilizzo di Codici QR

A fine 2015 RCS Mediagroup si attende di generare il 21% dei propri ricavi dal digitale, di riflesso questo significa che il cartaceo anche nel medio periodo continuerà a pesare ben oltre i due terzi del totale.

Con dati in picchiata della raccolta pubblicitaria anche nel primo trimestre di quest’anno e vendite dei giornali il cui calo non è certamente compensato dalle copie digitali resta il problema di come affrontare il processo di convergenza e di come tenere i ricavi della carta.

Se in generale il mio libro “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” tratta a tutto campo l’argomento chi frequenta questa TAZ con assiduità sa quanto volte è stato affrontato l’argomento dell’utilizzo dei QR codes e della realtà aumentata come elemento di svecchiamento, di rinnovamento del prodotto cartaceo, sia in chiave pubblicitaria che in termini di miglioramento dei contenuti più strettamente giornalistici e, di riflesso, di recupero contributivo.

I codici QR sono la tecnologia più conosciuta tra le diverse soluzioni che offrono interattività ma molti nutrono dubbi sul loro effettivo utilizzo. A fornire i dati sulle dimensioni di quale sia l’uso di questa tecnologia arrivano ora due ricerche.

La prima, di ScanLife, il leader globale nella fornitura di soluzioni di connessione mobile cloud-based che portano  vita ai prodotti ed  alle informazioni, I dati, riassunti nell’infografica sottostante, si riferiscono ai primi tre mesi di quest’anno e mostrano la crescita costante con oltre 18 milioni di scansioni in solo nel primo trimestre del 2013, e con un picco nel solo mese di marzo con 6,7 milioni di scansioni nel mondo.

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La seconda, di Forrrester, mostra l’utilizzo nell’ultimo mese offrendo il dettaglio di USA e della UE7, Italia compresa, con valori che si assestano intorno ad una media del 6% di coloro che posseggono uno smartphone  [oltre il 55% di coloro che hanno un telefonino nel nostro Paese]. Media che In Italia si assesterebbe oltre il 10%,

Come conclude l’analista della nota società di ricerche di mercato: “Nonostante la loro diffusione ancora limitata oggi, i codici a barre QR/2D hanno un grande futuro davanti a loro”, proseguendo “”L’integrazione di smartphone con la scansione di codici a barre 2D integrati come funzionalità di base della fotocamera [....] aiuterà a scalare le opportunità offerte dai codici a barre nei prossimi due o tre anni”.

Agli editori ancora una volta la scelta di perseguire, o meno, questa opportunità.

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Internet Pesa Meno del 2% degli Investimenti Pubblicitari nel Mondo

Nielsen ha rilasciato la sintesi degli investimenti pubblicitari nel mondo suddivisi per medium contenuti nel report Global Adview Pulse.

L’Europa è l’unico continente dove gli investimenti pubblicitari sono in calo [-4,2%], con le nazioni del mediterraneo, ad esclusione della Francia che cresce del 2,5%, in fortissima flessione Italia compresa. Trend che in specifico riferimento al nostro Paese è ulteriormente peggiorato nei primi due mesi di quest’anno passando dal -14,5% del 2012 ad un -16,5% nel primo bimestre del 2013.

La tendenza complessiva a livello mondiale è invece di una crescita del 3,2%. Il grafico di sintesi sottostante illustra le dinamiche per mezzo nei diversi continenti.

 - Clicca per Ingrandire -

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Sempre a livello mondiale è solamente la carta stampata a registrare una flessione degli investimenti con periodici in calo del 1,6% e giornali al -0,2%; tutti gli altri mezzi registrano una crescita.

La televisione è il medium che attrae la quota maggiore di investimenti con il 62,8% sul totale; una smentita secca a chi parla di anomalia italiana per la pubblicità in TV.

Nonostante gli investimenti pubblicitari su Internet crescano del 9,9% [search non inclusa] ed insieme all’outdoor sia il mezzo che mostra una tendenza positiva in tutte le macroaree, in tutti in continenti, il peso sul totale è inferiore al 2% – 1,9% -. Nonostante il calo, gli investimenti sulla carta stampata continuano ad attirare oltre un quarto della spesa complessiva con buona pace per i sostenitori della morte della carta. Amen!

Quota Media Investimenti ADV 2012

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La Matrice del Native Advertising

Ultimamente si parla molto di native advertising e il dibattito tra gli entusiasti, coloro che ne vedono il lato positivo, le opportunità in termini di comunicazione d’impresa e di ricavi per il comparto editoriale, e chi invece ne teme le ripercussioni sul giornalismo a volte è aspro o quantomeno acceso.

Personalmente ne vedo più le opportunità che i rischi. I timori che vengono posti avranno una giustificazione, ed il mio assenso, il giorno che leggerò, ad esempio, una recensione negativa di una prova su strada di un’automobile.

Comunque la si pensi – ancora una volta lo spazio dei commenti è a disposizione senza censure di sorta – la matrice realizzata da Felix Salomon è di ausilio per iniziare a capire, almeno, di cosa stiamo parlando e quali le distinzioni da fare per un confronto fattuale e non ideologico.

Native Matrix

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Nuove Fonti di Reddito per i Giornali

La NAA, Newspaper American Assciation, ha pubblicato ieri i dati aggregati dei ricavi di 17 editori statunitensi di giornali.

Nel complesso, le entrate totali per i giornali degli Stati Uniti sono diminuite del 2% nel 2012 rispetto all’anno precedente. In totale i giornali hanno avuto ricavi per  38,6 miliardi dollari nel 2012 rispetto ai 39,5 miliardi dollari di fatturato nel 2011.

Secondo i dati resi disponibili la quota maggiore dei ricavi resta alla pubblicità sulla carta stampata che ha un incidenza del 46% sul totale, in calo mediamente del 9% rispetto all’anno precedente.

In crescita i ricavi dalle vendite e dagli abbonamenti  [+5% Vs 2011] con un esplosione degli abbonamenti alle edizioni digitali ed in particolare al bundle, all’abbinata carta + digitale/online [+499% Vs 2011].

Una crescita che non può però essere presa ad esempio, non può alimentare speranze eccessive in Italia, sia perchè nel nostro Paese la quota di abbonamenti è tradizionalmente bassa, estremamente contenuta, che perchè la struttura dei siti web dei quotidiani statunitensi offre gli stessi contenuti della versione cartacea, contrariamente a quanto avviene da noi, ed infatti i dati dell’Audit Buerau of Circulation considerano copie lette, vendute anche quelle del solo online mentre ADS solo la “replica” digitale [il PDF] del giornale cartaceo.

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Interessante, e concettualmente replicabile anche alle nostre latitudini invece, la voce “nuovi ricavi” che crescono dell’8% complessivamente e raggiungono un’incidenza sul totale dell’8%. Ricavi che sino a pochi anni fa non esistevano.

Il dettaglio di questa voce consente di apprezzare come gli introiti da agenzia digitale e servizi di marketing delle nove società che hanno fornito lo spaccato di quest’area siano cresciuti ben del 91% nel corso del 2012 e le entrate e-commerce siano aumentate del 20% rispetto al 2011.

Il passaggio da venditori di colonne e/o pixel a quello di consulenti di comunicazione per le imprese, per gli investitori pubblicitari, come affermato a più riprese in questi spazi, costituisce elemento fondamentale per generare nuovi ricavi  ed il recupero tanto ricercato della redditività. I dati della NAA fugano eventuali dubbi a chi ne avesse ancora al riguardo.

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 In tema, da leggere: “Sponsors Now Pay for Online Articles, Not Just Ads” dal NYTimes di un paio di giorni fa.

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Interattività Vò Cercando

Giancarlo Livraghi offre una buona definizione di interattività tutta da leggere concludendo che “L’interattività, così definita, è la caratteristica fondamentale dei nuovi sistemi di comunicazione. E ci offre possibilità interessanti di dialogo e scambio che non sostituiranno mai altri modi di dialogo [come il telefono, la “carta stampata” e soprattutto l’incontro personale] ma hanno una loro caratteristica, una loro identità, un loro linguaggio. Tanto è vero che la comunicazione in rete viene usata anche da persone che si vedono tutti i giorni”.

Una recente ricerca condotta in Olanda sulla cross-medialità dei lettori del Paese dei tulipani [e altro] ha fatto emergere come per il 62% dei rispondenti vi sia una decisa preferenza per poter cliccare, interagire con gli annunci pubblicitari all’interno dei giornali, concludendo che l’interazione aumenta l’efficacia complessiva dell’advertising e magari conduce anche direttamente all’acquisto. Una propensione che ovviamente è altrettanto valida concettualmente anche per l’offerta di contenuti integrativi in ambito giornalistico, nella proposta di informazione al lettore.

Secondo i dati di comScore a luglio 2012 erano 2.8 milioni gli italiani che avevano scansionato un QR code per ottenere maggiori informazioni, contenuti aggiuntivi, in crescita del 75% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Se il trend fosse confermato a luglio 2013 potrebbero essere circa 5 milioni gli italiani che usano dal loro smartphone questa possibilità.

Le opportunità sia dal punto di vista della comunicazione pubblicitaria che sotto il profilo giornalistico sono sempre più concrete inclusa quella di rendere i quotidiani “shoppable“. I lettori, le persone desiderano interattività non offrirla sarebbe anche in questo caso davvero sintomo di colpevole miopia.

Smartphone qr scan

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Conoscenza delle Tecnologie Interattive

CBS Outdoor, società internazionale attiva nella pubblicità esterna con sedi in 13 nazioni ha diffuso i risultati della seconda edizione di “Interactive Europe” indagine paneuropea effettuata per proprio conto da Kantar Media per monitorare i comportamenti interattivi delle persone.

L’indagine è stata condotta con oltre 5mila interviste nelle sei principali nazioni europee Italia inclusa. I risultati, pur essendo specificatamente riferiti all’advertising outdoor, leggendo le domande, sono a mio avviso riferibili più in generale a conoscenza ed utilizzo delle tecnologie interattive al di là del mezzo specifico.

I QR code sono la tecnologia più conosciuta con il 54% dei rispondenti che ne ha sentito parlare [era il 40% nel 2012] e l’utilizzo è intorno al 19%. La conoscenza della realtà aumentata resta invece stabile al 14% con un tasso di utilizzo del 4.2%.

Il grafico di sintesi sottostante riassume il livello di conoscenza in ambito pubblicitario per ciascuna tecnologia interattiva [nero 2012, viola 2013].

Conoscenza Tecnologie Interattive

I QR code sono dunque una applicazione interattiva della tecnologia che gode già attualmente di una buona base anche nell’utilizzo della stessa e perciò può esserne ulteriormente ampliato l’impiego sia in ambito pubblicitario che giornalistico fornendo in entrambi i casi contenuti multimediali aggiuntivi.

Si nota come all’aumentare della complessità di fruizione diminuisca conoscenza ed utilizzo. Chiara indicazione della necessità di trovare soluzioni facilitanti rispetto a quelle attualmente offerte per ampliare la base.

A questo si aggiunga che il processo di integrazione tra “old” e “new” media viene condotto molto spesso in maniera che possiamo definire eufemisticamente approssimativa. Lo spiega molto bene con la vignetta sottostante, ed il relativo commento alla stessa, Tom Fishburne.

Le opportunità abilitate dalle tecnologie interattive sono concrete ma innovazione è semplificare la vita delle persone, NON complicarla.

Traditional ADV Goes Digital

 

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Pagine Viste

L’edizione online di «Il Sole24Ore» durante questo weekend in home page, nella sezione Magazine Weekend, tra la recensione di un libro ed una proposta cinematografica inserisce un seno nudo [#] ed il collegamento porta ad una fotogallery di 18 scatti che, seppure certamente d’autore, lasciano poco spazio alla fantasia. Un lettore  commenta con sintesi ed efficacia: “Tutto bene. Bravi”.

Ennesima evidenza della rincorsa alle pagine viste ed alla perversione dei CPM come misura del valore di una testata e modalità di monetizzazione. Se il quotidiano di Confindustria non è certamente l’unico ad adottare queste modalità con i maggiori quotidiani nazionali in cui abbondano “boxini morbosi” et similia, il caso specifico sorprende, lascia con l’amaro in bocca più che in altri casi e dà spazio a riflessione.

Sole 24 Schreenshot  2013-03-24_1125Se David Holmes dalle colonne di PandoDaily scrive “page views journalism is killing us” [il giornalismo delle pagine viste ci sta uccidendo] denunciando i rischi per il giornalismo di queste perversioni commerciali, è Petteri Vainikka, Direttore Marketing di Enreach, società che si occupa di raccogliere i dati di readership online ed offline per fornire agli editori una segmentazione del lettorato in tempo reale, a spiegare perchè per alcuni editori, come nel caso di «Il Sole24Ore», questa sia una scelta sbagliata anche sotto il profilo commerciale dei ricavi pubblicitari.

Spiega Vainikka, nel suo articolo ”Premium Publishers Are in the Audience Business, Not the Ad Impression Business”, che i più grandi editori premium  stanno affrontando il problema di meglio monetizzare i propri contenuti digitali con una logica errata “In altre parole, si stanno vendendo il prodotto sbagliato”. Proseguendo “Io credo che la vendita  ad impression lorde è il prodotto sbagliato, indipendentemente dal meccanismo di transazione applicata. Perché? Perché essenzialmente chiunque abbia un sito web può creare e moltiplicare impressions e spazi pubblicitari, senza barriere d’ingresso al mercato – e ciò che è ancora peggio – il mercato nel suo complesso è irreversibilmente paralizzato per ordine di grandezza rispetto all’offerta. Concludendo che per gli editori premium si tratta di entrare nel mercato dell’audience non in quello delle impressions. Un mercato fatto di attrazione e studio accurato dei lettori per offrire agli investori pubblicitari, alle aziende, non un prodotto massificato e generico ma uno di valore, “customizzato”.

Che ci sia vita per i quotidiani online oltre i CPM è una questione sollevata in questi spazi oltre 18 mesi fa, con le evoluzioni avvenute da allora c’è da chiedersi se per taluni ci possa essere vita con i CPM. La mia risposta è NO!

Schema CPM

[#] Screenshot home page Sole24Ore del 24.03.2013 ore 11:25 – Al momento della redazione dei questo articolo ancora in primo piano.

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La Comunicazione da Pari a Pari Funziona

Forrester ha pubblicato i risultati di “How To Build Your Brand With Branded Content”, rapporto dell’indagine online effettuata su oltre 70mila persone negli Stati Uniti ed in Europa, Italia compresa, che esplora come le persone reagiscono ai differenti contenuti e tipi di messaggi, alla comunicazione.

La tabella di sintesi pubblicata da TechCrunch sul livello di fiducia nei diversi mezzi, nelle diverse modalità di comunicazione, conferma ancora una volta che il passaparola è il veicolo più efficace e che le persone hanno maggior fiducia in quello che dicono altre persone come loro.

Tutto ciò che è “interruzione”, come i banner o gli sms promozionali, non gode di alcuna fiducia da parte delle persone. Anche la comunicazione corporate sui social media non ottiene grande fiducia.

Forrester Trust Media

Se l’invasività dei banner e lo scarsissimo gradimento da parte di chi naviga in Rete non è una sorpresa, basti pensare che alcune statistiche recentemente pubblicate mostrano come sia più probabile sopravvivere ad un disastro aereo che cliccare su un banner, la bassa fiducia nella comunicazione aziendale attraverso i social media dovrebbe, si spera, insegnare molto al riguardo.

Si tratta di un chiaro indicatore di come nella maggior parte dei casi, con le dovute eccezioni delle generalizzazioni che però restano tali, anche i social media vengano utilizzati prevalentemente dalle imprese con finalità smaccatamente promozionali come testimonia l’ampio utilizzo di offerte ed appunto promozioni [una recente di Fiat ha "fatto storia"] e non per stabilire una relazione e dunque una conversazione con le persone sulla base dei loro interessi. Dati che fanno anche riflettere anche sul valore di sponsored tweets o sponsored stories.

La fiducia è importante e viene dal coinvolgimento su affinità su interessi comuni non dall’interruzione invasiva. La comunicazione da pari a pari funziona il resto no, o comunque molto meno.

Audiences

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New Media & New Internet

Oggi nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory sintesi e commento della ricerca condotta dall’Osservatorio New Media & New Internet della School of Management del Politecnico di Milano, presentata il 19 marzo scorso, su l’evoluzione dei media in Italia, del mercato pay, delle vendite, e dei ricavi pubblicitari.

Il nuovo sopravanza e si integra con il vecchio sostituendolo solo in parte ed integrandosi prevalentemente.

Buona lettura.

Peso dei diversi media

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