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Content Marketing “De Noartri”

Altimeter ha pubblicato recentemente “The State of Social Business 2013: The Maturing of Social Media into Social Business”. La ricerca porta la firma di celebrati esperti internazionali del calibro di Brian Solis e Charlene Li.

Tra i diversi risultati emergenti si scopre, o meglio viene confermato, che il content marketing è in cima alla lista delle priorità della comunicazione d’impresa per il 2013.

Una superficiale ricerca su Google, effettuata utilizzando il nome dello studio, fornisce centinaia e centinaia di risultati di “blogger” che hanno scritto articoli e commenti al riguardo. Lo stesso avviene su Twitter e gli altri social media, social network.

Siccome è ormai noto che la pubblicazione di uno studio, di una ricerca sia uno dei modi migliori, e più diffusi, per far parlare di se, mi sono abituato da tempo a guardare prima dei risultati la metodologia così da poterne verificare attendibilità ed effettivo valore [ed eventualmente parlarne in questi spazi].

Nel caso specifico NON viene indicata la metodologia e la ricerca si basa su 65 casi. E’ chiaro dunque che con un campione tanto ridotto di aziende giungere a delle conclusioni affidabili è una chimera, ed è anche, a mio modo di vedere,  in assoluto contrasto con le policy dichiarate.

Il content marketing “de noartri”.

Content Mktg

PS: Prendetela, se vi pare, come una – minima – lezione di fact checking.

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Gestione della Comunicazione di Crisi & Social Media

Quando si parla di comunicazione di crisi inevitabilmente viene citato il caso Kryptonite del 2004.

Nonostante il processo di tutela della reputazione aziendale sia sufficientemente codificato continuano a verificarsi casi di cattiva gestione quali, per citare uno dei più recenti in ordine temporale, quello che ha visto coinvolta multinazionale francese che produce e commercializza prodotti omeopatici.

Pare che all’ aumentare della diffusione di social media e social network corrisponda altrettanto una crescita della casistica di momenti di crisi di comunicazione. Spesso si perde la testa proprio nel momento in cui sarebbe fondamentale usarla, come dimostra la timeline realizzata da Social Media Influence che raccoglie i principali casi internazionali di cattiva gestione della comunicazione in Rete da parte di aziende che, per dimensioni e struttura organizzativa, dovrebbero essere in grado di gestire decisamente meglio questo tipo di situazioni.

Uno studio recentemente condotto da Burson – Masteller documenta lo stato generale dell’arte, per così dire, evidenziando tra l’altro che ancora una ridotta minoranza di aziende comprende adeguatamente il pubblico online e le corrette modalità di coinvolgimento.

Molto interessante sotto questo profilo, augurandosi che serva da spunto di riflessione e possa essere elemento di miglioramento, l’analisi realizzata da Alterian che raccoglie  tre casi distinti con modalità di gestione e risultati diversi.

L’infografica realizzata sintetizza dinamiche e risultati di gestione della comunicazione di crisi relativamente a tre imprese:

Per ciascun caso è stato effettuato un monitoraggio su un periodo di sei mesi analizzando il perdiodo pre crisi e gli effetti successivi al picco di difficoltà.

Emerge con chiarezza come nessun problema possa essere congelato, o peggio censurato o coperto, mentre invece una risposta positiva attenua o addirittura annulla, come nel caso della compagnia aerea, gli effetti del  passaparola negativo online.

PS: Ne ho avuto personalmente conferma da una verifica empirica effettuata ieri seguendo una discussione su FriendFeed che mi ha incentivato a scegliere questo tema per oggi.

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Rimedi Omeopatici

Si è finalmente conclusa la vicenda che ha visto Boiron, multinazionale francese che produce e commercializza prodotti omeopatici, al centro di una crisi di comunicazione nata dalle considerazioni di Samuele Riva sul suo blog.

Si tratta dell’ennesimo caso di cattiva gestione della comunicazione in Rete da parte di aziende che, per dimensioni e struttura organizzativa, dovrebbero alle porte del 2012 essere in grado di gestire decisamente meglio questo tipo di situazioni.

Sono episodi che minacciano seriamente la reputazione delle imprese che ne sono coinvolte, causati fondamentalmente da scollamento tra i diversi reparti aziendali e scarsa preparazione alla gestione di situazioni di questo tipo.

Nel 2008 Air Force Statunitense ha prodotto un diagramma di flusso che identifica i passaggi chiave e le azioni da compiere per casi di questo genere.

Si tratta di un ausilio tanto banale quanto fondamentale che dimostra la possibilità di pre-pararsi per gestire adeguatamente le relazioni e la comunicazione online evitando così le possibili consequenze di un disastro mediatico generato dall’«effetto streisand».

Guidelines che il marketing, i responsabili della comunicazione aziendale, d’intesa con un legale che abbia buona sensibilità alle tematiche della rete, non devono, non possono ulteriormente esimersi dal codificare nel panorama attuale.

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Effetti Collaterali

Il Blackberry, ed in particolare il suo servizio criptato di messaggistica istantanea  che già tempo fa aveva sollevato timori e censure in alcuni stati della penisola araba, come noto, è stato il mezzo di comunicazione utilizzato durante i recenti scontri che hanno attraversato le città della Gran Bretagna.

RIM, l’azienda produttrice dello smartphone, aveva immediatamente specificato che il suo sistema era rispondente alla legislazione britannica ed offerto la propria collaborazione alla polizia non senza qualche imbarazzo per l’indesiderato coinvolgimento nei disordini.

Brandwatch ha svolto un’analisi del “sentiment” relativamente alle menzioni su Twitter della marca in questione identificando non solo il naturale incremento delle citazioni ma anche una crescita significativa, come mostra il grafico di sintesi sottoriportato, della negatività di atteggiamento nei commenti.

Effetti collaterali che smentiscono il luogo comune del «purchè se ne parli» facendone un’interessante case study per coloro che si occupano di pr online.

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L’Utilizzo della Rete e dei Social Media da parte dei Giornalisti

Arketi ha pubblicato la sintesi dei risultati del Web Watch Media Survey 2011.

I dati sono di particolare interesse per chi si occupa professionalmente di public relations.

Lo studio si è focalizzato su come i giornalisti statunitensi che scrivono per pubblicazioni B2B utilizzano la Rete, quali le fonti d’informazione dalle quali attingono e quali social network prediligono.

E’ Linkedin il social network con la maggior partecipazione, seguito da Facebook e Twitter quasi alla pari, crolla il tasso di adesione, di partecipazione ed utilizzo degli altri social network.

Il 64% degli intervistati dichiara di utilizzare Internet per almeno 20 ore alla settimana. La ricerca di fonti d’informazione, di notizie è ovviamente l’attività principale.

La possibilità di trovare direttamente il contatto giusto e di effettuare delle ricerche all’interno del sito web sono le variabili che maggiormente interessano i giornalisti quando visitano le pagine aziendali. Fonti aziendali, agenzie di PR e comunicati stampa i mezzi più utilizzati per ottenere informazioni grazie alle quali redigere un articolo.

Inizia ad essere positivo anche l’utilizzo e la partecipazione dei social media, con il 56% degli intervistati che usa i corporate blog come fonte informativa e  nel 53% dei casi ne cura uno personale.

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Perchè le Persone Condividono i Contenuti in Rete

“The New York Times” ha pubblicato i risultati di uno studio sulle motivazioni che spingono le persone a condividere i contenuti in Rete.

La ricerca è stata finalizzata sia utilizzando metodologie di analisi qualitativa, con interviste personali, che quantitativa, con l’osservazione durante una settimana di comportamenti e modalità di condivisione. Sono state analizzate complessivamente 2.500 persone che condividono  contenuti con intensità media e forte.

Lo studio ha identificato cinque motivazioni principali che spingono le persone alla condivisione, tre delle quali sono ego riferite in termini di rappresentazione di se stessi di fronte agli altri ed auto affermazione. In tal senso la definizione di status – sfera sembra calzante, rappresentativa di buona parte delle persone che popolano la Rete.

Sono stati identificati 6 cluster di persone sulla base delle motivazioni psicologiche comuni. Ogni gruppo di persone è segmentato in funzione delle motivazioni emozionali, il ruolo della condivisione nella propria vita ed il valore attribuito ad essere il primo a condividere una determinata informazione. Si va dagli altruisti ai carrieristi passando per networkers e selettivi.

Le conclusioni dello studio offrono spunti utili per facilitare, per favorire il processo di condivisione e dunque il passaparola online.

“The Psychology of Sharing”è un utile supporto per marketers e comunicatori che fornisce elementi di circonstatazione e qualificazione del processo di coinvolgimento delle persone online.

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