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I Viaggi di El Pais alla Ricerca di Ricavi

«El Pais», come molti altri giornali, sta attraversando la peggior crisi da quando è stato fondato. Dopo la controversa ristrutturazione di fine novembre 2012 è di questi giorni la notizia delle dimissioni di Maruja Torres, giornalista firma storica del quotidiano, in aperta polemica con la direzione della testata spagnola. L’ennesimo segnale della tensione dovuta alle difficoltà economiche.

Maruja Torres

Per cercare di recuperare revenues, «El Pais», in collaborazione con Nautalia Viajes, gruppo turistico con una presenza in 85 paesi, ha lanciato ieri un nuovo portale dedicato ai viaggi.

In El Pais Viajes è possibile prenotare alberghi, voli aerei, crociere ed ogni altro tipo di pacchetto legato al turismo. In apertura si legge: “Se hai sempre scelto di rimanere informati attraverso El Pais, perché non gli dai la tua fiducia anche per i viaggi? Il quotidiano di riferimento in Spagna lancia Elpaisviajes.com una nuova agenzia che ti permetterà di viaggiare come desideri. Se sei una persona che ama leggere le storie di  EL VIAJERO [il supplemento dedicato ai viaggi], o hai sempre voluto viaggiare per il mondo in modo diverso, questa è la tua agenzia. Con qualità e sempre con le migliori offerte, progettato per voi e il vostro modo di viaggiare”.

Il difficile percorso alla ricerca di nuove fonti di ricavo per i giornali ora passa anche per le offerte turistiche. Una diversificazione che potrebbe anche funzionare a patto che il valore del brand della testata ed il rapporto fiduciario con i lettori non vengano sviliti.

El Pais Viajes

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La Carta Stampata di Fatto

Oggi su «Il Fatto» una mia intervista che partendo dal mio libro: “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata”, ne riprende i concetti principali.

Se l’indissolubile connubio tra edicole e carta stampata e gli sviluppi futuri vi interessano potete leggerla integralmente qui. Riporto solamente la frase introdutttiva:

Secondo Pier Luca Santoro, autore di “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole – Ovvero che fine farà la carta stampata”, internet non è nemico della carta, anzi: “Il loro futuro è sempre più inscindibile”

Bonus track la marketing map delle edicole del futuro ed il futuro delle edicole contenuta nell’e-book

Comment is free.

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Effetto Pagine Viste

Proseguiamo il ragionamento proposto nei giorni scorsi grazie al breve video di Epipheo, pubblicato in questi giorni, che intervista Ryan Holiday, autore di “Trust Me, I’m Lying”.

Nel breve filmato viene efficacemente descritta la generale scarsa qualità dell’informazione online. Notizie che non lo sono, gossip, congetture, rumors raccolti attraverso i social media e diffusi al solo scopo di fare pagine viste alla spasmodica ricerca di ricavi pubblicitari.

Come dicevo l’altro giorno, le versioni online non sono la fedele trasposizione del giornale di carta, non hanno gli stessi contenuti, e vengono “arricchiti” invece in molti casi della colonna destra con “boxini morbosi” che barattano traffico al posto della reputazione di marca della testata svilendo complessivamente il newsbrand.

L’effetto pagine viste sta avendo risultati disastrosi sulla qualità dell’informazione online e sul valore delle testate che rischiano di perdere il vantaggio competitivo acquisito negli anni con il lettore che identifica il brand della testata a prescindere se sia in versione cartacea o digitale, a pagamento, oppure online gratuitamente. Non tenerne conto potrebbe portare a risultati ben più gravi che la perdita di quale spicciolo raccolto con audience inesitabile.

Autocelebrativo

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Attenzione e Coinvolgimento nell’Informazione

Le pagine viste sono morte, lunga vita al coinvolgimento, scrive Paps Shaikh, General Manager Europa di Say Media, in una interessante disamina su come le pagine viste, il parametro attualmente più utilizzato come metrica per la vendita pubblicitaria online, non siano un indicatore di qualità, non siano indice da tenere in considerazione nè per gli editori nè per gli investitori pubblicitari, per le aziende.

Che sia invece il tempo speso il principale elemento da tenere in considerazione,  l’aspetto di valore in termini di attenzione e coinvolgimento è una tesi che anche il sottoscritto ha ribadito a più riprese e che molti adottano, come mostra il grafico tratto dalla presentazione di Chiara Galli, Head of Business Development Italy di ComScore, sulle caratteristiche e le tendenze del mercato pubblicitario sul Web italiano, che mette in diretta relazione engagement e tempo speso per categoria evidenziando, tra l’altro, come la categoria delle notizie, dell’informazione sia ai minimi livelli e come, in particolare, i quotidiani online italiani siano al fondo, ultimi tra le diverse categorie prese in considerazione per tempo speso.

– Clicca per Ingrandire -

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Che il tempo sia un indicatore quantitativo che rappresenta in realtà altri elementi qualitativi lo ricorda, come sempre, egregiamente Mathew Ingram commentando i dati diffusi da Fast Company sui risultati in termini di tempo speso, appunto, grazie ad una maggior attenzione a proposte di long-form journalism.

Personalmente, come ho avuto modo di affermare a più riprese, sono convinto che le leve su cui operare siano fondamentalmente due: creazione, ed alimentazione, di comunità d’interesse all’interno del sito del giornale e implementazione di tecniche riconducibili alla gamification, che può essere elemento di grande ausilio poichè l’ applicazione all’informazione consente di approfondire l’esperienza del lettore, delle persone, crea coinvolgimento e partecipazione, migliorando complessivamente di riflesso le performance di business aziendali.

Sul tema sono stati diffusi in questi giorni dei dati emergenti da una ricerca condotta da McKinsey che mostrano come il 35% del tempo dedicato al consumo di informazione sia per i giornali [di carta], il 16% per la radio, il 41% per la televisione mentre tablet e smartphone peserebbero solo il 2% e desktop, il pc, il 4%, come mostra il grafico sottostante.

Time spent per media information

A commento, sia l’autore dell’articolo che, ancora una volta Mathew Ingram, obiettano che il minor tempo dedicato alla lettura di informazione online non sia necessariamente un indicatore di una performance negativa ma che anzi potrebbe essere indice di maggior efficienza informativa e che il valore aggiunto risieda nella partecipazione, attraverso commenti e social media, generando complessivamente un’esperienza migliore rispetto alla lettura “passiva” che avviene sul cartaceo.

Tesi che, nonostante l’indubbia autorevolezza di entrambi, mi appare poco supportata da evidenze fattuali che invece parrebbero dimostrare il contrario, con allo stato attuale l’esperienza di lettura digitale, per usare un eufemismo, ampiamente migliorabile sia in termini di lettura ed attenzione che di proposta di contenuti. Aspetti ancora più veri e validi nel nostro Paese dove, contrariamente agli Stati Uniti, le versioni online non sono la fedele trasposizione del giornale di carta, non hanno gli stessi contenuti, e vengono “arricchiti” invece in molti casi della colonna destra con “boxini morbosi” che barattano traffico al posto della reputazione di marca della testata svilendo complessivamente il newsbrand.

Insomma quel che appare certo è che non avremo tempo per annoiarci, il lavoro da fare è ancora davvero molto.

one minute

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[S]Fiducia e Lavoro nei Media in Europa

In occasione della giornata mondiale dedicata alla libertà di stampa il Parlamento Europeo ha pubblicato un’infografica di sintesi sulla situazione in Europa dall’avvento della crisi, dal 2008, ad oggi.

Secondo i dati diffusi il mezzo d’informazione verso il quale gli europei nutrono maggior fiducia sarebbe la radio, seguito da televisione e carta stampata. L’informazione ottenuta attraverso la Rete gode di un livello di fiducia inferiore a quella riservata ai media tradizionali.

Emerge inoltre come in Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Spagna, Finlandia, Francia, Croazia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo e Regno Unito, tra il 2008 ed il 2012 a causa della crisi siano stati più di 12mila i giornalisti che hanno perso il posto di lavoro.

Infine, Il Parlamento europeo ricorda che sta attualmente esaminando due rapporti sulla libertà di stampa. L’obiettivo è quello di “garantire una maggiore trasparenza e  libertà di informazione, in un momento in cui più della metà degli europei diffida di televisione e stampa” secondo i dati del Eurobarometro e si accentuano comportamenti non etici da parte dei media. Il rapporto sulla libertà di stampa nel mondo, scritto dal liberale olandese Marietje Schaake , dovrebbe essere sottoposto al voto del Parlamento in giugno di quest’anno.

EU Media Crisis

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Correlazioni

Mark J. Perry, professore di economia e finanza alla School of Management dell’ University of Michigan, che recentemente aveva prodotto un interessante grafico sull’andamento dei ricavi pubblicitari, sia carta che online, dei quotidiani statunitensi, ora ha prodotto un altro grafico in cui mette in relazione l’andamento dei ricavi pubblicitari con il livello occupazionale.

Come ci si potrebbe attendere al calo della raccolta pubblicitaria corrisponde, in maniera più che proporzionale, un calo nel livello di occupazione all’interno dei giornali statunitensi. Un fenomeno che, come noto, non è caratteristico soltanto di quanto avviene oltreoceano ma che è altrettanto evidente, anche, nel nostro Paese come testimonia il SurvivalCamp che si terrà durante l’edizione 2013 del Festival Internazionale del Giornalismo la prossima settimana.

newspaper adv jobs

Si tratta di fenomeni che hanno attraversato altri comparti, altri segmenti di mercato, nel passato più o meno recente.

Se il taglio dei costi in periodi di crisi diviene spesso un male inevitabile, la sfida resta quella di come generare ricavi poichè è evidente come altrimenti l’involuzione sarebbe inevitabile.

Restando alla nostra realtà nazionale sorprende la dicotomia tra dichiarato e realizzato che emerge da una frase del Presidente di FIEG[*] Giulio Anselmi durante il convegno “Carta e Web: l’integrazione tra scelte strategiche e tecnologiche”:

La carta rappresenta sempre il 90% dei ricavi del settore editoria – dice Giulio Anselmi, presidente della Fieg – L’editoria nel 2012 presenta dati in rosso per il quinto anno consecutivo nonostante l’integrazione in atto con il digitale, che dà segnali positivi. La filiera della carta occupa 213mila addetti, pari al 5% dell’occupazione nel settore manifatturiero, che diventano 740mila con i 527mila addetti dell’indotto. Serve un sostegno forte per un settore strategico per l’informazione e per l’economia del paese”.

Il mondo del web “rappresenta il nostro naturale interlocutore come via d’uscita da questa situazione – aggiunge Anselmi – ma la carta resta il nostro punto di riferimento. Non lo dico da nostalgico e non nativo digitale, ma lo dico guardando i numeri. L’online è il futuro, ma oggi la carta resta il nostro cuore

Dichiarazioni che stridono, come avevo già rilevato, rispetto allo scarso impegno, ed ai risultati nulli, relativamente all’informatizzazione delle edicole, tema al quale è dedicata una parte rilevante del mio libro pubblicato scorsa settimana.

Se le correlazioni tra calo dei ricavi e taglio dei costi del lavoro sono evidenti, restano invece inconsistenti quelle su un’area che potrebbe non solo garantire saving significativi ma anche produrre virtuosismi del sistema, della filiera editoriale, in grado di rilanciarlo.

copertina libro PLS

[*] Via 

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Grazie [e dintorni]

Nel primo giorno di lancio il mio libro “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” è primo nella categoria giornalismo su Amazon e nella top ten di BookRepublic. Secondo TweetReach i numerosi contributors su Twitter hanno generato il raggiungimento di oltre 54mila account e 68.550 impression. Numerosissime le condivisioni anche su Facebook ed altri social media, social network.

Oltre a ringraziare tutti coloro che hanno acquistato il libro e/o contribuito alla sua diffusione, resto in attesa di un feedback sulle proposte operative in esso contenute. Cosa che è possibile fare o all’interno dell’apposito spazio dei commenti o, se preferite, inviando una mail all’indirizzo di posta elettronica contenuto nel libro stesso o, ancora, attraverso i diversi social media e social network come sempre più avviene da tempo.

Si segnala inoltre che ora il libro è disponibile su tutte queste piattaforme, bookstores: Amazon, Apple Store, BookRepublic, Kobo Store, Mediaworld, Ultima Books. Come dicevo ieri, la lettura da PC, anche se più “povera”, è possibile utilizzando dei programmi liberamente scaricabili.

libro pls classifica Amazon

Il giorno prima della pubblicazione del libro, a Roma si è tenuta la conferenza stampa su “CARTA & WEB: l’integrazione tra scelte strategiche e tecnologiche”. Come riportato sul sito web della FIEG, conferenza stampa della filiera carta, editoria, stampa e trasformazione.

Osservando l’elenco delle associazioni presenti, promotrici – Acimga, Aie, Anes, Argi, Asig, Assocarta, Assografici e Fieg – non si può non rilevare la completa assenza della distribuzione e della rete di vendita, delle edicole. Una filiera che non raccoglie intorno a se, che non si confronta con lo sbocco commerciale dei propri prodotti fornisce la dimensione di chiusura e di pericolosità dell’approccio ai problemi in essere tenuto sin ora.

Proposte per la ripresa che non tengano conto di dove, come [e a chi] vengano venduti i prodotti editoriali sono zoppe, ad essere magnanimo, per definizione.

Un motivo in più, se posso dirlo, per essere felice di aver scritto il mio libro sul tema e dell’attenzione sin qui ricevuta. Grazie ancora.

grazie tastiera

Update: Grazie anche ad Anna Masera per la segnalazione di oggi su «La Stampa»

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Che Fine Farà la Carta Stampata

E’ disponibile da oggi il mio libro “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata”.

Seppure possa forse apparire singolare che un libro dedicato ad una delle reti commerciali al dettaglio di maggior capillarità nel nostro Paese sia esclusivamente in formato digitale, questo ha consentito tempi estremamente ridotti dalla stesura alla pubblicazione rendendo l’e-book aggiornato a fatti ed informazioni che risalgono a non più di dieci giorni fa e dunque di grande attualità.

Il libro introduce all’abc della filiera editoriale mostrando l’edicola sotto diversi punti di vista con l’obiettivo di far comprendere i meccanismi di tutta la filiera editoriale-giornalistica: dall’editore passando per i distributori – nazionali e locali –  fino, appunto, alle edicole.

A cavallo tra il saggio divulgativo ricco di informazioni ed opinioni e proposte, credo davvero, concrete, incisive, vengono analizzati punti sensibili del sistema editoriale tradizionale quali il finanziamento ai giornali e l’informatizzazione come strumento per una riforma dell’intera filiera.

L’immagine sotto riportata riproduce l’indice del libro che sintetizza i contenuti dello stesso.

libro pls indice

L’e-book è arricchito da interviste condotte tra febbraio e marzo di quest’anno a diverse personalità nel mondo editoriale, che colgo l’occasione per ringraziare, da Paolo Peluffo, Sottosegretario di Stato con delega all’editoria ad Amilcare Digiuni, del sindacato nazionale giornalai d’Italia SINAGI, fino a Sergio Bonelli, Direttore commerciale de «La Stampa» e Massimo Ciarulli, illuminato edicolante di Terni.

Infine, tra i diversi contenuti all’interno del libro, ho elaborato la marketing map delle edicole inserendo, evidenziandoli, i prodotti ed i servizi dello sviluppo del canale e dunque del sistema editoriale tradizionale nel suo complesso.

Il prezzo di vendita, 2,99€, è davvero alla portata di tutti ed possibile acquistare l’e-book per Kindle, iPad o altro dispositivo. In caso non aveste nessuno di questi device resta comunque la possibilità di leggerlo da PC utilizzando dei programmi liberamente scaricabili. 

Vi lascio con quello che è uno degli ultimi paragrafi nel capitolo delle conclusioni del libro:

La rivoluzione che ha colpito l’editoria passa attraverso Internet ma non è causata dalla Rete di per se stessa. Il sistema editoriale, la sua filiera, dall’organizzazione interna e dal tipo di proposta di lettura degli editori, alle rivendite, passando per distributori nazionali e locali, richiede un profondo ripensamento. L’attuale crisi non è il frutto della tanto declamata rivoluzione digitale ma della staticità dell’offerta e del sistema nel suo complesso che allo scossone dato da crisi economica e dall’avanzare dei media digitali ha mostrato con chiarezza la propria inadeguatezza.

Ovviamente ogni feedback è assolutamente apprezzato ed il libro contiene anche il mio indirizzo di posta elettronica se preferite farlo in maniera privata. Buona lettura.

copertina libro PLS

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Pagine Viste

L’edizione online di «Il Sole24Ore» durante questo weekend in home page, nella sezione Magazine Weekend, tra la recensione di un libro ed una proposta cinematografica inserisce un seno nudo [#] ed il collegamento porta ad una fotogallery di 18 scatti che, seppure certamente d’autore, lasciano poco spazio alla fantasia. Un lettore  commenta con sintesi ed efficacia: “Tutto bene. Bravi”.

Ennesima evidenza della rincorsa alle pagine viste ed alla perversione dei CPM come misura del valore di una testata e modalità di monetizzazione. Se il quotidiano di Confindustria non è certamente l’unico ad adottare queste modalità con i maggiori quotidiani nazionali in cui abbondano “boxini morbosi” et similia, il caso specifico sorprende, lascia con l’amaro in bocca più che in altri casi e dà spazio a riflessione.

Sole 24 Schreenshot  2013-03-24_1125Se David Holmes dalle colonne di PandoDaily scrive “page views journalism is killing us” [il giornalismo delle pagine viste ci sta uccidendo] denunciando i rischi per il giornalismo di queste perversioni commerciali, è Petteri Vainikka, Direttore Marketing di Enreach, società che si occupa di raccogliere i dati di readership online ed offline per fornire agli editori una segmentazione del lettorato in tempo reale, a spiegare perchè per alcuni editori, come nel caso di «Il Sole24Ore», questa sia una scelta sbagliata anche sotto il profilo commerciale dei ricavi pubblicitari.

Spiega Vainikka, nel suo articolo ”Premium Publishers Are in the Audience Business, Not the Ad Impression Business”, che i più grandi editori premium  stanno affrontando il problema di meglio monetizzare i propri contenuti digitali con una logica errata “In altre parole, si stanno vendendo il prodotto sbagliato”. Proseguendo “Io credo che la vendita  ad impression lorde è il prodotto sbagliato, indipendentemente dal meccanismo di transazione applicata. Perché? Perché essenzialmente chiunque abbia un sito web può creare e moltiplicare impressions e spazi pubblicitari, senza barriere d’ingresso al mercato – e ciò che è ancora peggio – il mercato nel suo complesso è irreversibilmente paralizzato per ordine di grandezza rispetto all’offerta. Concludendo che per gli editori premium si tratta di entrare nel mercato dell’audience non in quello delle impressions. Un mercato fatto di attrazione e studio accurato dei lettori per offrire agli investori pubblicitari, alle aziende, non un prodotto massificato e generico ma uno di valore, “customizzato”.

Che ci sia vita per i quotidiani online oltre i CPM è una questione sollevata in questi spazi oltre 18 mesi fa, con le evoluzioni avvenute da allora c’è da chiedersi se per taluni ci possa essere vita con i CPM. La mia risposta è NO!

Schema CPM

[#] Screenshot home page Sole24Ore del 24.03.2013 ore 11:25 – Al momento della redazione dei questo articolo ancora in primo piano.

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Houston Abbiamo un Problema

La frase “Houston, abbiamo un problema” pronunciata da Joe Kerwin che annunciava l’imminente disastro dell’Apollo 13 è scolpita nella storia dell’uomo ed quella che mi è apparsa più calzante per riassumere il meteorite mobile in arrivo sui già precari conti dell’industria dell’informazione.

Già Cory Bergman recentemente avvertiva che l’effetto della crescente  lettura delle notizie in mobilità da smartphone e tablet avrà un  effetto dirompente paragonabile a quello che Internet ha avuto dieci anni fa mettendo ulteriormente sotto pressione i ricavi delle imprese editoriali, affermando:

As audiences shift, the industry will be faced with more revenue pressure unless news organizations can create new mobile revenue streams to compensate. In many ways, this is similar to the shift from print to the Web. Just porting one business model to the other isn’t the solution. Traditional display advertising on mobile devices makes up a very small, declining fraction of total revenue.

Ora il «The Financial Times» riprende i dati di MagnaGlobal ed eMarketer per illustrare, attualizzando la situazione, quanto già emergeva dalla presentazione di metà 2012 di Mary Meeker che già mostravano come i CPM pagati per il mobile fossero 5 volte inferiori a quelli da desktop, da PC.

Secondo quanto pubblicato un paio di giorni fa infatti, se i prezzi medi per CPM da PC si attestano attualmente intorno a 4.42$ quelli da smartphone si collocano a 1.31 $ abbattendo ulteriormente il rapporto di 1:10 tra quotidiani cartacei e online come mostra il grafico di sintesi

Tariffe CPM Diversi Media

E’ l’ennesima evidenza, se necessaria, che il binomio vendite-pubblicità nel complesso non può più essere considerato un modello di business con delle prospettive.

In specifico riferimento alla creazione di ricavi dalla lettura in mobilità, sia per giornali che riviste, la soluzione che in prospettiva appare più interessante mi sembra quella di rendere quotidiani e periodici direttamente “shoppable”, di integrare attraverso applicazioni di realtà aumentata la possibilità di effettuare degli acquisti direttamente dai, sui, giornali.

Opzione che, come segnalavo nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory, inizia ad essere esercitata da diverse testate sia a livello internazionale che in Italia, con  «Glamour», ad esempio,  che da qualche mese  ha lanciato Glamour Personal Shopper applicazione per smartphone che, anche in questo caso, integra contenuti editoriali e possibilità di fare shopping online.

Meglio iniziare a sperimentare, a testarne le opzioni possibili e l’efficacia, o meno, prima di trovarsi davanti all’ennesimo problema, all’ultima emergenza.

Mobile ADV ECOSYSTEM

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