Tanto Tuonò che Piovve

Come molti sapranno è stato annunciato lo sciopero dei giornalai, la serrata delle edicole per il 27-28-29 dicembre prossimi.

Le ragioni della protesta, sintetizzate nel comunicato unitario delle principali sigle sindacali di rappresentanza degli edicolanti,  si basano sulla possibile liberalizzazione della vendita di pubblicazioni editoriali [giornali e periodici] che in base all’articolo 31 potrebbe riguardare i punti vendita, le edicole, unici rimasti dopo la marcia indietro su concessioni autostradali, tassisti e famacisti.

E’ difficile stabilire cosa effettivamente accadrà ma ho deciso di parlarne comunque, sia per rendere giustizia al nome di cui si fregia questo spazio che per fare chiarezza su un tema che gli organi di informazione stanno trattando in maniera, a dir poco, approssimativa e superficiale, limitandosi a pubblicare una sintesi del precitato  comunicato sindacale.

Se dal primo gennaio 2012 alcuni giornali potrebbero chiudere, la situazione delle edicole è di gran lunga peggiore già da tempo.  Negli ultimi anni hanno chiuso circa 8mila punti vendita passando da 38mila a 30mila, riducendosi per oltre un quinto.

Iniziamo subito col dire che questo sciopero, se si farà, è tanto tardivo quanto inutile. A prescindere dalla minaccia di liberizzazione delle licenze almeno 10mila giornalai, quelli esclusivi, quelli cioè che non trattano altre categorie merceologiche [tabacchi, giochi ed altro], hanno ormai il destino segnato, stritolati finanziariamente dai distributori locali che riversano su di loro la necessità di fare cassa inondandoli di pseudo pubblicazioni editoriali in virtù della vetusta ed anacronistica idea che si ha della parità di trattamento.

La convocazione di uno sciopero in questo contesto rischia di essere più strumento di contrattazione nelle mani della FIEG, che forse non a caso in questa circostanza non si è espressa sulla protesta come era avvenuto nelle rarissime occasioni precedenti, per salvare i finanziamenti milionari che lo stato gli elargisce, che non elemento efficace di rivendicazione dei diritti dei peones dell’editoria nostrana.

Il terreno su cui le relazioni di potere operano è principalmente costruito attorno a globale e locale ed è organizzato attorno a reti, non a singole unità. Le reti sono molteplici e le relazioni di potere sono specifiche di ciascuna. Una norma fondamentale di esercizio del potere, comune a tutte le reti, è l’esclusione dalla rete, spiega Manuell Castells. Possibile sintesi dell’abbandono, della colpevole trascuratezza nei confronti della rete di edicole nel nostro Paese.

Avevo già avuto modo di evidenziare la non trascurabile differenza tra liberalizzazione e libertà, sono concetti, credo di poter dire, che restano a distanza di due anni dalla pubblicazione di scottante attualità.  Senza una revisione complessiva del sistema la eventuale liberalizzazione delle edicole sarà solo ulteriore elemento di peggioramento che non apporterà alcun beneficio concreto alla filiera editoriale.

La tendenza a buttare via il bambino con l’acqua sporca, come si suo dire comunemente, era già emersa dal dibattito condotto sul tema all’ International Journalism Festival 2011. Dibattito al quale, nonostante i miei ripetuti inviti, non si erano presentati rappresentanti della distribuzione locale. Tematiche e problematiche che mi pare siano spiegate con sufficiente chiarezza e dettaglio sino al punto di divenire non solo propedeutiche alla risoluzione dei problemi ma addirittura didascaliche.

Quale sia la mia visione sull’edicola del futuro ed il futuro delle edicole mi pare di averlo espresso con chiarezza da tempo. Opinione che complessivamente non ho cambiato.

Credo che all’eventualità di una serrata debbano essere sostituiti, o perlomeno affiancati, strumenti e mezzi di maggior attualità, come dimostra la portata delle proteste degli “indignados” nel mondo occidentale,  che sin ora non sono mai stati sperimentati dai giornalai [e tanto meno dalle loro rappresentanze] spesso rinchiusi su se stessi in gruppi su Facebook che, ahimè, fungono più da “sfogatoio” che non da aggregatore di ri-soluzioni.

Mezzi e strumenti che servono ad attirare l’attenzione sui problemi, spesso sconosciuti ai più nell’opinione pubblica, sintetizzati sin qui, ai quali affiancare la concretezza di soluzioni ed azioni che non hanno più il tempo di essere rinviate oltre.

In tale ipotesi non posso che ribadire, confermare, la mia completa disponibilità già espressa pubblicamente a più riprese, a mettermi a disposizione con le mie competenze di coloro che, finalmente, volessero fare un lavoro serio, degno di questo nome al riguardo.

9 commenti

Archiviato in Comunicazione, Distribuzione Editoria, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

9 risposte a “Tanto Tuonò che Piovve

  1. Fabio de Angeli

    Hai ragione, FB al momento serve più come contenitore di lamentele che come motore di iniziative, purtroppo. E allora anche qui scrivo cosa penso della serrata, la chiamerei così, piuttosto che sciopero. E’ FONDAMENTALE FARLA. Non tanto perchè ci liberalizzano il settore, quanto perchè lo fanno per gli altri, che non avranno l’obbligo della parità di trattamento, che a noi invece, causa il nostro contratto, resterà. E non avremo la possibilità di vendere cose appetibili tipo tabacchi o lotterie, perchè le lobby vere non ce lo permetteranno, non essendo i loro settori liberalizzati. Come hai scritto nel tuo articolo di 2 anni fà, attualiassimo, liberalizzazione non significa per noi libertà, ma peggioramento della condizione di schiavitù e morte certa.

  2. aldo cappiello

    penso sia un nostro diritto,ed anche un nostro dovere cercare di difendere i nostri diritti,le nostre famiglie,il futuro,ora abbiamo una possibilità enorme per farci ascoltare…lo sciopero. auspisando che continui e si evolva portando alla luce i tanti problemi che ormai da anni ci affliggono…BUON NATALE.

  3. Lucio

    Non corrisponde comunque al vero, in quanto non è riportato in alcun articolo di normativa vigente o prospettata nell’immediato futuro, quanto pubblicato qui sopra dove si afferma che i “nuovi rivenditori” non avranno l’obbligo della parità di trattamento mentre per gli attuali giornalai questa norma resta in vigore. Anche i “nuovi” se vorranno iniziare l’attività dovranno invece sottostare alla parità di trattamento, e quanto affermato qui sopra è quindi puro terrorismo infondato. Nel caso si affermi il contrario quindi si citi anche l’articolo di legge della manovra o di altra norma che cancellla la parità di trattamento per chi volesse iniziare ex-novo l’attività di rivenditore di giornali.

  4. pedroelrey

    Fabio: Sicuramente quanto venduto dai tabaccai allarga l’offerta e riduce il rischio. Grantisco però che non sono solo rose. Anche in quel caso si tratta – come denominato – di un monopolio e gli obblighi ed i vincoli sono stringenti, senza dimenticare che per aumento prezzi e preoccupazione per la salute di sigarette se ne vendono sempre meno.
    Aldo: Buon Natale anche a te. Nessuno, almeno non io, dice che non esista tale diritto, anzi. Dico solo che è tardivo e che bisogna affiancare altri titpi di azioni e mezzi.
    Lucio: Sai che io non vedo scritto quanti riprendi, dove l’hai letto? Non qui direi. A prescindere, basta comunque andare in un supermercato che già vende pubblicazioni editoriali per verificare la limitatezza dell’assortimento rispetto ad un’edicola; segno evidente di una disparità nella parità di trattamento. [scusa il gioco di parole].

    Ciao.
    Pier Luca

  5. massimo ciarulli

    Siamo già liberalizzati da oltre dieci anni con il dlgs 170 che pur specificando l’obbligo della parità di trattamento per i non esclusivi, di fatto e relega solo alle edicole, in quanto la GDO espone ciò che vuole, come ha sintezzato benissimo Pier Luca. Scioperare ora è sì tardivo, ma forse non inutile. Serve a dimostrare che ancora esistiamo, E’ una prova di forza contro editori e distributori. Ho un dubbio che lo sciopero possa essere effettuato realmente. Tre giorni, dopo due di chiusura fanno 5 giorni senza stampa. Sembra più una forma di ricatto che una vera e propria azione. Forse serve per essere convocati e revocare lo sciopero. Un pò come fanno i benzinai

  6. Claudio Maffei

    5 giorni senza giornali, è un fatto eccezionale, mai successo che io sappia.
    potrebbe esserci una revoca non dello sciopero, ma della liberalizzazione, anche perchè non si capisce quali siano i benefici che deriverebbero al paese, sacrificando una categoria che ha già dato con l’ampliamento della rete di vendita nella grande distribuzione.
    il problema che potrebbe vanificare lo sciopero è che mentre le edicole scioperano, i giornali si vendono nei supermercati e nei negozi o esercizi promiscui, comunque costretti ad aprire, per le altre merceologie.
    bisognerebbe quantomeno impedire che partano i furgoni, il mattino dalle distribuzioni.
    e comunque un accordo con i distributori dovrebbe essere raggiunto, per evitare le consegne ed il ritiro degli invenduti, altrimenti più che 3 giorni di sciopero c’è il rischio siano 3 giorni di caos, e “soprattutto 3 giorni di lavoro effettivo” non retribuito.
    domanda: ci si alza il mattino presto, si ritirano le consegne e si rende l’invenduto, quindi si compilano le rese, restituendo tutto a saracinesche abbassate?
    Nella mia zona, le edicole esclusive sono pochissime, molte vendono tabacchi o lottomatica, sisal ecc….quindi saranno aperte.
    difficile rifiutare il giornale al cliente che lo ha visto consegnare.
    sono spunti per una riflessione

  7. Pingback: Edicole e relazioni di potere

  8. Grazie Pedro,
    utile post, lo abbiamo anche linkato qui:

    http://tropicodellibro.it/notizie/sciopero-edicole-liberalizzazione/

    Ci terremmo però che partecipaste tutti all’approfondimento di quell’articolo commentandolo. In particolare vorremmo capire meglio come gli edicolanti vedono il loro futuro, come pensano di dover, eventualmente, ristrutturare la propria attività per sopravvivere ai cambiamenti tecnologici e sociali in corso, e quali pensano saranno le conseguenze di breve e lungo termine di una tale liberalizzazione (già in atto da tempo su molti fronti, peraltro).

    Grazie,
    TdelL

  9. La Guido Veneziani Editore è come sempre vicina, anche e soprattutto in questa occasione, agli Edicolanti.
    Ci rendiamo conto della preoccupazione che attanaglia l’intera rete di vendita in merito al suo futuro e siamo solidali con la Categoria.
    È nostra opinione che la tutela e la considerazione che meritate, guadagnata giorno dopo giorno con il vostro impegno e il vostro lavoro, non debba mai venir meno, specialmente in questo difficile frangente.
    Guido Veneziani

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