Archivi tag: crisi editoria

Dall’Economia della Attenzione all’Economia dell’Intenzione

La scorsa settimana durante la premiazione di  “è Giornalismo”, Hal Varian, chief economist di Google e vincitore del riconoscimento, che ha deciso di donare ad Anna Masera e Arianna Ciccone [congrats!], ha tenuto un discorso sulla creazione di valore da parte dell’industria dell’informazione.

I punti essenziali dell’intervento sono otto, ne traduco i passaggi essenziali per facilità di lettura:

  1. La diffusione dei giornali cartacei sta calando da 50 anni [il riferimento è ai quotidiani statunitensi].
  2. Internet è un mezzo migliore per distribuire e leggere le notizieDal punto di vista di chi produce notizie, oltre il 50% del costo di un giornale deriva da stampa e distribuzione. Questi costi vengono essenzialmente eliminati se si sposta la distribuzione online. Dal punto di vista del lettore, le notizie online sono più aggiornate e vi si può accedere più facilmente. Inoltre, la lettura online può essere anche un’esperienza molto più ricca, grazie a link, infografiche, interattività, coinvolgimento degli utenti e contenuti video. Idealmente, le notizie online possono offrire l’immediatezza emotiva della TV insieme a una maggiore interattività, a contenuti personalizzati e alla profondità analitica della carta stampata.
  3. Alla base dei problemi economici dei giornali c’è la maggiore competizione per l’attenzione del lettore. Per decenni, i giornali hanno rappresentato la fonte primaria di accesso alle notizie e la maggior parte delle persone leggeva un solo giornale. Oggi, un lettore ha accesso a una varietà di nuove fonti tra cui gli stessi siti dei giornali, blog e TV. La sfida dei giornali è sopravvivere in questo contesto altamente competitivo. Non vi sfuggirà l’ironia: internet ha abbassato i costi di distribuzione [che è un bene per gli operatori tradizionali] ma, allo stesso tempo, ha reso il contesto molto più competitivo [che non è un bene per gli operatori tradizionali].
  4. I giornali non hanno mai fatto soldi con le notizie. Elemento che era emerso già tempo fa dalla ricerca “Chasing Sustainability on the Net : International research on 69 journalistic pure players and their business models”
  5. La lettura di notizie offline è un’attività da tempo libero, la lettura online si fa durante l’orario di lavoro. La buona notizia è che i giornali online possono raggiungere i loro lettori in momenti della giornata nei quali prima non li riuscivano a raggiungere; la cattiva notizia è che, in questi ritagli di tempo, i lettori non hanno molto tempo da dedicare a una lettura approfondita. Meno tempo passato a leggere le notizie significa anche meno visibilità per le pubblicità e quindi anche meno fatturato derivante dalle impression della pubblicità online.
  6. Il fatturato pubblicitario dipende dal coinvolgimento dei lettori. Gli abbonati a un giornale cartaceo dedicano circa 25 minuti al giorno alla lettura del giornale. In UK e US, il tempo medio dedicato alla lettura di notizie su un sito è circa un ottavo, ossia 2-4 minuti [*]; interessante notare che in US i giornali ricavano dalla pubblicità online circa un ottavo del loro fatturato pubblicitario. Se i lettori dedicassero alla lettura di notizie online lo stesso tempo che dedicano alla lettura su carta, anche il fatturato pubblicitario derivante dai contenuti online sarebbe molto più vicino a quello derivante dalla carta.
  7. I tablet offorno ai giornali un modo per recuperare parte dell’audience persa. I giornali devono sviluppare una strategia per mantenere un contatto continuo con i lettori attraverso i diversi dispositivi.
  8. La sfida fondamentale dei giornali è avere lettori che dedicano più tempo ai loro contenuti. Più sarà il tempo dedicato alla lettura delle notizie online e più aumenterà il fatturato pubblicitario online.

Attention Catcher

L’accento posto da Hal Varian su attenzione e coinvolgimento del lettore come elemento di creazione di valore, ed in particolare l’equazione che questi aspetti siano direttamente misurabili con il tempo speso, è stato fortemente criticato da Jeff Jarvis che sostiene come vi sia una sostanziale differenza tra attenzione e rilevanza poichè una è la prospettiva di chi parla [i giornali] mentre la seconda è la visione dell’utente/cliente/persona/pubblico e che solo attraverso quest’ultimo elemento è possibile costruire e mantenere una relazione di valore, osservando come di fatto sia questo fondamentalmente il modello di business di Google stesso.

Che i mercati siano conversazioni ed il business sia sempre più fatto attraverso le relazioni, la capacità di ingaggiare, coinvolgere le persone, è una cosa apparentemente tanto risaputa che c’è quasi da vergognarsi a tornare sull’argomento.

Doc Searls, Nel suo ultimo libro, “The Intention Economy. When Customers Take Charge”, racconta come l’economia si stia ridisegnando in funzione della domanda più che dell’offerta e come le aziende potrebbero accogliere e valorizzare gli stimoli espressi dai consumatori, invece di competere per l’attenzione di massa.

Il passaggio al personal media porta inevitabilmente drammatici cambiamenti e grande opportunità. I personal media permettono ai contenuti di spostarsi, diversificarsi, in bundle, disaggregati, modificati, conservati, aggregati, filtrati, e generalmente ottimizzati per proprio gusto individuale del consumatore. La plasticità del contenuto guida un esplosione significativa nella quantità dei supporti ai mezzi ma riduce anche la dimensione media delle “merci” multimediali. Il cocktail unico di personal media significa che la fornitura di mezzi sorpassa di gran lunga la domanda. Una verità lapalissiana economica è che quando l’offerta supera la domanda i prezzi di equilibrio cadono, e qui sta il problema per l’industria della pubblicità, siamo ossessionati dal prezzo e tuttavia travisiamo la moneta.

I personal media suggeriscono che dovremmo riconsiderare ogni nozione circa la tradizionale idea di pianificazione, acquisto, e di misurazione dei media. Le basi di portata e la frequenza devono essere completamente rivalutate. La misurazione dei media deve anche essere revisionata ed i concetti di valutazione delle prestazioni riconsiderati.

Il passaggio, l’evoluzione dall’economia dell’attenzione a quello dell’intenzione è ben sintetizzato dallo schema sottostante che ne fotografa egregiamente differenze e aspetti salienti.

Se la “new economy” è finita da un pezzo adesso l’evoluzione è nella transizione dalla “attention economy” alla “intention economy”. Non ditelo in giro qualcuno ai piani alti dei giornali [ed anche altrove, eh] potrebbe capire la propria obsolescenza.

-  clicca per ingrandire -

– clicca per ingrandire –

[*] In Italia, secondo Audiweb, il tempo medio dedicato alla lettura di notizie su un sito è tra i 3 ed i 6 minuti.

1 Commento

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

I Problemi dell’Integrazione tra Carta e Web

Sono entrato in possesso del comunicato del 23 Settembre scorso del Comitato di Redazione di un importante giornale locale facente parte a sua volta di uno dei gruppi editoriali di maggior rilievo nel nostro Paese.

Non è importante, ed è probabilmente inopportuno, rivelare di quale giornale si stia parlando, ma credo sia interessante, da diversi punti di vista, renderlo pubblico, e commentarlo, poichè esemplifica egregiamente una parte dei problemi dell’integrazione tra carta e web.

Dopo un introduzione di analisi critica sulle azioni dei giornali concorrenti sul territorio, viene descritto, sintetizzandolo per punti, il progetto aziendale :

[…..] Quanto all’integrazione carta-web, il progetto aziendale, già illustrato in assemblea e ribadito dal Direttore di fronte ai giornalisti, è il seguente:

– partenza con il mese di novembre: in questa fase sono coinvolti, nelle redazioni di cronaca, capo, vice e cronisti di nera e giudiziaria. E’ previsto l’aggiornamento professionale;

– entro tale data saranno approntati per il sito layout e grafica nuovi e le tecnologie necessarie. E’ all’esame dell’Azienda anche la situazione tecnologica del cartaceo e non sono esclusi interventi per le singole postazioni di lavoro;

– ciascuna redazione produrrà tra le 4 e le 7 notizie al giorno (per lo più abstract di poche righe) per il sito. Tali notizie potranno anche essere prodotte direttamente dalla redazione web o essere di fonte Ansa. Ciascuna redazione avrà un proprio link sul sito dove la redazione web collocherà tali notizie, che peraltro potranno anche essere poste in evidenza sulla home page;

– gestori assoluti del flusso delle notizie, “giudici delle stesse e interlocutori del sito”, per usare le parole del Direttore ripetute anche in assemblea, sono i capi, o i loro vice, di ciascuna redazione. Il giornalista si rapporta con il proprio capo, il quale poi decide se la notizia sia da girare al sito e interagisce con la redazione web;

– i redattori di nera e giudiziaria avranno l’accesso diretto a un “contenitore” gestito dalla redazione web dove inviare immediatamente le notizie di assoluto rilievo, in quanto per un sito internet la tempestività è “arma” necessaria e vincente. Sarà poi la redazione web a gestirle;

– sono previste 7/10 pagine tematiche d’autore, su valutazione del Direttore e su base volontaria, con il vincolo per il giornalista di aggiornare i testi almeno 2 volte a settimana e di essere legate al tema specifico (non un luogo di libero pensiero), ad esempio il mondo musicale;

– in questa fase sono coinvolti soltanto i giornalisti strutturati in redazione e non i collaboratori, mentre le notizie provenienti da questi ultimi saranno gestite dai capi, proprio in virtù del ruolo di valutazione e indirizzo dell’intero flusso informativo;

– non è previsto alcun impegno dei giornalisti con profili personali aziendali sui social network, né la produzione di foto e video da parte dei giornalisti.

Direttore e Azienda hanno infine sottolineato come l’integrazione carta-web è un tema in continuo divenire e che questo è soltanto il progetto di partenza.

Per “redazione” si intendono le diverse redazioni locali sul territorio poichè il quotidiano in questione copre diverse provincie. E’ interessante notare come [terzo punto] l’approccio sia prevalentemente quantitativo e dunque di fondo orientato al traffico sul sito con notizie brevi, “abstract di poche righe”, magari prese da Ansa con copia-incolla. Un aspetto che, come è possibile leggere di seguito, non pare interessare il CDR.

Contrariamente alla strategia portata avanti ormai dalla maggior parte dei giornali italiani, “non è previsto alcun impegno dei giornalisti con profili personali aziendali sui social network”, nonostante pare di capire saranno realizzati dei “blog d’autore” monotematici. Sarà interessante verificare al lancio a novembre l’evidenza data ai blog e le modalità di diffusione dei contenuti, che non passando attraverso i profili personali dei giornalisti coinvolti partono già con un  handicap a mio avviso. Un altro aspetto che non viene rilevato dal CDR.

good_enough

Successivamente alla sintesi sopra riportata dei punti di sviluppo, il Comitato di redazione pone le seguenti obiezioni:

L’assemblea ha analizzato le varie novità, ed in sostanza sono emerse alcune tematiche da affidare al Cdr per il confronto aziendale, proprio per la premessa che il passaggio è decisivo per tutti:

– l’intero corpo redazionale dovrebbe essere coinvolto fin dall’inizio sia nell’organizzazione del lavoro che nella dotazione di efficienti tecnologie personali per interagire con la redazione e con l’esterno, considerato anche il grave ritardo in materia rispetto alla concorrenza ed anche alle altre Testate del Gruppo. E’ impensabile che alcuni giornalisti continuino a produrre informazione accollandosi l’onere delle spese (ad esempio telefonia e strumentazione idonea per l’accesso a facebook, twitter e quant’altro, ormai parificati all’Ansa come fonte privilegiata delle notizie). La mancata inclusione in partenza dell’intera redazione nel progetto rischia di portare ovviamente alla non partecipazione di una parte più o meno ampia dei giornalisti, che si sentirebbe esclusa a priori se non addirittura discriminata;

– l’organizzazione del lavoro deve essere funzionale, pratica, ma anche ben delineata, per evitare che un giornalista debba rispondere a più capi, ricevendo indicazioni contraddittorie, se non addirittura contestazioni da più parti sul proprio operato. In sostanza si condivide l’impostazione del Direttore che il giornalista interagisca con il capo della propria redazione e si rileva come comunque la prestazione multimediale deve essere contenuta nell’arco orario di lavoro;

– il riconoscimento da parte dell’Azienda dell’ulteriore impegno richiesto ai giornalisti.

Cordiali saluti

IL COMITATO DI REDAZIONE

Le obiezioni del CDR, come si legge, si concentrano fondamentalmente su aspetti economici, legati a retribuzione, “riconoscimento dell’ulteriore impegno richiesto”, e onere delle spese per accedere a Facebook e Twitter [Quali spese?]. Tra l’altro, restando sui social network, non si capisce perché prima non debbano essere usati dai colleghi e poi si parli delle spese  per utilizzarli come fonte.

Invece di entrare nel merito dell’organizzazione del lavoro, a cui si fa cenno, si rivendica il contenimento delle prestazioni all’interno dell’orario di lavoro. Ci si preoccupa della gerarchia e di eventuali possibili contestazioni al proprio operato senza in buona sostanza offrire, almeno secondo quanto viene scritto, alcuna soluzione, alcuna proposta su quelli che potrebbe essere gli elementi qualificanti del progetto e della professionalità dei giornalisti.

Gerontocrazia e miopia all’ennesima potenza. Una parte consistente dei problemi di integrazione tra carta e web.

perilous

1 Commento

Archiviato in Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

La Crisi dei Giornali Colpisce [anche] la Germania

Non è passato neppure un mese da quando il principale player dell’editoria tedesca, Axel Springer, ha annunciato la vendita di alcune testate regionali, guide per programmi tv e riviste femminili per un totale di 920 milioni di euro al gruppo Funke Mediengruppe, con l’obiettivo di concentrarsi sui “nuovi media” digitali.

La scorsa settimana “Speigel Online”, versione digitale del più importante settinamale tedesco «Der Spiegel», ha pubblicato un articolo: “Newspaper Crisis Hits Germany”, la crisi dei giornali colpisce la Germania.

A corredo dell’analisi vengono pubblicati i dati dell’andamento vendite di 5 tra i principali quotidiani regionali del Paese. Come mostra il grafico di sintesi sotto riportato la perdita di vendite è davvero rilevante.

Secondo l’autore dell’articolo dello Spiegel, il giornalista Cordt Schnibben , i giornali tedeschi [e per estensione quelle di altri paesi che soffrono la crisi] dovrebbero porsi le seguenti domande se si comincia a ottenere risposte sul perché sta accadendo ciò che sta accadendo :

– Perché abbiamo bisogno di giornali di carta?

– Qual è il minimo che  possono raggiungere le cifre di diffusione?

– Che cosa possono fare le redazioni a riguardo?

– Può la propria versione digitale di un giornale cannibalizzare la versione cartacea?

– Si possono contare i lettori digitali?

– Come sarà il giornale del futuro?

A queste domande, di assoluto interesse non solo per l’editoria teutonica, aggiungo che se si considera che il punto di forza dei giornali tedeschi sin ora è tradizionalmente stato il fortissimo peso degli abbonamenti, in particolare proprio per i giornali locali e regionali con 11.870.000 di unità corrispondenti al 91%  della loro circolazione totale, come emergeva dai dati sul 2012 pubblicati dalla BDZV, [Bundesverband Deutscher Zeitungsverleger e.V], l’Associazione Federale degli Editori di Giornali Tedeschi, resta questo un ulteriore interrogativo.

Se infatti anche il lettorato fedele abbandona la carta forse la domanda di fondo è sul perchè le persone hanno perso interesse , e fiducia, per l’informazione. Su come tornare a coinvolgere i lettori integrando carta e digitale.

Ne parleremo diffusamente, ne sono certo. In fondo “il campionato 2013-2014” inizia, almeno per me, solo oggi. Non ci sarà da annoiarsi ancora una volta.

Quotidiani Tedeschi

1 Commento

Archiviato in Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

Il Futuro dell’Informazione

I giornali nel nostro Paese, escludendo i locali che pure rappresentano nel loro insieme una realtà importante, sono sempre stati un prodotto di élite, consumati da una ristretta fascia della popolazione in una nazione, ahimè, di non lettori. Per quello che si riesce ad immaginare in futuro sarà sempre più così.

Sull’impatto che questo avrà sulla qualità complessiva dell’informazione la strip di Doonesbury non lascia dubbi. Amara ironia sulla quale riflettere in questi giorni tradizionalmente dedicati a ricaricarsi, abbinandovi la lettura di chi invece sostiene che il mondo non sia mai stato meglio informato e che siamo nell’era d’oro del giornalismo.

Doonesbury-newspaper-folded

3 commenti

Archiviato in Passaggi & Paesaggi

Svalutation

Era il 1976 quando Adriano Celentano incise “Svalutation”, orecchiabile canzone sulla crisi italiana di quegli anni che ben sia adatta alla crisi dei giornali.

The Pew Research Center’s Project for Excellence in Journalism ha pubblicato una serie di dati sul mercato dei quotidiani statunitensi per aiutare a capire cosa c’è dietro la vendita del «The Washington Post», quale sia lo scenario di riferimento.

I ricavi pubblicitari del cartaceo sono il 39% di quello che erano nel 2005 – anno di maggiori ricavi nella serie storica – mentre le entrate pubblicitarie del digitale, dell’online, hanno tassi di crescita che PEW definisce “anemici” negli ultimi due anni [2012 +3.8%]. La crescita della pubblicità online, quindi, è ben lontana dal compensare le perdite della stampa. Infatti nel 2012, per ogni dollaro guadagnato dal digitale 15 dollari sono stati persi in stampa; in ulteriore peggioramento rispetto al rapporto nel 2011 di 10 dollari perduti dalla stampa per ogni dollaro guadagnato in pubblicità digitale.

ADV Revenues Giornali Statunitensi

Oltre ad una serie di dati specificatamente dedicati alle testate acquistate da Bezos, PEW ha realizzato un’infografica di sintesi delle principali cessioni ed acquisizioni di giornali negli Stati Uniti. Il valore delle testate è sceso nella migliore delle ipotesi, si fa per dire, dell’89%, per arrivare sino ad un calo del 95% per  «The Boston Globe» come segnalavo già ieri.

Attualmente lo scenario italiano, per quanto grave, non è così drammatico come quello di oltreoceano, meglio darsi da fare subito prima di dover dare ragione a Celentano che in uno dei passaggi  di “Svalutation” canta: “Mah, siamo in crisi ma senza andare in la’ l’America e’ qua”.

Infografica Vendite Giornali USA

5 commenti

Archiviato in Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

Intesa sugli Interventi a Sostegno dell’Editoria

E’ stato raggiunto ieri l’accordo tra Governo e mondo dell’editoria. Lo annuncia Giovanni Legnini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega a editoria e attuazione del programma, su Twitter e dal suo blog personale nel tardo pomeriggio di ieri.

Legnini Accordo

Il documento è stato sottoscritto da praticamente tutti gli attori del mondo editoriale, incluso l’online: FIEG [Federazione Italiana Editori Giornalist]), FNSI [Federazione Nazionale Stampa Italiana], INPGI [Istituto Nazionale Previdenza Giornalisti Italiani], ANADIS [Associazione Nazionale Distributori Stampa], ANES [Associazione Nazionale Editoria Periodica Specializzata], ANSO [Associazione Nazionale Stampa Ondine], Consiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti, FILE [Federazione Italiana Liberi Editori], FISC [Federazione Italiana Settimanali Cattolici], MEdiacoop, NDM [Network Diffusione Media]; USPI [Unione Stampa Periodica Italiana]; SINAGI; SNAG, UILTUCS; FENAG; USIAGI UGL [Sigle di rappresentanza dei giornalai].

I Contenuti dell’accordo, che seguono  la risoluzione parlamentare approvata il primo agosto scorso dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato, costituirà la base per un prossimo intervento normativo di carattere straordinario da inserirsi nella tanto attesa riforma del settore.

I termini dell’intesa sono stati pubblicati integralmente alle 18:30 di ieri sul blog del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega a editoria, mentre invece non compaiono in nessuno dei siti web delle sigle che l’hanno sottoscritto.

Undici i punti dell’accordo sottoscritto:

a) Sostenere i processi di innovazione tecnologica e di ristrutturazione aziendale  attraverso il rifinanziamento di misure come il credito agevolato alle imprese;

b) Favorire la nascita di nuove imprese editoriali ispirate a modelli innovativi attraverso l’applicazione degli strumenti già previsti in altri settori per le start-up;

c) Favorire l’ingresso di nuovi e qualificati professionisti con l’abilità nell’area dei new media in continua evoluzione, contestualmente al rifinanziamento al sostegno all’uscita e degli altri strumenti di protezione sociale, anche utilizzando gli istituti contenuti nella legge 5 agosto 1981 n. 416;

d) Promuovere, anche con misure di incentivazione fiscale, il pieno sviluppo delle potenzialità delle piattaforme digitali e l’offerta dei contenuti multimediali e digitali, compatibilmente con le normative europee ed i vincoli di finanza pubblica;

e) Favorire, nel settore dell’informazione online, l’offerta di contenuti legali per garantire un’effettiva tutela del diritto d’autore ai produttori di contenuti originali, valorizzandone così il ruolo;

f) Favorire la sottoscrizione di accordi tra le organizzazioni di rappresentanza degli editori e le società che svolgono attività di aggregazione di notizie, per individuare forme di remunerazione per l’utilizzo in rete dei contenuti editoriali, così da garantire un’effettiva tutela del diritto d’autore e lo sviluppo dell’offerta online di contenuti legali;

g) Promuovere la modernizzazione della rete di distribuzione e dei punti di vendita con misure di incentivazione fiscale  e con idonei interventi di carattere amministrativo o normativo;

h) Promuovere il confronto con le autonomie locali e regionali, in sede di conferenza Stato-Regioni, al fine di definire criteri uniformi di applicazione delle misure relative alla distribuzione e vendita dei giornali, introdotte dal decreto-legge 24 gennaio 2012, n.1, convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27;

i) Garantire  un livello adeguato e stabile di finanziamento del fondo gestito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la contribuzione diretta all’Editoria  per il prossimo triennio;

l) Evitare che il fondo gestito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la contribuzione diretta all’Editoria sia gravato da oneri finanziari relativi a regolazioni debitorie pregresse;

m) Favorire  per il prossimo triennio  prosecuzione dell’attuale regime tariffario concordato con Poste Italiane nella misura stabilita dal vigente decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, anche contemplando ulteriori alleggerimenti delle tariffe per le imprese editoriali minori e no profit.

Adults

Difficile entrare nello specifico visto che si tratta di criteri generali che andranno a costituire la base di interventi specifici. E’ comunque positivo che a poco più di 3 mesi dall’insediamento del nuovo Governo vi sia stata attenzione costante e si sia giunti ad un protocollo d’intesa sul quale lavorare.

Per quanto riguarda il digitale e l’online sia in termini di professionalità che a livello di sostegno economico alle start-up, che tanto faticano, vengono previsti interventi specifici. Questo, per quanto si riesce a decodificare, potrebbe allineare anche le aliquote IVA abbattendo le attuali differenze tra il 4% sulla carta ed il 21% sul digitale.

Si torna a ricercare soluzioni, accordi, tra “organizzazioni di rappresentanza degli editori e le società che svolgono attività di aggregazione di notizie”, fondamentalmente Google News. Visti i risultati in Belgio, Francia e Germania – di cui parlavo non più tardi di ieri – non mi farei più di tante illusioni al riguardo.

Due i punti specificatamente dedicati alla distribuzione editoriale, finalmente. L’incentivazione fiscale prevista per la modernizzazione della rete, leggi informatizzazione delle edicole, lascia intendere che verrà probabilmente procrastinato il credito di imposta di 10 milioni di euro previsto dal precedente Governo. Sul tema ci tengo a sottolineare che NON può, NON deve essere Inforiv, il gestionale attualmente più diffuso, lo strumento, l’applicativo di sostegno all’informatizzazione delle edicole. E’ necessario disintermediare l’intermediazione e mettere in collegamento diretto, attraverso apposito software appunto, editori e edicole; senza questo passaggio tutto il resto sarebbe vanificato.

Seguirò, come d’abitudine, con estrema attenzione gli sviluppi.

Accordo Editoria

2 commenti

Archiviato in Distribuzione Editoria, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

Modello di Business?

Il mio articolo di un paio di giorni fa su i conti delle testate pure digital italiane ha aperto un interessante dibattito sullo spinoso tema della sostenibilità dell’informazione, sulla ricerca di modelli di ricavo per il digitale ed in particolare per le pubblicazioni all digital.

Oltre agli interessanti commenti all’articolo, Massimo Russo, neo Direttore di «Wired» dopo una lunga esperienza lavoro in Kataweb, dal suo blog Cablogrammi, arricchisce il confronto sul tema con “Giornalismo, la difficile ricerca di modelli economici digitali” in cui fornisce l’aggiornamento a livello internazionale che [di]mostra che perlopiù anche al di là dei confini nazionali, nonostante una numerosità di pubblico potenziale decisamente superiore in realtà i casi nei quali vi sono ritorni economici degni di questo nome si contano sulla punta delle dita.

All’intervento di Russo si aggiunge quello di Marco Giovannelli, Direttore di «Varese News», uno dei pochi casi “virtuosi” nello sconfortante panorama generale, che fa il punto sulla questione osservandola dalla propria prospettiva, quella “glocal” delle testate, quale appunta quella da lui diretta, che fa di una specifica parte del territorio nazionale il proprio riferimento, affermando appunto che “il locale è un microcosmo interessante per comprendere meglio diversi fenomeni generali”, e che “il giornale deve essere strategico per il territorio. È nelle comunità di riferimento la sua forza, ben oltre i social o gli strumenti”.

Entrambi concordano che il binomio vendite-pubblicità non è, e non sarà mai più, un modello di business in grado di sostenere l’economia delle testate, siano esse all digital o meno, e che fondamentalmente si tratti di passare dal piedistallo allo sgabello per chi ha la capacità di guardare oltre i soliti, obsoleti, modelli di business.

Sempre Russo integra i sei punti chiave forniti nel precitato articolo partendo dalla segnalazione di un articolo di Jeff Jarvis secondo il quale la chiave di volta sta nella relazione con l’utente, con le persone, e con l’abile utilizzo dei dati forniti dalle stesse per profilare le scelte editoriali e costruire l’offerta pubblicitaria.

business_is_purpose

L’idea dei dati, o del big data come si usa dire attualmente, senza nulla togliere nè a Russo nè tanto meno a Jarvis, non è nuova.

Alan Rusbridger, editor-in-chief del «The Guardian», durante l’open weekend promosso dal quotidiano anglosassosone a marzo dell’anno scorso, chiedeva cosa le persone fossero disposte a dare ai giornali in cambio delle notizie, elencando come scelte possibili: soldi, tempo e informazioni.

Dopo il lancio ad aprile di Google Customer Surveys, soluzione disponibile anche in Italia, soluzione alternativa concettualmente al paywall che propone un breve questionario al quale il lettore deve rispondere per poter avere accesso all’articolo completo, come segnalavo all’epoca dell’esordio, arrivano ora altre proposte e soluzioni in tal senso.

E’ infatti sempre sulla raccolta di dati, di informazioni, che si concentra la proposta di Enliken, disponibile a breve, che pensa di utilizzare le informazioni richieste agli utenti per meglio profilare la comunicazione pubblicitaria online utilizzando i loro dati come forma di micro pagamento per avere accesso a contenuti informativi premium e/o per avere accesso a promozioni particolari.

Ed è, ancora, recente l’annuncio del «The Washington Post» che ufficializza come il il gruppo di lavoro, lo staff interno al giornale, dedicato ai sondaggi che ora diventa un servizio che sarà realizzato non solo ad uso e consumo del giornale ma verrà offerto ai propri clienti, alle aziende, andando a costituire un’unità di business indipendente, una nuova fonte di ricavo per la testata statunitense.

A febbraio di quest’anno The Pew Research Center’s Project for Excellence in Journalism ha pubblicato lo studio “Newspapers Turning Ideas Into Dollars: Four Revenue Success Stories”. Musica per le orecchie di questi tempi.

Seppure la desk research si focalizzi sull’evoluzione, di successo, di quattro testate tradizionali, nate dal cartaceo, nel difficile passaggio al digitale, le idee che emergono sono certamente d’interesse anche per i pure players digitali. Si tratta infatti di quattro casistiche molto diverse tra loro dalle quali, al di là delle specificità, emerge, si conferma, come non esista LA soluzione ma sia possibile trovare UNA soluzione specifica per ciascuna realtà.

Insomma non esiste un modello di business ma esistono, si possono ricercare e plasmare, dei modelli che nel loro insieme garantiscano ricavi apprezzabili.

lots_of_ideas_clustering

Bonus track: Sul tema vale la lettura l’articolo pubblicato da ANSO, Associazione Nazionale Stampa Online.

4 commenti

Archiviato in Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

I Conti dei Quotidiani All Digital Italiani

Già il rapporto “Survival is Sucess”, realizzato a metà 2012 da Nicola Bruno e Rasmus Kleis Nielsen per il Reuters Institute for the Study of Journalism, aveva evidenziato come per le start up all digital dell’informazione del nostro paese la sopravvivenza fosse da considerarsi un successo.

Analisi delle difficoltà ad ottenere redditività che era stata poi confermata dallo studio “Chasing Sustainability on the Net : International research on 69 journalistic pure players and their business models”, che mostrava come le testate all digital italiane fossero ancora ben distanti dal generare ricavi che coprano i costi. Uniche eccezioni virtuose, per motivi diversi, «Varese News» e «YouReporter».

Una situazione critica che in questi giorni viene denunciata dal Direttore di «Q Code Mag», iniziativa editoriale sorta dalle ceneri di «E – Il Mensile» di PeaceReporter, che parla delle difficoltà del fare un giornalismo di qualità scrivendo che “il mercato è dopato: quella massa di click che raccogli attraverso un giornale e che riguardano temi non giornalistici – altro che caldi! – drogano costantemente il mercato e spingono le asticelle e le classifiche dei più cliccati in una dimensione di evidente e globale menzogna”.

Criticità che trasparivano con chiarezza dalla ricerca effettuata da Human Highway che, analizzando la fisionomia e l’immagine delle testate online nel nostro Paese, mostrava con chiarezza che i newsbrand restano quelli che nascono dalla carta, mentre gli all digital, ahimè, non sfondano dopo anni da loro lancio ormai e che sono ulteriormente confermate dall’analisi svolta da Claudio Plazzotta su «Italia Oggi» di venerdì 26 scorso.

Plazzotta ha raccolto i bilanci 2012 di «Linkiesta», News 3.0 [«Lettera43»], «Il Post», Società Editrice Multimediale [«Blitz Quotidiano»] e «Dagospia». Secondo quanto riportato tra le testate prese in considerazione l’unica a reggersi sulle proprie gambe, a produrre un utile, è quella realizzata da Roberto D’Agostino, che giustamente qualcuno ricorda come non sia solamente l’unico a macinare utili ma è anche l’unico a non produrre contenuti o, almeno, a prosperare in gran parte sul valore creato da altri. mentre tutte le altre presentano bilanci in perdita.

«Linkiesta», gravata da costi del lavoro insostenibili, continua a perdere 1 milione di euro all’anno [ed al terzo anno siamo dunque in rosso di 3 milioni di euro complessivamente], «Lettera43», pur a fronte di una crescita dei ricavi del 30% rispetto all’anno precedente aumenta le perdite accumulando anche in questo caso 1 milione di euro di rosso in bilancio. «Il Post» di Luca Sofri, ma sempre più di Banzai, quasi raddoppia i ricavi ma aumenta le perdite del 33% raggiungendo un buco di 480mila euro e «Blitz Quotidiano» resta stabile nei ricavi ma all’aumentare dei costi di produzione perde 142mila euro nel 2012. Non sono ancora disponibili i dati di «Affaritaliani» di Angelo Maria Perrino ma si tenga conto che l’utile del 2011 era stato di soli 2.500 euro.

Bilanci 2012 Testate All Digital

Se insomma la sopravvivenza è un successo e la stabilità un miraggio il rischio che le testate pure digital italiane seguano il percorso della free press cartacea è concreto.

Difficile dire cosa sia necessario fare, se non analizzando specificatamente ciascuna testata con tempi e costi che rientrano nella consulenza e non più nella divulgazione di questa TAZ, ma incrociando ricavi ed accessi, utenti unici, è chiaro ormai che la strada perseguita sin ora non è quella che paga, da nessun punto di vista.

Se escludiamo «Linkiesta», che però probabilmente è andata a cercare di ritagliarsi una nicchia troppo ristretta rispetto ai costi che sostiene, nessuna delle altre testate ha tratti distintivi in grado di creare valore aggiunto per lettori ed inserzionisti. Non è solo questione di qualità dei contenuti o di indipendenza delle testate, che infatti i lettori riconoscono sia a  «Linkiesta» che a «Il Post», ma di trattamento dell’informazione, di relazione con i lettori e di tipologia dell’offerta.

Qualcuno cortesemente mi spieghi, ad esempio, sempre con il massimo rispetto per tutti coloro che svolgono un lavoro onesto, perchè mai dovrei andare a leggere le notizie su «Blitz Quotidiano» invece che su «la Repubblica» o «Il Corriere» online.

Se avete la risposta avete la soluzione al problema, in caso contrario il problema è serio.

business_is_change

19 commenti

Archiviato in Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

Engagement

Il tempo speso sul sito del giornale è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indicatore importante del livello di coinvolgimento effettivo del lettore. Indicatore che, per essere speculativo viste le difficoltà complessive di monetizzazione, che può essere speso per aumentare il valore di vendita per CPM. In questa prima metà del 2013 sono tornato su questo argomento diverse volte [qui, qui, qui, qui ed anche qui nella mia analisi relativa alle principali fonti d’informazione online italiane].

I dati pubblicati da eMarketer in questi giorni sintetizzano i risultati della ricerca “Multimedia Mentor” condotta ad aprile da GFK in collaborazione con IAB relativamente al tempo speso online dagli statunitensi con lo spaccato, con il dettaglio di ciascuna attività svolta. Come mostra la tavola di sintesi sotto riportata quotidiani e periodici online sono al fondo della classifica del tempo speso con valori inferiori persino a prodotti editoriali amatoriali quali i blog.

Dati confermati ulteriormente, se necessario, da Experian per quanto riguarda il Regno Unito e l’Australia oltre che gli USA.

Daily Time Media Online

Durante la 15esima conferenza internazionale per l’editoria e la stampa quotidiana italiana, tenutasi la settimana scorsa a Bergamo, Vincent Peyrègne, CEO di WAN-IFRA, ha dedicato una parte rilevante del suo intervento al tema.

Si conferma come l’informazione online attiri le persone ma non riesca a coinvolgerle. Ricorda Peyrègne come le persone siano disponibili a pagare, ad effettuare un esborso economico a fronte di tre elementi:

  • Expertise
  • Esperienza
  • Emozione

Concludendo che il futuro dell’informazione passa inevitabilmente dal coinvolgimento dei lettori, delle persone.

Mi auguro che chi era presente al convegno abbia ascoltato con sufficiente attenzione il monito e, nel mio piccolo, rilancio, per l’ennesima volta, il concetto da questo spazio. Come si suol dire volgarmente, uomo avvisato, mezzo salvato.

WAN IFRA Engagement 1

WAN IFRA Engagement 2

WAN IFRA Engagement 3

Lascia un commento

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

Giornalisti Digitali & Dintorni

Il Comune di Firenze, in collaborazione con Associazione Stampa ToscanaLSDI, Libertà di Stampa e d’Informazione e Di.gi.ti, presenta “Giornalisti Digitali e Dintorni”, 4 incontri 2.0 per parlare di libri, eventi, storia, e quotidianità del web e per il web.

Gli incontri si terranno tutti i mercoledì dal 26 giugno al 17 luglio dalle 18:30 alle 20:30 presso il Caffè Letterario delle Murate – Piazza delle Murate – Firenze.

Locandina Giornalisti digitali

Come mostra la locandina sopra riportata tocca al sottoscritto inaugurare la serie di incontri con l’arduo compito di provare a dare una risposta all’interrogativo: Riusciranno le edicole ad evitare la fine delle cabine telefoniche? Tema che verrà affrontato partendo dal mio libro: “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” del quale Marco Renzi, che presenta ed introduce ciascun incontro, ha pubblicato  un ampio stralcio non più tardi di ieri.

Se riuscite a presenziare all’incontro ci vediamo, con grande piacere lì. In caso contrario potete dare un’occhiata alla presentazione che ho preparato per l’occasione, tenendo presente, come sempre, che le slide sono semplicemente un punto di appoggio al ragionamento.

Infine, se vi garba, come si dice giust’appunto in toscana, potete fare delle domande, o seguire le opinioni di chi sarà presente, utilizzando l’hashtag #giornalaio su Twitter.

2 commenti

Archiviato in Comunicazione, Distribuzione Editoria, Nuovi Prodotti Editoriali, Passaggi & Paesaggi, Personal, Scenari Editoriali