Passaggi & Paesaggi [3]

“Immaginate che un essere umano [potete immaginare di essere voi] sia stato sottoposto ad un’operazione da parte di uno scienziato malvagio. Il cervello di quella persona [il vostro cervello] è stato rimosso dal corpo e messo in un’ampolla piena di sostanze chimiche che lo tengono in vita. Le terminazioni nervose sono state connesse ad un computer superscientifico che fa sì che la persona a cui appartiene il cervello abbia l’illusione che tutto sia perfettamente normale. Sembra che ci siano persone, oggetti, il cielo ecc…ma in realtà l’esperienza della persona [la vostra esperienza] è in tutto e per tutto il risultato degli impulsi elettronici che viaggiano dal computer alle terminazioni nervose.

Il computer è così abile che se la persona cerca di alzare il braccio la risposta del computer farà sì che <<veda>> e <<senta>> il braccio che si alza. Inoltre, variando il programma lo scienziato malvagio può far sì che la vittima <<esperisca>> [ovvero allucini] qualsiasi situazione o ambiente lo scienziato voglia. Può anche offuscare il ricordo dell’operazione al cervello, in modo che la vittima abbia l’impressione di essere sempre stata in quell’ambiente. […..]

Potremmo anche immaginare che tutti gli esseri umani…siano cervelli in un’ampolla. Naturalmente lo scienziato malvagio dovrebbe trovarsi al di fuori. Dovrebbe? Magari non esiste nessuno scienziato malvagio; magari l’universo…consiste solo in macchinari automatici che badano a un’ampolla piena di cervelli. Supponiamo che il macchinario automatico sia stato programmato per dare a tutti noi un’allucinazione collettiva….Quando sembra a me di star parlando a voi, sembra a voi di star ascoltando le mie parole. Naturalmente le mie parole non giungono per davvero alle vostre orecchie, dato che non avete [vere] orecchie, né io ho una vera bocca e una vera lingua. Invece, quando produco le mie parole quel che succede è che gli impulsi efferenti viaggiano dal mio cervello al computer, che fa sì che io <<senta>> la mia stessa voce che dice quelle parole e <<senta>> la lingua muoversi, ecc., e che anche voi <<udiate>> le mie parole e mi <<vediate>> parlare, ecc.

In questo caso, in un certo senso io e voi siamo davvero in comunicazione. Io non mi inganno sulla vostra esistenza reale, ma solo sull’esistenza del vostro corpo e del mondo esterno, cervelli esclusi”

H.Putnam – Brains in a Vat

Passaggi & Paesaggi 1

Passaggi & Paesaggi 2

4 commenti

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi, Personal

4 risposte a “Passaggi & Paesaggi [3]

  1. Credo che a tutti sia venuto il dubbio. E se la vita altro non fosse che una grande menzogna?

    Ciao

    Titti

  2. pedroelrey

    Hilary Putnam provided an apparent refutation of a version of the brain-in-a-vat hypothesis, based upon semantic externalism. This is the view that the meanings and truth conditions of one’s sentences, and the contents of one’s intentional mental states, depend upon the character of one’s external, causal environment. This entry is primarily focussed upon evaluating the Putnamian considerations that seem to show that one can know that one is not a brain in a vat…..seguendo il link….

  3. Scusate il pippone. Putnam è filosofo della mente e del linguaggio, ispirato dalla macchina di turing, dal ragionare su cosa è umano e cosa no. Ma si può anche dire, e io condivido, che il pensiero, la comunicazione, tutto quello che sembra essere “immateriale” è in realtà filtrato o mediato o modificato dal corpo. Ti assicuro che anche tu ragioni diversamente quando hai mal di pancia o un unghia incarnita. L’idea di pensiero sessuato alla base di molto femminismo cerca di lavorare su questo senza scadere nel determinismo biologico. Il pensiero non risiede in quella massa di cellule che stanno dietro agli occhi ma ovunque nel nostro corpo. Le mani pensano, il pancreas pure!
    Con più leggerezza ma non minor impatto, ne parla Pennac in La prosivendola, in cui il protagonista, in coma dopo un attentato, narra la sua percezione del mondo “a cervello spento”.
    Interessantissima citazione!

  4. pedroelrey

    Nessun “pippone” cara Elena. Riflessioni molto interessanti, grazie.
    Cerco di aprire – come da titolo – paesaggi, metafore che inducano a riflettere sulla contemporaneità.
    Un abbraccio.
    PLuca

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