Brutti Tempi per l’Informazione Online

Il tempo speso sul sito del giornale è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indicatore importante del livello di coinvolgimento effettivo del lettore. Indicatore che, per essere speculativo viste le difficoltà complessive di monetizzazione, che può essere speso per aumentare il valore di vendita per CPM o, ancora meglio, identificare altri elementi e forme di ricavo.

Secondo quanto pubblicato da eMarketer gli internauti del Regno Unito, fatto cento il tempo trascorso online. dedicherebbero alla lettura delle notizie solamente tre minuti per ogni ora dedicata alla Rete, pari al 5% del tempo complessivo.

Come ho avuto modo di sottolineare a più riprese, in tal senso, a mio avviso, le leve su cui operare sono fondamentalmente due.

Creazione, ed alimentazione, di comunità d’interesse all’interno del sito del giornale ed implementazione di tecniche riconducibili alla gamification, che può essere elemento di grande ausilio poichè l’applicazione all’informazione consente di approfondire l’esperienza del lettore, delle persone, crea coinvolgimento e partecipazione, migliorando complessivamente di riflesso le performance di business aziendali.

Senza engagement non c’è partita, non c’è, qualunque esso sia, un futuro dei giornali. Deve essere questa la priorità assoluta. Chi ha tempo non aspetti tempo o, in alternativa, non si stupisca dei brutti tempi, e delle relative difficoltà economiche, dell’informazione online.

Time spent online UK

5 commenti

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5 risposte a “Brutti Tempi per l’Informazione Online

  1. Una considerazione: la voce altro è preponderante sulle altre 9 voci e rende il tutto di difficile interpretazione.
    Poi vuol dire tutto o niente, nel senso che i social informano, ma anche le mail informano…
    In UK le persone leggono i giornali cartacei molto più di noi…
    La chiave, per qualcuno, è informare e intrattenere, che è il linguaggio della TV, per altri informare e approfondire, che è il linguaggio delle testate specializzate, ma cambiare il lavoro delle redazioni non è semplice.
    L’esperienza di Business Community, in questi tre anni, dimostra che i contenuti, quando ci sono, generano traffico anche nel tempo, non solo alla data d’uscita, e che da telefono ci si informa sempre di più, forse perché si è meno distratti da altro.
    Il fenomeno mobilità è davvero una leva importante: da cellulare leggi quello che ti serve e che vuoi leggere, su computer spesso vai dove ti porta il flusso. I media digitali, invece, sono preoccupati dal flusso, con quell’ansia da prestazione che si chiama generare traffico che troppo spesso sposta il focus e disorienta il target.
    Proposta chiara, posizionamento preciso, qualità: questo permette di portare i lettori ad una fruizione dei contenuti diretti e si presuppone che siano pronti a passare a contenuti premium.
    Il discorso engagement è complesso: coinvolgere l’utente non basta, perché sul web la fedeltà è meno garantita. Mi spiego: se mi è piaciuto un giornale cartaceo lo sceglierò in futuro, difficilmente spenderò per un concorrente e non posso conoscere la sua proposta. Sul digitale il concorrente è a un click da te, anzi, senza bisogno di click perché magari ha una posizione migliore nella stessa pagina di Google…
    Buona giornata e grazie per il lavoro di ricerca di contenuti su questi temi che conduci con passione.

  2. Fabio Cavallotti

    Questo post sarebbe da stampare e appendere in quasi tutte le redazioni italiche. Anche se – come impulso primario, frutto di una delusione sedimentata – mi verrebbe da dire “che si arrangiassero” -. Nella mia esperienza diretta, professionale, questi concetti entrano da un buco – presumo sia l’orecchio – ed escono da un’altra – e in questo caso temo non sia l’altro orecchio -. Il percorso di solito è il seguente: discussione sulle modalità/strategie per migliorare il prodotto editoriale, con frasi del tipo “basta essere schiavi dei click, ci vuole più qualità”.
    Dunque, tutto bene?
    Ovviamente no, perché con la stessa certezza con cui ogni sorge il Sole, segue – dopo solo qualche giorno – la fatidica domanda: “Come andiamo a pagine viste?”

  3. Pingback: Tendenze della Rete e tecnologie emergenti : EJO – European Journalism Observatory

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