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Congetture

La strage in Norvegia è un caso da manuale di cattiva copertura giornalistica di un evento.

Se la rincorsa a dare l’informazione per primi ha generato distorsioni più o meno volontarie, anche i commenti, le chiavi di lettura dei tragici fatti non hanno mancato di sorprendere aggiungendo ulteriore disgusto ad un evento che era già di per se stesso ripugnante.

Da leggere al riguardo l’articolo pubblicato sul Guardian che parla proprio di «fact-free conjecture» [congetture non fondate su fatti] riferendosi al trattamento informativo complessivamente dato alla notizia in questione.

A completare il desolante panorama di congetture e disinformazione ci ha pensato un servizio del TG1 che traccia parallelismi tanto azzardati quanto infondati tra la strage ed i videogiochi chiudendo così, ci si augura, la lista delle cose da non fare in questi casi.

Nel centenario della sua nascita torna di attualità quanto affermava Marshall McLuhan in The Mechanical Bride nel 1951 che spiegava come “quello di cui c’è bisogno non è attaccare la lampante imbecillità, ma spiegare ciò che la sostiene”.

Risulta evidente come il giornalismo delle congetture pour cause abbia fallito anche alla luce di quanto scritto dal sociologo canadese.

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Chi Tace Acconsente

Esiste da tempo una tecnica di diffamazione collaterale, una tecnica di disinformazione, un tempo definita tecnica Pecorelli che attualmente ha preso il nome di tecnica Boffo in “onore”, o forse, più correttamente, a memoria, della campagna mediatica che Vittorio Feltri ha praticato nei confronti dell ex direttore dell’Avvenire.

E’ una modalità che viene usata nei confronti di avversari politici e/o economici con crescente frequenza come è stato fatto, per citare i casi più noti al grande pubblico, nei confronti di Veronica Lario, di Gianfranco Fini.

Non stupisce che ispiratore di questa tecnica sia colui che nel suo trasferimento dalla direzione da Libero a Il Giornale ha portato con sé all’interno della redazione colui che è provato come sia stato precursore di queste tecniche.

E’ una fabbrica del fango che funziona a pieno regime le cui modalità sono state egregiamente illustrate dal direttore della Nuova Ferrara sul quotidiano del 22 agosto scorso. Nel suo articolo Boldrini esemplifica egregiamente come sia facile creare un falso scoop ed ingannare l’opinione pubblica narrando del caso immaginario di Anguilla e Patacca.

Sono testimonianze concrete dell’incivile assetto dell’informazione nel nostro paese rispetto alle quali, come recita il detto, chi tace acconsente.

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Ipse Dixit

Azienda Edicola, bimestrale dello SNAG, nell’ edizione attualmente in distribuzione, in occasione delle festività, raccoglie le dichiarazioni dei direttori dei principali quotidiani generalisti italiani.

Sono parole di circostanza, auguri di speranze in cuor proprio dimenticate, adattate al contesto in maniera evidentemente studiata, quelle che sono riportate sulla pubblicazione di quello che, purtroppo, è un external magazine sindacale di livello complessivamente scarso.

Tra tutti, ancora una volta, si distingue Vittorio Feltri che, da un lato, abbraccia furbescamente la filiera editoriale e, dall’altro, dichiara: “[….] I giornali perdono copie – tranne il mio, e mi auguro non sia un fenomeno transitorio – perchè, si dice, parecchia gente preferisce navigare in internet, senza rendersi conto che è una discarica in cui raramente, tra i rifiuti, si trova una perla. Personalmente non metto mano all’immondizia web perchè non uso, non so usare, il computer. […]”

Qualunque cittadino dichiari oggi di non saper utilizzare un computer rischia di essere tacciato di analfabetismo, se questo avviene da parte del direttore di un quotidiano nazionale il giudizio al riguardo non può che essere ancora più severo.

Se permane l’interrogativo su chi risponda dunque alle lettere al direttore promosse nella home page di “Il Giornale”, resta almeno la consolazione di sapere con certezza che le indicazioni per i suoi editoriali non possano che pervenirgli telefonicamente.

“Mi affascina sempre molto l’abnegazione con cui noi esseri umani siamo capaci di consacrare una grande energia alla ricerca del nulla e alla formulazione di pensieri inutili e assurdi”.

— M. Barbery, L’élégance du hérisson

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Diffusioni InFeltrite

Sembrerebbe, ahimè, che l’effetto Feltri esista e funzioni.

Nel primo mese di direzione del Giornale da parte di Vittorio Feltri, il quotidiano della famiglia Berlusconi mette a segno un + 3,2%, in netta controtendenza rispetto a tutti gli altri quotidiani nazionali.

Certamente si tratta di dati relativi alle diffusioni, con tutti i se ed i ma che ne conseguono, ma a parità di condizione il dato è incontrovertibile.

Resta da verificare se si tratti di uno spostamento dovuto a lettori fedeli seguaci di Feltri o se sia il trionfo del giornalismo urlato. Personalmente propendo per la prima ipotesi.

Pare, infine, che i lettori non siano l’unica dote che potenzialmente il neo direttore è in grado di portare. Lo avevo già segnalato [vedasi alla voce prebende statali] oltre tre mesi fa.

Quotidiani inFeltriti

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Buon Natale

L’impatto generato dal “caso Repubblica – Berlusconi” è argomento internazionale che ancora una volta pone la nostra nazione al centro di un dibattito la cui conclusione pressoché generale è lo stupore per la tolleranza degli italiani nei confronti di un Presidente del Consiglio che alle loro latitudini sarebbe stato destituito già da tempo o, più dignitosamente, avrebbe comunque rassegnato le proprie dimissioni.

Domanda [Why have Italians put up with all this?] alla quale era giunta anche Chiara Volpato, docente universitaria e ricercatrice su pregiudizi e stereotipi, dalle pagine del New York Times che, partendo dalla sua prospettiva, analizza l’atteggiamento verso la parte femminile dell’universo del Cavaliere e la sua orchestra.

L’attacco di questi giorni da parte di Feltrusconi è solo un tassello nel disegno strategico che, partendo da un uso politico spinto dei media e della comunicazione pubblicitaria, ha caratterizzato sin dall’inizio il percorso, dalla “discesa in campo”, l’operato di Silvio Bonaventura. a salvaguardia dei propri interessi; mentre Craxi scappava ad Hammamet ed agli italiani veniva prelevata d’ufficio una percentuale della propria liquidità sui conti correnti bancari per fronteggiare l’esplosione del debito pubblico che egli aveva ampiamente contribuito a generare e che è stato sin qui abilmente mantenuto nelle tre legislature più buie dal dopoguerra ad oggi.

L’editoriale del Presidente Fnsi Roberto Natale, pubblicato in prima pagina dal Manifesto di sabato 29, rappresenta la più precisa ricostruzione di questo percorso: “Il cerchio che si sta chiudendo era stato aperto quindici anni fa, al momento della famosa “discesa in campo”: nella videocassetta che arrivò in tutte le redazioni dei telegiornali c’era già una programmatica eliminazione di ogni possibile mediazione giornalistica dal rapporto diretto con gli elettori”. Proseguendo: “Il modello caro al premier era ed è rimasto quello di una “informazione senza domande”: incompatibile con ogni paese decentemente democratico, con ogni sistema fornito di strumenti adeguati a regolare i conflitti di interesse. E tuttavia praticato con successo in Italia [con successo anche personale di coloro che, soprattutto nel servizio pubblico, sulle interviste senza domande hanno costruito brillanti carriere].”

Tasselli che fanno parte di uno stesso disegno di censura, disinformazione e semplificazione pour cause teso ad una gestione ad personam della nazione, che avevo già evidenziato tempo fa riprendendo le parole di Michele Serra che nella sua rubrica quotidiana [“L’Amaca”] scriveva:“…….questo schifo non trova una definizione tecnica convincente nella parola “regime”. Si chiama conformismo, o servilismo, o pigrizia intellettuale, o docilità professionale, o zelo aziendalista, ed è molto peggio, perché affonda le sue radici non in regole liberticide o in censure conclamate, ma nella progressiva assuefazione di un paese intero……all’ incivile assetto dell’ informazione in Italia“.

Ora, come ricorda, ad integrazione, El Pais: “Berlusconi saca la artillería pesada. Tras traspasar a Kaká, Berlusconi no reforzó el Milan, pero invirtió 15 millones de euros en un nuevo director para Il Giornale: Vittorio Feltri, veterano periodista con fama de killer de la información” [traduz.],facente funzione di ventilatore e citato recentemente anche in questi spazi

I lettori hanno già deciso quale sia il loro livello di fiducia nell’informazione e del restyling delle influenze scientemente effettuato in questi anni. Non si può, dunque, che condividere le conclusioni del presidente Fnsi: “Questo cerchio va spezzato, prima che sia troppo tardi. E di tempo non ce n’è più molto”.

Mi piacerebbe poter festeggiare il [e, perchè no, con] Natale brindando al ripristino dell’ Art.21 della Costituzione, solo allora, svegliati dal torpore, potremo riprendere a parlare con coscienza del futuro del giornalismo e dei giornali nel nostro paese.

 Berlusconi

PS: Come ho avuto modo di dire: I just changed my profile picture on FriendFeed, Twitter and Facebook to remind to all my contacts that Italy is under attack and press freedom is seriously treatened by our PM Mr B. If you agree with me please chance your picture as well. All sizes here: http://www.vincos.it/2009/08/30/berlusconi-joker-icone-per-la-liberta-di-stampa/

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Giornale InFeltrito

Il tourbillon di direttori, sedie e poltrone nel mondo dei giornali e dei media più in generale ha rappresentato in un certo senso il gossip estivo dell’editoria . Fino al consiglio telefonico preferragostiano RAI il walzer delle nomine ha tenuto banco sui giornali specializzati e non.

E’ in questo panorama, complice la crisi dell’editoria, che si inquadra il ritorno di Vittorio Feltri a “Il Giornale”.

Sono già numerosi i commenti all’editoriale del 22 agosto di insediamento di Feltri e credo che poco si possa aggiungere oltre a quanto scritto ieri da Alessandro Robecchi e da Giuseppe D’ Avanzo, sono tecniche di disinformazione delle quali Feltri è maestro.

Quel che mi appare interessante sottolineare attiene l’ambito più strettamente editoriale, in termini di business, della nomina a direttore del quotidiano fondato da Montanelli, ed in particolare alle prime dichiarazioni rese in questi giorni che la dicono lunga sulla vision e sul futuro di una parte del giornalismo nel nostro paese.

Nel discorso di insediamento, secondo quanto riportato, Feltri avrebbe dichiarato: “Vendere, vendere, vendere ….Non sarà importante, soprattutto all’inizio, fare per forza un bel giornale; meglio riuscire a venderlo [….] Pazienza se il giornale viene brutto. A fare giornali belli son bravi tutti”. Dimostrando, tra l’altro, professionalità e coerenza rispetto a quanto affermato solo tre giorni prima a Cortina dove aveva, appunto, dichiarato: “Non possiamo sottovalutare il mercato. E’ il pubblico che decide della vita e della morte dei giornali e di qualsiasi altra espressione commerciale”

Viste le prospettive relative alla politica editoriale del neo direttore, mi sento di suggerire di passare direttamente all’utilizzo del testo segnaposto, qui di seguito riportato, per la realizzazione del quotidiano; i vantaggi in termini di cost saving e di qualità del prodotto sarebbero certamente notevoli.

Come è stato detto, Facci resta un congiuntivo strampalato di fantozziana memoria e nulla più, aggiungerei che un quotidiano infeltrito non è buono neanche per il pesce.

Giornale InFeltrito-lorem ipsum

Mañana sol y buen tiempo!

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Tecniche di disinformazione

Il 01 giugno, “Libero” – nonostante normalmente non pubblichi di lunedì – è uscito con una edizione straordinaria dedicata alla presunta love story che il medesimo quotidiano aveva proposto sulle sue pagine il giorno prima grazie alle dichiarazioni della Santanchè. 

Duplice l’obiettivo del quotidiano in questione, da un lato continuare ad assolvere al ruolo di giornale di corte al servizio dell’imperatore e dall’altro “cavalcare la tigre” dello scandalo per incrementare le vendite. 

Che il quotidiano fondi la sua esistenza sulle prebende statali e la sistematica disinformazione è noto e non perde occasione per confermarlo. Il caso dell’edizione di lunedì è però davvero esemplare, infatti in una delle pagine dedicate alla [ex paziente] moglie del nostro Presidente del Consiglio, con l’aplombe che contraddistingue sempre la linea editoriale del giornale, si concentra sulla apparente recensione del “Manuale delle giovani mignotte”. 

Non è casualmente che in testa all’articolo in buona evidenza capeggi la scritta [vd. immagine sottostante] “il compagno di Veronica”. Si tratta della più bieca ed evidente tecnica di disinformazione, è chiaro, a sostegno della tesi di diffamazione che viene in questi giorni sostenuta pour cause.

 Tecniche di disinformazione

Vittorio Feltri, per chi non lo sapesse, conferma il suo talento ed ora è anche attore affianco a Boldi – accomunato evidentemente, tra l’altro, dalla medesima finezza e signorilità, – nella sit com che guarda caso andrà in onda su Canale 5 nel 2010. Intervistato al riguardo, secondo quanto riporta il numero di “Sorrisi e Canzoni” in edicola questa settimana, dichiara: “Di stupidaggini ne ho fatte tante, questa è la minore………..”. Infatti!

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