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Edicolapp – Dinamiche di Fruizione e Business Sostenibile per il Mondo dell’Editoria e dell’Informazione?

 

Dopo un lungo silenzio pare che nella primavera del 2014 dovrebbe finalmente vedere la luce “Edicola Italiana”, il chiosco digitale dove comprare quotidiani e riviste dei principali editori.

In attesa di quel giorno, se la promessa verrà mantenuta visto il dilatarsi dei tempi dal primo annuncio dell’iniziativa ad oggi, le vendite di copie digitali secondo i dati ADS non brillano. Come mostra il grafico sottostante, se si esclude «Il Sole24Ore»,  le vendite tendono ad un  appiattimento o addirittura, come è il caso di «Il Corriere della Sera», ad un calo. Non ci spererei più di tanto in ulteriori sviluppi a breve.

- clicca per accedere al dettaglio dei dati -

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E’ in questo quadro generale che nasce la proposta di Emma Ciceri, appassionata di tecnologie dell’informazione, studi filosofici e nomadismo nel cuore, come lei stessa si definisce, che ritiene che la soluzione sia puntare ad un servizio di print on demand di quotidiani e periodici con quella che lei chiama “Edicolapp” i cui dettagli sono sintetizzati nella presentazione sottostante.

Nella proposta c’è del buono. Infatti, se non capisco male, questo servizio sarebbe complementare e non alternativo alle edicole tradizionali integrandosi al loro interno e, dopo una necessaria fase di test, prevede anche una quota destinata ai giornalai, ma consentirebbe di abbattere, di eliminare, i costi di resa e distribuzione che, in particolare per le testate con vendite basse, hanno una grossa incidenza sui conti degli editori.

Che una parte dello sviluppo, delle edicole del futuro e del futuro delle edicole possa passare per il print on demand è una delle tesi che sostengo con mio libro, pubblicato ad aprile di quest’anno, sul tema, come mostra la mappa da me realizzata sotto riportata.

I limiti sono, altrettanto, spiegati nel libro dove viene citata un’iniziativa simile, “MegaNews Magazines”, che gli amici di LSDI hanno pubblicato come estratto del libro di recente.

Come dico, vale dunque anche per “Edicolapp”, il print on demand può essere concepito come servizio integrativo. Un’area di potenziale interesse e sviluppo dell’ iniziativa che consentirebbe alle edicole di integrare la loro attuale offerta e di annullare la difficile gestione attuale che di fatto complica la diffusione di giornali e riviste straniere, si pensi, in particolare ma non solo, al beneficio durante la stagione turistica, o comunque di testate con vendite che siano eccessivamente ridotte per sopportare gli oneri della distribuzione. A questo si potrebbe associare un servizio di print on demand per articoli o sezioni specifiche da rendere disponibili entro due ore dalla richiesta soddisfacendo desiderio di personalizzazione dell’ informazione e generando revenues supplementari.

Dinamiche di Fruizione e Business Sostenibile per il Mondo dell’Editoria e dell’Informazione? Personalmente credo di si, voi?

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Dare i Numeri

Dell’inattendibilità dei dati ADS, o quantomeno della necessità di leggere con attenzione tra le pieghe dei numeri i dati, ho avuto modo di parlare all’inizio di quest’anno segnalando alcune distorsioni che emergono dalla spaccatura per provincia.

I dati da inizio anno contemplano, finalmente, seppur in maniera restrittiva, le copie digitali di quotidiani e periodici ed anche in questo caso apparentemente vi sono delle sorprese.

Come mostra la tabella sotto riportata, estratta per sintesi dai dati completi del mese di marzo diffusi alla fine della scorsa settimana,  i numeri degli abbonamenti digitali di cinque delle prime dieci testate per copie digitali, eccezion fatta per «Il Sole24Ore», sono decisamente superiori a quelli del cartaceo.

               
               
TESTATA TOTALE VENDITA Abbonamenti pagati TOTALE PAGATA vendite
copie digitali
vendite multiple
copie digitali
vendite abbinate
copie digitali
totale vendite
cartacea + digitale
  4 9 10 a b c d
  (5+8)   (4+9)       (10 + a + b)
               
CORRIERE DELLA SERA 387.950 6.269 394.219 42.858 1.394 14.240 438.470
FATTO QUOTIDIANO (IL) 54.285 1.391 55.676 11.071 0 0 66.746
REPUBBLICA (LA) 341.118 2.633 343.751 42.532 5.945 0 392.226
SOLE 24 ORE (IL) 150.435 73.474 223.909 11.264 26.481 21.204 261.654
STAMPA (LA) 202.424 27.683 230.107 7.684 0 0 237.791

Tralasciando la gara a chi ce l’ha più lungo, si nota come gli abbonamenti digitali siano per tre quotidiani su cinque fino a dieci volte maggiori rispetto alle sottoscrizioni alla versione cartacea.

In particolare «Il Sole24Ore» realizza una quota significativa di abbonamenti carta+digitale. Con la formula “business class” lanciata di recente che offre condizioni vataggiose [solo 5€ in più per edizione digitale a chi è già abbonato alla carta].

Anche una quota non irrilevante degli abbonamenti a «Il Corriere della Sera» è fatta in abbinata carta + digitale; opzione prevista dall’abbonamento “ore7”, non essendoci però in questo caso, contrariamente al quotidiano di Confindustria, un vantaggio economico, il numero di abbonamenti sorprende.

Diverso il caso di «Il Fatto Quotidiano» e di «La Stampa» che offrono l’abbonamento alla versione digitale ad un prezzo che è circa un terzo del cartaceo.

Mentre, se certamente «La Repubblica» sta spingendo forte sull’edizione digitale con una promozione che prevede un iPad a soli 149€ ed altri vantaggi, ci si domanda comunque se sia una motivazione sufficiente a generare una tale impennata.

Insomma sembrerebbe davvero che il regolamento ADS abbia davvero bisogno di una revisione come contempla l’Art.11 dello stesso e che, più in generale, l’autocertificazione rischi, a maggior ragione in momenti difficili come gli attuali, di essere un meccanismo che porti a dare i numeri nel senso popolare del termine. Continuerò a monitorare la questione nel tempo, promesso.

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Copie Digitali

Sono stati diffusi ieri i dati ADS di febbraio per la carta stampata. I dati da inizio anno contemplano, finalmente, seppur in maniera restrittiva, le copie digitali di quotidiani e periodici.

Tralasciando per un momento le distorsioni del sistema anche da questo punto di vista, emergono alcuni aspetti che vale la pena di considerare, di sottolineare.

Secondo i dati pubblicati su «Prima Comunicazione» [quotidiani, settimanali, mensili] il quotidiano di Confindustria consolida il primato come quotidiano digitale, soprattutto grazie alle vendite multiple ed a quelle in abbinata carta+digitale, come mostra la tavola di sintesi sottostante, ed accelera sull’offerta digitale con nuovi pacchetti per i lettori.

vendite-carta-digitale-febbraio

 Approfondendo si notano due aspetti:

  • I primi 12 quotidiani aumentano tutti, seppur con le dovute differenze, la vendita di copie digitali rispetto al mese di gennaio [cliccando sul grafico sotto riportato avrete accesso alla versione interattiva con dettaglio dei dati – blu: febbraio, rosso: gennaio]
  • Il contributo delle copie digitali torna a “far sorridere” i giornali che complessivamente aumentano grazie alle stesse le vendite

 Strabiliante il dato di «L’Unione Sarda» con quasi 7mila copie digitali.

- Clicca per ingrandire ed accedere a versione interattiva -

– Clicca per ingrandire ed accedere a versione interattiva –

Molto diversa la situazione per i periodici che invece, se si escludono i settimanali abbinati ai quotidiani, hanno vendite delle copie digitali decisamente contenute, in alcuni casi davvero risibili.

Per i settimanali spiccano le oltre 34mila copie di «Sorrisi e Canzoni Tv» a cui seguono a distanza considerevole le 5mila circa di «L’Espresso» e le 1215 di  «Topolino» ultimo nella top ten delle vendite di copie digitali a febbraio.

Ancora minori le vendite per i mensili con il primo per vendite, «Cucina Moderna», a poco meno di 19mila copie e l’ultimo tra i primi dieci, «Focus» a 2826 copie.

Pare insomma che l’interesse per la versione digitale dei periodici sia di gran lunga inferiore a quella per i quotidiani e che il percorso per il recupero delle vendite sia decisamente più accidentato, se possibile, rispetto ai quotidiani.

Alla prossima puntata.

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La Carta è Morta e il Digitale non si Sente Tanto Bene

Le vendite di copie digitali di mensili e settimanali sono in crescita ma il calo delle versioni cartacee è di dieci volte superiore.

I dati sulle diffusioni dei periodici in  Gran Bretagna mostrano una crescita del 16%, pari a 29mila repliche digitali delle riviste aggiuntive, che portano il totale a 224mila copie nel secondo semestre del 2012. Nello stesso periodo le edizioni tradizionali cartacee hanno avuto un calo del 3,6% pari a 314mila copie in meno vendute. Nel complesso dunque il calo è stato di 285mila copie. Un rapporto di 10 a uno tra calo della carta e crescita del digitale.

Per la stragrande maggioranza dei periodici le repliche digitali pesano meno del 3% del totale delle copie vendute come mostra l’elaborazione realizzata da The Media Briefing dei dati sopra riportati. Anche per riviste di grande prestigio quale, una per tutti, «The Economist» il peso delle versioni digitali non raggiunge il 5% del totale con 30mila copie digitali rispetto alle 640mila della carta [versione USA esclusa].

Periodici Inglesi Carta vs Digitale

Sono cifre che anche nel mercato d’oltreoceano sono estremamente simili come tendenza e rapporto tra calo della carta e crescita del digitale che negli USA pesa l’1,7% del totale delle copie.

Il problema è duplice. Da un lato risulta evidente come attualmente l’acquisto delle versioni digitali dei periodici non compensi minimamente il crollo delle vendite di quella su carta. Dall’altro lato la definizione di copia digitale adottata nelle rilevazioni è castrante poichè si limita strettamente a quelle che sono le repliche digitali, termine utilizzato sin qui non a caso, della versione cartacea frenando pesantemente in questo modo l’innovazione nel settore.

E’ un problema che si presenterà a breve anche in Italia. Da gennaio infatti ADS ha iniziato, finalmente, il calcolo delle copie digitali di quotidiani e riviste nel nostro Paese e da marzo tali dati saranno pubblicamente disponibili.

Se ci sono voluti almeno due anni perché si arrivasse finalmente a una rilevazione sulle copie digitali, le definizioni di ADS sono fortemente restrittive sia per quanto riguarda le caratteristiche che deve avere una copia digitale che ancor più per quanto riguarda i dati sulla readership ed infatti c’è chi si è immediatamente adeguato, al ribasso.

La carta è morta e il digitale non si sente tanto bene.

Do not read me

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